Astràgali: Omaggio a Bruno Brancher

 

Astràgali
cuore di bruno

dall’omaggio al poeta recentemente scomparso Bruno Brancher (16 maggio 2010, Teatri Abitati per il Teatro Paisiello, Lecce)

Immagini, letture di alcuni testi di Brancher, curate da Fabio Tolledi (che con Brancher, Anna Maria Cenerini, Luisa Elia ha ideato Salento-Poesia) e con la partecipazione di amici e intellettuali che hanno conosciuto nel Salento lo “scrittore dei Navigli”.

Brancher, nato a Milano nel 1931, ha conosciuto nella sua vita l’esperienza della reclusione e del lavoro nella miniere del Belgio. Qui ha scoperto la scrittura confluita in opere quali L’ultimo picaro, l’uomo delle biciclette gialle(1991), Tre monete d’oro (1992) e Disamori vecchi e nuovi (1995). Brancher ha collaborato con numerosi quotidiani e mensili, tra cui ControInformazione, Alteralter, Linus e Cuore.

Bruno Brancher, L’uomo delle biciclette gialle

PROLOGO
ho dato un titolo ad uno scritto non ancora iniziato
ma non so che cosa uscirà da questa penna
forse sarà un racconto
forse sarà una ballata
ma ecco il titolo
l’uomo delle biciclette gialle

1
… lavoro in piazza del Duomo
fa caldo molto caldo
sono l’uomo delle biciclette gialle
iniziai con Gabriella
che di giorno vestiva di bianco
piccola e minuta con tante cose in cuore
di giorno sotto il sole con matita e notes
di sera in corsa diretta a san Vittore
amava i giovani quei bambini già vecchi
che con siringhe ed ero se ne vanno in giro armati
Gabriella a volte rideva
Gabriella a volte si crucciava
rideva di un atto o di un ricordo lieto
si crucciava al pensiero del Dopo
la notizia giunse in modo del tutto normale
fu un suo amico a portarla
disse che se ne era andata
disse che fu trovata morta
nella vasca da bagno annegata disse
io pensai che preferì la morte a ‘sta vita infame
lavoro in piazza del Duomo
fa caldo molto caldo
sono l’uomo delle biciclette gialle

2
il luogo era formato da transenne in ferro
il luogo era circondato da lastre di alluminio
che riflettevano quel sole milanese e pallido
ma non per questo meno scottante
lamiere che riflettevano i raggi del sole
e che riproiettavano i raggi del sole
che liquefacevano anche gli umori
lamiere che il sole rendeva incandescenti
sì che pareva di vivere all’interno d’un forno
un forno in grande ebollizione
(reminiscenze di Villon e dei bolliti vivi di Francia)
lamiere che arrostivano le mie carni ed accecavano
capaci di azzerare anche i buoni sentimenti
che riuscivano a fare infuriare l’animo buono
compreso il mio di animo si intende
l’animo dell’uomo delle biciclette gialle

3
le bici gialle erano lì
allineate e belle
formavano come un reticolo di intelaiature gialle
metalli dipinti come da artisti in pena
telai ruote selle manubri catene
che ritmavano coi loro colori gialli e neri
(col nero che si confondeva sparendo nel giallo)
ritmavano gli acidi rumori di piazza del Duomo
con tanta gente che numerosa accorreva
a noleggiare le bici gialle
gente paziente ed educata in attesa sotto il sole
come per assistere ad una grande prima
come in attesa di una gradevole sorpresa
ed io lì pronto e servizievole
così doveva essere
ero pagato per quella mansione
di uomo delle biciclette gialle

4
i turisti arrivavano a frotte
felici di trovare a Milano le bici gialle
provenivano da Parigi
provenivano da Amsterdam
provenivano da Barcellona
provenivano da Tel Aviv
provenivano da Francoforte
provenivano da Londra
provenivano dal Giappone
turisti di passaggio
erano in attesa dei treni diretti al Sud verso il mare
per loro Milano era una stazione
stazione provvista di un insperato servizio
ed io molto abbronzato cotto dal sole
un uomo annerito nato nel Ticinese
consegnatore di biciclette gialle

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Lo Spagnolo rideva la pelle dorata
svagato era l’inglese dagli occhi slavati
il Francese puntualizzava dai modi cortesi
l’Olandese giganteggiava l’epidermide candida
l’Israeliano era conciso dai modi familiari
il Tedesco ordinava dai capelli corti e biondi
il Giapponese mercanteggiava di bassa statura
(quei giapponesi che ci facevano irritare a noi
addetti alla manutenzione delle bici gialle
tutti piccoli ‘sti giapponesi sì che a tutti
dovevamo abbassare al massimo le selle e con il
caldo ci sfuggiva la chiave del dieci tra le dita
rese scivolose dal gran sudore e dal gran lavoro)
ed io non esitai un attimo a sacramentare
mai stato educato io
soprattutto in quei momenti
affaticato dal lavoro
come uomo delle biciclette gialle

6
già fu il tempo delle biciclette gialle
Misteff secondo me un grande artista
dipinse un immenso quadro
dico un grande affresco
con il dipinto nobilitò le biciclette gialle
ma andiamo avanti così come abbiamo cominciato
Misteff dipinse un immenso affresco
Misteff produsse migliai di stemmi quadrati
stemmi riproducenti messe in salita
l’oramai famosa sagoma delle bici gialle
sullo stemma stampigliato si leggeva
BICLETT-LADer
ed io al veder lo stemma risi
risi al pensiero di come mi sono riciclato
io antico ladro di biciclette
ed ora quasi custode delle stesse
non riuscii a procurarmi il manifesto
ma il mio amico anch’esso gran pittore
Stefano Pizzi mi regalò lo stemma
che io appesi alla maglietta
sì che tutti capissero al volo
che ero l’uomo delle biciclette gialle

7
in quel solito caldo mattino di un altro giorno
sul sagrato del Duomo
nelle vie adiacenti al Duomo
sulla intera piazza del Duomo
tra le guglie del Duomo
sul pavimento della Galleria Vittorio Emanuele
furono scoperti corpi stecchiti di piccioni morti
migliai di corpi stesi con le zampette all’insù
piccioni ormai defunti
dissero i giornali avvelenati da qualcuno
che preferì mantenere l’anonimato
cadaveri di piccioni uccisi
neppure accompagnati da un breve comunicato
sì che piazza del Duomo si trasformò in uno sterminato
cimitero all’aperto
un gran cimitero per piccioni morti
che il caldo stava pùtrefàndo
di loro ormai non si notava che l’affilato becco
ed io pulii i dintorni del recinto delle bici gialle
ammucchiai i cadaveri dei piccioni
alla fin fine era anche un mio dovere no?
se non altro per non essere appestato
durante le mie funzioni di uomo delle biciclette gialle

8
Chiara gli amici ti ricordano
Chiara anche lei preferì andarsene
la notizia apparve sui giornali
Chiara era morta
chissà come successe
mi me ricordi pù
Chiara era una compagna di Lotta Continua
il tempo la trasformò in fotografa
Chiara oh Chiara
il tuo volto minuto
Chiara oh Chiara
sempre ridente
Chiara che rimase in agosto a Milano
con quel grande caldo
non sopportando la presenza di nessuno
Chiara che inseguì io immagino
l’umbrìa de un pénser
l’umbrìa del gniént
(come diciamo noi milanesi quando non riusciamo a
decifrare un rebus quando per noi un fatto rimane
un mistero)
Chiara che fu sopraffatta dal silenzio
io la immagino soffocata dal caldo
tra lenzuola sfatte rese umide del suo sudore
Chiara oh Chiara
Anch’io con gli amici ti piango
io l’uomo delle biciclette gialle

9
Il mio amico Gianni Brunelli
un tempo operaio alla Ignis
nel tempo inventò l’”Osteria delle Logge” in Siena
situata giusto a lato di piazza del Campo
sì sì sì proprio lì dove corrono il Palio
molte volte sono ospite di Gianni e di Laura
la sua compagna che amava studiare biologia
e quando mi presentava agli amici
a tutti diceva che io ero un gran poeta
io non arrossivo (anche se a disagio)
ma non gli dissi mai che io gran poeta non sono
Gianni sa che il poeta è persona sempre in miseria
ma da quando per vivere consegno le bici gialle
ai suoi amici non mi presenta più come poeta
ma mi presenta in modo diverso
mi presenta come l’uomo delle biciclette gialle
ed io in lui noto un accenno di disprezzo
e sento ‘na gran tristezza provo dolore
ma il mio amico Gianni sa che il poeta ha sempre fame
ma ama bere e ben mangiare
anche se sprovvisto di lire
ama viaggiare e stare in compagnia
ed allora i miei amici Gianni e Laura
mi ospitano nella loro bellissima casa di campagna
agli Incrociati di Sopra
in quel di Sociville
ad Ancaiano
antico casolare sepolto nei boschi
non solo
il mio amico Gianni mi accoglie all’Osteria
mi dona specialità gastronomiche della casa
mi offre vini prelibati
provenienti dalla sua tenuta di Montalcino
nel momento del bisogno che sono tanti
mi presta denari
perché oltre che affamato poeta
io sono suo amico
anche se oggi
ai suoi amici che sono tanti
che festosamente lo abbracciano a Natale
…compresa Gianna Nannini la grande rock-star
sinuosa e bella indolente nel dire
dagli occhi vivaci dal sorriso triste
dal corpo bello dalla voce antica…
dicevo anche se oggi
ai suoi amici che lo visitano a Natale
mi presenta sempre come il suo amico di Milano
aggiungendo che sono l’uomo delle biciclette gialle

10
Dario Fo il grande artista mi ricorda
recita la nascita del bambin Gesù
lì a Betlemme nell’angosciato sud del sud
in Palestina laddove nasce il sole
la recita come solo lui sa fare
nel suo grande inimitabile Mistero Buffo
e nel “cappello” a mo’ di cronaca giornalistica
mi ricorda come l’uomo delle bici gialle
riuscendo così a suscitar risate
poi mi dicono che alla Terza Rete Tivù
Dario fo ha fatto gli auguri un po’ a tutti
a Spadolini a Craxi e pensa te
ha fatto gli auguri anche a me
a me all’uomo delle biciclette gialle
ma sai com’è sciùr Dario fo
anca mi me senti un po’ cumé gesù
anche se non più bambino
l’unica differenza tra me e Gesù
è che all’epoca di Erode
non esistevano le bici gialle
se non anca Iù tel vedevet in piasa del Dòm
come uomo delle biciclette gialle

11
fui intervistato da un giornalista del Corriere della Sera
a lui dissi che Dio ride quando l’uomo pensa
lo dissi addolorato reso triste dalla mia gran miseria
Oreste del Buono su “La Repubblica”
scrisse di me con vera simpatia
il fotografo del Corriere della Sera
m’immortalò in atto di preghiera le mani giunte
sul Giorno scrissero di me che ero un gran lavoratore
essìh in tanti scrissero di Bruno Branchér
quell’ex galeotto che si trasformò in scrittore
oggi ridotto a far l’uomo delle biciclette gialle

12
di giorno addetto alle bici gialle
di notte tentai un’altra occupazione
come guida turistica
sulle barche provenienti dal lago di Como
barche dette “le Lucìe”
barche che percorrevano i Navigli di Milano
portando a spasso i turisti
inventore dell’iniziativa
(con Guido Aghina assessore del Turismo)
fu il mio amico Sergio Israel
un tempo ingegnere
oggi proprietario delle “Scimmie”
lo incontro al “Cristall” (un’altra sua creazione)
gli dico ciao come stai?
risponde che ha fretta che ci saremmo visti al Portnoy
al Portnoy (l’ultima sua creazione)
è in compagnia di Hilde la sua ragazza
gli do le mie credenziali
affermo che fui l’uomo addetto
alle scialuppe di salvataggio dell’Andrea Doria
ricordi? Sergio?
quel transatlantico che affondò
proprio quando era in vista del porto di New York?
(mentii spudoratamente évvero ma a me
l’idea di portare a spasso i turisti mi
sorrideva proprio)
ò O’
parve che Sergio abboccò
infatti mi assunse all’istante
succede però che si ricordò
memore di una antica vacanza ponziana
della mia per niente dimestichezza con il mare
per farla breve si ricordò che io non sapevo nuotare
ed immediatamente mi licenziò
diciamo che il fatto mi addolorò
mormorai lui presente: “Sergio oh Sergio”
rispose Sergio immediatamente parafrasando:
“Bruno oh Bruno”
tornai così a far l’uomo delle biciclette gialle

13
ma bici gialle o meno gialle
è anche vero che io insisto a provare di fare poesia
che insisto nel far poesia
sì che con i caldi e con i dolori
principio di una insolazione
lamentandomi forte come cane bastonato
a volte urlando
come quel mio amico sul letto di forza legato
e continuamente torturato
incontrai Carmela che batte dalle parti di via Settala
ascoltai i suoi lamenti
dalle sue lacrime fui bagnato
le sue lacrime mi donarono un po’ di refrigerio
contro quel grande e soffocante caldo
poi su un letto sporco e sfatto
ridemmo dei nostri tormenti
poi saturi di vino ci addormentammo
abbracciati ci addormentammo
felici come due sgarzolini
Maddalena ahi Maddalena quanto ti ho amato

P.S. no volevo dire Carmela
ma sapete com’è a volte come i poeti si sogna
si chiedono e si ottengono licenze
che sono appunto chiamate licenze poetiche
permesse anche all’uomo delle biciclette gialle

14
va bene le bici gialle ma il piacere
è il piacere dico incontrai anche Massimi-miliano
ma quella volta non mi andava proprio
lo lasciai con un abbraccio ed un arrivederci
gli dissi a mo’ di sua consolazione
beato te che batti caro Massimiliano
ma non è che io scherzi
sai sto tutto il giorno in piazza del Duomo
circondato da carogne di animali pennuti
che in vita io amo tanto
ma che da morti mi preoccupano un po’
sai sono stanco scusami Massimiliano
tu lavori sotto i portici dell’Arena
e come me sogni il mare
so che è duro esercitare il tuo mestiere
a Milano poi in pieno agosto poi
con ‘sto maledetto caldo che fa
ma non è che a me vada meglio che a te
ti te batet cume omen te fet un po’ la troia
e mi me tròvi in piasa del Dom
e faccio l’uomo delle biciclette gialle

15
io io che vorrei essere poeta
cantare di quando in sogno reincontrai Diana
io io che vorrei essere poeta
cantare di soli gialli
cantare di mari blù
di cieli azzurri
di soli caldi
di mari caldi
di cieli chiari
di levigati seni di donna
di levigati corpi di donna
di corpi di donna che odorano di acque marine
rugiadosi di acque salate
io io che vorrei essere poeta
che amo il Salento
i laghi salati Alimini nei pressi di Otranto
le minuscole grotte in quel di Torre dell’Orso
santa Maria di Leuca Finisterre mai dimenticata
la città bella Gallipoli così tanto amata
la Piana della Morte tra i menhir
i dolmen le terre coltivate a tabacco
le notti di luna piena a Porto Badisco
la dorata la dorata piazza barocca in Lecce
i graffiti dell’antico popolo Messapico
le grotte scavate nel tufo
antiche cattedrali che il tempo ha conservato
luoghi di culto luoghi di devozione
terra di Dioniso dove cresce la vite selvatica
grotte che si specchiano nella piccola e sinuosa
ansa di san Foca
io io che vorrei essere poeta
io intimista del cazzo
oggi son soffocato ed intorpidito
da questo sfuocato globo biancastro
che sarebbe il sole di Milano
in agosto in piazza del Duomo
io l’uomo delle biciclette gialle

16
l’impossibilità di rendere sopportabile l’insopportabile
il rifiuto di gridare questo lato della verità
le luci le terse acque torrentizie
la mia menzogna la mia verità
il mio cuore che si ravviva solo con Carmela
in ‘sto pallido e cinereo sole di Milano
l’antica mano lesta asservita e denudata
che raccatta monete con cui non salderà debiti
che ricordo e parafraso Dylan Thomas
che insisto nella mia vecchia e riproposta bugia
quando affermo che son scrittore
quando dico che a volte so far poesia
che mi evoco come ladro
che mi evoco come accattone
che a volte so fingermi buono
buono e allegro compagno
che oggi in piazza del Duomo
faccio l’uomo delle biciclette gialle

17
sfilo le catene
libere sono le biciclette
libere sono di essere usate
attendo il cliente
sperando non sia un giapponese
mi grida Gabriella dal banco
“numero 182 sella alta”
“per chi è?”
“mi pare un’olandese”
“numero 221 sella bassa”
“per chi è?”
“di sicuro un giapponese”
Gabriella Gabriella
le tue ultime grida si sono sprecate
in questa torbida atmosfera estiva di Milano
ed IO con te affannato
al lavoro come uomo delle biciclette gialle
io che non previdi
tu così allegra
la tua fine in quella maledetta vasca da bagno
ed io qui irato per la tua morte
che lavoro con frenesia
nel mio nuovo ruolo
di uomo delle biciclette gialle

18
sono le quattordici (ore)
il mio turno è finito
mi sento un po’ schifato
ho voglia di fare all’amore
andrò da Carmela
di questi tempi sta lavorando poco
i suoi clienti se ne sso iti quasi tutti al mare
Carmela la mia amica che batte
che se la fa dalle parti di via Settala
Carmela è brava in tutto
è veramente una grande professionista
sicuramente sarà così dolce con tutti
glielo dissi una volta
Carmela gli dissi tu non mi vuoi veramente bene
chissà a quanti uomini fai le stesse cose che fai con me
e lei mi rispose se per caso non fossi diventato scemo
la incontro al solito posto
l’incontro e la bacio sulla bocca
con noncuranza le chiedo andiamo?
e lei mi risponde chessì andiamo
poi parve ricordarsi di qualche cosa
mi dice ma tu non mi avevi detto che eri un poeta?
e come mai ti ritrovi in piazza del Duomo
a far l’uomo delle biciclette gialle?

EPILOGO
bene
proprio non sapevo che cosa sarebbe uscito da ‘sta penna
se un racconto
se una ballata
rileggendolo mi pare che le due cose si mìschìno
una ballata raccontata
un racconto a mo’ di ballata
il titolo però rimane immutato
l’uomo delle biciclette gialle

 

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2 pensieri su “Astràgali: Omaggio a Bruno Brancher

  1. ho letto e mi sembra un possibile viaggio cosmopolita che, dal nord al sud, coinvolge Donne e Uomini da ogni dove verso mete dense di umanesimo e culture.. che bella figura, poi, chiara, la compagna di lotta continua (che ricordi straordinari il movimento studentesco a cui ho aderito da ragazzo in divenire uomo) che ora non è più.. conserverò questa pagina con grande sentita emozione..
    roberto

  2. Bello questo ricordo di Brancher, poeta di una milano proletaria ormai in via di estinzione, con i suoi cortili e la ‘ligera’ la piccola delinquenza che coi furti non si arricchiva ma ci mangiava. Nessuna indulgenza per il suono e per la misura dei versi, una poesia antigraziosa nella quale contano i contenuti le persone vive gli incontri e le esperienze vitali, chiamati con il loro nome e cognome. Una sorta di anti lirico, anti Loi, che recupera il realismo lombardo che fu di Delio Tessa , e mi sembra affine anche a Scerbanenco (il giallista) del quale condivide l’anomalia milanese della scrittura.

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