Poetry Lab: Eallaigamma

Eallaigamma

Da dove viene la tua poesia?
Tu chiamala se vuoi poesia…
A parte le mie mani messe avanti, penso che venga per germinazione spontanea; poi subisce la selezione naturale dell’ambiente e del vissuto.

Per chi scrivi, come immagini il tuo lettore?
Non scrivo per “chi”, scrivo perlopiù per la pagina in sé; però chi voglio presumibilmente trattenere, lo immagino alto, biondo, occhi azzurri, pardon celesti (in mancanza dei primi due requisiti, tutto occhi).

Come vivi, con te stessa e con gli altri, il tuo essere poeta?
Non mi sento tale (quale), e nemmeno faccio più di tanto per sembrarlo. Con me stessa leggo altri, scrivo, passo e chiudo; nel quotidiano è ancora più facile, nessuno sa che mi diletto a scrivere, in rete un po’ di più, ma mi riservo di non eccedere (oltre al mio angolino, il tuo neobar e un altro).

Come hai iniziato?
Come con il sesso: innamorandomi di autori, immaginando molto, poi anche facendo un po’ da sola.

Come ti veniva insegnata a scuola la poesia, che ricordi hai?
Alle elementari a memoria e sotto dettatura (però c’era il bell’esercizio del disegno che le maestre chiedevano di fare), alle medie stagione morta, alle superiori in modo piuttosto didascalico.

A chi fai leggere per primo i tuoi versi?
A me. Poi, se li posto sul blog, al primo/a che capita.

Usi la penna e/o il computer?
Entrambi. Se ho voglia di scrivere e non ho un pc a disposizione, su qualsiasi pezzetto di carta (ultimamente però ho un piccolo e caro taccuino che porto sempre con me) con qualsiasi penna o matita (ho usato anche il kajal o quella per le labbra).

Quanto viene di getto o è frutto di lunghe elaborazioni?
Il nucleo di suoni e segni è di getto, poi c’è il fotoritocco, ma non troppo a lungo perché mi annoio.

A parte le tue, quante poesie di altri pensi di ricordare a memoria?
Le mie non me le ricordo tutte, e nemmeno bene, a memoria le cambio pure. Di diversi autori, anche stranieri, ricordo invece intere poesie, o strofe o singoli versi. Ho una certa memoria. Inoltre mi rimane a lungo appiccicato il “sentore” poetico di un autore, naturalmente con tutta la deformazione che il ricordare comporta.

Un consiglio prezioso da passare agli altri.
Visto che i consigli di solito si disattendono, ….beh tenere presente che le Muse mentono.

Un poeta su tutti.
Sono troppo onnivora e inquieta per indicarne uno, inoltre le mie preferenze variano con il tempo e in genere si concentrano più su una singola raccolta o poesia che sull’autore in toto.I “più stabili”, anche per via che sono morti (autori che al Massimo mi si rivoltano dalla tomba), sono Foscolo, Sereni, Amelia Rosselli, Villon, Coleridge, Eliot, Hölderlin, Rilke, Cvetaeva, Mandel’ stam.

[Leggi tante domande]

La giornata si spacca
come il libro più amato lungo la costola.
Non l’ho mai gettato dalla finestra
ma nemmeno è servito fermare le pagine.
Più di un segno è imprendibile
puro scintillio, teneramente estraneo
altro zampillo di una lettura
il dito che segna quanto profondo
il gioco della fontana.

*
metà libro e i fogli
che distogli per diversi anni
dai gesti estremi. Girevoli
per porte dalle mille sensazioni.
A capo ricominci
ti sembra di avere tutti i ganci
ma poi sbagli. Fissi un titolo.
Chi può sapere l’impaziente dopo
e il granello varie volte.

*
fra pagine ormai fredde, anche fra lingue morte
cerchi la gioia del versante
quando il sole nasce sempre
e lancia le sue corde.
A tal punto le ali sovrapposte
del libro, minimamente numerate.
Fino dove può giungere la luce
‘tirala fuori’ direbbe Socrate.

Eallaigamma

http://suiduepiedi.splinder.com/

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20 pensieri su “Poetry Lab: Eallaigamma

  1. Scrivere è un lavoro solitario, non sempre facile, che non ha regole specifiche o uguali per tutti. Ognuno parte dal suo vissuto e sviluppa tecniche e pratiche tutte sue. Poetry Lab guarda specificatamente allo scrivere in versi, a quel vizio, mania, malattia (cura), che chiamiamo poesia. Pone le stesse domande ad autori diversi, dando la possibilità di uno scambio e di un confronto con altre “solitudini.” Cominciamo da Eallaigamma, o se preferite Margherita Ealla; autrice ironica, raffinata e incisiva, che rifugge dal banale e dal luogo comune attraverso continui spostamenti di senso e sulla base di un processo percettivo che demolisce le apparenze.
    Abele

  2. La luce è tutta roba antica, quindi dovrei dire che siamo coetanei tutti, anche se poi io sto al cenozoico e margherita è appena fiorita.
    C’è, pur con esperienze simili relativamente alla proposta scolastica, un approccio diverso al dire della poesia, anche se la polpa che mangiamo sembra essere quella dello stesso animale magnifico. E’ chiaro, davvero sorprendentemente chiaro, un luogo, in cui la giovinezza di Ealla salta, fa il verso all’antiquariato e, con un sorriso illuminante, offre pezzi di modernariato da godere, con una punta di ironia futurista. Grazie per l’incontro,ferni

  3. la cifra stilistica di Margherita è eccellente. Riconoscibile. Ecco, quando un autore risulta riconoscibile, tale è il suo valore che il disincanto con il quale si porge non è altro che un valore aggiunto. Margherita costruisce mondi ( paralleli) nei quali è spontaneo perdersi: moto di gioiosa compenetrazione.

  4. anzitutto un grande grazie ad Abele che è un ospite molto gentile e generoso. Ricambio il credito che mi fa con tutta la mia stima, per la sua opera e il suo lavoro, anche, ma non solo, qui su neobar. Grazie inoltre per avermi coinvolto in questa bella iniziativa di “Poetry Lab”, alla quale ho aderito con la stringatezza e quella certa vena di disincanto, come la chiama confessiogoliae, che, sì, mi appartengono (e mi proteggono), nondimeno sentendomi onorata e riconoscente che mi sia stato chiesto. Infine, al di là del mio approccio, mi piace cmq contribuire e mi appassiona pure e sono curiosa di leggere tutti gli interventi e gli autori che faranno parte di questo progetto;

    grazie naturalmente a fernirosso che dice benissimo del ritrovarci, pure nella diversità (W la diversità) intorno a quella ” polpa che mangiamo” e che ” sembra essere quella dello stesso animale magnifico.” (ah, non sono giovane di giovinezza, ahimé, ma indubbiamente devo farmi le ossa :))

    grazie a Stefano (confessiogoliae) che mi è caro come autore e come persona (lo stimo molto e in toto)

    grazie a Rosaria per i complimenti, (uei, persino in maiuscolo! :)) che accolgo come un attestato generoso di complicità

    e grazie a tutti i lettori e gli autori di neobar.

    ciao!

  5. Margherita, spero di aver individuato lo spazio giusto. Ho letto le tue risposte: non ti reputi poeta! E’ proprio vero che più si è grandi, più si è modesti. La tua poetica è non bella ma eccelsa, e non te lo dico perché mi sono affezionata a te strada facendo pur non avendo mai avuto contatti diretti. Ho letto centinaia di poeti, non me ne faccio vanto giacché anch’io, ma a ragione, non mi reputo poeta. Te lo dico unicamente per darti l’idea di quanto io ami la poesia e quanta poesia ho ingurgitato. Tu hai un modo di scrivere che cattura irrimediabilmente, e soprattutto si distingue. Dai colpi allo stomaco, fai rimanere frastornati. Ora che non faccio più parte della schiera dei tuoi amici di Splinder perché ne sono uscita, posso finalmente sperticarmi, in modo che anche se ti arrabbi (perché lo so che non ti piace essere leccata), non rischio di perderti come amica. Ti ringrazio per quanto hai scritto nel mio blog in occasione della chiusura, te ne sono grata perché conosco la tua schiettezza. Ti chiedo scusa se scelgo tra un pò l’opzione “commenti non visibili” e quindi il tuo scomparirà. Rimarrà comunque nel mio cuore, questo è l’importante.

    Verrò a scocciarti qualche volta quando posti giacché pur chiudendo il blog non uscirò da splinder, ti abbraccio con affetto immenso. Rossella

  6. “scrivere è un lavoro solitario” e la foto descrive bene quello che l’intervista visualizza altrettanto bene.
    La celletta di un LEM un “modulo lunare” atterrato sul cocuzzolo della montagna, una sorta di frullatore dei tuoi temi poetici:
    la dialettica montagna e città e l’esserci nei due luoghi.
    Un moderno palo da stiliti e sopra tu come Simon del deserto (quello di Bunuel) a guardare giù. Un cranio anche.
    Poi, si apre la porticina come le ‘finestre’ di una tua composizione, perchè questo frullato deve uscire e perdersi nel mondo della vita
    (il quale mondo spesso si manifesta un po’ per tutti come un sedere bianco sul lato “sinistro” :)).
    ciao e compliìmenti

    giancarlo

  7. @rossella, il tuo passaggio, al di là dei complimenti, che non mi fanno arrabbiare
    ma… di più, :), (scherzo, scherzo ovvio),
    dicevo, che non mi fanno arrabbiare, e nemmeno rifiuto a priori prendendoli per “leccate”, (nel tuo caso poi mai ho pensato a tale pratica :)), semmai mi disarmano perché mi sento più sicura (e agguerrita :)) nel ribattere ad una critica.
    al di là dei complimenti, mi sono molto commossa per quello che hai scritto, per il fatto dell’amica, che tu ti sia affezionata a me e tutto il resto. E, al diavolo il riserbo!, e il luogo che non è opportuno e altro…, ti voglio bene anch’io, un grande abbraccio e non ti perdo.

    @giancarlo, solo tu potevi leggere l’immagine del rifugio sulla Grignetta (che, ricordo a chi non lo sapesse :), che ho raggiunto in direttissima) come l’ho letta io, ed evidentemente anche Abele, dato che l’ha scelta, ivi compreso quel sedere, per di più bianco, molto simbolico (e sì, sul lato più sinistro, ohibò).
    molto bella anche, ma tu sei speciale in questo, la tua associazione navicella-cranio.
    convengo pure sul frullatore e sul “lavoro solitario”. Ti ringrazio, e mai abbastanza,
    per le tue letture, per il fatto che mi vieni incontro.

    beh, cosa dire, siete capaci, ma il più bravo in questo è Abele :), a strapparmi ammissioni di ogni sorta.

    buon week end! a tutti
    ciao

  8. Pensavo, Margherita, a quel “bell’esercizio del disegno”, che facevo anch’io alle elementari. E’ di sicuro “pittorica” la tua scrittura. Mi chiedo se a volte parti proprio dal quadro per arrivare alla poesia…
    abele

  9. oh, mi è facile risponderti abele, anche se velocemente (sono lì lì per muovermi in auto ma c’è un nubifragio e sono costretta ad attendere)
    non parto mai dal, da un, quadro,
    il quadro che associo viene dopo, anche a distanza di ore, quando lascio sedimentare il frullato del quale ha parlato Giancarlo, spesso mi si spiazza davanti all’improvviso (io, io dice :)) e lo trovo ok, giusto.
    Senz’altro però è una specie di mio autocommento a margine, una specie di mia nota di incontro successivo con quello che ho scritto;
    se vuoi, la ripresa di quel disegno che facevo alle elementari (che, secondo me, è stato il primo momento, tutto mio!, appunto di incontro e anche di un fare mio le poesie.

    ciao!

  10. Definire Margherita, non è possibile, troppe le sfumature, le cariche esplosive, “dinamitarde”, le stravolgenti inconseguenze immaginifiche, le polpose insenature di scavo, non di ricerca, piuttosto d’intensissima rabdomanzia poetica sgorgante erotismo puro… di raccolta poi, a piene mani, l’emozione rifratta, convogliata in ombre rare, sfregate su margini di taglio, divise in spicchi di senso.
    Amo infinitamente la sua Poesia, e come dice Rossella, Marg, ciò non deriva da tutto quello che provo per la grandissima amica (e persona) che sei.
    Bellissima questa idea di Abele, e l’immagine… mai più rappresentativa, ho sempre sostenuto che sei -spaziale-…

    Un caro saluto a tutti… Doris

  11. Lo sai Margherita,
    che maestra talentuosa dei commenti poetici sei proprio tu.
    Io non ho la stoffa né la competenza, che potrei dire più di quanto ti hanno detto gli amici che mi hanno preceduta non saprei.
    Volevo lasciarti il segno del mio passaggio e del mio apprezzamento, sai che ti considero “unica” e inimitabile.
    E quoto in toto Ross. Sei grande.
    Grazie per l’ospitalità, e un saluto a tutti.

    frantzisca

  12. oh Doris, ma cosa mi dici mai…:)
    una lettura poetica talmente vibrante e di empatia che è tutta tua e che credo di meritarmi, non per merito poetico, ma per via del grande affetto e stima che sento per te.
    Sì, direi che l’iniziativa di Abele, sia davvero interessante e, come già detto, aspetto i contributi delle varie voci

    Francesca, no, no, niente maestra, ettipare :), e anche se spesso non do nemmeno molta soddisfazione agli amici perché mi sottraggo, beh molto mi prende il tuo passaggio.

    Grazie a tutti. a presto!

  13. Ti leggo intorno spesso tra i commenti a poesie che anch’io raggiungo e leggo, ma ho letto anche di tuo e, anche se mi sono fermata poco, sono venuta spesso a leggere le tue poesie e ad apprezzarle.
    Qui, più interessante, leggo meglio il tuo pensiero e la tua spontaneità grazie all’intervista di Abele.
    E’ stato un piacere, e sarà certo interessante continuare a seguire questo filo poetico di Neobar.

    Grazie.
    clelia

  14. La mia marziana preferita è approdata nel monte più alto, con unità abitativa d’eccezione e carico di versi, affida la poesia (femminile singolare) alla pagina (pari genere e numero)offerta a noi lettori in una rara concessione mediata più che da socratica luce dal riflesso platonico che indica l’uscita …
    laboriosa attesa di fogli sparsi da ricomporsi in libro non senza la mediazione della pagina (differenziazione di genere utile alla procreazione) genesi ispirata dalla musa?!

  15. Grazie Pik, bellissimo il tuo commento e la tua presenza qui su neobar. Ho sorriso molto e mi pare molto bella quella indicazione su “il riflesso platonico che indica l’uscita …”.
    Ringrazio anche, in ritardo imperdonabile, Clelia!

    un caro saluto a tutti….evvai! dalla vacanza :)

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