Giancarlo Locarno: Canso (elle est retrouvé)

 

Peter Van Straten

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Canso – Giancarlo Locarno

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11 pensieri su “Giancarlo Locarno: Canso (elle est retrouvé)

  1. Grazie Teresa e Marlene.
    Ho preferito postare la poesia di Giancarlo in pdf per conservare la versione originale (wordpress non ha la font usata da Giancarlo).
    un caro saluto
    Abele

  2. per me, leggere le “polifonie” di Giancarlo, come le definisci tu Abele, è un’esperienza proprio multipiano e multisensoriale,
    stordente e affascinante, come un viaggio nel tempo e nei luoghi
    che Giancarlo tocca e chiama con i suoni, prima ancora che con la parola,
    “tutto è cominciato con la musica”
    dice infatti ad incipit di quest’opera
    che è bellissima, oltre che per la “musica”, per capacità di pittura
    che riesce a restituire una gran fuga – nel senso di Bach :))- di umani
    utilizzando in un modo eccellente e mai fine a se stesso (cioè alla mostra impettita della propria cultura) riferimenti mitologici, culturali, trasversali, di altre nazioni ecc…
    avvalendosi inoltre di “giochi” (nel senso ottimo di gioco) e invenzioni linguistiche, di nuovo, mai fine a se stessi, davvero capaci di diventare nuovi piani semantici di interpretazione.

    E in questo percorso epico (ma anche spesso lirico), iniziando con un riferimento personale (il verdone) e nello stesso tempo che si riferisce proprio all’inizio del mondo in un mito, passando per la donzella (che vien dalla campagna), però in un contesto liberty, di nuovo tornando indietro (bellissimo quel Bach. e poi il serpente Ba)

    ecco la spirale, (spira) di questa opera,
    che al suo interno prova contempla anche il simbolo di iinfinito (quella lemniscata).

    E così, passando per Farinata degli Uberti, per la città infernale (Dite) delle guerre o delle dittature
    (bellissimo quel riferimento al piano regolatore dell’inferno)
    per quell’ ” intervallo tra due istanti” che è ” è in corrispondenza biunivoca con l’eternità” (goduria!)
    e Sils Maria (che mi richiama la casa di Nietzsche) e la bellissima Engadina
    fino alla “cadrega.” “resta”
    “Ho strappato da me la vanità.”
    nel riferimento al Qoelet.

    mi fermo qui.

    ciao!

  3. “Come se il morire fosse una faccenda da sbrigare come un’ altra”…l’accordo di queste parole è per me il senso del componimento e il pensiero dominante del testo. Al di là di tutte le variazioni ed i percorsi nei luoghi e, di riflesso, i rimandi ai personaggi è forte il richiamo all’ ultimo istante della nostra vita: potrebbe essere quello il tempo che orienta le note precedenti!

    Grazie per la suggestione di suoni, immagini parole del post!

    Rosaria Di Donato

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