Francesca Pellegrino: CHERNOBYLOVE

“Simili alla Terra ci saranno altri pianeti femminili di cui non so ancora il respiro, ma con una certa fortuna sono capitato sul pianeta Francesca, ospite di giungle di basilico, che non fa trucchi con la sua arte: diretta, ironica, sarcastica, feroce; possiede muscolatura flessibile e tersa di chi pratica jūjutsu e, quando affrontata da due bravi carabinieri in palestra, li scaccia a colpi di piedi e mani. […] La sua ispirata creatività poetica assalta la vita brutale – tra piante di basilico e la sua professione di geometra specializzata, a disegnare autostrade, viadotti e ponti. Questa sua precision geometrica la si trova nella sua poesia scarna e vivace di vita, abitata da drammi, povertà, sogni di donna che si trasformano in terrori psicologici. I segni geometrici della sua professione riflettono lo stile della sua scrittura, non una parola in più o di meno.” Alfredo De Palchi

 

Il fantastico mondo di Barbie

Come da manuale
arrivarono le statuine
sulla panna montata.
Lei che sembrava neve sulla neve
calce sulla calce da restarne ciechi
e lui, una polemica di raso blu
tutto incappellato.
Di fatto – dicono –
che la torta non fosse stata un granché
e che lui sia sceso a comprare le sigarette
nei giorni successivi.
Pare non sia neanche più tornato
a prendere l’accendino.
E dire che neanche fumava.

Zero calorie

Le tartarughe
loro l’hanno capito benissimo
che tanto vale dormire gli inverni
e svegliarsi a sbadiglio
in primavera.
Serve giusto un filo d’acqua
alla fortuna
e azzardare rugiade sul sesso
senza più l’attrito che fa il sangue
quando asciuga.

Mokarabbia

È un treno la caffettiera
delle 07.15
in partenza dal primo binario
nella mia cucina
tutte le mattina
festivi compresi
che prendo al volo
fino alla mia stazione
di destinazione
in culo a un sogno
che bevo.
E poi
ritorna indietro.

LucaDeiMieiOcchi

È qualcosa che va oltre
la stessa luce, Luca
mi è intorno come il mare
alle isole.
Ed io il suo scoglio.

Buona camicia a tutti

Anche la mia lavatrice è stanca
di centrifugare abitudini e silenzi.
Devo sempre aiutarla ad avanzare
di programma, con un clic
poi va da sola a sognare la tramontana
sulle lenzuola.
Così ci facciamo compagnia
quando è domenica
e l’inverno promette bene
le solite bugie di sempre.
E se va bene a me…

Il diavolo azzurro, di famiglia nobile

Era un grand’uomo, lui
c’è da dirlo. Impettito di tutto spillo e
mi portava a spasso al braccio
sempre che io non parlassi troppo
o troppo poco. Potevo fare pipì
ma solo se non avevo esagerato
a saziare la sete. E l’amore sulle unghie.
E potevo baciarlo
solo se asciugavo bene bene
la bocca coi silenzi
respirando il giusto, senza
esagerare, come stare con l’anima
in mezzo ai ferri – stretta di morsa stretta
la lingua. Che neanche una preghiera
si poteva. Neanche una preghiera.
Era un grand’uomo. Davvero davvero
lui, che si pettinava i capelli
all’ultimo grido mio, per ore e ore e ore.
E poi, una cosa buona, anzi due,
la fece una sera, quando andò via,
brav’uomo, lui
che aveva altre fiche da marcire
senza dimenticare di lasciarmi il figlioamoremio
e prendere lo shampoo.

Ortodonzia anarchica

C’è un silenzio che sgomita
in mezzo ai denti
fintanto che persino le labbra
hanno messo gonnelle corte
e carne
al riparo dal sole.
La lingua
è la sola rimasta
a contare le pietre sulla notte
fino in fondo al primo sonno.

Francesca Pellegrino, Chernobylove – Il giorno dopo il vento, Kimerik, 2010

http://www.kimerik.it/ecommerce/main.asp?Action=VIEWBOOK&Code=884

“Le cose della vita quotidiana assumono un significato assai rilevante nel corso della distribuzione poetica delle posizioni da considerare; il bicchiere “vuoto” che si spezza, le briciole che volano all’esterno travolte dal vento della negazione, la TV sempre accesa che viene spenta (come avviene nella poesia Vetro), le olive, la carne Simmenthal, la lavatrice, oggetti della vita quotidiana chiamati a testimoniare in altri testi lirici, sono lì a sostenere che l’esistenza della poesia è fatta anche (spesso e soprattutto) di tutte queste piccole realtà. Quasi tutte le poesie di questo libro contengono dei brevi testi presi da jingles pubblicitari. La loro presenza, ovviamente, costituisce un contraltare ironico alla densità drammatica delle situazioni all’interno delle quali vengono inserite. Si tratta di quelle situazioni verbali ricavate dalla pubblicità di merci, di solito di largo consumo, che trovano in parole particolarmente suggestive il loro incardinamento persuasivo. Esse vengono defi nite, con espressione icastica e feroce, le “parole-donnola”, perché hanno svuotato di senso le parole che usano per i loro scopi: «In America, a tali parole-vampiro è stato trovato anche un nome. Si chiamano weasel words: “parole donnola”, vale a dire dotate della stessa (presunta) capacità che quel (presunto) feroce mustelide ha di praticare un forellino in un uovo altrui e di succhiarlo fino a svuotarlo, senza che la cosa appaia all’esterno» Giuseppe Panella

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25 pensieri su “Francesca Pellegrino: CHERNOBYLOVE

  1. Francesca va per la sua strada, determinata, decisa. Le poesie che, generosa, mette al mondo sono anche esse risolute e precise. Così tanto da diventare un unico grande poema, urlo/cassa di risonanza, forma di resistenza. Sì, perché non sono versi che si rinchiudono nell’intimo, nella consolazione del momento; hanno un impatto devastante, sconquassano tutto questo mondo simulacro, di vita che copia la cattiva televisione, e quasi ci dimentichiamo della lavatrice, del suo moto a segnare il tempo e le rughe…
    Abele

  2. Il “pianeta Francesca” è sempre più bello :)
    la poesia è la sua materia prima, ironica e coraggiosa.

    un grande in bocca al lupo per il tuo nuovo libro, carissima Francesca

    un caro saluto e un abbraccio a te e ad Abele

    stefania

  3. Direi che fin da questo assaggio ben scelto dal curatore dell’articolo, con la poesia di Francesca Pellegrino siamo di fronte a un’espressione creativa di valore assoluto: la parola si fa universo slombato, definitivo, chiuso e, ciò non di meno, il dialogo nella struttura diegetica e frastica del testo è irriverente rispetto a quella classica o se si preferisce a quella già codificata della narrazione in versi.
    Le poesie che con tanto gusto e ironia abbiamo fin qui letto non sono soltanto buone all’ascolto –assolvendo così a un ruolo fonetico di ampio respiro – sono istinto poetico di altissimo profilo e ragionamento a sottrarre, a decodificare, a scardinare l’ordigno narrativo nella sua struttura complessiva e nelle singole parti.
    Basti in tal senso leggere: “Ortodonzia anarchica” per essere consapevoli di essere di fronte a un ordito narrativo che – nell’apparente e pieno rispetto delle regole del versificare – è stato riscritto punto per punto. Soprattutto, la parola si fa corpo, è spessa e ha una vocazione migratoria di transumanza. Ecco, la “parola è “carne”, e la “lingua” conta le “pietre”.
    Siamo di fronte a una poesia solida, rassicurante e, a un tempo, sconcertante per il lettore. No, in relazione al mio orizzonte cognitivo e alla mia specula, non ho difficoltà a riconoscere nella poesia di Francesca Pellegrino una delle massime – se non la massima – espressione di narrazione in versi oggi presente in Italia.

    Erwin de Greef

  4. Apprezzo molto la poesia e la videopoesia di Francesca Pellegrino. Trovo che l’ autrice sia una delle voci più originali ed intense del panorama poetico attuale. Mi piacciono: la sua “spietata” ironia; il suo “disilluso” realismo; il suo parodiare l’ effimero tempo in cui viviamo.
    Però, “LucaDeiMieiOcchi”, è la composizione più bella! è la scia di un sorriso luminoso; la storia di un abbraccio senza fine; lo specchio di due sguardi che s’ incontrano all’ infinito: madre e figlio.

    Ciao Francesca,
    complimenti!

    Rosaria

  5. Non so come possa essere visto il mio vizio di ringraziare, con tutte le mani, ogni volta. Forse esagero, forse risuona storto, questo insistere su quella parola. Non so.

    Ma non riesco ad evitarlo. Se non lo facessi, sarebbe come se non rispettassi la fortuna di questo cielo. Come se non avessi atteso una giornata di sole, dopo le tempeste di una vita intera. Come se non avessi rispetto dell’acqua, dopo il deserto. Ed anche la storia del pane.
    E di fame e di sete e di freddo, ce n’è ….

    Qui, resto senza parole. Il solo GRAZIE che posso, è da intendere grandissimo, di tutte le maiuscole che avevo messo da parte, fintanto che – fuori – diluviava.

  6. resto colpita da questa scrittura scarna, diretta, che parla delle cose situazioni di ogni giorno con toni disillusi

    un grosso in bocca al lupo a Francesca
    un abbraccio

  7. è la magia del dolore, che si fa sangue e carne.
    e morde i denti, e le ossa.
    questa è la poesia di francesca, che io adoro.
    e l’abbraccio.

    grazie, di.
    simonetta

  8. tolta dal frigo e servita fresca, oppure passata a vapore, per qualche secondo e servita all’istante, c’è una specialità ad affettare , in sezioni verticali oppure orizzontali, la polpa del quotidiano. La consumazione è in peidi, ma ci si può anche sedere, a guradre un attimo le onde, metre tu, come uno scoglio, neresti avviluppata e, tuo figlio, ti chiama, da un lontano dove…dove tu sei, già dall’attimo seguente.
    Grazie per la pillola poetica, a causa di Chernobyl ho perso la salute, anche se,all’epoca, stavo per perdere la vita.E’ stata una questione di colpo d’occhio, per non dire di fortuna e,da lì, si è riaperta la mia vita. Grazie a Francesca e anche ad Abele.In bocca al lupo per il libro,ferni

  9. colpita dalla poesia di Francesca, forte, vera, la vita vista e sentita e palpata e attraversata.
    un liguaggio essenziale che arriva diretto e incisivo.
    grazie e un saluto a te e ad Abele.

  10. grazie. Di ogni parola e di ogni tempo … qui.
    L’editoria, quella piccola, lo sappiamo tutti: va aiutata sostenendola, divulgando – è un lavoro vero e proprio – che stanca anche la voce, talvolta.
    Ma leggendovi tutti, ritornano le energie e la voglia. Di fare .. e sognare.
    Per questo vi ringrazio di cuore.

  11. Questa poesia sembra rivelare l’aspetto nascosto degli elettrodomestici, e quindi della vita che li circonda. Come se rivoltando una lavatrice, una caffettiera o una barbie, queste perdessero l’aspetto rassicurante per mostrarsi come una ‘nigredo’ , un’opera al nero che circonda e arrugginisce le cose. Il poeta però è uno scoglio e ha sempre qualcosa che va oltre la luce.

  12. Belle le tue poesie Francesca.
    Mi piace il racconto che fai della vita, il colore del gioco e dell’ironia nelle cose che accadono e negli oggetti: una barbie che diventa una di noi, una lavatrice che sogna la tramontana, la moka che si arrabbia.
    Complimenti.
    Vincenzo

  13. dopo avere visto il post sopra, le tue poesie FRancesca mi sembrano dicano, in modo molto incisivo e umano, il tuo punto di vista sul tema.
    Come scrive Panella: “Quasi tutte le poesie di questo libro contengono dei brevi testi presi da jingles pubblicitari. La loro presenza, ovviamente, costituisce un contraltare ironico alla densità drammatica delle situazioni all’interno delle quali vengono inserite.”

    proprio così, una scrittura ironica ma molto partecipata su una densità altamente drammatica.

    Ciao!

  14. francesca lascia il segno (graffia accarezzando le parole), come sempre.
    leggendo il sottotitolo – che non ricordavo – m’è venuto da pensare alla potenza devastante degli e-venti quotidiani e a noi quando torniamo a rammendare l’orto dopo la tempesta, fischiettando una pubblicità per non tirarci pure (la zappa sui piedi).

  15. il giorno dopo il vento – è una cosa che è venuta dopo. Appena dopo l’ultimo spiffero – quando ho chiuso la finestra, insomma. A casa dei miei, c’è un terrazzino – quando c’è vento, è tutto un casino, sembra essere passata una guerra – da lì. Malos, le tue divagazioni mi fanno impazzire – e completano …. Davvero grazie.

    Che poi non sono io che scrivo. Ma le cose intorno che accadono. Penso sia per tutti, così. E’ solo una fortuna, poterle vedere accadere ….

    Grazie ancora a tutti!!!!

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