Iole Toini/Poesia

Iole Toini: Grandiosa terra viva

Lars Raun

grandiosa terra viva

Grandiosa terra viva, terra

emersa dalla gola.

Sei d’ombra e taglio, terrificante incontro

nero di fiumi sotterranei, che lanci

nell’immenso come un pianto

                                                           –          libero, libera

incendio della rosa.

Donne, strade, ciottoli appiccano scintille

quando la tua anima selvatica chiama boschi

e danze come un solo vero corpo, amore.

Tu lo sai, è per i fiori in petto che si resta,

nell’estate alta sopra il rogo di una terra

spaventosa.

In un frastuono di lampi, i cieli

fanno ressa per un sì.

Così affonda nuda la tua sete

e buio e tempo fanno boccio uguale.

La meraviglia è un bene che viene

dentro il mare o nella carne

dove il cielo vien giù, lontano, grande.

***

I prati fanno nodo in gola oggi che è ancora inverno.

I campi aperti dalla neve stanno fermi

dove il fiato cede al fare lento delle cose.

Nel tempo immobile tutto trova posto

meno il cuore che si muove a balzi fra l’uno

e l’altro istante. E fiero arriva il buio

come un uomo grande – spaventoso – a dire

che il pensiero è sempre troppo svelto, corre

come fa un temporale estivo,

scroscia dentro i solchi cercando rese

valli aperte, nomi

dove spezzare il seme come un pane.

Fragile natura che non mi posi,

aiutami a restare salda al passo quieto degli abeti

e sopra e sotto l’orto abbandonare il peso

lasciare che l’amore mi addolori

e poi mi superi come un miracolo possibile.

***

La bocca indugia sul doppio

giardino, nel nodo, dove ogni cosa ha verità.

La terra si disfa.

Nome, vento, slegano prossimità inimitabili.

Il buio traduce nel giorno la parola.

Assenza sconfina, fa forma.

L’ignoto viene.

E’ vera ogni cosa.

Vero il volto.

La distanza.

Questo è il luogo rigoglioso.

Ogni cosa indubitabile.

La grande dorsale è avvenuta, avviene,

vibra sull’orlo, senza riparo, tende l’agguato,

scompare.

Guarda: qui è la cosa.

Già tua.

Vera mancanza.

Io non è

che il suo nome.

Altraltitudine conferma l’unione.

***

ogni cosa ha un segreto
se non lo domandi scompare.

             – Davide Rondoni 

C’è un bosco tra le case, l’antica foresta

dove bocche svelano la muta dei cani.

Qui non lascia tregua la neve,

non resta impronta sul bianco dei lenzuoli.

Un grido spalanca cuore, pelvi.

/

Fuori, l’erba canta i corpi lividi:  la conquista dei trafitti.

Niente ha più condizione del patire.

La resa è in campo aperto,  senza voce.

Per questo ancora inverto rotta

senza obbedienza

cerco il pieno di un silenzio

dove frutti un’ombra che levi il volto

all’unica domanda.

Lars Raun

***

GAS

Sulle scale c’era odore di gas.

Era stesa sul divano come l’avevo vista tante volte; la stanza

ferma dentro la tazza di latte, briciole di pane, il lavandino

colmo di piatti sporchi.

Era diventata pigra, diceva, da vecchi non si ha più

voglia di niente, niente consola l’apatia delle giornate.

Ho spalancato le finestre, chiuso il rubinetto del gas.

Da quando suo figlio se n’era andato, dimenticava le cose.

“Hai lasciato aperto il gas, nonna! “ Non ha detto niente;

si è sollevata sui gomiti; si è messa seduta.

Ha sfregato l’occhio morto. Lacrimava tutto il tempo.

Ho alzato le persiane, aspettato che mi guardasse per parlarle

di qualsiasi cosa.

Il biglietto era sul tavolo, un pezzo di caos

dentro il peso di quel luogo che cercavo di trattenere

mentre stava franando dal foglio – il tavolo la tazza il divano –

sul pavimento dove tutto finiva come un tonfo.

Poche righe in una calligrafia tremante: “troppo vecchia cieca sola”.

Così feroce la vita.

***

Estate

Lei indossa una cuffia bianca.

Il costume è azzurro.

Lui la segue verso il bordo della piscina.

I corpi asciutti falcano l’aria come fosse neve.

Si muovono lenti come daini.

In punta di piedi assaggiano l’acqua.

Li guardo come si guarda un’auto che sfreccia contromano.

Mi siedo sul bordo vicino alla scaletta.

Li cerco fra le teste che affiorano

e scompaiono dentro l’acqua.

Mi giro verso le sdraio. Sono lì, seduti vicini.

Lei ha una medaglietta; le cade fra i seni.

Una ciocca di capelli bianchi fa capolino dalla cuffia.

Si alza. Lui di nuovo la segue.

Mette le ciabatte vicino a quelle di lei.

La donna si immerge piano.

Lui scende dalla scaletta proprio quando

mia figlia mi spruzza. Le urlo “attenta!”.

L’uomo sorride come tutto fosse possibile.

Sorrido anche io, dico “buongiorno!”.

Mi guarda toccare la sua bellezza

che si apre come un sentiero dentro il bosco.

Saluto la donna con uno sguardo

di complicità che ci appartiene da prima di nascere.

“Lei 76,  io  85 “  dice lui cogliendo

la mia attesa. Mi sento inspiegabilmente parte

dei loro anni che cedono piccole ombre ai tratti lucenti del viso.

Li saluto con un cenno della mano.  

Torno al mio telo, al libro, alla sacca aperta sul prato.

Le cicale fanno mucchio dentro le foglie del cedro.

***

Tommaso

Il mio collega si chiama Tommaso.

E’ lui che apre l’ufficio alla mattina.

Viene al lavoro col pullman.

Col piede che zoppica sale strisciando il vialetto,

il sacchetto della merenda dondola dal braccio sano.

Con la mano buona prende le chiavi di tutti gli armadi,

prepara i timbri, accende il pc.

Parla poco; saluta soltanto quando ne ha voglia.

Tommaso vive solo.

Nessuno crede ci sia niente di strano.

La sua casa la immagino senza parole che fanno

pane, voci di donne lungo le scale.

Tommaso comincia a esistere quando entra in ufficio.

Lavora piano, senza tempo.

Chissà se pensa a qualcosa diverso

dal fare bene le cose.

Ogni tanto si arrabbia.

Apre la botola scura, la saliva

gli scende dagli angoli della bocca.

Batte la rabbia sui muri, le case, tutti gli alberi del cortile.

Ficca ogni cosa nell’angolo buio

dove non entra nessuno.

Tommaso non è un uomo triste.

Non è nemmeno felice.

E’ rimasto nel posto dove non tutto è finito, dove

niente è mai cominciato.

Ora mi porta una carta; 

con la voce che zoppica come il suo piede mi dice “questo è per  te” ,

va via.

20 thoughts on “Iole Toini: Grandiosa terra viva

  1. Un grazie di cuore a Iole per questi testi inediti. Volendo potremmo dividerli in due parti, la prima “Terra viva” e la seconda “Vita feroce”, ma visto che si tratta di poesie di un “work in progress”, più che fare differenze e ipotizzare direzioni, preferisco soffermarmi sulla bellezza di questi versi. Per “bellezza” intendo poesia che sa e osa lasciare il segno, che va oltre le distinzioni tra forma e contenuto per farsi canto “vero” e struggente (ma controllato e puntuale in questo caso). Poesia che sfonda una breccia con il tocco di una rosa:
    “Tu lo sai, è per i fiori in petto che si resta,”
    E poi anche:
    “La meraviglia è un bene che viene
    dentro il mare o nella carne
    dove il cielo vien giù, lontano, grande.”
    La completezza di questa poesia scaturisce dal suo passaggio, a volte all’interno dello stesso testo, da una visione cosmica, di una natura benigna/matrigna (contrasti che, come in Pasolini, vanno sempre insieme) a uno sguardo sugli esseri umani, a un microcosmo “dove il fiato cede al fare lento delle cose”, tirando le somme in maniera tanto partecipe quanto “spietata”:
    ‘Poche righe in una calligrafia tremante: “troppo vecchia cieca sola”.’
    Abele

  2. Qui, in queste lastre che sconfinano tra un fuori e un’ombra fatta di profondità, ci sono molto più di due occhi che stanno di guardia, e a tutto tondo misurano il mondo, che sta dietro e sotto, un’argilla fresca, che s’impronta di presenze, che raccoglie l’orma cava delle assenze.C’è un altro occhio, che lancia uno sguardo come un ponte tra la gente e ha fondamenta che si muovono tra la radice delle vertebre, che tutto e tutti regge in piedi, in questo zoppo mondo di carta. Ed è pesta, la gente che qui si raccoglie, in una specie di raccolta, differenziata dallo stupore che,a nche così, in questa tragica arca delle pene, ci sia chi solleva il sole sulla scena, tinteggia di senso la vita e ne fa una speciale resa poetica, avulsa dai contratti, dai com-party, lontana da tutto, fuorchè dall’umanità.E i gesti, a volte, quelli che partono dalla radice innestata al dna comune, al fossile dell’origine di ognuno, ancora sanno preparare una resa emotiva impareggiabile.
    Li rileggerò di certo, ferni

  3. Grazie Abele per la tua accoglienza!
    Conosco da poco questo luogo, e in parte mi sembra sopperisca alla mancanza (penso di parlare non solo per me) di Rebstein – Francesco Marotta.

    E grazie per la lettura – tua e di Fernirosso – che apre anche a me la comprensione del mio stesso percorso.

    Silvia— non so … a volte sì, sembra di poter incontrare quel luogo di quiete dove le cose smettono di essere spaventose. Ma solo a volte.

    Alessandra — la tua presenza è sempre piena di attenzione e calore che fa bene.

    grazie!

    ciao a tutti
    iole

  4. Nel tempo immobile tutto trova posto
    meno il cuore che si muove a balzi fra l’uno
    e l’altro istante.

    Lo sguardo di Iole è speciale. Come la sua poesia.
    Sono felice di leggere questi suoi inediti, la abbraccio e la saluto con affetto.

    E un caro saluto e al padrone di casa :)

    Stefania

  5. Neobar è uno straordinario crocevia… Iole l’ho incontrata alla pubblicazione di Francesco Tomada, proprio in queste pagine e ora la ritrovo con dei versi capaci di offrirsi spogli di ogni rivisitazione che non sia uno sguardo capace d’essere nudo ad accogliere gli eventi, nella loro essenzialità. Parla ancora di più il taciuto, in sottrazione l’emozione raccolta si fa così propria, di ognuno, libera d’essere. Complimenti all’autrice e anche ad Abele e Ferny con le loro complementari impressioni che condivido.

    Un saluto a tutti, Doris

  6. a partire dal titolo che racchiude la terra, terra che si inarca, terra tra, ma ancora di più terra che è, fra gli aggettivi “grandiosa” e “viva” (così che io leggo: la terra grandiosa in quanto viva)
    il senso di quella dicotomia (“di una natura benigna/matrigna” della visione pasoliniana) alla quale ottimamente fa riferimento Abele,
    infatti la terra è viva e grandiosa (e espansa: grande è sia il cielo in unione, che “viene giù” dentro “il mare o la carne”, sia “il buio come un uomo grande – spaventoso” che la attraversa, avvolge )
    perché contiene la bellezza, l’amore, la forza,
    ma anche (e molto!) il dolore, la paura, l’insensatezza del vivere e nn vivere, di vivere in parte o per niente,
    come testimoniano le “storie”
    qui offerte in modo scenografico, vivido ed empatico, e con una grande delicatezza (senza cioè invasione di “campo” -senza eccessiva messa in scena- da parte dell’autore, e questo è davvero bene!), pure nella crudezza di quello che viene “toccato”, raccolto dai versi,

    versi che sgorgano da un fondo scuro (dal fondo della bocca, la bocca più che l’occhio infatti qui è raccontata detta – in diversi punti) dal fondo scuro, dicevo, del “canto”

    da quel buio- mistero nel quale (riprendendo il distico di Rondoni) “ogni cosa ha un segreto
    se non lo domandi scompare.”

    così che queste poesie mi sembrano appunto dire, o provare, la domanda
    e a farlo in modo alto e umano, rifuggendo dalla tentazione, magari oracolare, della risposta (che diciamola tutta … anche dalla “bocca della verità” spesso viene fuori enigmatica e balbettata, se non addirittura in forma di domanda…)

    ok, termino
    molto piaciuta!
    ciao!

  7. Iole. A volte sai salire come una bambina sulla sedia. Con una prospettiva dolente che sanno solo occhi di donna preadolescente. Una rotazione consapevole sul non sensato, sul non detto. Ho sempre questa vertgine quando faccio ruotare la testa entrando nella tua. Perfetta.

  8. Leggo con maggiore curiosità gli ultimi due testi “Estate” e “Tommaso” e scopro, nel primo, il finale a sorpesa (l’età dei protagonisti), nel secondo, la vita-ufficio-senza tempo di un uomo. E’ poesia/narrativa che propone in pochi fotogrammi un condensato di esistenza. Una scritttura interessante!

    Rosaria

  9. Stefania — grazie per la tua presenza costante. Ti sento sempre molto vicina. un abbraccio di stima e affetto anche a te.

    Teresa — sei per caso Teresa Ferri? il commento asciutto ed efficace mi fa pensare a ‘quella’ Teresa. se sì, benritrovata nei percorsi larghi e sempre emozionanti della poesia! altrimenti ben trovata uguale :)

    Doris — sì, ci sono blog che davvero sono catalizzatori. diventano insostituibili luoghi di incontro.
    Grazie per la tua attenzione e grazie doppiamente a Abele.

    Margherita — ti ho letta spesso nei commenti a testi su vari blog. Un occhiotelescopio il tuo, che sfoglia pieghe sottilissime, fa strada dentro ai versi con una capacità eccelsa.
    Grazie molte per la tua attenzione!

    Nerina — la tua presenza luminosa mi fa sempre grande gioia!

    Rosaria — grazie! La poesia che sa raccontare gli ammutinamenti della vita mi affascina molto.

    Grazie anche a Roberto per la lettura e le parole.

    Ciao!, iole

  10. Belle, davvero tanto. “Grandiosa” terra viva!

    Tu lo sai, è per i fiori in petto che si resta,

    nell’estate alta sopra il rogo di una terra

    spaventosa.

    Grazie;-)

  11. ho letto la prima, tentata come dicevo a doris poc’anzi.
    e resto stregata da una parola secca come certe terre del sud eppure verde
    come quelle erbe, spesso aromatiche, che ce la fanno a crescere fuori dalle pietre, nelle rocce.
    leggerò con più calma il tutto. ma che meraviglia. davvero

  12. Di nuovo grazie a Iole e a voi tutti per i commenti. Aggiungo che di questa poesia, da leggere ad alta voce, mi piace molto anche la musicalità, il ritmo cadenzato.
    a presto!
    Abele

  13. Ciao, mi avevano detto di questi testi e sono ben contenta di averli letti. trovo la tua poesia cambiata, più aperta, più aderente al reale, la vita si srotola come una pergamena, come un film, si apre e si sfoglia come un album di fotografie. ciao antonella

  14. Una poesia che conosco e ho visto crescere e affinarsi negli anni. Già lette le ultime, magnifiche poesie, ma una sorpresa questo canto che si inalza con grande liricismo dalla terra e la fa sua, parte di un sé poetico altissimo e dal timbro sicuro.
    Daniela

  15. Riesco a frequentare la rete a singhiozzo.
    Ringrazio solo ora Vittorio, Fiore, Antonella e Daniela.

    Antonella — mi fa piacere che la mia poesia (per quanto ora scriva quasi niente) si evolva. Bentrovata!

    Daniela — quello che ho scritto – lo sai – molto lo devo a te. Se non ci fosse stato questo scambio serrato fra noi, credo che tanto di mio non sarebbe stato fatto. Lo dico davvero.

    Grazie Abele per l’ospitalità e l’ascolto. Ciao!

  16. Letto ora queste poesie, e ti trovo molto più serena, più pacata, più consapevole.
    Ritornerò a leggerle appena riesco a connettermi da un pc.
    Sempre bella sei!
    Anila

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