Paola Puzzo Sagrado: Nell’universo accanto

 

Cono d’ombra

Guardami, adesso puoi.
Guarda il mio petto
appannato dal tuo respiro.

La luna ci cerca invano.
Trema la stella stanca
nel suo castone di cobalto.

Trema come il tuo sguardo,
trema come il silenzio
caduto in questo cono d’ombra.

*

Per parlarti sottovoce

Voglio condurti all’acqua
all’origine, al mito.
Battezzarti nella pioggia,
nel fango e nel sudore.

Voglio sfiorarti col giglio
del ventre, farti libero
in qualunque luogo abbia
quattro mura e una porta.

E vorrei fare con te
ciò che fa il sole estivo
ai girasoli. Tutto,
per parlarti sottovoce.

*

Nessuno sa se è un caso

Ci sono cose che non posso dirti
senza toccarti.

Che la primavera e la morte
passeggiano insieme nel bosco
che anche il diavolo piange
che lo sguardo di Cristo è verde
che dall’urlo si può passare
al sussurro.

Ci sono cose che non posso dirti
senza sporcarti.

Che ripeterò il tuo nome
e nessuno sa se è un caso.

*
Infine l’uomo incontra l’uomo

Per me, procedi sulle pietre
senza mai guardare il cielo
giacché ci sarebbe un sole,
un sole per un sol uomo.

Scegli tra i due sentieri:
ciò che è e ciò che non sarà,
avanza nel fogliame spento,
ramo della mia anima.

Vieni, ho braccia di silenzio
e occhi bianchi senza steli
e non temere l’ombra di cipresso
del mio cuore.

Vieni, lasciati sfiorare.
Perdonerò la tua pelle
perché anche il tempo, sai,
ha rughe dove poter sostare.

*

Luce negli occhi chiusi

La morte ruba al tempo
l’amore alla morte.

Esco, i tuoi silenzi in tasca
valuta fuori corso
follia d’essere me.

Mi perdo in vicoli ciechi
selciati di assurdi propositi
in certi anditi bui
che la colpa non raggiunge.

Solo, sei un dio dimenticato
che non vuole più adepti.

Ma tu appartieni al mare
dipingi astri specchianti
sulle squame dei pesci.

Io lego gli occhi alla terra
germoglio tra i sassi
per te il mio seno si è fatto uva.

Pure abbracciati
confiniamo senza unirci.

*

NELL’UNIVERSO ACCANTO
(As lover to lover)

And the time of dreaming
Dreams is over –
As lover to lover,
Sweetheart, I come. (J. Joyce)

Dunque, come la chiameremo?
Verità partorita dal tempo
o svista, passione inutile
lieve zoppia dei pensieri?

Siamo o ci chiediamo d’esserlo
in bilico su un vuoto d’anni?

Spazia un mistero viandante
tra il mio sguardo e il tuo
o è soltanto un nome nuovo
a pronunciarsi nel buio?

Chiedi. Io so come il ghiaccio
diventa carne, rossore, labbra…

ma dal nulla imparo il silenzio
musica che dà senso al rumore
il cuore, stella, cerca nel cuore

resto nell’universo accanto.

*

Lost in translation

Siamo rimasti
prigionieri
del linguaggio.

E le parole
sono lente,
mio specchio.

Giungono tardi
che le labbra
già bruciano.

Suoni inutili,
vuoto in un vuoto
più grande,

se non riesci
a fidarti
dei miei occhi.

*
MAI SENZA UNA LUCE
(Il poeta è ignorante)

Chi ha disciolto
il tuo cobalto, mare?
Cosa decide il brivido
sul tuo dorso d’onde
e vuole che penetri, eterno
il pube scuro della scogliera?

Ditemi, anemoni, chi vi ha vergato
che vi ha posato, uno per uno
sul salmastro delle stoppie
aprendovi gli occhi ai voli migranti!
Lo sapete che a me, invece
ha tornito mani per uccidervi?

Non so, cielo, tu come sopporti
la ferita immedicata del sole
come tolleri le scorribande di nubi
il ricordo dei tagli del vento.
Né perché partorisci muto vetri di stelle
e mai ci lasci senza una luce.

*


L’appuntamento

Un tempo sentivo
che saremmo stati felici
e quello era il tempo
in cui eravamo felici.

Passano i giorni
e così passano gli anni,
verrai, pallore di rosa malata,
al nostro appuntamento
senza ora, senza data?
Allora mi darai la mano
e se cadrai, dunque cadremo.

Ma oggi, qui, adesso,
labbra di gelso, pensa.

Potremmo essere nel miele,
oziosi, ebbri di troppo sole
e torpidi ignorare quel vetro
che inganna tutte le mosche.

Potremmo essere nel miele
a frinire, paghi come due cicale,
immemori del mare e delle cure
a evitare, con cura, di prevedere.

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17 pensieri su “Paola Puzzo Sagrado: Nell’universo accanto

  1. Versi di grande risonanza interiore, tesi/offerti all’Altro in ascolto silenzioso, secondo un dettato intimo in cui il pensiero non si perde intrappolato nel discorso amoroso, ma al contrario si espande e si fa universale. Un dialogo con se stessi che si fa via via sfaccettato nel tentivo di stabilire un legame nuovo con il mondo. Un esempio alto di poesia lirica, che scaturisce dal profondo e chiede all’esistenza di rivelarsi.
    Abele

  2. ” Che i poeti servono solo a farci trovare la nostra ricchezza, non a invidiare la loro. A farci sentire compresi, mentre arranchiamo ” V. Capossela.
    Forse è per questo ma non per questo, che leggendo le poesie di Paola ho la sensazione di qualche cosa che mi stia vicino, non sono mai sotto ne sopra una dote di saggezza o miseria, sono alla pari, ti riconoscono, arrancano con te.
    Capacità straordinaria di sospendere e attendere, tempi perfetti e leggerezza dei toni.
    Poesia per amore e non amore per la poesia.
    Bravissima Paola.

  3. Parole forti, equilibrio nel linguaggio, fluidità del verso, continuo andirivieni… il tutto con la semplicità di un petto che respira.

    Brava Paola!

    Fernando

  4. e dialogare incessantemente col cielo, interrogarlo
    osservazione interiore e ricchezza d’animo sono la base di questa scrittura che ora scopro
    e mi sorprende
    luminosa e in viaggio
    grazie per la proposta
    Elina

  5. Poesia dialogante ed interrogante che accoglie anche un riferimento a Montale e a Neruda in “Per parlarti sottovoce”… proposta interessante che si espande dal suo centro propulsore in cerchi concentrici ed in risonanze multiple.

    Rosaria Di Donato

  6. mi ritrovo pienamente nei commenti che mi precedono, anche rispetto alla forma dialogante
    ora intima, ora aperta all’altro o all’esterno; una forma lirica ed elegante, che si interroga e interroga incessante.
    in particolare fra quelle proposte, la mia preferenza va a “Lost in translation”.

    ciao Paola!

  7. Ho incontrato Paola con la prima delle poesie qui pubblicate (alla quale sono particolarmente legata) e per me è stato interesse immediato, poi non ho più smesso di leggerla, di attendere sue nuove pubblicazioni.
    Quello che da subito mi ha colpito (e incantato) è stata la sua voce così chiaramente libera, libera di essere limpida nei suoi tratti luce/ombra fuori dal tempo, nitida come un filo di seta bagnato dalla rugiada e steso dal vento, controluce, un ponte tra il qui e l’altrove capace di emettere suono, struggente melodia, canto d’amore sospeso tra una dimensione carnale e una spirituale, arcana, che trova anche nella semplicità dei simboli un modo per andare incontro a se stessa, al significato della sua storia, che diventa storia di tutti:

    “…Scegli tra i due sentieri:
    ciò che è e ciò che non sarà,
    avanza nel fogliame spento,
    ramo della mia anima.
    Vieni, ho braccia di silenzio
    e occhi bianchi senza steli
    e non temere l’ombra di cipresso
    del mio cuore… ”

    È un vero piacere incontrarla sulle pagine di neobar per essere letta da chi come lei ama la Poesia in modo autentico, grazie Abele per la felice proposta e grazie a Paola per quello che i suoi versi mi hanno fatto provare (sempre).

    Doris

  8. Eccomi! Vengo a ringraziarvi dal cuore uno ad uno, di avermi accolto, letto e commentato.
    In primis Abele, per aver creato questo luogo che contribuisce non poco ad arricchire il mio concetto di Bellezza. Un luogo dove mi sento in ottima compagnia.

    Resto molto colpita da ciò che avete colto nei miei versi. In effetti, quando la poesia si è spalancata alla mia percezione (perché è stata lei a cercarmi, io ero appena una ventenne che per puro caso si è trovata tra le mani una raccolta di poesie) mi si è rivelata con Lorca. E di conseguenza con Neruda cui egli era legato a filo doppio, come giustamente ha notato Rosaria (grazie di essere passata!).

    Essere stati folgorati da Lorca significa mettere dentro la poesia praticamente tutto, significa essere disposti a vedere il proprio sangue trasformarsi in versi, significa incarnarli ed essere tutt’uno con essi, significa identificarsi con chi è emarginato nella società del denaro e della forza, concepire la poesia anche come “impegno”. Non si è più poeti intesi come uomini dediti a stupende manipolazioni della fantasia, ma solo uomini con diritti pari a tutti gli altri. Uomini che “arrancano con te” infatti, Romeo, grazie! Ho apprezzato moltissimo, moltissimo le tue parole. Uomini “il cui pensiero si espande e si fa universale. Un dialogo con se stessi che si fa via via sfaccettato nel tentativo di stabilire un legame nuovo con il mondo”, stupenda anche la tua presentazione, Abele!

    Grazie a tutti, dunque! Per il commento delicato come la tua poesia, Elina. Per la vostra stima e il vostro affetto grande Fernando, Margherita, Roberto, Cristina! Affetto e stima sinceramente ricambiati!

    Conosco il valore artistico di tutti voi e, non posso che essere onorata del vostro passaggio qui!

    Infine, ma non ultima, Doris. La libertà dici, già. Sicuramente, nel mio arrancare, me ne sono presa tanta: di parlare in parabole o in prosa poetica, di inserire citazioni di “grandi” come chiave di lettura del mio discorso criptato, di parlare di me al maschile, o in termini classici o simbolici, di giocare con la metrica o la rima… il fatto è che non mi sono mai posta il problema di un pubblico, non quanto il dovere di trasmettere il più fedelmente possibile ciò che sento. Non so mai come verrà percepito ciò che scrivo, ma sarò sempre grata alla Poesia di averci fatto conoscere! E a quel “passo obliquo”, primo di tanti tuoi versi che mi hanno affascinato, attraversato, trapassato! Grazie di esserci, sempre!

  9. Un grande grazie a te, Paola. Anche per questo tuo bel commento che ci offre coordinate importanti della tua poesia.
    un caro saluto e a presto
    Abele

  10. Lost in translation, even in poetry, nella bovina indulgenza di quel cono d’ombra cui spesso affidiamo le parole da condividere. Queste le due che maggiormente spiccano … a mio avviso. quandola pesia c’è i più attenti la trovano, sempre.

  11. ci sono poesie che si leggono una volta sola, altre non si finiscono di leggere e altre, queste, che si rileggono più volte e ogni volta ci colpisce un verso, una parola, un’emozione nuova.
    non ho titoli per dare giudizi, sono solo una che ama la poesia, e in questi versi ho trovato tanto amore espresso con delicatezza, ma anche una sottile sofferenza per l’incomunicabilità

    “….Siamo rimasti
    prigionieri
    del linguaggio…..”

    e la solitudine

    “…. Pure abbracciati
    confiniamo senza unirci.”

    nonostante l’amore.

  12. me li ero persi, e ora li godo, mi piace questa voce quieta e nitida, che si muove interiormente e richiama i miti facendoli domestici viatici e sogni da scriversi alle caviglie e ai polsi, come qualcosa che ha a che fare con una scrittura segreta, ulteriore, interrata in ciascuno di noi come nei vasi le grandi piante di una volta. Salvate ferni

  13. Parole che riempiono l’aria sintomi di uno stato perfetto. La tua poesia a una lettura attenta avvicina l’animo delle persone a qualcosa di profondo, di mistico, di magico è la capacità ci pochi di eleggersi, complimenti poetessa.

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