Poetry Lab: Carmine Vitale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da dove viene la tua poesia?
“Dalle scritte sui muri, dall’arietta di un mattino, da una mappa immaginaria, dai dettagli e dal loro piccolo indisturbato regno, dai draghi, da un sogno dimenticato, dai poeti che ho amato più d’ogni cosa, dall’imparare a leggere, da tutto quello che non so che è infinitamente molto di più di quel che sento di conoscere.”

Per chi scrivi, come immagini il tuo lettore?
Scrivo  tenendo sempre bene in mente il credo poetico del Milosz di Ars Poetica,  aspirando a una forma più capace che non sia né troppo poesia , né troppo prosa e permetta  di comprendersi senza esporre nessuno né l’autore, né il lettore a sofferenze insigni.

Come vivi, con te stesso e con gli altri, il tuo essere poeta?
Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova, te lo dico dal mio cuore sconosciuto, è un potentissima immagine che sembra essere sempre  allo specchio pronta ad interrogarmi incessantemente. In realtà e poi quale, ho sempre coltivato la poesia in segreto quasi fosse una cosa da non poter capire. Ho scritto per anni clandestinamente e poi ad un tratto mi è parso di sentire dentro di me un richiamo che mi permetteva di uscire poco a poco allo scoperto e di lì in poi mi sono state chiare alcune piccole cose sull’essere poeti. E cito:
Ricomincio continuamente da capo/perché ciò che dispongo in racconto si rivela una finzione/comprensibile per gli altri/non per me, e il desiderio di verità mi rende disonesto. Allora penso ai precetti dello stile alto e alle persone che non sono mai state necessarie. Come pure al fatto che da una vita intera mi inganna la speranza.

Come hai iniziato?
Non ho un momento nitido. Forse alla festa degli alberi che si teneva nel giardino della scuola elementare o la prima volta che ho visto una tigre. E in effetti la poesia è una cosa che neanche sappiamo di aver dentro, proprio come se fosse saltata fuori una tigre e si fosse fermata al sole, sferzando la coda.

Come ti veniva insegnata a scuola la poesia, che ricordi hai?
L’età lirica dovrebbe essere quella dell’innamoramento verso un poeta, una scrittura.
Ma in questo non dovrebbero esserci né frontiere, né tanto meno province, sbarramenti, barricate. E invece in molti insegnamenti si è sottoposti allo studio  verso l’arte poetica partendo da concezioni assolutistiche, nazionalistiche e fortemente necessarie, quasi obbligatorie.
Nulla di più ostile alla poesia
Che è libertà, sospensione dell’io, senso di appartenenza al noi, darsi in qualunque modo in pasto al mondo.
In questo mi sento davvero poco italiano nel senso poetico delle parole.
I ricordi sono legati alle mie letture che mi sono scelto seguendo l’istinto. E all’insegnamento di mia madre che mi parlava di poeti sconosciuti, quasi proibiti con poesie che iniziavano cosi: confido in me fin dall’inizio.

A chi fai leggere per primo i tuoi versi?
Quasi mai a nessuno. Poi capita che in circostanze particolari senta la necessità, il bisogno di comunicare in quel preciso momento cosa mi sta attraversando e allora scelgo chi mi sta di fronte: un caro amico, mia moglie, uno sconosciuto sul treno, la mia piccola bambina. Ma accade di rado

Usi la penna e/o il computer?
La penna il computer il dolore le voci
Qualunque cosa mi serve nel momento in cui sento di dover scrivere diventa oggetto indispensabile una matita, la tastiera di un cellulare, il registrare un pensiero.
E così si riempiono taccuini neri a metà, fazzolettini che si muovono al vento, la carta del pane, una scatola di medicinali, un piccolo spazio bianco sull’etichetta di una bottiglia.

Quanto viene di getto o è frutto di lunghe elaborazioni?
Credo che molto sia di getto allo stato puro, come una montagna incantata, il dolce confondersi degli atomi con lo spazio, la stella Assenzio, il caffè, lo  spirito delle leggi, le  scadenze, i ritorni, e che tanto sia invece dentro me a sedimentare come in fondo ad un grande depuratore e poi torni lentamente in superficie trasparente e oramai pronto per la scrittura.
 
A parte le tue, quante poesie di altri pensi di ricordare a memoria?
Tante  e dei poeti che amo, tantissime.
e tante parti in sospensione che credo a volte di non saper più distinguerle tra loro
Anche in queste risposte ci sono molteplici citazioni, pezzi di un discorso interrotto, frasi  mandate a memoria, paure che mi hanno aiutato a costruire  l’ emozione , il ricordo , la speranza  le salvezze.

Un consiglio prezioso da passare agli altri.
Leggere, per non dimenticare. Mai.

Un poeta su tutti.
Sono stato ostinato e deciso nella mia vita per cercare di  conoscere chi mi ha regalato l’amore per comprendere la poesia o almeno tentare di farlo  e cosi ho potuto incontare  Bohumil Hrabal in una sera di Praga dopo un appostamento durato giorni tra il Liben e la Tigre d’Oro o inseguire per venti lunghissimi anni Wislawa Szymborska per poi stringerle la mano a Bologna in un marzo di qualche anno fa e ancora passare un giorno intero con il grande Jack Hirschman a parlare di Pasolini, della poesia Un  giorno,di qualcosa che più non ritorna.
Solo Czeslaw Milosz  tra i miei amori non mi è mai capitato di  poter toccare, vedere, ascoltare Anche per questo lo cito qui. Per  ricordare  un poeta che ha scritto tra le  più belle pagine di tutti i tempi

***
Piccola nota vitale

carmine vitale è nato a salerno nel 1965
nel 1999 ha vinto il premio internazionale Emily Dickinson
selezionato al primo Festa Reading Collettivo di Poesia tenutosi a Milano nell’ ottobre 2008
la sua poesia è apparsa su samizdat clandestini a Praga, Dusseldorf, San Pietroburgo e Parigi
ha pubblicato:
Un giorno strano – Antologia del Premio Internazionale Emily Dickinson, Maggio 2000
Quello che possediamo – plaquette – Infinite Soluzioni editore – a cura di studio Oblique , Maggio 2010( ed. Fuori commercio)
Alcune Cose (e una lettera di Francesco Forlani )– Poesie – L’Arcolaio editore , Agosto 2010
In fase di preparazione Pariscope, Parigi –Petit Cahier di Viaggio- Historica editore nella  collana diretta da Francesca Mazzucato e ” Litoranea” la sua prima raccolta di racconti .

Sue poesie e alcuni racconti sono stati pubblicati  da diverse riviste, siti, blog di poesia e letteratura, tra i quali: La Poesia e lo Spirito, Nazione Indiana Sud – Romboid (in lingua ceca), Rebstein , Falso d’autore, Books and others sorrow , Microcenturie  ,,π pi greco  Conversazioni Poetiche, Montparnasse Revue Cahiers( in lingua francese)

È tra i redattori del litblog “La poesia e lo spirito”

***

In luogo di Prefazione

Lettera a Carmine sulla poesia

All’amico di Auden che chiedeva come mai la poesia non riuscisse a fare soldi, il poeta, rispose in modo semplice, esaustivo: perché i soldi non fanno poesia. E pertanto incontrare un poeta – i veri poeti si incontrano soprattutto attraverso le loro poesie – vale molto. Può costare un viaggio fino a Praga, una lunga attesa al pub dove era solito rin-tanarsi Bohumil Hrabal,soltanto per scambiarci poche pa-role o una notte all’addiaccio solamente per poter guardare negli occhi Wisława Szymborska, assistere  alla sua lectio  magistralis di Bologna. E mentre tu le fissavi lo sguardo, quasi annegando nelle sue pupille, lei ti osservava le labbra, impercettibilmente – eppure i poeti percepiscono ancor pri-ma di sentire – intente a recitare uno dopo l’altro i versi  che venivano letti in suo onore. Seduto in prima fila quasi an-ticipavi la lettrice, però in silenzio, perché le poesie non fanno rumore. Se n’erano accorti tutti e così aveva voluto  conoscere. Incontrare da vicino colui che ormai era memoria viva della sua poesia, il corpo poetico, come si dice. E così era venuta a sapere che eri una sorta di libro ambulante, un corpo di lettere, che senza importunare i passanti conservas-se ogni cosa per renderla ogni volta, e senza pagare nulla, viva. Sai Carmine credo che la poesia abbia cominciato il suo declino nel momento in cui si è impedito ai ragazzi di man-darle a memoria, ritenendo che fosse molto meglio farne dei poeti, che tanto tutti potevano scrivere poesie, perché, tanto, una poesia non vale niente. Figuriamoci poi la fatica di un pomeriggio intero passato a ripetere ad alta voce con il com-pagno di banco, da una stanza all’altra i versi di un poeta ma-ledetto o di regime. Valeva la pena allora, ti dico e penso, trascorrere non una vita soltanto, ma cento vite di questi giorni e notti, a sgranare i versi di Czesław Miłosz, di Attila József o di Jack Hirschman, come un rosarioPerché le poesie, Carmine questo lo sai, di questo ne sono certo, sono preghiere, e le preghiere non hanno un codice a barre, non rilasciano scontrini, ma vanno esaudite. La tua parola, grazie agli editori, è stata esaudita. E allora prego che in un tempo che va dal momento esatto in cui questo libro vedrà la luce, magari con un gemito come della piccola Gabriella, al fu-turo, ti imbatterai in un ragazzo, qualcuno, che ti sembrerà  incontrato per caso, che ti reciterà a memoria, trattenendo il fiato, guardando per terra o tenendo alto lo sguardo, uno dei tuoi versi. Abbracciami Francesca e il mare di lì.

tuo

                                                                                                                                              effeffe

*

Anche la felicità deve fare il suo dovere
sotto forma di altre apparizioni
residui di stelle
voci di cui  ci si dimenticherà

Conoscere l’inglese mi avrebbe evitato una brutta figura
volevo sapere il significato della parola Meadowlands

-Terreni prativi o forse prati-

Si scatenerà una ridda di voci
già lo so che ognuno vorrà dire la sua
ma non volevo questo:
era della felicità che tentavo di parlare

(una di quelle cose semplici
elementari
tipo: sentire una figlia spingere per entrare
cosi forte tra la luce del giorno
senza paura di sapere cosa l’aspetta.)

Mi ricordo di un tempo forse troppo lontano
dove non era necessario consultare le Effemeridi
e ricordo anche quella domanda “a cosa serve la poesia”?
come se fosse arrivata la fine di un film

Il catalogo di Messier fu pubblicato nel 1774
era il diario di un cacciatore di comete,
una professione ben presto scomparsa.

Ho letto che Sadachbia dista da noi 158 anni\luce
come se si potesse misurare  la felicità in base alle costellazioni
però il nome di fortunata tra le cose nascoste è bello,
devo ammetterlo

C’è l’immondizia da buttare;
a volte anche una frase come questa
ti fa sentire più felice a casa
(tra la vita da preparare
le foglie da calpestare
le scale da contare)

In fondo mi sto preparando,
ti sento arrivare
-volevo che tu lo sapessi
piccola mia-

*

Chi l’avrebbe detto

La vita mi è sembrata un panorama
che passava dietro i finestrini della macchina

(quando ero piccolo segnavo i punti della parigina
o del quarantotto con le carte, nel retro di una stanza di quel bar)
                                           Le storie di quei ladri di polli mi sembravano fiabe,
                                            poi ognuno è andato per la sua strada.

una volta guidando per la statale
mi è venuta voglia di passare di là.
Sarà stata l’ora tarda o la nostalgia:
certe cose, valle a capire

Il vecchio locale era chiuso
le mazze scomparse e l’unica cosa verde era l’insegna.
Ci hanno messo un negozio di quelli che adesso si aprono in franchising/ una catena/
Tutta la nostra vita finita come le voci
dentro quelle borse vuote,
anonime e in cerca d’acquirenti.

25 pensieri su “Poetry Lab: Carmine Vitale

  1. La lettera di Francesco Forlani, che accompagna il libro di Carmine, approfondisce il ritratto che di sé dà lo stesso Carmine. La poesia di Carmine, come quella dei suoi amati poeti polacchi, è soprattutto testimonianza, una lente sulla nostra esistenza e sulla Storia. Una lente fatta per mettere a fuoco i dettagli, le sfumature, come chi ingrandisce i colori variegati di una farfalla per apprezzarne maggiormente la bellezza.
    Abele

  2. é un genere di poesia che amo immediatamente, che mi appassiona.
    grazie, Abele, di averlo presentato, ho potuto così conoscere ungrande poeta.
    e grazie a Carmine di offirire la sua anima in versi.

  3. si intuisce passione…passione vera. Poesia ai primi posti, in una lista di cose fondamentali per l’esistenza, il merito tecnico lo lascio ai tecnici prendendo ciò che mi viene trasmesso: tanto.
    Il mio applauso.

  4. fELICE di questi bei commenti raccolti dal mio caro autore.
    Quello di Carmine è un libro fresco, agilissimo nella lettura e immediato nella comunicazione all'”altro”. Grandi pregi, credetemi.
    Un abbraccio a voi tutti e uno in particolare al grande Carmine!!
    Gianfranco Fabbri

  5. e mi sembra di stare dentro un film, ladri di bicilette, con quelle 2f: effeffe, che incorporano anche me!
    Bando agli scherzi,ci sono testi di Carmine Vitale che sono storie, in un arco temporale che va dalla nascita al tramonto, altri che sono lampi dentro un vetrino in cui li spoglia del superfluo per darne in rapida sequenza il corpo integrale, come un seme, raccolto sul limitare di un campo che tutti praticano, ma nessuno vede. Quando lo leggo,so che mi metterà gli occhiali, e anche un paio di ali,leggere, leggerissime, un niente quasi, che tiene la prossima, poi l’altra,poi ancora l’altra…fino all’ultima battuta, e scopri che era un cuore,quello che pulsava.
    ferni

  6. E’ come se conoscessi Carmine da sempre (eppure non conosco nemmeno il suo viso, ma ci accomuna la radice del cognome), non per alchimia neo-romantica, bensì perchè la sua poesia e un “luogo”, che puoi aver già visitato. I suoi versi vengono – senza struggimenti – dal cuore. Questo è un organo “vitale”, non è un semplice e logoro sostantivo. Egli ne ha fatto anche la chiave di volta di una architettura poetica dove interno ed esterno, soggetto ed oggetto, sentimento ed azione coincidono perfettamente. Una forma autentica e niente affatto retrò di neo-umanesimo della parola. La lettera di Effeffe è altrettanto “vitale”: sì, le poesie di Carmine sono preghiere. Da imparare a memoria.
    Un abbraccio.
    PVita

  7. Mi sembra che tutta la vita di Carmine Vitale confluisca nei suoi versi trasformandosi in “storie di un’unica storia”, in “Alcune cose” di un insieme intero, ma cesellato nei versi. E’ come se ogni singolo testo fossse un pò il seguito dell’altro, non singole poesie, ma una narrazione continua…piacevole da leggere.

    Un saluto,
    Rosaria Di Donato

  8. La prima volta in cui ho letto i versi di Carmine Vitale ho pensato che fossero dirompenti, incisivi, capaci di arrivare come un torrente in piena, era sempre qui, a neobar, per un omaggio a Pasolini. Ora ritrovarlo in questa nuova pagina a lui dedicata mi conferma la -portata- della sensazione e viene voglia di “leggerne ancora e di più”.
    Entusiasmante l’intervista, la lettera di “effe effe” e anche i commenti che precedono…

    Doris

  9. la tua poesia, Carmine, mi concilia con la vita ed il suo significato. Il tuo libro – come nel tempo lo sono stati i frammenti di te, raccolti in rete – sono preziosi tasselli della mia vita e della mia stessa scrittura.
    Grazie, sinceramente. (a presto)
    n.

  10. abele,che bello e che leggerezza in questo tuo spazio
    davvero sembra essere in un giardino nel pieno dell’età lirica
    tutte queste voci cosi generose nei confronti della mia scrittura mi fanno profondamente felice e sereno
    è un modo bellissimo di iniziare il nuovo anno
    dirVi grazie è poco rispetto a tutte le vostre parole che stampo e conservo tra le cose più care
    un abbraccio e un caro saluto a tutti
    c.

  11. “E in effetti la poesia è una cosa che neanche sappiamo di aver dentro, proprio come se fosse saltata fuori una tigre e si fosse fermata al sole, sferzando la coda”
    Come non pensare leggendo questa bellissima definizione a (il mio amato) Blake : “Tyger! Tyger! Burning bright / In the forests of the night: / What immortal hand or eye / Could frame thy fearful symmetry? “
    Basterebbe da sola a dirmi di Carmine e, anche se la sua poetica è sicuramente diversa da quella di Blake, guarda -si confonde- alla stessa luce.

    Nelle liriche presentate colgo anch’io quello che Rosaria, acutamente ha definito “una narrazione continua “ (“E’ come se ogni singolo testo fossse un pò il seguito dell’altro, non singole poesie”), lo spirito mutuato da quel “cacciatore di comete” incontrato nel“catalogo di Messier” del 1774, che mi sembra lo spirito di Carmine,
    anche se egli guarda alle comete delle piccole lucciole di felicità sprigionate qui sulla terra; queste lucciole illuminano dai suoi versi anche noi lettori, ci consentono anche di leggere le infelicità altre (e tante) .

    Grazie!

    Un saluto di buon rientro a tutti, un oh! di sorpresa e gratitudine ad Abele che mi onora della testata di neobar …:)

  12. attraverso connessioni di fortuna seguo poetrylab saltando dai commenti alla gioia
    ne approfitto per ringraziare ancora una volta Il Grande Abele per la cura e la dedizione che mette nella ricerca din una poesia che non sia stanchezza ma lieve e non solo attraverso le parole: un lavoro superbo
    e grazie davvero al mio piccolo grande editore uno che crede nella poesia come me mentre si scoprono nuovi pianeti e l’uomo sembra una vecchia remota macchinina ancora mi commuove la sua disincantata cerytezza che sempre arriverà poi il sole
    e grazie ai nuovi commenti tutti
    crederci nelle cose è anche trasmettersi poesia
    qui si fa tutto bene e in ottima compagnia
    vi auguro per ora ogni bene
    un caro saluto e a presto
    c.

    ps un saluto caro a effeffe

  13. “Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova, te lo dico dal mio cuore sconosciuto”.

    “E in effetti la poesia è una cosa che neanche sappiamo di aver dentro, proprio come se fosse saltata fuori una tigre e si fosse fermata al sole, sferzando la coda”.

    Grandi queste parole, ma tutta l’intervista lo è. Come dice Abele, un modo puro di vedere la poesia, un “darsi in qualunque modo in pasto al mondo” che deriva dalla libertà, dalla sospensione dell’Io. E poi “leggere” il più semplice e il più bel consiglio che si può dare a chiunque.

    Grazie! Ciao

    Fernando

  14. a carmine e a tutti non un ringraziamento, né una preghiera, ma solo una nota vorrei poter dare. Bene che ci siano i tuoi versi Carmine, (e di molti che qui sono intervenuti) e ancora meglio (ancora più bene) che accadano cose che portano, tutte, ad alcune cose. così si respira la vita, così le cose (e la vita) ci sembrano naturali. ottimamente (più che più che bene) sentirti recitare a memoria Bohumil Hrabal, Wisława Szymborska e i versi di Czesław Miłosz, di Attila József o di Jack Hirschman. eppure, però, carmine che gioia mi dai quando mi ripeti le formazioni del napoli (quella di Pogliana e Bruscolotti) e quella del Toro dei capelloni Pulici e Sala. Là, posso pure morire, e infatti muoio ogni volta effeffe thanx a lot to everybody e in alto i calici, al fratello carmine…

  15. caro effe infatti doman sera mi accingo ad andare allo stadio a vedere il napolicchio lottare con la Juventua
    e quanter formazioni ancor ti racconterò
    perchè caro il calcio è poesia e ricordo
    epico
    un abbraccio
    c.

    salute a te
    c.

  16. E’ una poesia che procede con un suo passo originale da maratoneta, e negli occhi ha una cinepresa
    Perché la vita è un ‘panorama’ che nella corsa ci scappa via ai lati, e deve essere ripreso, perché non vada perso.
    A questa poesia tutte le cose sono vicine, anche quelle lontane 158 anni luce, come se non ci fossero punti di fuga in un infinito irraggiungibile nello spazio, che anche lì sarebbe in qualche modo casa,
    ma tutto si ricompone in modo equidistante nei versi, tutto è vicino come la figlia che preme per arrivare, le foglie che si calpestano. Il punto infinito è tutto interno, nel suo predisporsi sempre all’attesa di un nuovo arrivo.

  17. enrico ,giancarlo quanta emozione nel leggervi
    e che gioia per uscir ancor di più dall’autoreferenzialità dopo la vittoria di ier sera con la zebrata squadra

    vi abbraccio e vi ringrazio
    davvero felice
    c.

  18. carmine vitale (in nomen omen) mi insegna sempre qualcosa: non “troppa poesia”, non la ‘poesia più’ (come la “sigaretta più” da burgess poi kubrik), ma meno, minimo, a lato del ‘sommo mistero’, ovvero, probabilmente, democratico

    poiché è possibile “comprendersi senza esporre nessuno né l’autore, né il lettore a sofferenze insigni” e lo trovo civilissimo: ebbene sì, questa attenzione alle zone ‘vitali’ ordinarie, inesplorate e pur iridescenti, fonda una poesia ‘civile’ eccentrica rispetto alla tradizione, ma che ‘ci’ dice più pienamente

    un saluto caro,
    rx

  19. ciao renata
    grazie del tuo passaggio
    sento mie le tue parole e come sempre il tuo apparire tra le parole mi rende sorrisi anche in giorni di pioggia
    grazie di cuore
    un caro saluto
    c.

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