Malos Mannaja: Spettrittico

 

1. cancello arrugginito (brezza di spazio vuoto)

vorrei

solo un contorno ai nostri corpi

patate, pomodori, rucola, insalata

mangi la foglia, il vento, se mi può

giuro vorrei

sentire la tua voce che mi spiega, a viso aperto,

gonfia le vene e ride

“sei una sagoma!”

così

vorrei una breccia, nel profilo

disposta a salutarmi ghiaia sul sentiero

al mio ritorno

oddio, quanti vorrei

grandezze fisiche variabili

per multipli dell’io

già cigola la notte

baciati sul confine delle labbra

a lume di candela, un soffio,

e poi

svanire i margini

*

2. ora scende (la morte)

trasecola la bocca

saliva di silenzio

cheti rintocchi

notte

 *

3. mi libro?

sull’urlo del dirupo, oltre la pagina

apro le cosce tra le righe

nudo pensiero spiego

non-parole

pregando il vento che risponda

e attendo

il vento assente

 ***

versione in pdf:

Spettrittico – Malos Mannaja

Advertisements

17 pensieri su “Malos Mannaja: Spettrittico

  1. Ricordo un racconto minimo di un autore inglese, di cui mi sfugge ora il nome, in cui una vecchietta, ormai alla frutta, decide di farla finita e mentre si lancia da un precipizio un leggero venticello tra le gambe le ricorda l’ebbrezza della vita. In questo trittico di Malos (felice e onorato del suo ritorno!) anche il vento viene negato, ché come non mai abbiamo bisogno del memento mori, di ricordarci che polvere ritorneremo.
    Thanks :)))
    Abele

  2. Ecco una buona novella: il Malos è tornato. Libraci nel Malos, grande Signore. Libraci nelle sue parole in pseudo conflitto. Una dose minima di Malos e l’apparato digerisce questa splendida indigesta quotidianità…
    C’è della genialità, in molti lo sanno ed apprezzano, nel folletto dei foschi risi…In questo trittico s’offre al vento ed agli sguardi…

  3. E come ogni volta, lui (ci) infilza come s-piedino, (ci)tenta e poi (ci) scarta, con il suo tocco origin(al)e in divenire verso il buco nella rete che fa goal, mentre l’urlo dalle tribune sale e scende senza sapere dove.

    Bentornatissimo!
    i.

  4. Ho pensato prima allo sberleffo Ensoriano, poi ho visto la preghiera che si annida sotto la tonalità del rosa bungabunghesco della cosmesi. Come se ci fosse una vita sociale delle cose inanimate o morte. Si implora almeno una sagoma che ci delimiti nello spazio o
    un rintocco che ci scandisca nel tempo. Il nudo pensiero di non parole come quello del gatto, che ha una sua civiltà che non ci dice, e nemmeno lo attende il vento assente che è l’ultima implorazione esistenziale del trittico spettrale.

  5. Un trittico in cui riscontro più sfumato il compiacimento ludico-linguistico della scrittura di Malos, cui fa da contraltare un’attenzione al lessico e alle sue variazioni semantiche. Lo trovo senz’altro un percorso interessante e fertile. Ciao, Malos!

  6. La sagoma che ci contorna (e che è quella che il gesso rileva se la morte ci coglie violenta)
    mostra lo spettro delle possibilità (dei nostri colori), quello che è il contenuto in potenza , ivi compreso un sacco pieno/vuoto di “vorrei”, per sfaccettature multidimensionali, superpiani dello stesso ego.
    “ vorrei una breccia, nel profilo” scrive Malos, chiedendo un’apertura di prospettiva che consenta all’altro di scorgervi ciò che l’ego cova ,
    augurando uno spiraglio per un lume esterno che ci individui e trovi, anche se rattrappiti in un angolo, o proiettati come ombre sullo sfondo.
    Tutto però macina in questa prima poesia, che già dal titolo prefigura sbarre (ormai preda della ruggine) e soffi di spazi, non liberi, ma vuoti: soffi vitali dispersi nel nulla una volta che hanno consumato il proprio lume.

    La seconda poesia posiziona in saecula saeculorum tale prospettiva, perché se creiamo una piccola breccia fra le parole otteniamo proprio il dilatarsi nel tempo (e il salire del silenzio) di quello che accade (la notte fa gli scongiuri e a ragione :)) :
    “tra secola la bocca / saliva di silenzio / che ti rintocchi / notte”

    Il terzo movimento è invece un farsi più intimo, non fosse che per l’interrogativo riflessivo, sì librarsi sul libro (anche quello “grande della natura” ) “pregando il vento che risponda” ma per intanto “assente” non aleggia.
    Una trinità di momenti che ci appartiene, ma che non ci libera dal male. Disarmante e commovente.

    Bello che sei qui Malos!
    Un abbraccio e un bacione!

    Ps. bello anche il rilievo di Giancarlo sullo ” lo sberleffo ensoriano, poi declinato in preghiera…”

    Grazie Abele (solo a te può riuscire la magia…)

  7. @abele: grazie a te abele, che generosamente ospiti la mia carne virtuale decomposta
    @mario: grazie. ogni ritorno è buono, anche se il binario è morto.
    @roberto: piacere mio, roberto. la forma è densa forse perché tutta stipata in me che sono nano.
    @confessio: e grazie anche a stefanogiorgio. sì, qualcosa soffre, conflitto a fondo, nella polpa della pagina.
    @rosaria: in effetti, essere “contadinano” aiuta (a tornare alla terra senza troppo atterrirsi)
    @iole: eh… e soprattutto qui l’urlo sale sulle ferite e scende in campo…
    @giancarlo: ohi, chissà se l’e-vento è amico o nemico dell’e-book. magari è d’accordo e assente, tramando la risposta (per poi soffiarla via, bastardo d’un vento).
    @teresa: beh, il nostro percorso è sempre fertile: alla terra torniamo, nudo concime.
    @marghealla: l’ambivalenza della sagoma e del contorno. se lo cancello muoio (arrugginito): ergo, che ti rintocchi, se non hai più margini? solo il pensiero…

    insomma, grazie ancora a tutti e buona notte (est perpetua una)

  8. Abele presenta Malos triplicato, un po’ inquietante, sempre molto sorprendente.
    Affinità di scrittura da accostare, chissà perché mi viene in mente questo parallelo, alla fotografia di Witkin. Originalità e grandezza.
    Grazie, Abele e Malos.
    cb

  9. E’ la prima volta che leggo qualcosa di Malos e devo dire che sono rimasto molto colpito. Viene creato un immaginario ironico, grottesco e noir (mi vengono in mente i quadri di Bosch) in cui la vita fa la sua danza, nonostante la morte. Questi scritti sono vivi. Mi è piaciuto particolarmente l’ultimo.

    Ciao

    Fernando

  10. ringrazio ancora nello specifico Mariella, Cristina (in effetti *unano* e trino divento un po’ inquietante:) e FernandoDp (che spero di non aver molto colpito a morte:)

    bacioni con parole vive.

  11. È un originale intreccio di suoni, proprio di rumori evocanti dimensione: il vento, la voce, la ghiaia, la notte cigolante capace di lasciare la breccia aperta (con un cancello che non c’è ma vorrebbe) a una sagoma che “suoni”, faccia risuonare note tanto “fisiche” almeno quanto un capriccio di Paganini… e vi riesci con questo breve ma impetuoso testo.

    Complimenti, Malos.

    Doris

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...