Simonetta Bumbi: iostoconletartarughe

 

 

 

ho sempre avuto paura del buio.
il suo silenzio è penetrante, tanto da spaccarmi i timpani.
forse è per questo che c’è sempre un orologio a rintoccare le sue ore nelle stanze in cui dormo.
il silenzio non ha età, e il buio continua a mantenere i ricordi.
trattiene i ricordi perché non trovano la strada per uscire: è troppo buio.

 

 

sabato, 24 maggio 2008
the end – tende

è che poi capita.
la fine è sempre troppo lontana, eppure il troppo non mi si addice.
domani è domenica, e le mie tartarughe non ci sono più. la negoziante oggi mi ha chiesto, come. non ho saputo risponderle, ho pensato solo a quel, come, che quasi mi fissava.
so da tempo che tutto è pronto, anche il come.
ricordo quando da piccola vedevo un film, e quasi tutti terminavano con la scritta “the end”, ed io dicevo “tende!” che poi non ero proprio piccola, ché avevo già una figlia, ma era un modo per far capire a lei che era ora di andare a letto. tutto finiva, e si andava. ed io ero piccola, come lei. e lo sono ancora, ma stasera di andare a letto proprio non mi va. stasera mi voglio prendere un altro po’ di tempo, prima che il troppo si consumi.
mi guardo attorno, e penso che risparmierò i soldi del pittore.
in un anno sono stata capace di far ingiallire anche le pareti di casa. eppure io la vedo bella. tutto vedo bello. anche il dolore.
prima di venire qui ho cancellato un paio di account, ché faccio sempre così quando. questo lo lascio, può servire, anche a qualcuno.
continuo ad ascoltare romanza di bocelli, e penso che non ho veli, e nemmeno i perché.
come mai oggi? forse parole e fatti si sono mesciati, ed hanno fatto una tinta che per una tenda non va bene, oppure sì. chissà.
ho cancellato tutti i messaggi del telefonino. ne ho tenuti solo tre, i più importanti. e poi, in fin dei conti, il tre è quel numero che mi viene dietro da un po’.
sono triste, ma rilassata, stranamente rilassata, anche se la paura mi indossa.
oggi mia figlia mi ha sputato addosso le sue ultime parole.
ho fatto unghie e capelli, non si sa mai.
pisolo dorme, ed io mi sento sotto il mento ancora le mani di.
Ave Maria, canta proprio così ora bocelli, e parla di colpe. ma non ci voglio pensare, e nemmeno pregare, ché non so farlo, è evidente. e poi sono razzista. e poi pierre mi chiede perché non vado più a trovarlo. ma cosa gli dico, che vorrei dare fuoco a tutti e che se affogano sono cento di meno? basta e avanza lo schifo che mi faccio da sola, e non serve sentirmelo dire anche da chi mi crede una brava persona. diciamo che so accontentarmi, anche del male che sapientemente mi faccio da sola.
un messaggio diceva: sei bella simo.
è il primo che ho cancellato, ché non è vero, e poi io non sono capace di prendere le cose degli altri.
ora mi danno fastidio, queste unghie laccate, ma non ho l’acetone, altrimenti avrei cancellato anche lo smalto.
penso alle bugie. la mia amica suora diceva che ci sono quelle buone, quelle che servono a non creare il peggio. in questo caso il peggio sono io, ma non sono buona, forse sono solo una bugia. anche le candele si chiamano bugie. il mio cuore si sta sciogliendo, ma non le dice. a volte le sente, e se le dice. chissà se l’avessi detta a mio marito a quest’ora dov’ero. avrò fatto bene a confessargli il mio tradimento? tutti i sacerdoti con cui ho parlato mi hanno detto che ho sbagliato, e allora io da loro non ci sono andata più.
sono una testona. non so guidare, eppure parto in quarta. forse non so nemmeno contare, però aspettavo con gioia il sette giugno. avevo qualcosa da festeggiare, ma adesso non lo so più, ché l’ho fatta grossa. ho usato le parole su dei fatti che ho solo sentito, e forse ho tirato delle tende prima che la romanza si completasse.
bocelli sta dicendo di avere il coraggio di dire che sono con te. io ci sono sempre, ma non so se ho coraggio, e Tu, dopo che la luce avrà tirato giù il suo ultimo velo, sarai ancora con me?
penso a voce alta, e pisolo mi guarda. dico a bocelli di non insistere con le colpe. ho lo stomaco che brucia, ma almeno domani non avrò le borse sotto gli occhi.
chissà se ha fatto gli sciacqui con il colluttorio, ma forse dovrei sciacquarmi la bocca io, prima di dire. una volta si diceva così, quando si parlava male di una madre. ho una paura fottuta, sapete. che racconterò al Padreterno quando andrò lassù.
lui dice che quando gli chiederà dirà: ho fatto tante cose, ma più di tutto ho fatto file.
io non ho fatto nemmeno quelle, ché sono una sua raccomandata, e come lo ripago? non ho un briciolo di fede. e non credo, nemmeno a chi si denuda davanti a me.
ricordo che quando si andava a baciare il Crocifisso, durante uno dei giorni del triduo pasquale, andavo a cercare sempre i piedi. erano giù in basso, ed ero costretta ad inchinarmi, e con le mie ernie del disco non dovrei, ma volevo farlo, almeno per dargli qualcosa delle mie inutili sofferenze. e poi i piedi sono il cammino, sono la strada della terra, la mia amata terra. ed è lì che voglio andare, se non permetteranno di cremarmi.
ripenso alla parola “the end”, e sorrido, ché penso al vestito con le tende verdi che si fece rossella hoara. che donna, una vera figlia di mignotta, risparmiando la madre. mia figlia si chiama così proprio per lei, se fosse stato maschio si sarebbe chiamato come quello di cime tempestose. ricordo che facevo le prove di scrittura perché il nome era complicatissimo. ma non ho mai capito perché Lui mi ha dato una femmina, forse per risparmiare la figuraccia a me di scriverlo e a lui di portarlo, oppure per rivedere in lei le cazzate che ho fatto alla sua età. chissà.
mamma mia quante pippe mentali mi faccio.
penso che stia solo traccheggiando per arrivare, ché ho paura, di arrivare a domani.
ho paura che per me non ce ne siano più.
mi sta capitando di nuovo.
il televisore è spento, eppure vedo scendere le tende…
the end

Simonetta Bumbi,  iostoconletartarughe, Edizioni Smasher, 2009

http://www.edizionismasher.it/bumbi/simonettabumbi.html

E’ un percorso tortuoso nella storia e nei ricordi di Simonetta. Una corsa ad ostacoli affannata tra immense gioie e profondi dolori. Un giro sulle montagne russe, tra slanci vitali e abissi oscuri.
L’autrice propone se stessa senza filtri, veli o schermi, perché Lei è quel che è. Una raccolta di episodi personali, privati e intimi, si sgrana tra queste pagine, nel tentativo di restare a galla il più possibile. Ci sono parole dure che fanno male accanto a parole dolci, delicate e sincere. Caos e ordine, ricordi e promesse, illusioni e speranze: l’autrice si dona al lettore con l’anima nuda di chi non ha più niente da perdere. Non possono esserci lettere maiuscole, tutto è nella sua essenza, non esiste involucro o aspetto esteriore. Non possono esserci costruzioni di parole studiate, poi modificate o cancellate: è tutto flusso nitido e tagliente, come lame di rasoio, difficile da mandare giù. Questa collezione delle
riflessioni di Simonetta nasce dalla volontà di dare una forma organica alle pagine del suo blog, contenitore virtuale della fitta rete di pensieri dell’autrice. La casa editrice Smasher ha scelto di pubblicare “iostoconletartarughe” per la sua originalità nel trattare argomenti difficili: la vita, la morte, i rapporti di coppia, ma soprattutto la relazione più complessa di tutta: quella con il proprio io.
Simonetta vive, scrive e si racconta, sotto lo sguardo vigile di Tarta e Ruga…

dalla prefazione di Claretta Brancatelli

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12 pensieri su “Simonetta Bumbi: iostoconletartarughe

  1. Sono settimane che mi dico oggi posto le tartarughe di simo. Settimane che leggendo-rileggendo il libro ho poi cambiato idea. Non perché è un libro difficile che ha bisogno di tempo, è anzi di una limpidezza cristallina a volte struggente. Ma forse perché è un libro che non si finisce mai.
    Ho pensato quindi di partire dal the end, dalle “tende” che aprono alla luce di un grande vissuto e di una scrittura bella e coraggiosa (avrò poi tutto il tempo per tornare all’inizio e cominciare…)
    abele

  2. pertinentissimo il tuo commento – anche soltanto leggendo questa pagina – che mica è soltanto una pagina!
    c’è un’entusiasmo che non si è rotto che ha le mani di una bimba – e di quella, anche l’incanto, nelle parole. Quindi, dignità.

    Grazie di questa bellezza!!!

  3. Coraggiosa ed orginale la scrittura e lo stile, che si spezza come le frasi di un bambino. Qui non sono i pensieri a rinconcorrere le parole, ma percepisco il contrario e devo dire che il risultato dimostra che hanno veramente ottime gambe! Complimenti all’autrice (un’atleta!!) ed un caro saluto ad Abele.
    Anto

  4. carissimo abele, le tartarughe di simo…
    mi fa strano, che si parli di noi. di me. ché non sono abituata, ad esistere.
    ora sono troppo emozionata, o forse troppo sciocca, ma non riesco a dire nulla. però ritorno.
    e ti abbraccio, con lo stesso rossore, come fosse quella sera.
    e grazie a francesca e ad antonella, di.

    simonetta

  5. Sì che esisti! Esisti nella scrittura, Simonetta. Ed è un bell’esistere. La parola è vita e dannazione, paradisi e inferi. Ciao!

    Teresa

  6. Un saluto a Simonetta Bumbi che con la sua scrittura ci accompagna a scandagliare piacevolmente anche nella nostra vita, nel quotidiano sommerso, ma costante che rende ognuno di noi un piccolo eroe della resistenza.

    Auguri!
    Rosaria Di Donato

  7. teresa cara sì, credo che nella scrittura esisto più viva che mai. ed è grazie a lei, che ho attraversato strade di vita, fino ad arrivare, a leggere, e stimare, quella di tante altre.
    leggo “eroe della resistenza”, e penso, penso che siamo in tanti, ché resistere è crederci, e se Credi, ti unisci all’eroico silenzio di molti, quando per “molti” si intende chi non ha più, nemmeno la forza di piangere. e la storia ce lo insegna, perché chi ci ha creduto veramente, è morto in silenzio, ma è morto per la salvezza di tutti.
    non so commentarmi, ma so perché ho accettato che questi scritti viaggiassero. e Lui, lo sapeva prima di me.
    ancora un grazie ad abele, anche per aver inserito il brano di orlando andreucci.
    vi ringrazio, tutti.
    e a tutti, il mio abbraccio.

    simonetta

  8. Grazie a tutti per i commenti, e grazie a te Simy per quello che scrivi. Ho in mente un tuo testo e una canzone di Orlando… ne riparliamo presto ;))
    abele

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