Ciprì e Maresco: Il testamento di Mario Monicelli

 

Maresco: Meglio dunque sotto una duna del deserto
Monicelli: che non sotto a una lastra in Campidoglio

Epitaffi:

Nessuno lo salutò mai per primo.

Non cedette mai a nessuna attrice.

Muoiono solo gli stronzi.

 

Mario Monicelli (1915-2010)

 

***

Fellini, Pasolini, Buñuel, e aggiungo anche Monicelli tra i maestri di Ciprì e Maresco. Perché quei film capolavoro, come “I soliti ignoti” (1958), sbrigativamente definiti come commedia all’italiana, ripresi in seguito fino all’esaurimento delle formule e delle varianti, hanno trovato  in Ciprì e Maresco, nel loro cinema “funereo”, nuova vita.  Come omaggio al Maestro che se n’è andato, con un salto “Cinico” fedele ai copioni dei suoi film, propongo queste interviste che raccolgono le sue volontà. Un omaggio anche al cinema di C&M con la speranza che almeno loro, fino a quando sono ancora in vita, resuscitino.

(Ho incontrato Monicelli diversi anni fa, a Londra, fresco di studi di cinema. Gli feci notare, con l’ingenuità dei giovani, quanto Allen avesse “citato” “I soliti ignoti” in “Small Time Crooks”. Lui non si scompose più di tanto, sembrava non aver neanche visto il film di Allen, e mi sorrise con il suo simpatico ghigno come a dirmi: “ma cosa vuoi che me ne importi…” Ciao Mario).
Abele

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11 pensieri su “Ciprì e Maresco: Il testamento di Mario Monicelli

  1. basta ricordare la magistrale “lezione sulla cassaforte” tenuta da Totò in “i soliti ignoti”, una lezione di cinema unica!

  2. Giovanni Veronesi: «Non so che cosa si dirà domani di quello che è successo , ma una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale».

    Sembra davvero l’utimo atto di una grande commedia…

  3. Ho sentito, egoisticamente,un gran dolore.
    Volevo restasse ancora…ma poi ho pensato che bisogna lasciar andare, con rispetto
    con ammirazione, in silenzio.. una lacrima.
    Non gli piaceva il termine Maestro, ma come si fa a non pensarlo tale??
    Il più grande, per me, credo per molti.
    Vale.

  4. Appena l’ho saputo ho pensato: “E’ quello che voleva, amava troppo la vita per subire la morte!” In una intervista una volta l’ho sentito bestemmiare, come fanno i toscani, contro la beffa del dover morire, disse che letteralmente gli rodeva di “dover” morire… Come si fa a pensare che un uomo così possa aver espresso questo gesto estremo di autodeterminazione in preda alla disperazione? No, la sua è un’altra lezione…

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