Poetry Lab: Fernando Della Posta

kandinskij luce

Da dove viene la tua poesia?
La mia poesia nasce da tutto ciò che mi piace: il paradosso, il surreale, il bizzarro, le piccole cose della vita e della natura e gli essere umani. Le prime tre hanno un’importanza più marcata, governano le altre due che costituiscono i soggetti della mia poesia. Infatti all’interno di queste due macroaree vado a ricercare e a ricreare proprio quei tre elementi.
Mi interessano particolarmente gli effetti, i teoremi e gli assunti apparentemente strani che la scienza umana produce, l’irrazionalità umana nello spiegarsi certe cose, le religioni, l’irrazionalità all’interno della scienza stessa, le ideologie economiche e socio-politiche in genere, i loro effetti imprevedibili, ancora la loro componente irrazionale e la loro possibile demolizione.  
Mi interessano particolarmente, inoltre, la comunicazione, l’arte e la letteratura e insieme a questi, gli errori delle persone nel capirsi, il tema dell’indifferenza e dell’incomunicabilità in tutti i tipi di rapporto interpersonale, compreso l’amore.
Ancora, il tempo e lo spazio, le epoche remote e i luoghi esotici, le cose che ci possono apparire lontane, le cose nascoste negli angoli, solitamente tralasciate.
Posso dire, infine, che i “motori” della mia poesia sono la curiosità e il desiderio di libertà. Libertà di guardare il mondo e sé stessi sospendendo il giudizio in termini di bello – brutto, buono – cattivo, morale – amorale, felice – triste … almeno al momento della creazione poetica e nell’ispirazione/ideazione/scelta del tema.

Per chi scrivi, come immagini il tuo lettore?
Mi piacerebbe che la poesia fosse apprezzata da tutti, indipendentemente dal livello culturale e dal ceto sociale di appartenenza E’ esercizio del pensiero e esercizio a non tralasciare nulla di quanto ci circonda. E’ analisi profonda di qualsiasi cosa, qualsiasi oggetto stiamo descrivendo, guardando o scrutando. E’ conoscersi, prima di tutto.

Come vivi con te stesso e con gli altri il tuo essere poeta?
Tante volte mi hanno detto: “tu pubblichi su internet solo perché vuoi essere letto, lo fai perché sei presuntuoso e hai ansia di protagonismo”. Io rispondo semplicemente che scrivo e pubblico perché mi piace e mi diverte, e perché voglio condividere con altri qualcosa per cui ho provato piacere (anche nel caso in cui il soggetto su cui ho scritto è stato doloroso) e che qualcosa che io reputo bello non deve restare nascosto per nessun motivo. Ogni poeta/scrittore quando scrive vuole condividere, non farlo significa non completare l’opera, gettare un sasso nel fiume di nascosto, rubare un cioccolatino quando la padrona di casa non ti vede e hai rifiutato la sua prima offerta.
Potrei dire anche, inoltre, che per me la poesia è come proporre un brindisi a una festa a tema. Ovviamente c’è chi partecipa e chi no! Ma siamo tutti d’accordo sul fatto che nessuno brinderebbe con bevande o a cose che non gli piacciono … non credete anche voi?

Come hai iniziato?
Ho sempre avuto una certa tendenza, prima solo mentale, a trasformare alcune mie considerazioni, alcuni miei lampi d’intuito in linguaggio poetico, seguendo meccanismi linguistici come assonanze, allitterazioni, metafore e similitudini che mi venivano spontanee. Ho iniziato ad annotare questi esercizi “estemporanei” solo pochi anni fa, per gioco, chiedendomi semplicemente “cosa ne verrà fuori?”.

Come ti veniva insegnata a scuola la poesia, che ricordi hai?
I primi anni, alle elementari, mi veniva assegnato il solito compito dell’imparare a memoria i testi. Alle medie iniziò ad esser tralasciata quest’usanza che non fu ripresa nemmeno al liceo. Ho sempre odiato le spiegazioni troppo prolisse sugli autori. Ho accumulato brutte sensazioni che tornano ancora oggi intorno a poeti come Carducci, Leopardi o D’Annunzio, li ho visti sempre distanti e altisonanti. Il mio professore di italiano del biennio del liceo (ottimo professore devo dire, che credeva seriamente in quello che faceva) mi inculcò il suo disprezzo per la poesia barocca e ancora oggi non riesco ad avvicinarla senza fare uno sforzo. Conservo anche un ottimo ricordo della mia professoressa di Latino e Italiano del triennio del liceo che mi fece scoprire i classici latini.
La mia personale opinione sulla scuola, comunque, è che filtra e spiega uomini che sicuramente nella loro vita erano semplici, conoscevano gioie, dolori, risate e pianti come tutti. Conoscerli grazie alle fredde radiografie (così le chiamo io) scolastiche che spesso seguono lo scopo dell’educazione civile/etica degli studenti, è profondamente deleterio, soprattutto perché il più delle volte, i critici costruiscono castelli in aria e fanno propaganda su qualcosa che spesso prendeva slancio intorno a idee semplici o sensazioni primitive, innocenti … travisando talvolta.

A chi fai leggere per primo i tuoi versi?
A nessuno. Avrò chiesto dei pareri qualche volta a persone superfidate, ma sarà successo una o due volte.

Usi la penna e/o il computer?
Preferisco usare il computer, anche perché sono profondamente disordinato e l’ordine sul foglio per me è fondamentale, la faccia con cui il foglio mi guarda deve essere pulita.

Quanto viene di getto o è frutto di lunghe elaborazioni?
La stragrande maggioranza di quello che scrivo è di getto. Quando alcune espressioni non mi piacciono ci ritorno su, anche molte volte, ma l’idea originaria non viene stravolta quasi mai. Il ragionamento che faccio di solito si sviluppa insieme all’atto della scrittura e il più delle volte viene tutto da sé.

A parte le tue, quante poesie di altri pensi di ricordare a memoria?
Poche poesie, quelle della scuola elementare per la loro musicalità e per il tono “giocoso” che in alcune ritrovavo, per esempio “San Martino” di Carducci,  che ancora oggi mi sembra un giochetto (ho conservato la sensazione che mi formai allora). Per il resto ricordo spezzoni, quelli ricordati dalla stragrande maggioranza delle persone. Le mie non le ricordo a memoria, ho bisogno di guardarle, leggerle, dimenticarle per poi tornarci su quando serve. Un’eccezione è quella degli Ermetici e Montale, ma di questo parlerò in seguito.

Un consiglio prezioso da passare agli altri.
Non avere mai paura di guardarsi allo specchio, di fare autocritica costruttiva ascoltando gli altri e di seguire le proprie inclinazioni, di seguire le cose che ci rendono felici.

Un poeta su tutti.
Montale, c’è poco da fare. Insieme a lui tutta la poesia del primo novecento, ermetici, Saba, Campana e così via. E’ una poesia poco ingombrante che partendo dalla riflessione interiore e su ciò che ci circonda pone il lettore in un continuo dialogo con sé stesso, in continua ricerca, soprattutto attraverso l’estensione del significato della parola nuda. La grandezza di Montale, secondo me, poi, oltre allo stile, alla ricercatezza del lessico e al linguaggio velatamente ironico (soprattutto negli ultimi anni), è stata la proclamazione del

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco

lo dichiari e risplenda come un croco

perduto in mezzo a un polveroso prato”.

Qui secondo me c’è stato un punto di rottura fondamentale con il passato, con la poesia sapientona, celebrativa e altisonante. Inoltre, sempre secondo il mio modesto parere, seguendo la mia particolare inclinazione verso la critica di quanto cerca di inquadrare, di catalogare, di trovare un meccanismo nel governo delle vicende umane, questo passo è fondamentale anche perché sono portato ad attribuirgli un messaggio dal contenuto profetico: il primo embrionale, estemporaneo, inavvertito rifiuto delle ideologie socio – economico – politiche del novecento, intuendo i loro effetti disastrosi con cui ancora oggi facciamo i conti. È chiaro che quest’ultima è una mia opinione, del tutto personale.

***

E’ il sole che sboccia sui mari

che accarezza testa e cuore,

come un velo di seta

e apre orizzonti illimitati

senza spazio, nudi di confini …

Che le onde precipitose confondono

e gli occhi si abbacinano,

e le lenti si usurano e non bastano,

si frastagliano …

Tutto un gioco

di ombre e di aperture,

di dune e di chiusure,

di banchetti e drogherie,

di alambicchi e commensali

che sussurrano sfrangiati

da pagine attecchite.

E’ sete che giammai si placa

imbandita a miraggio.

E’ un piccolo sotterfugio,

lo chiamarono infinito

o l’anello della rete che non tiene.

E’ l’idea, è la poetica, è il croco

che si sfalda decadente

in un sipario di petali rossi …

14/02/2010

***

La favola dell’albero di Allah

Ho tradito il mio sguardo pensando

che fosse tutto un arrendevole abbracciarsi

e strascicarsi di parole appese al labbro.

Virgole negl’interstizi, o nell’intervallo

della carne rossa,

e opposizione nell’unione dello spirito

che tutto separa tutto include – adolescente.

Ho tradito il mio sguardo pensando

che un filo rosso che si slaccia da una guancia

e si posa lieve su una bocca

ha a che fare poco, con l’amore in boccio.

Un occhio presentito e prematuro

lascia travisare una scelta che c’è stata

ma potrà non essere.

Basterà un cadere lungo i fianchi delle braccia,

uno scostar di lato il guado, una triste vela

a terra che si posa.

È così fragile l’amore in boccio,

è così improbabile che scoppi un terremoto,

eppure accade …

Possono incontrarsi foglie mentre cadono,

si girano di scatto, s’abbracciano cadendo.

Un alito di vento le separa, un alito di vento

unisce.

14/01/2011

***

Il deserto dei Tartari

Un essere umano è i mondi che si sceglie,

alcuni li percorre, altri li oltrepassa.

“Accetta gli scompensi dei pesi

e le bilance sempre in mancamento!

Sono l’equilibrio, che più ha di vero!”

 

Quest’eterno contraddire il senso,

che con la parola di rado si accorda,

l’ho trovato nell’essenza del fiore

che di continuo si apre, di continuo avvizzisce.

Ho visto camminare soldati di pattuglia

davanti a muraglie senza fine,

– in una ricognizione – che non ha mai fine

… tirare avanti dinanzi a certe porte

in altre ancora entrare, poco dopo uscire.

04/12/2010

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20 pensieri su “Poetry Lab: Fernando Della Posta

  1. “Un essere umano è i mondi che si sceglie,/alcuni li percorre, altri li oltrepassa.”
    La curiosità e l’inquietudine, e un filo dell’orizzonte sempre fluttuante che fa da faro. Non a caso Il deserto dei Tartari, ma anche il piacere in sé, ludico, di inseguire e farsi sorprendere dal verso, porto sicuro in cui rifugiarsi.
    Grazie Fernando.
    Abele

    1. Grazie a te Abele per l’ospitalità e i punti che hai sottolineato… L’inquietudine e l’universo sempre fluttuante che da faro. E non ultima la “sorpresa” del e nel verso.

      Ciao

      Fernando

    1. Grazie Roberto per la tua attenzione. Poeta di spessore… ci sono ancora molti punti che non conosco, spero di trovarli ed esaminarli meglio in futuro.

      Ciao

      Fernando

    1. Grazie Rosaria! Sì, il confronto, le immagini e la ricerca sono cose molto importanti per me. L’incomunicabilità tra persone per me è inspiegabile. Purtroppo quanto perdiamo non comunicando non è quantificabile e molte persone lasciano perdere, o perchè non se ne accorgono, o perchè non vogliono accorgersene, e preferiscono chiudersi. Sono cosciente che è impossibile comunicare con tutti, ma gli sforzi non sono impossibili. Ognuno dovrebbe fare ciò che può, nel suo piccolo. Almeno secondo me… :-)

      Ciao

      Fernando

  2. Ogni tanto mi ritrovo a leggere un libro particolare, Un pensiero che seguita a apensare, di Piero Bigongiari.Nelle ultime pagine del libro, alla Sezione seconda dei Foglietti acronici, porta una nota su cui spesso rifletto. La riporto
    – Direi che a questo punto è chiaro che non si tratta di stabilire se “avverrà” o “non avverrà” quello che la poesia scopre; è chiaro:non avverrà mai, perché se avvenisse,quel che avviene, sarebbe, è storia; e la poesia è l’infinito possibile dell’uomo, non il suo finito possibile…La storia è l’accertarsi,da parte dell’uomo, della sua continua impossibilità; per questo la storia avanza drammaticamente;come si suol dire è magistra vitae,ma di una vita che ogni volta limita nell’uomo ogni possibilità tranne quella che in quell’istante realizza e che,diciamo pure felicemente,lo condiziona. Mentre il poeta è condizionato dalla sua stessa storica impossibilità,anche condiziona con la sua sola presenza l’impossibilità della storia.
    INSOMMA LA STORIA E’ IL SEME CHE SI FA PIANTA, E DIREI, SE ME LO PERMETTI,CHE LA POESIA E’ LA PIANTA CHE TENDE,IN TUTTA LA SUA FIORITURA,AL SEME-
    In questa ottica leggo e ascolto anche le affermazione e i testi di Fernando Della Posta . ferni

    1. Grazie Ferni! Il passo e le parole che hai riportato mi piacciono tantissimo. “La poesia è la pianta che si fa seme”. Per guardare oltre e avanti, infatti, c’è bisogno di innocenza, una sorta di “innocenza della scommessa”, la capacità di liberarsi di quanto già visto e già materializzatosi nella storia per capire ciò che sarà e ciò che potremo essere in futuro, fare un salto più in là, partendo dal poco, da ciò che è nascosto, da quelle caratteristiche dei fatti, delle cose e dei comportamenti che sono ancora “in nuce” e implicite, di cui vedremo gli effetti solo in futuro e da lì ripartire. E’ grande il potere della poesia. Tutti dovrebbero interessarsi ad essa.

      Ciao

      Fernando

  3. un cin cin di versi quindi :), fresca e spontanea la tua intervista.
    Più inquieta, musicale ma altrettanto istantanea la tua poesia.

    Un plauso ai versi , molto belli, riportati da Abele, Sì, mi piace in particolare “il deserto dei Tartari” che ritrovo anche in questi versi della poesia precedente: “Tutto un gioco/

    di ombre e di aperture” che riassumono, a mio avviso, quello che avverto in questo post intero.

    ciao!

    1. Grazie Margherita! Eh sì! Un gioco che a me piace molto. Trovare e svelare. Nascondere ciò che non si è visto per continuare il discorso in altre occasioni, con altre menti, altre alchimie e altri contesti. “Selezionare” ciò che si vuole per poi cambiare idea per propria volontà o perchè si è costretti dalla vita che avanza, oppure ribellarsi.

      Ciao

      Fernando

  4. Una poesia che è la festa della comunicazione, poche ombre e nessuna reticenza, uno sguardo estroverso che si muove scoprendo le cose del mondo che descrive con un linguaggio luminoso. Anch’io ho apprezzato in particolare ‘deserto dei tartari’ che mi sembra contenga anche dei semi poetici per successive germinazioni.

    1. Grazie Giancarlo per la tua attenzione e le tue parole… troppo buone e splendide. “Il Deserto dei Tartari” infatti è da approfondire. Un’indagine ancora aperta, in movimento e molto interessante per me. :-)

      Ciao

      Fernando

  5. Un grazie ancora ad Abele per la splendida idea di poetry lab che mi ha permesso di leggere un Fernando che ancora non conoscevo, qualcosa di più sul suo mondo poetico e il suo modo di guardare alle cose, letterarie, del mondo sensibile e non. Frizzante e flessibile nel suo porgere l’orecchio a ciò che poi farà da cassa di risonanza per le sue parole, ne viene fuori un ritratto dai toni capaci di rendere tutta la naturalezza e la dimensione psichica che c’è anche nelle sue poesie: lo stupore, la capacità di sorpresa, il gioco, l’analisi dell’emozione vissuta attraverso un sorriso di distacco, la massima naturalità su tutti gli argomenti, compresi lo studio e il dolore, un moto di fiducia, che dice che tutto si può avvicinare se si sa fermare il tempo con astuzia, magari invitandolo a un party dove offrirgli tutta l’attenzione e convincerlo a donarsi, felice e generoso, in un monologo, da protagonista unico. Complimenti a Fernando per la sua capacità d’analizzare e spiegare quello che lo porta a scrivere, leggere le sue “modalità” è stato molto interessante.
    Le tre poesie scelte (come altre sue) mi colpiscono, come dice Rosaria, per motivazioni e intreccio, capaci di non centellinarsi, sembrano nascere già sapendosi e questo lascia un bel senso di meraviglia alla fine della lettura, oltre alla suggestione.

    Un carissimo saluto a Fernando, ad Abele e a voi tutti…

    1. Ciao Doris e grazie! Grazie! Grazie!

      Hai colto in pieno molte cose che caratterizzano quello che scrivo: il gioco, la curiosità e lo stupore. Grazie anche a te per la tua attenzione e la tua presenza, sempre piena di spunti e riflessioni splendide, con cui riesco a capire cose che mi restano nascoste mentre scrivo… a fare luce. Attraverso gli altri noi possiamo vederci e capirci meglio e tu riesci molto bene per quanto riguarda me e quello che scrivo.

      Un carissimo saluto anche a te! :-)

      Fernando

  6. l’entusiasmo della condivisione è una caratteristica che amo osservare in tutti i campi della vita, così nella scrittura
    non conosco la poesia di Fernando e sono qui per leggerla ed ascoltarla

    Elina

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