DEMISEC: CIBO

 

CIBO

Scivola come un’ombra, il cameriere, dalla stanza, accompagnato dallo stridere sommesso delle rotelle del suo carrello portavivande.
Ha mantenuto una fredda impersonale professionalità, nell’apparecchiare la tavola di fronte a me in kimono corto, seduto indifferente, che accarezzavo pigramente la nuca di te, accoccolata ai miei piedi, completamente nuda.
Lo hai guardato con intenzioni provocanti, a stanarlo, ma lui, seppure appena goffo, ad occhi bassi, ha approntato la tavola di quanto ordinato e ha stappato con disinvoltura la bottiglia di Brolio del 99.
Poi è uscito, si è sfilato dalla scena e dal cono di luce del faretto che illumina la tavola, come una dignitosa comparsa, lasciandoci soli a giocare.
Menù di carne.

Sono carne a cesellare un menù che sfiora l’aria e solletica le narici come polline di stagione.
La tua esuberanza mi riveste di droghe lasciando che il mio corpo nudo assapori l’emolliente calore del pavimento.
Sono a un passo.
Accucciata solo a un passo da te.
Un’anima ha violato la stanza, ho fiutato la sua ombra che è svanita fra immagini senza pareti.
Respiro l’immobilità dell’attesa.
T’osservo.
E aspetto.

Scoperchio le portate sovrapponendo le calotte lucide al bordo del tavolo.
Si mescolano gli aromi di un succulento brasato al barolo e di un roastbeef freddo, al sangue.
Non ho bisogno di posate: monta l’animalità dei carnivori.
Sono curioso di assaggiare il brasato.
E’ annegato in un denso intingolo di vino e pilucco una fettina sottile che gocciola sul kimono e sulla mia coscia nuda.

Mi sento trasalire alla vista della tua pelle maculata d’olio.
L’istinto sollecita le ghiandole e la mia lingua, flessibile e rispettosa, raccoglie brividi e sapori.
Sento il tuo sguardo che mi penetra impassibile frustando amorevolmente i miei occhi.
So.

Ti slanci entusiasta ad assaporare, succhiando la pelle e la stoffa, e attendi fiduciosa con uno sguardo socchiuso di felino che fa le fusa, contemplando me che mastico.
Ti porgo il mio pasto.
Ringrazi con gli occhi lucidi ed eccitati e assapori la pelle della mano unta con un ingordo leccare.
Ripeto il rituale con una fettina di roastbeef strappata con le mani e le dita gocciolano.

Dissolvo le distanze delle nostre essenze con il sovrapporre dei mie gemiti ed è un languore che sale l’anticipare, di attimi mentali, la scena del contatto che avverrà fra la tua mano che si lascerà accarezzare dalle mie labbra.
Avverto nelle immagini la mascolinità.
La sento pulsare.

Ti lascio fare, generoso.
Non voglio ancora curarmi del tuo benessere con consapevolezza: sono assaggi donati con un finto fare distratto.
E’ il roastbeef ad attirare la tua attenzione: morbidissimo, freddo, al sangue, quasi crudo.
Ha un odore penetrante di sangue e carne che inebria.
Lo senti nell’aria, come un animale predatore, e ti ecciti nel vedere portarne alla bocca un brandello rosato gocciolante.
Mugoli di voglia
Il gioco comincia a diventare duro.
Mi piego verso di te con un brano di carne che fuoriesce dalla bocca e tu lo azzanni baciandomi nello stesso tempo con gratitudine e dolce violenza.

Mi stai istigando.
È un invito a espormi e con eccitazione avvicino il capo. La bramosia deturpa i lineamenti. È uno scatto che raccoglie un ghigno immerso nel piacere.
Addento famelica strappando, scuotendo il capo e il corpo, e i seni scivolano morbidi accarezzando la tua gamba.

Sangue e denti.
Pelle e saliva.
Quello che è mio è tuo: condivisione di cibo ed emozioni.

Ho sete.
Colmo il bicchiere di rubino del “99 e bevo smodatamente, incurante di galatei e regole.
Un rigagnolo fuoriesce dalle labbra e cola lungo il collo.
Basta un cenno.

Aspetto un cenno. Schiocco di frusta a interagire sull’animale che è ai tuoi piedi.
Io, cagna, di calore ho immolato i miei sensi al mio padrone.

Ti imbocco di piccoli pezzi di carne, presi alla rinfusa dai piatti, alternando, godendo visivamente della tua masticazione vorace, del tuo socchiudere gli occhi ad assaporare altra carne, del tuo sguardo grato e assetato.
Hai sete anche tu, sì.
Bevo allora.
Una piccola pressione sul tuo mento rivolto verso me.
Sai che hai il permesso.

Ora.
Sì, ora posso riceverti.
Muta nel respirare mi sollevo sulle ginocchia mentre ti chini su di me. Suggo dalle tue labbra gemendo per la soddisfazione del rosso che consolida enfasi e umori.
Intenti e vino scivolano sul corpo in preghiera accarezzando il volto.
Schizzano, gocce, e si abbandonano sui seni disegnando arpeggi d’unghie.

Ritorni ai miei piedi sorridente e felice e ti accarezzo la testa strofinandoti amorevolmente dietro le orecchie.
Mormoro a bassissima voce qualche parola di compiacimento e ti lancio un brandello di carne.
Puoi leccarmi la mano, ora, ancora, per come vuoi.

18.1.2004 DEMISEC

8 pensieri su “DEMISEC: CIBO

  1. “I Greci consigliavano cipolle, tartufi, miele, uova, storione, pesci, crostacei; questi ultimi, perché provenivano dal mare che aveva dato i natali ad Afrodite.

    A questi alimenti, i Romani aggiunsero gli organi genitali di alcuni animali come l’asino, il lupo, il cervo, animali selvatici ritenuti validi sotto il profilo sessuale.

    Nel Medioevo si confidava sull’effetto del cervello di piccione.

    Per gli orientali il massimo sono il corno di rinoceronte, le pinne di pescecane, i testicoli di tigre. ”

    http://guide.supereva.it/educazione_alimentare_/interventi/2006/02/243421.shtml

  2. e, a proposito di cibo, come non ricordare il racconto più o meno lungo, LE SPECIALITA’ DELLA CASA? di cui non ricordo l’Autore e il corto che ne fece, anni fa, Alfred Hitchcock?

  3. “monta l’animalità dei carnivori”. beh, in realtà, da un punto di vista evolutivo l’homo sapiens sapiens è un vegetariano convertito in tempi relativamente recenti al consumo di carne dalla pastorizia (difatti, quando la *scimmia nuda* mangia carne, il colesterolo sale e s’infartua, mentre il leone e i felini mangiano tutta la carne che vogliono senza che il livelli di colesterolo aumentino).
    “lui”-padrone, più che come persona fisica m’appare “istinto”.
    eniuei, un bel racconto (che forse si poteva anche speziare con pizzichi di dialogo).

  4. “LE SPEZIE della TERRA ” di -Leonard Cohen –
    Pensi, Malos, possano bastare ? :-)
    *…SONO CARNE A CESELLARE UN MENU’ CHE SFIORA L’ARIA E SOLLETICA LE NARICI COME POLLINI DI STAGIONE…*
    Quando la poesia è mixata alla prosa in co-tanta misura il
    Piatto è servito alla grande!
    Grazie Abele,
    Demisec….noblesse, oblìge..
    Marlene

  5. frutta verdura e dolci é sì lo ammetto sono golosa e alla mia tenera età sono come i bambini.La carne? Mi tengo a digiuno anche se altri sono i pia-ceri che se ne potrebbero trarre. A lume di candela, per un buon intenditore, non servono parole, si sostanzia da solo l’assaggio! Cioa Abele,grazie.ferni

  6. vedi, caro abele, ci sono storie, che fanno storia, ed altre, che la denudano.
    la bellezza è soggettiva, ma il guaio, è che ogni soggetto diviene oggetto, nel momento in cui, non c’è più “storia”. a questo pensiero, potrei dare il nome di depravazione, ma se qui guardo e leggo con attenzione, scopro che in entrambi i casi, qualcuno vedeva la sua interpretazione di bellezza…
    ciao, carissimo, e come sempre, grazie di cuore.

    simonetta

  7. cara simy, mi piace seguire l’istinto. Cerco il “bello”, sempre, una categoria vaga e discutibile, che a volte coincide con ciò che “ripugna” altri. Ricordo in uno dei primi convegni in Inghilterra, una donna molto distinta e fine, studiosa di cinema, che mostrò una certa simpatia nei miei confronti. Le dissi che avrei parlato di due registi siciliani, Ciprì e Maresco, e sembrava interessata. Dopo la mia relazione, feci vedere la sequenza iniziale di Toto’ che visse due volte (un uomo che fa sesso con una mula), la studiosa non mi rivolse più parola. La cosa mi ha divertito e incoraggiato a proseguire.
    un abbraccio e un grande grazie a te.
    Grazie anche a Roberto (purtroppo su youtube non ho trovato “la specialità della casa” altrimenti l’avrei proposta ;-)
    a malos, illuminante come sempre,
    a Marlene, Ferni e Francesca, buongustaie anche loro.
    Abele

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