Orlando Andreucci e Simonetta Bumbi: Nina

 

Jonah Roll

NINA
(orlando andreucci)

Nina che guarda con occhi chiari racconta cose che fanno sudare
non è mai stanca di ascoltare il suo futuro è lasciarsi andare
coglie dagli occhi i sentimenti non c’è l’ombra di pentimenti la sua
saliva sa di perdono usa l’alito come profumo

Nina che ha sempre voluto insegnare l’arte di vivere senza imparare
l’essenza unica degli animali uomini piccoli muti normali
non c’è lezione che non sa dare
dal farti ridere al farsi amare lascia un sorriso senza dolore quello
lo stringe nel suo pudore

Poi chiude gli occhi guardando il sole mille sorrisi da regalare Nina
sì Nina da conquistare e da inventare da raccontare da ricordare
Ferma una nuvola con un sospiro corre leggera si prende in giro
Nina sì Nina
guarda lontano guarda lontano molto lontano nella sua mano

Nina seduta a guardare l’estate Nina sorrisi labbra bagnate Nina
bambina di mille stagioni Nina è la vita con le sue passioni.

Jonah Roll

NINA
(simonetta bumbi)

nina a me sta sul cazzo, come lei, quando non l’accetto.

nina. come penso a questo nome, mi si ribolle la mente.

nina non era la donna delle pulizie, per me era una sorella, ma dovevo aspettarmelo, che me l’avrebbe messo al culo, proprio come la figlia di mia madre.

nina è un nome straniero, con un corpo di donna.

nina è ancora. è ancora una donna, lei. nina ha fatto pulizia, e ha lasciato sporca l’anima mia.

dovevo aspettarmelo, proprio come da lei, quando mi dice che non valgo niente, e che a niente serve, nemmeno il sangue che lascio andare, ché per bere ci vuole l’acqua, ed io, non sono una fontanella, anche se il mio sangue sta diventando trasparente.
ci sono immagini, nelle cose che immagino, che mi riscaldano, ed altre, invece, che mi sotterrano.

mi dico che basta una sedia, o un pavimento, e nelle tracce di ciò che lei cancella, io mi ci metto dentro, ma non sempre il viaggio è di gradimento, ché per raccogliere una mora non puoi evitare, alla
mano, quel morso straniero della spina, come fosse una mina.

man mano che i giorni passano, viene meno il senso dell’affiatamento.

si perde in lei la fiducia. forse è stanchezza, quella fretta che ti prende, per voler concludere la disillusione. come un disfare la valigia, al ritorno da un bel viaggio, ché non ti va di affrontare, quello specchio che chiamano trantran quotidiano.

fai una lavatrice, e tutto il profumo che avevano addosso se ne va nel sifone. mi sento un cencio, pulito. a volte.

a volte guardo le mani. poche rughe. non fanno più niente. è questo il motivo per cui spesso le passo sulla nuca, forse spero di infilarci i pensieri, per arricchirle di qualcosa.

in questo momento sento le braccia venire meno. nina va e viene. anche nel mio corpo. spesso la sua assenza mi fa male, ma anche la sua presenza non scherza.

ci sono tazzine che scottano, e poi chi invece beve il caffè dal bicchiere. il contenuto è lo stesso, ma non sempre quello che mandi giù è di uguale sapore. ci soffio sopra. altri mandano giù bollente. ma chi beve in fretta, per me non si è gustato niente.

nina è così. nina si porta dietro tutto, se ci si mette. a te sembra sia una brava persona. le allunghi la mano, ma quando meno te lo aspetti s’è presa il tuo respiro, e anche l’ago con cui lo cucivi. e gli occhi. gli occhi si fanno scuri. ci sono nata, con gli occhi neri, ma col tempo, aspettandola, sperandola, annaspandola, mi sono divenuti increduli.

e incredula, s’arresta basita la bocca, e tu non le dici più niente, ché la lingua se la sono mangiata gli eventi. ed io non ho più nulla da dirle. e temo, temo d’incontrarla, anche nel viaggio dell’ultima strada.

penso a nina, e mi fanno male i muscoli delle gambe, ché non sempre “correre” vuol dire “arrivare”.

non è semplice, parlare di lei. no. e poi lei fa quel che vuole. lei va avanti, se ne frega. ti salta addosso col suo sorriso falso. ti entra dentro come un trattore, già dal primo vagito. poi, se gli rode, ti gira le spalle, e ti lascia sola, sola col tuo solo dolore.
non sei la nina di nessuno. e come se non bastasse, vuole essere pagata.

le davo quel che chiedeva. forse le ho dato troppo, ché ora pago l’ingoio, anche quello più amaro. e nelle sue lacrime non vedo perdono.

perdono la cognizione dello stare, i mille pensieri di chi su di lei si mette a contare.

c’avevo contato, creduto. il suo rifiuto m’ha imbalsamato il sorriso. sa essere corteccia, farfalla, oppure freccia, ma sempre sa far breccia nei discorsi di chi la vive come fosse in punto di morte. tutti ne parlano. qualcuno addirittura crede di tenerla in mano, ma lei, lei è solo un ciarlatano, e trasforma tutto in un canto disumano.

nina non è stata clemente, con me, ché m’ha lasciata sola. Sola con l’illusioni delle mie passioni.

e sola, come un boccone fra denti mancanti, le siedo accanto, e ascolto.

ascolto nina, e il pianto della mia mente.

da Orlando Andreucci e Simonetta Bumbi, orme di inchiostro notediparole, un libro in musica, Edizioni Smasher
Testi e Musiche: Orlando Andreucci
Orlando Andreucci (chitarra e voce)
Primiano Di Biase (fisarmonica)
Ermanno Dodaro (contrabbasso)

 

Annunci

5 pensieri su “Orlando Andreucci e Simonetta Bumbi: Nina

  1. …questa Nina dolcissima… fatta della stessa sostanza della Dea Madre…
    …Nina è la “donna sacra”
    …ed è bello leggerne così
    …grazie Abele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...