Ezia Caredda: Fiera

 

Robert Carter

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Ezia Caredda – Fiera

9 pensieri su “Ezia Caredda: Fiera

  1. Grazie a Ezia per questo dono. Non a caso il “flipper”, immagine del “caos” ordinato. Una poesia “a scatti”, personalissima e incisiva. Metafora dei tempi, scavo nel linguaggio e nel surplus (“masseria” di mondo di scontri frontali e merce in scadenza). Un flusso di sequenze che scardina impetuoso. Un andare oltre la parola, liberandola al proprio sentire.
    Abele

  2. Roberto,
    più che artista mi sento una donna acrobata equilibrista:)

    Abele,
    grazie a te e non esolo per l’ospitalità e la tua attenzione a me rivolta. Grazie anche per il tuo “dono”. L’immagine che hai scelto per i miei testi è emblematica e mi fa comprendere quanto tu ci sia entrato – dentro – al centro.
    E’ sguardo innocente tipico di una bambina che fa “i conti” con ciò che la circonda, incamera e dice con disincanto:)
    Una fiera (dantesca) che è anche donna Fiera e che “gioca” in questo mondo – scendendo – ogni giorno “in fiera” (campionaria) tra i vari “padiglioni” e reparti che la compongono nel suo insieme.

    un carissimo saluto a voi

    Ez

  3. Fiera, Ezia, ha un doppio fondo ed un fondo di verità ricercata…rincorsa, come le parole che, come pioggia, colpiscono e scorrono giù…fino a scavare, incidere, espugnare, andare oltre…
    Mi piace, si, mi piace la poesia di Ezia.

  4. La poesia di Ezia mi sembra uscire dalla caverna remotqa dell’inizio della scrittura, una scrittura cuneiforme. La singola parola viene caricata di energia, le altre particelle del discorso sono ridotte al minimo. Renderebbero in cinese perchè sono come immagini ideografiche come luci che si stagliano su un fondo oscuro.
    E’ una poesia che ha una funzione sciamanica, che sembra percorrere una personale ‘via dei canti’, si muove come Artaud nel paese dei Taurahumara.
    Con la velocità del lampo crea un corto circuito con la realtà del moderno, ruote meccaniche, codici a barre, flipper visti con lo stupore che avrebbe l’aborigeno che è in noi se improvvisamente venisse abbandonato in un luna park.

  5. Giancarlo,
    le tue letture sono sempre così profonde e grandiose che, sì, ho ragione io quando dico che la tua è una mente esplosa?
    Ad Artaud non si può assomigliare, o si è “artaud” oppure si puzza di menzogna, di manierismo. Sarò davvero un pò “Alice”?:)
    Le parole per me hanno un Senso,e al Senso primario mi aggancio sempre.
    E’ un piacere ritrovarti qui e portenti nuovamente leggere e commentare.

    Ringrazio Rosaria, Confessio (bella l’immagine della pioggia…) per i loro spontanei commenti.

    Ezia

  6. Non è la prima volta che mi trovo a essere sulla stessa lunghezza d’onda di Giancarlo. Vorrei partire proprio da una parte del suo commento per provare a spiegare come sento e come la Poesia di Ezia sia riuscita a “entrarmi”…

    Ce ne sarebbe per uno studio intero sulla comunicazione a livello intuitivo, capace di superare i limiti delle gabbie grafiche.

    Ebbene io sono stata quell’aborigeno. La prima volta che me la sono “trovata davanti” ho avuto un attimo di smarrimento, ho cominciato a girarle attorno, a osservare bene da ogni angolo, chiedendomi inizialmente, “ma da che parte si guarda?”.

    Vorrei qui riportare un commento che ho lasciato poco tempo fa a un suo testo, credo meglio non riuscirei a spiegarmi:

    “A impatto immediato, quando leggo una delle tue creature-creazioni in me sopraggiunge la stessa identica reazione del principio, e lo sei di nuovo, quasi… sovrumana. È come se a velocità supersonica il suono delle tue parole facessero -prima- arrivare il senso, poi l’avvenuta sensazione d’aver colto una dimensione (ed è paradossale per l’esigua disposizione di elementi) logica visiva-parlante che diramandosi in più direzioni (ne recepisco almeno tre fondamentali) o stratificandosi su livelli, emette un “segnale globale” che dice: questa è Arte finissima… e io rastrellando le pagliuzze che il mio occhio (anche interno) riesce ad avvicinare, provo una fortissima emozione. Le vie, che solo apparentemente si biforcano attraverso il corsivo, attraverso il grassetto, alla fine servono ad accorpare meglio il tessuto, la grana del tuo -linguaggio istintivo- che si fa veicolo del mio stupore e della mia ammirazione per questo tuo particolarissimo modo di fermare le immagini, le emozioni, al nanosecondo. È bellissima la tua voce poliedrica”.

    Percezioni le mie e quelle di Giancarlo che coincidono, a riprova che la sua connotazione, unica e personale è tangibile e arriva nel profondo: una vibrazione acuta, di sguardo che non rinuncia alla lotta, lucido e non domo, nemmeno nell’avvicinare la propria sensibilissima dimensione.

    Un saluto a tutti, un abbraccio a Ezia e complimenti ad Abele per la sintesi nella presentazione, compresa la splendida immagine che, chi conosce “Fiamma” non potrà non trovare -giustissima-.

    Doris

  7. che piacere trovare qui la poesia davvero fiera di Ezia e queste, altrettanto belle, letture!
    Leggendo sopra Giorgio riflettevo su questo essere attraversati dal linguaggio, che in te, come in lui, si sente molto. in te addirittura concentra energia sulla singola parola e anche sulla sua ortografia, come rileva benissimo Doris (con l’ottima osservazione, fra le altre, di una poliedricità, o concentrazione della stessa poliedricità nell’ideogramma di Giancarlo).
    Questo di primo slancio, e il mio saluto più caloroso
    ciao!

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