Abele Longo: Quando muore qualcuno

http://todoal59.blogspot.com/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando muore qualcuno

Quando muore qualcuno
c’è sempre tanta strada da fare
un sole pallido sulle lamiere
il traffico assordante che accompagna
i motti di spirito di qualcuno
che conosceva bene la buonanima

Fino a quando la macchina non imbocca
una stradina di campagna
e le ombre dei salici si stagliano
contro una luce cinerina
che tutto attutisce e spande uniforme

*

Body Bags

Mediterraneo
canale putrido
di bare barche.
Trafitta al cuore
l’ultima prefica
la morte muore
sotto la plastica.

*

Sabato sera

Brillantina sull’odore di stalla
nel dopolavoro l’ombra
prende il posto del corpo stanco

la punta dritto ai fianchi
e trova una linea
chiusa nella bocca

fuori le palme resistono al vento
tenera l’edera si stringe a un filo.

*

Polene

Chiuse a chiave nei versi
le tue sanno di pece e pianto,
harem malinconico
sabbia dell’oceano.

La mia invece, a poppa, slaccia
un pezzo mentre prende il sole
nell’ora in cui le cose
si sciolgono alla calura.

*

Battono ne la notte (il poeta de le botte)

Sotto le stelle impassibili
de le notti mediterranee
il cuore del poeta batteva
di un più alto palpito

mentre a frotte
si avventuravano
nell’ombra dei fanali
le troie notturne
con le labbra rotte.

*

Il ritorno della paranza

Si alza presto l’impiegato in ferie al mare,
si abbioscia sul limitare la ragazza in costume,
abbocca uno scorfano di passaggio.

Al ritorno della paranza già pregusta
il pranzo e sale febbrile l’attesa
che la solita futile lite coniugale
interrompe puntualmente
sconquassando,
con il rombo dei motori,
l’aere fritto d’agosto.

Advertisements

27 pensieri su “Abele Longo: Quando muore qualcuno

  1. Sì, una morte che si allontana verso il mare, accompagnata da sentori di vita… una morte anche orfica, che mi ricorda alcuni testi di Campana… tout passe, tout lasse… Bei testi, Abele, soffusi di un velo di tristezza (spero non sia la mia di lettrice). Ciao

    Ter

  2. Mi piacciono moltissimo.Ho sempre preferito “il breve e denso” e qui c’è tutta poesia da gustare!Grazie della bella lettura Abele e buona serata;)

  3. Sotto le stelle impassibili

    EPPURE MUOIONO ANCHE LE STELLE, no? E noi vediamo attraverso la loro luce, dopo che si sono spente! Forse capita così anche a noi, vediamo dopo, la luce delle cose, di ciòl che le rendeva belle,vive, soprattutto vive e presenti e poi…noi restiamo impassibili, davanti a questo succedersi di eventi, come se in auto corressimo tra stradine nei campi e tutto restasse come in una infanzia dei sensi.
    <grazie Abele

  4. meriterebbero fogli colorati tanto incidono sul mio “io” più profondo e sentito e ausculto “Quando muore qualcuno” con delicata compartecipazione amara.. con vera stima
    roberto

  5. Sono frammenti di un cielo un pò offuscato questi testi di Abele: offuscato dalla tristezza che non si osa nemmeno dire! Non c’è clamore, solo constatazione della dissolvenza. Bello il riferimento a Campana, al palpito sonoro e alto dei suoi versi e del suo cuore.

    Rosaria Di Donato

  6. rotte mediterranee, queste labbra, con cicatrici che stentano a rimarginarsi. ovvero, per chi suona (la) campana?
    e, soprattutto, perché il suo suono si fa ruvido, distorto? è un rombo sulla griglia. intendo, suona stonata la vacanza, la paranza, la *concomitanza* della realtà più futile con quelle body bags (e più rileggo più l’accostamento non *mappare* casuale, come in “polene”).
    ergo mi domando chi è *qualcuno*? qualcuno qualcuno (nel senso di uno importante) o qualcuno qualcuno (nel senso di qualsiasi essere umano)? cosa facciamo, “quando muore qualcuno”?
    è allora che la “luce cinerina” diventa una tivù e tutto s’attutisce (bellissima allitterazione in *tum* a spegnersi) sotto la plastica. così la morte stessa può morire senza turbar la brillantina, senza turbar le stelle (impassibili), senza che le palme (e i palmi) smettano di cercare carne viva cui aggrapparsi all’ombra dei fanali.
    sì, c’è un filo (di speranza), ma subito si spezza nell’eterno ritorno.
    ottime tutte, abele, anche se “battono nella notte” merita una nota in più (colpisce *duro* nell’ipocrisia di quest’italietta legaiola).

  7. Mi sorprendi sempre con le tue letture, Malos. Riesci così bene a “mappare” e a vedere oltre le ombre e i “fanali” che, come già ti dissi un’altra volta, i miei diventano versi ai tuoi commenti. In effetti mi rendo sempre più conto che le mie poesie “futili” (il ritorno della paranza, Polene) possono essere altrettanto utili nel sottolineare la futilità, il “tam tam” che ci circonda :)
    A presto!

  8. avevo lasciato un commento, ma non lo vedo.
    cercherò di ricordare ciò che avevo scritto.
    Questa è poesia che porta riflettere.
    Le stelle, sì, di cui osserviamo la luce che ci giunge da millenni e anni luce incalcolabili, estinte forse, e noi che le vediamo ancora…
    ma forse tutta la vita una proiezione, e forse lo è…
    Belle tutte, ma anche io prediligo “Polene”.

  9. Non so cosa sia successo al tuo commento precedente, Cristina. Non mi sorprende che ti piaccia Polene :) ripropongo la tua Oceanica:

    OCEANICA

    Sapeva fare nodi alla marinara
    cazzare rande e ripassare bugne
    non sapendo di nuvole
    quel tanto da imparare le tempeste
    errava di bolina
    per scontare miracoli
    così da poter essere acclamata
    santa dei giorni dispari.

    Resse il fasciame ma la velatura
    fu divelta coll’albero maestro
    e le sirene
    ebbero gambe a dipartire il mare

    i pesci quando piangono
    hanno lacrime d’aria

    le polene si arrendono agli abissi
    non sanno camminare.

    Cristina Bove

  10. che gentile che sei, Abele!
    grazie diaver riproposto questa, ci tengo particolarmente.
    Sai che cosa mi affascina molto di questo nostro mondo poetico? La varietà infinita di voci, ciascuna con il proprio timbro ed estensione…
    credo che sia una polifonia divina, suoni di dio in noi.

  11. Hai messo il cielo a terra. E noi, leggendoti, lo calpestiamo. Non stiamo sulle nuvole noi, perchè poeti (chissà se lo siamo), sono le stelle che sono diventate di terra, e odorano dei nostri corpi e delle nostre case. Le chiavi di casa si danno agli amici. Le chiavi della poesia si danno al lettore perchè ci pernotti ad ore come uno struggente amante clandestino.
    Bravo, Abele. A presto.
    PVita

  12. “Perché poeti sono le stelle che sono diventate di terra, e odorano dei nostri corpi e delle nostre case.”

    Grazie Pasquale! Pensavo anche, rileggendo i nostri commenti, a dei versi di Bodini da Metamor:

    “Tutto nella memoria
    cade a pezzi, sprofonda
    senza rumore
    nelle botole dei morti.”

    A presto!

  13. in quelle stradine, sotto “le stelle impassibili”, in furore di umori e di onde che poi puntualmente si abbioccano o ammosciano
    “si stringe a un filo” corale di esistenza un’umanità abbarbicata come edera, anche tenera nei suoi s.viluppi altri.
    e non si sa (o meglio sì, lo si sente) leggendoti
    fra “labbra rotte”, “il corpo stanco”, “sconquassando”
    chi “la morte muore/sotto la plastica” chi è dentro.

    Molto belle Abele. di stile.
    ciao!

  14. Quando muore qualcuno non fa altro che diventare paesaggio
    In cui ‘tutto attutisce e spande uniforme’.

    E il cimitero è il mediterraneo, mare putrido di corpi degli annegati in battaglie navali dai greci in poi, ora anche per la plastica. Un cimitero marino meno apollineo di quello di valery.

    Se il mondo è il mare, le polene sono le donne, o meglio il riflesso che hanno su di noi le donne,
    che non sono loro a ‘sapere di pece e di pianto, ma il riflesso, ed è lo stesso riflesso che mette la tua a poppa invece che nel posto ‘giusto’ che è la prua, dove tira più vento.

  15. Si può dire il dolore in questo modo e con questa naturalezza? Fotografando piccole grandi morti quotidiane sotto una luce inflessibile che regola le ombre di “tiro” al bersaglio e tu sei lì, che lo registri.
    Si può.
    Un malessere da giorni “minimi” e luci precise a segnare un’idea nella sua più presente definizione.
    Le tue poesie Abele sono dei lampi d’intimo registro e non si sa bene quale parte accerchino per prima ma stringono d’assedio e comprendo bene il tuo voler “cambiar di posto la polena”…

    Davvero molto belle. Complimenti.

    Doris

  16. Molto bella la tua letttura, Doris. Parafrasandoti sono forse cronache di assedi (e dissidi) che finiscono puntualmente per accerchiarmi, o forse solamente i fantasmi del sole meridiano e della luce cinerina. Grazie!
    Abele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...