Elina Miticocchio: Oltre lo specchio

 

Oltre lo specchio

una figura attende l’ora della treccia
ha lunghi capelli colore dell’oro
li pettina il vento ruffiano li guarda
nel rosso tramonto gioca di foglie

la meraviglia alberga nel cappello della notte

dice la custode dal respiro tenue

proteggi tua madre, sii conforto al suo passo

componi il ramo, ricuci la tela, sorveglia

là qualcuno scrive una lettera

col gessetto sul diario che portiamo in tasca.

*

Oblò

Ho avuto case ad abitarmi
nessuna cosa è perduta.
Le tue stanze senza porte avevano oblò
non troppi mi sarebbe parsa una prigione
così l’ho scambiata per una nave.

Anche di notte faccio ritorno
senza parola approdo appiglio
sosto e attendo
spengo la luce tesso illusioni
filo il miracolo d’onda immobile.

 *

Acqua smossa

Aveva gli occhi chiusi

come una pianura di grano

arso a mezzogiorno

ogni tanto li apriva

richiamata da un’ombra

sbucata da una riga

o da un mezzo rammendo

le parlavo di numeri

erano dita di nuvole

di peltro, lontane

che fatica impararli

mi diceva che non era grave

avrei avuto occhi grandi

per giocare coi papaveri

un giorno sospinta da troppa luce

bussato ad una porta

tenendo nella conca

della mano una minuta

linea di splendore inafferrabile

sarei sopravvissuta alle lusinghe

di farfalla disegnata con pochi colori

ingoiato acqua di fontana

fino a smuovere le radici

che l’amore aveva creato

un giorno e senza chiedermi il conto.

 *

Fanno la fila

i ferri da stiro
quando evaporano lettere
che scrivo a me stessa
a chi interesserebbe sapere
il colore di un comune calzino
?-
a volte per le stanze danzano
foglie rosse autunnali
nessuno le sfiora con un dito
è più facile calpestare un sorriso
che esplorare un petalo di foglia
e ti chiedi perché non vivi
di quel solo colore
senza orologi che ti segnino il passo.

 *

Incipit (giardino segreto)

Avevo voglia di alberi

e acqua di pioggia

a lavarmi la faccia

.

la luna si era arresa

al lento divagare

giocava distratta alle piccole angustie

.

al trascorrere delle ore

si formavano parole conosciute

come baci rimandati al mittente

matite oneste

ad indicare un cielo inarrestabile

in cui perdersi senza evadere

chi resta assente

o visibile in altri luoghi.

 *

Come Psiche non ho riconosciuto amore

Ladro amore afflitto di speranze
esibito come l’appartenenza
al grembo che ci ha generato
schiavo di abitudini incurabili
geloso e senza lacrime
né concessione alcuna
come una scatola pronta
rammen-di un giorno inatteso
gambe tremule
alla stazione del sentimento.
I passi sfiniti d’assenza
fanno l’amore (e)sangue
dietro stelle cadute
dorme
per tornare embrione
sprofonda negli abissi.

 *

Camera di ricordi

Nel sonno della notte
la bambina scalza
si muove sulle punte delle dita
canta una porta nascosta
un viale alberato
trattiene viole del pensiero
per raggiungere il mio corpo
e abitarlo.
E’ un pianto lieve
mentre mi viene incontro
la sua assenza.

 *

Incipit (da un filo di fiato)

difendere le voglie d’infinito

chi- è -dono

da parte a parte

.

non disarmare le stagioni del loro

susseguirsi, eterno onere abbandonarci

stremati dal caldo e dal fitto inverno

.

lumi-nascere

sarò più bianco della neve.

 *

Apprendo dalle ali stonate un canto sigillo di cure

Di chi erano le labbra, di chi le braccia a stringermi?

avvolgo le spalle nel nero

dello scialle canto l’essenza

pane spezzato, pane pegno d’amore
pregno di mancanza
senza alcun nome nato

segno col rosso il rigo

del dolore sarà il perfetto scorrere

scivolo in preghiera annoiata

scalpito urla di gioia

il Tuo cuore senza bende.

 *

Dove crescono i sogni il pensiero gioca a moscacieca

ho verniciato le mie scarpe di sposa

chiesto in prestito un seme

lo pianterò sulla luna che nasce

alla stessa ora, senza rintocchi

un castello di sabbia bagnata

a farmi dimora

attenderò il risveglio del fiore

erboso il viaggio

prossima al respiro

della prima nascita ascolterò il vagito.

22 pensieri su “Elina Miticocchio: Oltre lo specchio

  1. Fi(g)li/ segni dello stesso ordito.
    Penelope/Arianna che attende/tesse il passare delle stagioni.
    Lo specchio fissa/muove le immagini di quel film che Dylan Thomas individua prima del “vagito”:
    “Nel sonno della notte
    la bambina scalza
    si muove sulle punte delle dita”
    Come un incipit sospeso tra le ombre della caverna.
    Abele

  2. Versi che puntano al cuore. E colpiscono l’obiettivo. Fotografando momenti quotidiani e ammaliando i cuori di chi vive il quotidiano.
    Grazie.

  3. Che bello Elina, leggerti in altre sedi mi da un effetto di gioia, di frizzante novità
    ed i tuoi versi, nonostante li conosca bene seguono a riempirmi di belle sensazioni.
    Sono felice per te. Ringrazio Abele dal cuore per questa splendida sorpresa!

  4. “Oltre lo speccchio” l’ incanto di un sorriso che scrive in punta di labbra un diario di sogni. Il vissuto psichico diviene un felice gioco di immagini che illumina il quotidiano di visioni che sbocciano come fiori primaverili. L’ incanto è attesa di una nascita: desiderio di inizio oltre il riflesso.

    Complimenti Elina!

    Rosaria

  5. Arrivo a leggere Elina, in ritardo come sempre.
    Credo che ormai si sia abituata a questo mio esserci sempre dopo. I suoi versi sono un arcobaleno poetico da trattenere per quando il grigiore invade l’intorno, ecco perchè anche se tardi, per ultima o apparentemente inutile, arrivo a fare incetta dei passi a colori.
    Grazie, Elina e grazie anche a te, Abele.

    clelia

  6. ad Abele il mio affettuoso grazie per aver ospitato le mie parole
    molti testi hanno nessi, collegamenti ad immagini, colori “in apparenza”
    la mia voce ancora in costruzione mi fa emozionare, ora che liberamente posso dedicarmi a trattenerla un attimo
    un generoso grazie a tutti voi che avete letto o riletto frammenti di viaggio, avete riscaldato questa giornata rigida e di poco sole

    Elina

  7. ho letto incantata i suoi versi…
    è la delicata visione di una donna che mette a fuoco la vita quotidiana, che sa esprimere il senso dell’umano consistere di calzini e nuvole, e riesce a trasformare il tutto in oro puro, l’oro della Poesia.

  8. “non disarmare le stagioni del loro

    susseguirsi, eterno onere abbandonarci

    stremati dal caldo e dal fitto inverno.

    lumi-nascere

    sarò più bianco della neve”.

    Versi all’altezza di “Foglie d’erba”. Grazie ad Abele e ad Elina per l’ottima proposta.
    PVita

  9. Ho apprezzato tutti i testi qui postati, ma trovo “Acqua smossa” una poesia particolarmente riuscita nel suo evocare immagini attraverso un filo che pare arrotolarsi e poi dipanarsi in variegati rivoli semantici, grazie all’alone metaforico che avvolge i versi. Estremamente suggestivo inoltre l’incipit:
    “Aveva gli occhi chiusi
    come una pianura di grano
    arso a mezzogiorno”
    Complimenti, Elina, e grazie ad Abele

    Teresa

  10. non riesco a scrivere sui testi di Elina, sento familiarità per certe stanze, dove la parola fa eco ad alcuni suoni già conosciuti. E poi ci sono degli scarti, dei cambi di direzione,come se indossasse scarpe e pesi,dentro le piante, che la fanno a volte vegetare altre invece sorvolare luoghi visti in lontananza, in riflessione o in trasparenza. Insomma, trovo che ci sono dei passaggi ben delineati e praticabili in più direzioni, altri invece come appena sbozzati, o usciti dal guscio, come se nel suo orecchio ancora la lumaca stentasse a cavarne l’armonia. ma la stoffa c’è e dunque Arianna, Penelope o anche le Parche, potrebbero tesserne luoghi di diverse ingegnose e labirintiche sequenze. In bocca al lupo, perchè trovi l’universo che la anima.ferni

  11. ringrazio ancora per l’attenzione e le osservazioni svolte che ritengo belle e sincere
    ancora grazie per l’augurio che è di grandezza incommensurabile
    continuerò a cercare con fiducia una parola ancora nuova

    e ora posso abbracciarvi tutti
    Elina

  12. una bella sorpresa entrare per leggere Marco e trovare tanti amici, per prima Elina e i suoi boccioli di poesia che hanno l’incanto delle cose leggere eppure fortemente significanti.
    Blumy

  13. Poesie che sono riuscite a toccarmi, sfiorami, con la stessa delicatezza di una soffice ragnatela mossa da un vento senza fretta: il tempo si ferma in questi testi, il ricordo si fa dimensione di -presenza-, non rivisitazione, piuttosto ritorno al sé. Piacevolmente incantata da questi versi, freschi eppure eterni, come rugiada che disseta.
    Complimenti Elina.

    Doris

  14. Particolarmente colpito da “Oltre lo specchio” e “Fanno le fila”. Una poesia limpida, ma non semplice. Densa di significato e di immagini evocative. Sta qui la tua bravura secondo me.

    Complimenti!

    Fernando

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