Francesco Tomada: La signora Ines

 

Roberto Kusterle

 

A Giordano
(ora posso usare il tuo nome)

Avevi il sole diritto negli occhi
e in te ho riconosciuto
ogni colore che intreccia il cesto
dell’iride

mi sono riempito della tua immagine
era acqua gelata che scende
nella gola e poi
più in basso
al punto esatto sopra il diaframma
dove il respiro si ferma ed esita
prima di tornare indietro

adesso dicano pure
dicano pure
che non mi assomigli

(da L’infanzia vista da qui, Sottomondo, Gorizia 2005, 2006)

*

Il terremoto del ‘76

Quando venne il terremoto del ‘76
era sera ed io avevo otto anni
uscimmo tutti di corsa nei cortili
così come eravamo, noi bambini già in pigiama

ricordo la casa che tremava nel buio
e non ho mai pensato che potesse cadere
ma avevo paura, paura per il rumore
e perché si muoveva la terra
e restava ferma l’aria

una cosa sconosciuta

il contrario del vento

(da A ogni cosa il suo nome, Le Voci della Luna Poesia, 2008)

*

Tre diviso due

Ricordo che un giorno scherzavamo
se ci lasciassimo cosa sarebbe dei nostri tre figli
uno e mezzo a testa?
li taglieremmo a metà?

era un gioco stupido, ancora più stupido
adesso che sembra avverarsi
c’è una realtà dove tutti si perde
e tre diviso due fa zero

(da A ogni cosa il suo nome, Le Voci della Luna Poesia, 2008)

*

Le donne della Seleco

Io le ho viste uscire di sera
camminando ma senza toccare il suolo
guardando i lampioni ma senza vedere la luce
e mentre svanivano le ho immaginate
aprire la porta baciare i figli
scaldare in forno la cena e poi ripulirsi
e a volte giacere sotto un marito qualsiasi
con l’aria di chi da anni ha imparato
che manca sempre mezz’ora di troppo
alla fine del giorno

(La Seleco era una marca di televisori del gruppo Rex.
Lo stabilimento si trovava vicino a casa mia)

(inedito)

*

Un cortile

(a Iole)

Mia nonna afferrava i conigli li sollevava
e con un bastone colpiva dietro alla nuca
colpiva una volta sola

le bestie si irrigidivano ed emettevano
un fischio acutissimo
da allora quello per me
è il suono della fine

(quando io soffio fra i denti
ne esce un rumore compresso
non riesco a spingere fuori
tutto il dolore

per fortuna non ho
ancora imparato a morire)

(inedito)

*

Il nono anniversario

Le donne morte di parto diventano spiriti
Letovane, si chiamano così
di notte le puoi sentire lungo il fiume Stella
lavano i vestiti della famiglia che era loro
insomma aiutano per quanto
possono aiutare

perché mi viene in mente questa storia
della Bassa adesso

Stefania ci sono giorni in cui riesco quasi a non pensarti
non oggi
non oggi che nostra madre
ha chiesto di celebrare una messa per te
sicuramente ti ha anche portato dei fiori
non oggi che guardo il disordine in casa
il mucchio di biancheria sporca che trabocca dalla cesta
e comincio a lavare

(inedito)

*

La signora Ines

“Sono galline di contadino, di cortile.
Roba genuina, non di allevamento come oggi.”

La signora Ines avvolge le uova nella carta di giornale.
Da bambino andavo a comprarle dal fruttivendolo
con le dieci lire di mia madre in tasca.
Ricordo: attraversare il paese, adattare le mani
alla fragilità dei gusci,
                                                proprio come adesso.
Solo a volte il tempo sembra ritornare, darci tregua.
                                               Proprio come adesso.
Anche il giornale del cartoccio ripete con pazienza
le notizie di una settimana fa
che per distrazione non avevo letto.

(inedito)

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30 pensieri su “Francesco Tomada: La signora Ines

  1. Amo due tipi di poesia: la poesia che non si fa imbrigliare, che esalta la parola e prende le distanze dalla vita per poterla guardare meglio; e la poesia invece di una luce da cui non si può scappare, che soppesa ogni segno e si fa “materica”, vita stessa. Una poesia quest’ultima che nel caso di Francesco Tomada parte dall’io per farsi terra di tutti, in un rendiconto lucido e intransigente con la storia e la memoria. Grazie Francesco.
    Abele

  2. la voce di Francesco è preziosa. Gli inediti qui proposti confermano la bellezza e la profondità della sua scrittura.

    grazie ad Abele per questo post!
    un caro saluto
    stefania

  3. la Poesia di Francesco Tomada puzza di vita.
    Ha l’atomo della terra, dentro. Sconcertante bellezza e pienezza. E sintensi, anche.
    Così come quando scrive “.. e tre diviso due fa zero”

    Complimenti, Francesco e grazie Abele di questa proposta

  4. Poesia “terrestre”, incisiva e naturale come il solco che Francesco traccia sul foglio con i suoi versi. Versi in cui maturano ricordi, scene di vita quotidiana, semi di un presente intriso di affetti lontani e vicini. I vivi e i morti affiorano dalle zolle e si contendono la spazio della pagina: la concretezza dei volti, degli eventi sospende il tempo come in un fermo/immagine e ci restituisce un fluire lento del vivere in cui sbocciano pensieri.

    Rosaria Di Donato

  5. Abele sottolinea la luce che “soppesa ogni segno” di una matericità, qui esperenziale dell’autore, che fatta poesia tocca tutti. Concordo.
    Concordo anche (e mi piace molto) con la sua asciuttezza, a schivare ogni liricità superflua, epperciò diventando ancora più coinvolgente, di questo, e sono ancora le parole di Abele, “rendiconto lucido con la storia e la memoria”.
    Chiama ad una condivisione e ad una responsabilità acute questa poesia, in certe parti ad una condivisione struggente.

    Qualcuno dei pezzi qui postati l’ho riletto con grande piacere, qualcuno lo leggo per la prima volta e mi colpisce altrettanto.

    Ciao!
    (grazie all’autore e ad Abele)

  6. Prima di tutto ringrazio Abele per l’ospitalità e la sua gentilezza profonda; non ti conosco di persona ma ho apprezzato molto, e mi piace ripeterlo anche qui.
    E allo stesso modo ringrazio e saluto chi ha lasciato un segno. Mi fa piacere reincontrare qui alcune persone con cui ci siamo scritti e ascoltati. Non conosco nemmeno loro di persona ma credo che quando accadrà sapremo cosa aspettarci gli uni dagli altri, ci fideremo.
    E quelli che trovo per la prima volta: l’apprezzamento del proprio lavoro, come credo immaginiate, è una cosa che serve e aiuta soprattutto chi, come me, è piuttosto insicuro della propria scrittura, e scrittore vero non è.
    Allo stesso modo vi chiedo, se ne avete voglia, di formulare anche critiche, che mi possano servire per pensarci su.
    Grazie ancora.
    Francesco

  7. Le donne morte di parto diventano spiriti
    Letovane, si chiamano così
    di notte le puoi sentire lungo il fiume Stella
    lavano i vestiti della famiglia che era loro
    insomma aiutano per quanto
    possono aiutare…

    E tutta la sua scrittura è un continuo venirti a chiamare, è un continuo portare alla luce ciò che sta sotto, o dietro le pareti,dietro la facciata e va buttata giù perchè qui è il dentro, dentro al mondo nell sua compiuta dimensione, dove sta tutta la vita, non quella a una, o al massimo a due, dimensione.Un autore che ha parole che sanno il peso, che entrano in te e si fanno cose,luoghi, persone e non puoi tirartene fuori,devi stare ad ascoltare, a guardare,fino in fondo.Grazie.ferni

  8. …”poesia invece di una luce da cui non si può scappare, che soppesa ogni segno e si fa “materica”, vita stessa. Una poesia quest’ultima che nel caso di Francesco Tomada parte dall’io per farsi terra di tutti, in un rendiconto lucido e intransigente con la storia e la memoria.”

    Abele, condivido pienamente la tua riflessione, tanto più che sono rimasta doppiamente coinvolta e a sorpresa, Francesco Tomada non lo conoscevo… tra i suoi versi la mia terra, il -mio- terremoto, il fiume Stella, lo stabilimento della Seleco, ecco, ma raccontati così, è un’emozione doppia. Belle tutte, ma “Un cortile (a Jole)”, per me rimarrà tra le indimenticabili. Ottima proposta, davvero felice di questo incontro!

    Doris

  9. La poesia è un grande dono, sa portarci nel luogo più fondo, farci toccare il fiato delle cose. Come se attraverso i versi, che tracciano precisi un evento, un istante, trovassimo anche una parte di noi, di quello che siamo, a volte senza saperlo.
    E’ come entrasse chiaro. Fa bene.
    Grazie Francesco.

    Un saluto ad abele e a tutti.
    iole

  10. Grazie anche agli ultimi intervenuti, uno per uno.
    Di dove sei, Doris?
    A Iole devo uno dei testi qui proposti, e molto di più, come del resto a fabiano.
    Di quello che scrivi avevamo già parlato, davanti a una bottiglia, se ricordo bene, e del resto il discorso vale anche per te e per molti altri, qui. Ho quello che merito, e le soddisfazioni sono impagabili. Almeno in questo sono sereno.

    Francesco

  11. -Allo stesso modo vi chiedo, se ne avete voglia, di formulare anche critiche, che mi possano servire per pensarci su-,dici. e questo ti fa altissimo,Francesco,accanto alla tua scrittura di così accorata sensibilità, di fronte a un mondo piccolo che si fa universale. parola che si fa carico delle devastazioni dell’oggi, le legge e le illumina di pietas. ti dico soltanto che vorrei scrivere con il tuo sguardo, entrare nella tua grazia. poi, Fabiano, perchè “segato”? nessuno sarà mai segato se tutti noi lo sosteniamo e diffondiamo l’emozione della lettura…
    come fa Abele,che saluto ringraziandolo per le sue centratissime proposte, insieme a tutti voi che leggete,
    annamaria

  12. Sono di corsa, ma su Tomada non posso non soffermarmi,
    i suoi versi arrivano con una carica emotiva umana sensibile sorprendente. Ho letto il libro, molto tutto in positivo, letto velocemente gli inediti, ma ci tornerò. Che dire se non che a volte i poeti, quelli che possono davvero dirsi tali, si incontrano a volte in rete, poi si leggono nei libri editi non da grandi case editrici, ma da editori scriccioli e appassionati, con grande interesse?
    Nota veloce, forse sconclusionata, per dire la mia ammirazione per questa poesia, che respira eccome.

    Liliana

  13. Francesco sa trasformare il “si dice”, in parola corale che ha radice nel mito. La qualità di questa scrittura sta proprio nel potere taumaturgico di mutare l’acqua in vino, senza ubriacarci (e so che ai friulanì la metafora non dispiace :-)

  14. Si è detto tutto, non potrei aggiungere di meglio. Metto la mia emozione, che è davvero grande, accanto a quella degli altri. Lu

  15. io passo qui di sera dopo giorni come questi che sono faticosi, e mi torna un umore sereno.
    Grazie a voi (ed ancora ad Abele in particolare), davvero.

    francesco

  16. Sono i tuoi versi che fanno ritrovare la serenità, Francesco. Come dimostrano anche i commenti che, oltre ad essere molto belli, esprimono “riconoscenza” nei tuoi confronti. Grazie :))
    Abele

  17. Si tratta di una poesia che mantiene una sua pacatezza, e anche serenità, nonostante la realtà, i grumi di realtà che la penetrano.
    Deve essere quella luce di cui parlano Abele e margherita a trasformare la materia in qualcosa che ha le caratteristiche del classico.

  18. A parte gli editi, che già conosco e tu sai quanto li apprezzo, trovo nei due inediti che non conoscevo (quello sulle Letovane, come sai lo ricordo benissimo) la solita, perfetta pulizia formale, in più qui quella recherche du temp perdu in cui tutti noi poeti degli anni ’60 sentiamo sempre più come una frattura aperta sul senso, e che ritrovo intatta in Agotha Kristof o in “Bassure” di Herta Mùller, due scrittici che amo e che sento vicine, per esempio, a Iole Toini. Beh, so che l’ho già detto altrove, che l’ho già detto a te, caro Francesco, sei uno dei miei poeti prediletti, e ogni volta, ad ogni inedito ne sono sempre più convinto. Scusa il ritardo. Con affetto. Fabio

  19. E’ molto bella la tua poesia, Francesco e mi ha fatto piacere scoprirti.
    Per me il valore di una poesia è dato dalla sua forza di evocare, di rappresentare il mondo (che sia il piccolo mondo dell’io o il grande mondo degli altri), e di provocare qualche sorriso compassionevole e distaccato verso la sorte che ci tiene.
    Questo ho trovato nelle tue parole.
    Auguri.
    Vincenzo

  20. Grazie anche a Giancarlo, Fabio e Vincenzo, oltre che ancora ad Abele che mi ha ospitato qui.
    Un luogo accogliente.
    Spero di riuscire a meritare i vostri apprezzamenti, che mi tengo stretti.

    Francesco

  21. Ci sono tornata su (e ti dovevo una risposta Francesco), le ho rilette davvero con piacere, compresi i commenti. Trovo che gugl abbia saputo trovare un nuovo tassello da aggiungere al mosaico di suggestioni riportate:

    “Francesco sa trasformare il “si dice”, in parola corale che ha radice nel mito.”

    Un “tempo di appartenenza”, preciso, che produce luce focalizzante, faro a inchiodare un istante, a restituirlo soprattutto privo di giudizio morale. Avviene così la -giustezza- di una condizione che emerge per particolari chiarissimi, sembra ombra d’inganno, ed è territorio interiore, anche del lettore.

    p.s. sono della “Bassa” friulana che hai nominato, più o meno a metà tra le due più note località di mare. Qui su neobar però puoi trovare un altro vicino di casa, lui dichiaratamente di Udine, il bravissimo Bruno Clocchiatti, non segato ma difficilissimo da stanare! Ciao, e felice d’aver incontrato i tuoi versi

  22. Francesco ha chiesto anche delle critiche, ma è davvero difficile rivolgerle alla sua poesia così peculiare, unica nel suo genere. E’ che quando lo leggo, ogni volta dalla prima, il mio tentativo di non coinvolgermi crolla miseramente; perché è luii che parte con descrizioni “oggettive” della realtà e poi inserisce pensieri, riflessioni, massime fulminanti, particolari rivelatori, che catturano il lettore e lo commuovono, nel senso etimologico del termine. Quindi è lui per primo che desidera fortemente portare a sè il sentimento altrui :). Fra tutte queste pubblicate da Abele, mi ha colpita come un maglio “Tre diviso due”, perché chi di noi non ha mai constatato come i pensieri (specie quelli negativi) si avverino a volte, quasi un tempo già prefigurassimo lo svolgersi degli eventi?
    Non conosco bene la terra di Francesco, però lui ne sa restituire con pochi tocchi la commistione fra natura e urbanizzazione, e quelle zone di atmosfera industriale; il legame fra il poeta e il territorio è molto forte,a quanto ho letto anche altrove.
    Forse, alla fine della lettura, l’unica cosa che mi sembra si possa limare è qualche attacco o giro “in prosa”, forse Francesco potrebbe virare maggiormente su un dettato completamente lirico: ma credo che non voglia, ché altrimenti avrebbe gli strumenti per farlo.
    Grazie ad Abele per questa lettura.

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