Simonetta Bumbi: L’albero più bello del mondo

 

*

theinspirationroom.com

 

mi ripeteva così, al telefono.

ma poi vieni, a vederlo? mi diceva, con quella voce dal tono dei suoi pochi anni. pochi, racchiusi in un corpo da ventiquatrenne.

certo che mamma viene. e mica me lo perdo!

ho perduto qualcosa, ma non il suo secondo albero da convivente.

ha perduto molto, in questi ultimi due anni.

all’improvviso viene l’oggi, ché quando ti svegli è così. fuori continua a piovere. e dentro.

dentro faceva un caldo incredibile. il camino parlava di sé, ed io con l’albero. poi arrivava mattino, e quando lei scendeva correva a vederlo. e le brillavano gli anni negli occhi, e i miei, di riflesso. poi, la sera, io le dicevo di guardare l’albero più bello del mondo, e sedute sul divano, con le gambe abbracciate, le raccontavo di quando babbo preparava il suo albero più bello del mondo. e le guance si emozionavano. e le lacrime uscivano, e non erano le sole.

il sole sembra non arrivare più, dentro. e nemmeno fuori.

fuori di casa! vattene! mi cacciò con queste due frasi, lei. ed io presi la borsa, e mi chiusi alle spalle quarantasei anni di racconti. davanti avevo qualcosa che non conoscevo, e che ancora non conosco, o che forse non accetto. e penso al sangue appiccicato, e all’acqua che non lava, ché quando hai un marchio non te lo levi più di dosso.

c’era un dosso, sulla strada per andare a casa di orietta, che lui prendeva a forte velocità. e nel mentre si gridava, e si rideva, perché lo stomaco volava, ed anche le viscere, ed anche la fantasia. era come stare sulle montagne russe. era come stare dentro un vestito da bambini. invece eravamo solo in macchina, e non mi sentivo sola, ché mi sentivo con lui come ai vecchi tempi, quando si andava al lunapark dell’eur, e mi sorrideva, forse per conquistarmi, non so.

non so perché poi le cose t’arrivano, e comunque poi ci sei dentro fino al collo, e tirarlo fuori non è più possibile, e poi forse nemmeno ci provi più, ché il più somma solo quello che gli pare. e vedi tutto nero, o forse non vedi proprio più niente. nemmeno davanti.

davanti a quell’albero, quando sono andata a vederlo, ci siamo abbracciate con gli occhi, e le rughe coincidevano perfettamente. mi si è stretto quel poco di petto che m’è rimasto dentro. siamo simili. troppo. ma io non ho ventiquattro anni, e nemmeno lei. io sono rimasta a quattordici, lei è arrivata a cinquanta in due anni.

anni di favole, che mi sono raccontata da sola, mentre ero sola. oggi me le racconto in modo diverso, e il mio alberello non è il più bello del mondo, ma fa compagnia al ripiano del mobile, sotto la finestra che raccoglie le voci delle macchine, e con le sue luci, dietro le tendine, m’aspetta. io lo vedo, quando torno a casa, e mi sento a casa, anche se è vuota. non m’aspetto più niente. aspetto solo.

solo è che pensavo, e un pensiero di morte m’ha abbracciato, stasera, mentre me lo guardavo. sotto ci sono già dei regali. quello di mio padre è con me da sempre, ma quello che aspetta mia figlia non arriverà nemmeno quest’anno, ché l’abbraccio di suo padre io non glielo posso dare.

dare una carezza a pisolo è facile, è un sorriso al presente che mi rimane difficile.

l’asfalto bagnato porta dentro il ricordo del suo piovere.

pisolo e bigné sono acciambellati nella cuccia. penso che tutti hanno i loro problemi, e forse anche i miei piccoli amici li hanno. chissà. li accarezzo, ma solo con gli occhi, ché non voglio svegliarli.

fuori piove, e penso.

penso che io vorrei essere svegliata…

 

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10 pensieri su “Simonetta Bumbi: L’albero più bello del mondo

  1. Presenterò presto il nuovo libro di Simonetta Bumbi, ci tenevo però a concludere l’anno con questo suo testo che fa luce sul natale più vero. Non a caso ho scelto la musica di Morricone. So che piace a Simy e mi ricorda le mie reazioni la prima volta che ho visto Cinema Paradiso, quasi irritato ma con un magone che non riuscivo a trattenere. E così trovo il Natale, un guazzabuglio di luoghi comuni,con il magone compreso nel prezzo.
    Abele
    P.S. Mi sono poi ricreduto, in buona parte, su Cinema Paradiso.

  2. Leggo per la prima volta Simonetta Bumbi e sono rimasta molto colpita dal suo stile: un colloquio ad alta voce con se stessa, un modo “d’indagarsi”, analizzare l’emozione, attraverso la descrizione di gesti compiuti, atti successi. Piacevolissima scoperta da approfondire assolutamente…

    Doris

  3. Davvero bello, questo racconto, che procede per piccoli tocchi delicati e netti, con un piglio tenero e asciutto, autenticamente emozionante, ma sommesso e contenuto, nel suo pudore narrativo, che mi ricorda un po’ Natalia Ginzburg. Anch’io sono molto stimolato a continuare a leggere e ad approfondire. Complimenti. A presto.
    Saluto Abele (anch’io ho avuto un simile rapporto, di reazioni contrastanti, con Cinema Paradiso), l’autrice Simonetta e tutti i frequentatori di questo sempre più prezioso “punto d’incontro”.
    Francesco

  4. Simy è cometa lucente di un’umanità impressionante, riesce a trasmettere anche i più piccoli particolari ti abbraccia con la lucidità di chi si aggrappa per sopravvivere e poi ti avvolge di quella semplicità di dialogo che ti spezza le gambe e non ti fa scollare fino a che non arrivi sino in fondo e non te ne accorgi che la leggi tutta di un fiato!
    Si sente anche qui che la cometa ha il suo strascico freddo, di quel crudo che intorpidisce, ma lei sa che in fondo può lottare e trovare intorno chi è nelle sue corde e che in fondo sorridere
    fa parte di quel noi che portiamo dentro, dentro coi nostri magoni ed è ben evidente la sua capacità di esporre e scrivere da vera narratrice qualsiasi storia vera e farla divenire una favola!

  5. essere qui.
    e sento.
    e sono grata ad abele, anche per morricone, che una notte mi diede un’altra favola da sognare.
    e poi rileggere e leggere voi.
    e ancora il magone, e so che dirvi grazie è poco, come me, che ancora aspetto di essere svegliata, malgrado siano anni che, ma è tutto quel che ho.
    e ve lo dono col cuore.
    grazie.
    simy

  6. Questi problemi che si svelano e non si svelano, che si rovescia il fronte e ci si arrovella e i problemi restano, ma tutti ne hanno da affrontare.

    Resta la visione di una stanza decorata per il Natale, mamma e figlia vicine, che ridono e che piangono. Un uomo e un padre lontano.

    Molto bello per me, di una delicatezza fuori dal comune.

    Ciao

    Fernando

  7. ti porterò una rosa e tu sorriderai…con la mia bocca e fra le labbra…spine di piacere sapranno liberarti…sangue nel palmo di quella meridiana…che toglie l’ombra per farsi attimo compiaciuto, e poter dire permesso potrà solo a noi, e concesso sarà il brindisi iniziale, passaggio di quei vocali a concepir respiri…per quei pensieri che avranno accordo d’un labiale, che melodia sarà il finale…dove la parola non avrà mai il suo punto.

    e aprendo il tuo libro a caso ho riletto questa tua poesia e con i tuoi versi ti rispondo…io e te ci parliamo con il silenzio perchè il nostro dolore è grande ma sa aprirsi a tanta bellezza…un giorno ci incontreremo, passeremo ore a parlarci camminando vicino il mare…perchè il rumore delle onde dà energia…respirando gli odori della nostra pelle che resiste a tutti gli inferni senza bruciare mai…perchè noi ci siamo sempre…siamo madri e siamo state mogli e da sole, in ogni istante possiamo dare un immenso contributo di sincera umanità….e questo non è un miracolo ma siamo noi, semplicemente noi stesse.

    ti abbraccio forte simy

    gloria

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