Gabriella Garofalo: Diastema

 

Amy McCarthy
18/10/’10

                                                                             a E.

Terribile, non hai brughiere a portata di mano,

non hai erba selvatica, fiori randagi, foglie-

dovrà bastare la tua pietra assorta,

verde tradito se l’acqua ferma-

che stupido ripiego, che spreco di corpi,

li scambieresti senza rimorsi, in fretta

con prati ramaglia rapide torrenti-

lo so, tu desideri integro padre di origine il verde-

ma s’ingarbugliano ricerche e ci si mette anche parola

a smozzicarti, anima, la presa.

 *

                                                                           21/10/’10

                                                                                      a B.

Ma perché non sbrigano a evadere

da insano verde che graffia

e perdono tempo a rievocare le molte sue voci-

sai, quando ne muore uno,

forse di sottobosco?-

dal canto suo l’anima ingrifa

se le capita in mente la madre-

            non certo Demetra che accoglie e protegge,

solo menade per sempre riarsa,

dal canto suo l’anima ingrifa ancora

se le capita qualcuno in grembo-

ma non muoiono per caso d’infinita ultima lebbra?-

almeno così dicono i padri-

sta bene, d’accordo.

                                                                                                             G.

*

                                                                23/10/’10

Raduna i tuoi semi gridano luce di prima stagione-

non credi?

Ma altri fiori premono esistenza

nell’impulsivo blu di aprile,

in questa sera i tuoi occhi non sfondano

 il cielo come trincea nemica,

l’aria è pulita, quasi pura,

acqua, non ti contaminano corpi,

erba, finalmente desisti tua verde invidia ai rami

e tu possiedi, cielo, più anticorpi

se nuvole comprimono, t’ingombrano, si battono

infine ad armi pari ansia di vivere, rigetto,

distolto primo sguardo delinea vita-

qualcos’altro?

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9 pensieri su “Gabriella Garofalo: Diastema

  1. Grazie a Gabriella per queste poesie-frammenti, date e dati uniti dal daccapo di una lingua sfrondata e “scorticata”. Un tornare alla radice, scavando negli interstizi dei tasselli di un mosaico che si incarica di sfuggire. Viene da pensare a quell “tutto” a cui ci affacendiamo di dare un senso, una narrazione, per comodità o istinto alla sopravvivenza.
    Abele

  2. nella madia delle donne puoi trovare sempre semi,foglie,cielo e anticorpi, si annidano nel sangue e si fanno parola,smangiata o intera sono l’inizio della terra,intima e concreta,dove appoggiare lingua e piede.
    f.

  3. Frammenti interessanti, perchè provano a cogliere l’essenza
    (assenza?) di elementi vitali e primordiali: acqua,aria e cielo / fiori e foglie/ canto e anima.
    da leggere e diffondere.

  4. Dar corpo al ‘proprio’ sentire, ai ‘propri’ pensieri nel loro fluire e ‘riuscire’ trasmettere ciò agli altri non è cosa facile…complimenti per esserci riuscita!

  5. Grazie di cuore a voi tutti per le vostre parole, sono davvero contenta che le mie parole abbiano trovato in voi rifugio e accoglienza.

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