Antonella Pizzo: La scostumanza

 

Jane Gifford
leggendo fernirosso

ma stendere la mano e accogliere un riso un trillo

il canto di un bambino uccello prediletto passerotto

un pettirosso che al petto porta un dono

fatto di bricioline e foglie

di un ramo il suo ricordo e la ricchezza delle fronde

che al vento nelle serate estive fanno un fruscio di seta

raccontano del gran visir che dall’oriente venne

nel giardino ad est si riposò con le sue belle

coi veli ricamati d’oro e nelle conche effluvi e incensi

per te per noi che siamo qui a raccontare storie

di passeri svogliati e foglie morte

di patte aperte di biancheria che è andata quasi a male

c’è sempre nei gesti sconci una poesia che arriva

nella disperazione un senso, nei fili della luce uno sbrillocco

*

come la bocca sciacqua e spanna il mento

come la bocca sciacqua e spanna il mento

come la riva segna il confine fra la terra e il resto mondo

tu muovi fra un flusso e l’altro arpeggi

la nota che si inarca e si rapprende il suono

in coagulo di versi amareggiando

*

Adele e Abele

La prima volta che in rete ti ho incontrato, ricordo che ti ho chiamato Adele

pensavo fossi femmina come la zia d’America del sud

sorella della bionda zia di mio marito

che vive in Argentina a Buenos Aires

che aveva in cassaforte i lingottini d’oro che valevano milioni e  suo marito si chiamava Alfredo

che di mestiere faceva l’ingegnere che a me non m’ha convinto mai

quando di mattina sorseggiava il suo matè e a cena cucinava il grande asado

negli occhi ci vedevo certi aerei che volavano di notte con portelloni aperti sulla morte.

Invece tu ti chiami Abele e porti un nome rilevante

la prima vittima innocente della storia

nostro fardello

solo a pronunciarlo questo nome mi sento colpevole d’infamia

di un peccato secondo solo a quello originale

e mi chiedo dopo il primo Abele

assassinato per mano del fratello

chissà quanti milioni di Abele sono già passati

e quanti altri milioni di Abele ci saranno.

*

ottobre

è un mese strano, non è estate

non è inverno. Mese di mezzo

scintillio di marroni e verdi

fili di paglia e cappelli a tese flosce

cacciano gli uomini nuove prede

con fattezze sottili e colli lunghi

le labbra appena tagliate e gli occhi tondi

come cannocchiali

tu puoi chiedere loro il nome

non ti risponderanno o diranno di non sapere dove vanno

né da dove vengono, che si sono persi in un bosco

in un giorno senza sole, quando la foschia

si era accesa di forza travolgente

loro si sono arresi all’evidenza di un sentiero perduto

senza memoria di volti e figli

senza un volere fermarsi a considerare

un altro mondo che non fosse il loro

*

Natale strano

Natale all’Ismett fu strano Natale

c’erano cumuli d’immondizia per le strade e negli alberi le arance

io ne mangiai una e intanto temevo che fossero mutate.

Le donne siculiane e d’Altavilla con l’uncinetto in mano

accomodate in grandi sofas di pelle blu

fra un chiffù e chissuccirìu a volte leggevano in inglese.

Il bambino nasce a piano terra in una stanza anfratta

un altro muore ed è l’espianto

altri bambini rinascono fra tubi e luci intermittenti

la speranza si diparte per corridoi e scale, sale da bagno e halls

si appiccica ai vestiti dei visitatori, ai bagdes estremi

noi si va via a sera per ritornare, forse, il giorno dopo.

*

la scostumanza

cosa farà con noi cosa

cosa faremo noi per la salvezza

per questa luce che tarda a venire

cosa, le fric c’est chic

la scostumanza avanza

questo è il budget e questo è il risultato

bilancio falso dare che non converge

è un verso scritto di sera senza lume

senza candela

senza un fuochino per riscaldare

avvicinare

senza l’avere mai

vissuto un giorno valoroso

gentile vista, gentile la portanza

che tanto onesta pare la donna

nel suo saluto 

e gli affettati modi e l’apparenza.

*

la modella svagata

che fine ha fatto la modella svagata

caduta da una scarpa pitturata

alta migliaia di piedi

che fine ha fatto la sua caviglia fratturata

il suo tendine di Achille spezzato

che fine abbiamo fatto noi

che guardavamo estasiati l’ultima sfilata

in memoria dello stilista scomparso suicida

anche noi eravamo tutti morti

ma pronti a scegliere l’ultimo vestito

per coprire le nostre scapole nude e le nostre ossa

da un cane rosicate, il bacino scarnito

il naso già bucato

ora genuflessi stiamo

ma non resistiamo, le nostre ginocchia

più non ci reggono.

*

La mia morte

I

Sognai il mio matrimonio

smaniosi gli invitati mi aspettavano in chiesa

– Dov’è la sposa? – gridavano

– DOVE diavolo è finita la sposa?

Io avevo già due figlie e un ventre vuoto

ero una sposa avvizzita anzitempo

il vestito spiegazzato dentro la valigia

il sottogonna, i guanti, la coroncina della prima comunione

il cappello giallo ocra girava nella sua forma di legno

come un 33 giri impolverato

sospinto dall’indice ossuto di una marchesa defunta.

II

Percorro la navata laterale e mi nascondo

esco dal retro e fuggo

ho i tacchi alti ma corro veloce

di brava, sono brava

sono stanca ma corro veloce

non posso tardare e corro veloce

mi rivesto lungo la strada e corro veloce

è molto lunga

corro veloce a celebrare in un’altra chiesa

il mio vecchio matrimonio

faccio l’inventario, scorro le pratiche

molte appartengono a visi sconosciuti

noi siamo nati qui e qui siamo morti

qui resteremo a lungo e poi per sempre

lo dico ai presenti

quando entro in chiesa

coi miei tacchi alti, il mio vestito a nuvola

lo dico ai presenti

mi aspettavate, eccomi sono qui

sono qui, pronta a risposarmi

poi il sogno cambia e fa uno scivolone

cade la esse fra le gambe degli invitati

scusate tutti, è stato uno sbaglio

tornate tutti  a casa per favore

è stato un sogno sghembo, un po’ burlone

non sono venuta in chiesa a risposare

ma solamente per sempre a riposare.

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66 pensieri su “Antonella Pizzo: La scostumanza

  1. “Pizzo” è la punta, la punta di una monade che ne genera a sua volta un’altra fino a farsi merletto, trina. Un barocco dei nostri tempi, la poesia di Antonella, che inventa con la leggerezza che sfiora la schiuma di un’onda che sovrasta e nasce da un’altra onda. Il tutto senza rinunciare alla misura, a quel saper dare senso agli eventi, all’esistenza, e con un’ ironia vera e propria chiave di volta nel suo porsi quasi, o almeno in apparenza, dimesso, quasi non ci si volesse prendere sul serio per poi colpire con immagini che tolgono il fiato:
    “negli occhi ci vedevo certi aerei che volavano di notte con portelloni aperti sulla morte.”
    Grazie Antonella per questi bellissimi inediti. Leggendo ‘leggendo fernirosso’ mi sono trovato a fare una considerazione: spesso la migliore poesia italiana che mi capita di leggere è donna. E non ne faccio solo una questione di stile o poetica, ma mi riferisco anche al modo di vivere la poesia, di comunicare attraverso, in definitiva tutta una generosità che spesso manca agli uomini. Della poesia dedicata a Ferni, mi colpisce la sintonia, l’intesa, il sentire comune che emerge nell’omaggio oltre a quell’ironia di cui dicevo, fresca ed incisiva:

    “per te per noi che siamo qui a raccontare storie
    di passeri svogliati e foglie morte
    di patte aperte di biancheria che è andata quasi a male
    c’è sempre nei gesti sconci una poesia che arriva
    nella disperazione un senso, nei fili della luce uno sbrillocco”

    Commosso, infine, per la poesia che mi hai dedicato. Ai miei denigratori potrò pur sempre dire: sì però sono in una poesia di Antonella Pizzo.
    Thanks!
    Abele

    1. caro Abele ti ringrazio molto per questo post, è un onore per me essere qui e ti ringrazio anche per le parole che hai usato per definire la mia poesia, e il mio cognome, pizzo è la trina e non ciò che i mafiosi chiedono alla brava gente in cambio di protezione. l’ironia mi salva la vita e in fondo al pozzo ci vedo sempre la speranza. la mia è un’ironia buona e non amara, almeno spero. ti ringrazio anche come donna e non solo come io me medesima, come canta la mia conterranea carmen consoli sono “confusa e felice” . io scrivo e descrivo sempre il vero, nel senso che davvero la prima volta che ti ho incontrato ti ho chiamato Adele e davvero mio marito ha una zia in argentina con quel nome ed è vero tutto il resto. nella poesia non ho descritto il fatto che la prima impressione che tu mi hai dato è stata di grande gentilezza e sensibilità, impressione che si è trasformata in certezza. Avrei potuto metterlo ma non ci stava :-) allora te lo scrivo qua. un caro saluto antonella

  2. trescinante come sempre la poesia di Antonella che sa coniugare oralità solarità e drammaticità con persuasiva padronanza,nel suo congeniale ipermetro che la rendono inconfondibile.
    grazie, Abele.
    lucetta.

  3. che bellezza leggere queste poesie dove la realtà si confonde e si mischia con l’onirica percezione di qualcosa che va oltre e la trascende. Vissuto e sognato: due punti cardinali, un nord e sud che incredibilmente si intrecciano. qual è il sogno? e quale solo ricordo? e quale la cruda vita? un ospedale, briciole e foglie, un bimbo e un albero lucente e… voilà: ecco la poesia. complimenti sinceri, Antonella
    anna

  4. affascinata da questi versi, che rileggo gustandone anche le sonorità.
    ed è così bello sentir parlare questa lingua amata, comprenderla, sentirsene partecipe…
    e mi viene spontaneo sempre dirlo, è l’esperanto dell’anima.

  5. la poesia di Antonella si apre al mondo davvero come trama di merletto (per riprendere l’efficacissima e azzeccata definizione di Abele) che i versi appuntano con leggerezza (riprendo ancora Abele), senza la fissità dell’appretto. La narrazione infatti scorre,
    variegata da ironia e da uno sguardo partecipe che sa attingere alla realtà, ma anche al baluginio (o alla intermittenza) della sua trasfigurazione (come rappresentato nel bellissimo finale “nei fili della luce uno sbrillocco”), senza risparmiarsi l’assunzione del senso e della responsabilità del dire, anche se fa male .
    Fra queste presentate, “come la bocca sciacqua e spanna il mento” contiene, soprattutto in quell’ “amareggiando” proprio il coagulo di questa poetica, il piccolo nodo che la trina dei versi dona al lettore.

    per quanto riguarda “Adele e Abele”, oltre a felicitarmi per la dedica, confermo Antonella (non che ce ne sia bisogno, ma voglio dirlo :)) nel definirti “di grande gentilezza e sensibilità”

    grazie ad entrambi

    ciao!

    1. Ciao Margherita per gentilezza e sensibilità tu non sei seconda a nessuno, ma bando ai complimenti, non vorrei sembrare out e fuori moda, oggi vanno più di moda gli insulti :-)
      anche se della moda mi interessa poco. a pensarci bene la poesia assomiglia assai al fare della trina, dove si parte da un filo e si costruisce qualcosa dalle forme geometriche e che ha un senso, un disegno, un’utilità. e anche nel movimento dell’ago che va e torna, così nell’uncinetto. così il verso e il filo della memoria, del sogno, del vissuto. l’ironia sì, comincio a crederci, forse prima non sapevo, ecco che la poesia e poi le note di lettura se ci sono aiutano la conoscenza del proprio essere. grazie carissima. un caro saluto da antonella

  6. Mi pare che la poesia di Antonella Pizzo viaggia su una strada di totale imprevedibilità. C’è qualcosa di anarchico nella noce della materia, di cui è come se Antonella seguisse il filo di una captazione che c’è, misconosciuta e oggettiva. Uno scardinare plurimo degli “affettati modi” che sono anche le forme che si alternano alla sua visione di spettatrice. E un’ironia rara che dà a certi versi un ritmo caldo e amarissimo. Ciao
    Viviana

    1. Ciao Viviana, queste poesie qui presentate in effetti non hanno una coerenza in quanto non fanno parte di una raccolta o di un momento preciso e particolare ma sono frutto di esperienze diverse fatte in tempi diversi. le prime cinque sono recentissime, le altre sono un po’ più vecchiotte. forse da ciò l’anarchia che noti. comunque anarchica lo sono, anche se a tratti, a volte riesco a impigliarmi. ti ringrazio molto per la tua presenza. un caro saluto da me, sempre quella, antonella

  7. Trovo giocosa ed acuta la poesia di Antonella Pizzo la cui versificazione fiorisce in un poliedrico gioco di piani prospettici.
    Bello e cortese è il dedicare i propri versi alle persone che si stimano; segno che la poesia è terra viva in cui germogliano amicizia e rispetto.

    Un caro saluto,

    Rosaria Di Donato

    1. la vito è un gioco che finisce male, ce l’hanno già insegnato da bambini: giro giro tondo casca il mondo casca la terra. che terribile filastrocca! cadrà la terra solo se non coltiveremo amicizia e rispetto. ce la faremo? spero sì. ti ringrazio cara Rosaria per l’attenzione. un caro saluto a te da antonella

  8. Grazia, levità che si fanno tenerezza,giocosità a momenti frivolezza.
    Ma solo perchè la crudeltà e l’indifferenza dello stato delle cose e-o delle persone ,che si cela nell’ombra si stagli ancora più controluce. Vengano le tue iperbole lavorate con le pinze, Antonella,
    la tua ironia,in cui giochi col conflitto tra apparenza e realta, in cui la satira si fa sofisticata ed allo stesso tempo vibrante..!
    Grido contro la corruzione ho sentito..e raccolto.
    Grazie, bravissima:-)
    marlene

  9. Riconosco il gioco della affabulazione in Antonella,c he qui sembra rincorrere una strana sete di poema, di narrazione senza interruzione, anche se con salti tematici –

    In particolare, colpisce me la assoluta surrealtà, e scabra pronuncia dell’ultima, una specie di viaggio (caproniano – onirico), di congedo, dove vivi e morti si confondono e il destino si inverte o ritorna , per cambiare una carta, che rimane nascosta.

    Grazie Antonella!
    Maria Pia Quintavalla

  10. Ho apprezzato in modo particolare la poesia del Natale e La mia morte; ogni volta che leggo Antonella provo una sensazione indefinibile, a una prima immediata lettura mi arriva la “cantabilità” dei suoi versi anche con un che di popolaresco ( nel senso positivo)ma se torno a rileggerle vi leggo la radice affilata e dolorosa del suo dire sempre lì a germinare insonne

    1. cara Dominica so che mi conosci e che mi leggi da tempo, e ciò mi rende lieta. sì, mi ritrovo in ciò che mi dici. un bacione e un grande grazie per essere passata da qui. antonella

  11. Ho apprezzato ogni verso e poi preferito ogni poesia, di volta in volta, come fosse la migliore per un motivo appesa allo spillo. Da me.
    Una dichiarazione d’amicizia e bene, senza miele.
    Una morte intorno alla quale sognare, tornare indietro e rivedere. Una esse geniale: che a leggere quel passaggio l’intelletto si emoziona.
    Una scostumanza desiderata e opportuna, finalmente guadagnata. Una scostumanza che può salvarci da “gli affettati modi e l’apparenza.”.
    Leggendo fernirosso che certo sa sprigionare fiori non solo a profumare, e canti e trilli stanchi, chè la vita sa anche ricordare di patte aperte. Leggere di una poesia che non tarda ad arrivare quasi a chiudere un abbraccio di sorelle senza avvedersene e senza dare importanza a quanto femmina sia “nella disperazione un senso, nei fili della luce uno sbrillocco”.
    Grazie Antonella e grazie anche a te, Abele.

    clelia

    1. Ciao Clelia grazie di cuore per la lettura precisa delle poesie, hai letto ciò che intendevo. ti mando un caro saluto e un abbraccio grato per l’apprezzamento ma più di ogni cosa per l’attenzione che mi hai riservato. antonella

  12. belle queste poesie di antonella. la sua poetica mi attira, mi piace anzi la sento cosi vicina che reputo la scrittura e la creatività di antonella vicina alla mia sensibilità e a quello che scrivo.
    un abbraccio
    v

    1. Non è un caso, Vincenzo, che Antonella abbia scritto anche poesie in dialetto. Sono supposizioni le mie, ma scrivere in dialetto è un po’ come affinare la vista, un guardare la vita senza nascondersi. Di sicuro vi accomuna un’ironia spietata e solare allo stesso tempo.
      abele

    2. non so, sarà perchè siamo del sud? ho iniziato in effetti scrivendo in dialetto e quando ci riesco mi ci rifugio. sarà questo. della puglia ricordo i colori e le enormi distese di verde, che qui in sicilia sono più rare. e il silenzio. vabbè, questo non c’entra nulla :-) un abbraccio a te Vincenzo e uno ad Abele per la generosa ospitalità. antonella

  13. La poesia di Antonella Pizzo, dacché la conosco, appare in scoppiettante progressione, il flusso compositivo e creativo che ne deriva inarrestabile, sia che esso coinvolga il proprio vissuto, sia che esso punti all’esperienza collettiva, alla “scostumanza [che] avanza”. La tensione, più drammatica che lirica, connota i suoi testi, intrisi a ogni piè sospinto di sottile ironia, di lucida amarezza, di mestizia privata e sociale. Invidiabile la sua capacità di “macinare”, con occhio acuto, con spirito sagace, con esteriore leggerezza, sempre nuovi avvincenti esiti. Antonella Pizzo è, a mio modesto avviso, una tra le “penne” siciliane più interessanti dell’attuale panorama nazionale. Ciò detto, tra i testi presentati in questa beve rassegna: NATALE STRANO (la speranza si diparte per corridoi e scale, sale da bagno e halls / si appiccica ai vestiti dei visitatori, ai bagdes estremi / noi si va via a sera per ritornare, forse, il giorno dopo), LA MODELLA SVAGATA (eravamo tutti morti / ma pronti a scegliere l’ultimo vestito), LA MIA MORTE (Io avevo già due figlie e un ventre vuoto / ero una sposa avvizzita anzitempo … il cappello giallo ocra girava nella sua forma di legno / come un 33 giri impolverato … poi il sogno cambia e fa uno scivolone / cade la esse fra le gambe degli invitati … non sono venuta in chiesa a risposare / ma solamente per sempre a riposare), nei quali oltre alle qualità sopra indicate la fragilità dell’uomo e il segno della morte sono fortemente marcati, si distinguono. Ad Antonella Pizzo, ad Abele e a tutti il mio più cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  14. sono d’accordo anch’io sulla bravura di Antonella e sul fatto che spesso, molto spesso, la poesia è donna. Antonella si muove leggermente , con garbo e apparente ironia in mezzo a storie di tutti i giorni, storie o momenti banali che da lei acquisiscono una luce speciale. Ma dove Antonella brilla di più – secondo il mio modesto parere – è in queste fantasie in cui il sogno si mescola con l’incubo e, come nei film di Tim Burton, dentro una storia di morte, come La sposa fantasma, c’ è la storia privatissima di Antonella e il suo sapersi astrarre, volarci sopra e dentro, rimescolarla e farne una fiaba bellissima.

    1. lo sa cara blumy che a te le fiabe e le fantasia piacciono molto, sono parte della tua sensibilità artistica, che dal dolore sa tranne fiori fatati e visioni di ali. ciao e grazie. un bacione da antonella

  15. attenzione a leggere le poesie di Antonella, perchè viene di leggerle così tutte d’un fiato, come sembrerebbero essere state scritte. invece, nonostante il ritmo che prende, invito a “sgranocchiarle” lentamente e cogliere l’humus che si annoda tra i versi farneticanti (con misura), e la loro oniricità. uno spartito jazz insomma, da coglere in tutti i suoi segni.
    sta poetessa presente nel web ( resistendo )da un decennio almeno, s’è fatta da sola, incensiamola!

    anch’io rammento la bellissima chiusa:

    “per te per noi che siamo qui a raccontare storie
    di passeri svogliati e foglie morte
    di patte aperte di biancheria che è andata quasi a male
    c’è sempre nei gesti sconci una poesia che arriva
    nella disperazione un senso, nei fili della luce uno sbrillocco”
    roberto

    1. ciao red, tutto ma non l’incenso per favore! anche se è vero che nel web, con alti e bassi, ho resistito quasi per un decennio, forse più che nel web dovrei dire con la poesia, perchè nel web in pratica cerco solo questa cosa, la poesia, amche se è vero che qui ci sono invecchiata, non è che la mia presenza nel web sia servita a qualcosa, per cui niente incenso. comunque meglio questo come vizio che il gratta e vinci. grazie per la “sgranocchiata” sei un tesoro, come sempre. un abbraccio dalla tua cara amica antonella

  16. vedo che Abele ha sottolineato il passo che avevo ripreso sul tuo blog. e ne sono lieta perché
    ancora posso condividere qui con lui e tutti la bellezza di quella chiusa. e poi complimenti vivi Antonella, per questi testi tutti davvero belli che ascolto rendermi un suono tuo più disponibile ad andare incontro alle grandi distanze che forse prima sentivo solo attutito:o come se col tempo tu avessi da poco terminato una faticosa svestizione fatta in scampoli di nodi annodi e riannodi che la vita conserva per gli uomini nel suo guardaroba. bellissimo leggere tanta poesia qui, inclusi i commenti sentiti e profondi. un caro saluto all’ autrice a me cara, ad Abele e a tutti i suoi ospiti.
    paola

    1. scusami paola, non so perché ma mi accorgo solo ora del tuo commento. ti ringrazio molto. nodi e riannodi come una rete in cui ci si impiglia e si soffoca come peschi fuor d’acqua, se dici che mi sono liberata da queste maglie, da questi pesi, e che ora potrei essere disponibile ad andare incontro a grandi distanze non può che farmi piacere, ciò sempre teoricamente , in pratica non si sa quali altri pesi poi ci capita, nostro malgrado, di caricare a bordo. un caro saluto a te e ancora grazie. antonella

      1. Ciao Antonella, il commento di Paola, a cui do il benvenuto insieme a tutti quelli che commentano per la prima volta, è apparso dopo perché era in moderazione. Ne approfitto anche per aggiungere che Ottobre e’ di una malinconia struggente (nonostante e grazie all’ironia).
        abele

      2. immaginavo qualcosa del genere, capita quando si lascia un primo commento. grazie ancora per tutto, è stato bello e coinvolgente stare qui con voi, grazie per l’ospitalità generosa. un abbraccio e buona domenica da antonella

  17. Mi piace il tuo lessico, Antonella, e il tuo verso lungo, come se quello che esprimi fosse un fiume in piena che preme sugli argini. Sinceri complimenti
    Gisella

  18. Conosco la poesia di Antonella da qualche anno; ripenso ai suoi testi e alle parole che riesce come una parca a ricucire sapientemente ogni volta. Quando scrive, Antonella, riesce a portare in grembo il sapere femminile e a restituirlo poeticamente fruibile. Così la biancheria andata a male, la mano di donna che prepara matè e un grande asado è la stessa che si sdoppia nel provare a mangiare. C’è poi l’aspetto onirico e quasi visionario che è quello che riconosco di più così come ne “La mia morte”; lì Antonella ci racconta la sua parabola, il sognarsi al contrario e ridarsi una seconda nascita, ogni volta partorirsi e (s)finirsi nel gioco ironico di chi guarda. La poetica degli inediti qui si fa congiunzione del quotidiano e dell’impossibile con quell’afflato di assoluto stupore che sempre mi ricorda la gratitudine che devo a lei e a molte poete contemporanee: di stare all’orlo di una porta colma di doni, con un sorriso di accoglienza. Ecco, questa è la poesia di Antonella per me: la casa generosa dei suoi occhi.

    Con un abbraccio a lei e ad Abele.
    Alessandra*

  19. Da tempo apprezzo la poesia di Antonella ed è dunque davvero un piacere ritrovarla qui con testi per me nuovi e la cui lettura mi ha catturata proprio per la profonda leggerezza di un’ironia terrenamente salvifica. Nella scrittura di Antonella (qui e nelle altre cose che di lei ho letto) mi sembra ci sia una fedeltà alla terra, all’umanità e al suo essere donna, un sì al mondo, al suo mistero che non si esaurisce, che non sta tutto nei nostri “chili”, nella nostra massa, contesa tra vita e morte, ma in quel di più che la scrittura quando è vera poesia raschia per portarne alla luce la bellezza. Un caro saluto e un grazie ad Antonella e ad Abele. Lucianna Argentino

    1. Cara Lucianna che bello leggerti, il piacere è mio, mi piace del tuo commento , fra l’altro, quel sì al mondo da parte mia che mi pare di capire tu abbia visto nei miei versi, mi piace pensare che sia davvero così e che tu non ti sia sbagliata. un abbraccio da antonella e ancora grazie

  20. Ascolto una voce che racconta e mentre racconta cambia timbro e cambia me, che ascolto.
    Parla a me bambina _ gli occhi spalancati su un Natale con le arance dal profumo guastato, sulla zia d’America, la sua cassaforte zeppa d’oro, una modella altissima che tocca cielo ma ha la caviglia rotta.
    E parla a me adulta _ c’è un sogno rovesciato, lo conosco, c’è un abito bianco che si muta in nero, uomini ciechi persi dentro un bosco, un ingegnere alla ricerca della morte.
    Parla a me _ che inseguo intanto gli scambi, di lettere e valori, di luci e di brillii, di vita che si impetra e poi fruscia di seta.
    E allora la metamorfosi infinita rapida delle cose che è qui, mi travolge.
    Mi riempie.
    Mi apre gli occhi ancora.
    Grazie Antonella. Un abbraccio.

    1. che dirti Erminia cara, siete tutti così generosi nei miei confronti che come dicevo un tot commenti fa sono confusa e felice. sono contenta davvero che i miei versi ti abbiano dato queste sensazioni di pienezza e apertura. le poesie sono “fatte” da chi le legge e non solo da chi le ha scritte e tu le mie le hai “fatte” belle. grazie di cuore, un bacione da antonella

  21. inedita e inalienabile è sempre la relazione, che la poesia crea, nostro malgrado, che lo si voglia o no, come un tessuto interstiziale su cui poi noi passiamo il nostro filo,d’amore o d’acciaio, di ruggini vecchie o nuove che,alla fine, aiutano a produrre aderenza,a lei, naturalmente, poesia mai cresciuta oltre il suo ceppo,di sangue e aria, di sogni e segni appesi al balcone,spesso anche oltre, oltre il disegno della nostra pazzia.Se non ci fosse,l’avremmo inventata,come di fatto è accaduto all’epoca del divario, tra quel divino e noi, o in noi,che dentro ci mise due piccole scintille di terremoto, poli fratelli della stessa terra,della nostra terrestrità celeste e oscura,forma d’ombra che ripara dentro l’alba e ancora muore tra le braccia di infiniti tramonti. Caino costruì le sue città dentro il recinto della sua fuga,dentro le mura in cui Abele lo aveva re-cluso,per sempre or-me dello stesso unico uomo,pronto a flettere il cielo dentro una lama dentro un di-vario,dentro una parola che or-la ogni notte, come ogni pozzo sul cerchio della vita dove la morte cala il suo secchio oggi come allora,dimentica di ogni nostra in-ventata parola.
    E il cerchio,che cerca l’io,si chiude attorno al dito,come il filo di un merletto,che canta il suo rosso es-terre-fatto.Grazie ad Antonella, per questa finestra sul dire, sul portare una poesia della relazione,con la vita,la morte,il mondo,l’uomo,il cielo,dio,e la poesia stessa,quella di ciascuno,nel momento stesso in cui,per l’altro, si fa prossimo.
    ferni

    1. relazioni e connessioni solo così è possibile la crescita, dentro le mura si soffoca, e anche con le finestre chiuse. cara ferni grazie di cuore per il tuo commento che induce alla riflessione. un abbraccio antonella

  22. La parola levita in una dimensione di leggerezza oscillante tra realtà e sogno, mentre la poesia apre alla speranza, intravista perfino nell’ordito della disperazione:
    “c’è sempre nei gesti sconci una poesia che arriva/nella disperazione un senso, nei fili della luce uno sbrillocco”. Complimenti, Antonella!
    Teresa

  23. Antonella, navigo poco, come sai, e solo ora, per caso, vedo il post -non poteva mancare qui, nella casa di Abele, che sceglie con cura le voci più intense – e così leggo questi tuoi ultimi testi. Per me è come riascoltare la voce della donna antica che a me bambina raccontava la vita in favole, ma tu sai farlo mettendoci dentro lampi e magma dalla tua vera vita , affabulando di incontri e sogni che hanno il caldo sapore terrestre della nostra storia di donne. Sentiamo l’urto rovente dei drammi che s’insinuano nel nostro quotidiano ma anche il soffio fresco dell’ironia e della speranza. E’ bello averti accanto, sentire che

    la speranza si diparte per corridoi e scale, sale da bagno e halls

    si appiccica ai vestiti dei visitatori, ai bagdes estremi

    noi si va via a sera per ritornare, forse, il giorno dopo.

    Spero di conoscerti dal vivo, un giorno
    annamaria

    1. Ciao Annamaria farebbe piacere anche a me ma non mi muovo quasi mai da casa e vivo nel profondo sud, ma, come sai , c’è sempre la speranza che ci muove. Ti abbraccio e ti ringrazio per le tue parole d’apprezzamento. ciao antonella

  24. Quante donne e fini intelletti in così bella poesia.
    Antonella Pizzo aggiunge la sua voce a quella di molte altre, donne forti, donne fragili, madri in guerra, figlie devote, sorelle coraggiose, casalinghe di clausura, persone in trincea, determinate e leggère.
    Non ricordo quale storico rilevava che sulle macerie delle guerre (maschili) sono sempre le donne, spesso le sole rimaste, a ricomporre dalla base la nuova comunità, ricostruendo le infrastrutture, ricocostituendo la società.
    Anche qui, oggi, assieme a loro, un coro di persone sensibili e di saggi intellettuali ripudia il confronto armato di cosmetici, turpiloquio e fasta opulenza, prediligendo la musica della parole, quale incorporeo ma resistente bastione in difesa della dignità della persona.
    In un mondo di spartano e muscolare materialismo, la poesia si diffonde invisibile, come l’irresistibile profumo della primavera, restituendoci la bellezza e operando in segreto per la rivoluzione.
    Grazie.

    Pierpaolo

    1. Grazie Pierpaolo, è vero, ci sono molte voci di donne che ripudiano

      “il confronto armato di cosmetici, turpiloquio e fasta opulenza”

      e che predigono
      ” la musica della parole, quale incorporeo ma resistente bastione in difesa della dignità della persona”
      per fortuna aggiungo io. ti ringrazio molto per l’attenzione ai miei versi, alle donne che ricostruiscono, e per la presenza in questo post. un caro saluto da antonella

  25. Credo che un buon poeta possa dire di sé raccontando il mondo e viceversa. Antonella ce ne dà la riprova. In questo suo breve poemetto ( non so neppure se sia tale) intreccia i contenuto, da quelli del contesto di vita quotidiana,a quelli del vissuto profondo e inciso a quelli sociali e , ancora, a quelli filosofico/esistenziali.
    E’ , la sua, una poesia raffinata, che scava leggera come le prime gocce di un temporale sulla polvere dell’estate e apre piccoli crateri che a seguirli conducono nel fondo del pensiero, del pensato , del percepito, dell’immaginato o del sospettato.
    Sono versi amari che le scelte lessicali e il ritmo frammentato o calibrato addolciscono, ma alla fine il retrogusto resta. A volte è solo un gioco di “esse” che compaiono e scompaiono “scostumanza / costumanza”, “ risposare/riposare” , ma quale rivolta semantica nel poco… Lo stesso accade fra “ Adele e Abele”: il cambio di una consonante sembra poter cambiare il mondo, ma non è così, il nuovo cambio resta in agguato.
    Alla fine della lettura ci troviamo quasi un quadretto da fine del mondo: fine del male, fine della persona che può infine riposare.
    Ma Antonella ha il dono supremo dell’ironia e se la gioca tutta in questa corsa all’inventario, di fine pratica e il piacere di leggerla si fa riflessione sulla scrittura poetica alla quale sempre il buon poeta sa dare voce personale e distintiva.
    Narda Fattori

  26. Non sono un’assidua “navigatrice”,ma oggi ho deciso di accostarmi alla poesia di Antonella Pizzo che ho avuto modo di cominciare a conoscere al “Turoldo”. Ne sono contenta. Suono e senso sono una cosa sola e i versi, come farfalle, lasciano traccia del proprio passaggio gli uni negli altri. Complimenti! Rosa Salvia

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