Roberta Quarta: Ultima sera in terra (Roads and Desires)

Astragali

Il ritorno in Italia.
Ultima sera in terra. Partire dalle parole di Mahmoud Darwish. Mi riportano ad una sensazione di felicità quasi dimenticata, che ho provato in Palestina. Forgotten happiness. Una gioia, per la vita che deborda da questo cuneo in cui viene costretta e schiacciata. Un desiderio che anima i corpi e gli occhi, che danza, anche nella più assoluta ritrosia. E nello stesso tempo in quei giorni avvertivo il peso insopportabile della vita in una terra occupata, negata a se stessa, un’impossibilità del vivere.
Ma il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro.
Siamo andati a Gerusalemme, il giorno dopo lo spettacolo a Ramallah, l’ultimo giorno. A Gerusalemme l’ingresso alla spianata delle moschee ci è impedito dai soldati israeliani, perché giorno di preghiera. Per accedere al muro del pianto si deve passare da un check-point, proprio nel cuore della città. I due soldati perquisiscono la cartella di un bambino palestinese di sette, otto anni.
I luoghi dell’occupazione sono mortiferi.
Gerusalemme è una città contesa, fatta a brani, materialmente e simbolicamente saccheggiata, violata. Un viaggio molto triste ci ha condotto a Gerusalemme, un passaggio attraverso i budelli di un inferno, quello del check-point di Kalandria.
Il ‘teatro’ lo abbiamo fatto in altri luoghi, a Sebastia, ad Aasyra, a Nasfjibil, poi nella ‘capitale’ Ramallah. Nei villaggi la guerra sembrava anche lontana, se solo si manteneva lo sguardo basso, perché all’orizzonte, sulle colline che forse Mantegna ha sognato, il cancro degli insediamenti ti cariava il cuore.
Parlavo con il nostro amico Ahmad, giovane attore palestinese-giordano (sì lui che per la prima volta è in Palestina), della traduzione in arabo di alcuni frammenti di testo del nostro spettacolo “Persae”, che poi abbiamo messo in scena a Ramallah, per il Festival internazione di teatro. (Ahmad, e come lui tutti i palestinesi, a meno che dotati di un permesso speciale, non può entrare a Gerusalemme, off limits)
Si discuteva della traduzione di alcune immagini molto forti e assolutamente fragili nella loro intraducibilità da una lingua, dalla sensorialità di un suono, ad un’altra. Vari i salti, i passaggi. Ahmad mi dice, questo non ha senso nella nostra lingua, qui c’è un’inversione, qui si rimodula, qui scarta, qui c’è una straordinaria vicinanza, è proprio questo. Ma quello che Ahmad non riusciva a vedere, mi è parso, nella sua esperienza della lingua, era il mare. L’immagine, presente nei “Persiani” di Eschilo, dei corpi massacrati nel mare, dopo la battaglia, come dei tonni impigliati in una rete, mi sembrava che Ahmad non riuscisse a vederla. Ma il mare è stato rubato. They have stolen the sea. Il mare in Cisgiordania non c’è più, e il mare di Gaza è blindato, inquinato, sequestrato. Il mare non c’è più.

Ultima sera in terra, Mahmoud Darwish

“Nell’ultima sera in questa terra ci separiamo dai giorni
dagli arbusti, contiamo le coste che portiamo
e quelle che lasciamo. La’. Nell’ ultima sera
diremo addio al nulla, ne’ troveremo il tempo della nostra fine
restando ogni cosa in quello stato. Rinnova i nostri sogni il luogo
e gli ospiti. D’ un tratto siamo incapaci di fare ironia
poichè il luogo è pronto ad accogliere il nulla.
Qui, nell’ultima sera
colmiamo gli occhi di monti che cingono le nubi. Conquiste e riconquiste
e un tempo antico che a questo tempo nuovo rende le chiavi
delle nostre porte
conquistatori, entrate nelle case, bevete il nostro vino
al ritmo semplice delle muwashshahat
siamo la notte nel suo profondo
e il nulla
alba di un cavaliere giunto nell’ultimo richiamo alla
preghiera
il nostro tè è verde e caldo, bevetelo,
freschi i pistacchi, mangiateli,
e i letti verdi del legno di cedro,
cedete al sonno
dopo un lungo assedio, dormite sul piumino dei nostri sogni
le lenzuole sono messe, il profumo alle porte è asperso , e
numerosi specchi
entrate, noi ne usciremo, sino all’ultimo.
E sotto la pelle cercheremo
quel che fu la nostra storia intorno a voi per contrade lontane
e alla fine ci chiederemo:
c’era la Palestina?
Là o laggiù?
sulla terra … o nella poesia

http://lists.peacelink.it/pace/msg08837.html

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11 pensieri su “Roberta Quarta: Ultima sera in terra (Roads and Desires)

  1. di una bellezza straordionaria qiuesto scritto che prende le sensibilità.. terra martoriata dalla, cone dicevo in altro post questa mattina, MALEDIZIONE DELLA STORIA..

  2. WITH CENSURA

    WITH CENSURA attraversare il confine
    WITH CENSURA aprire la porta degli occhi e del cuore
    WITH CENSURA correre, venire
    WITH CENSURA bruciare un lembo di terra, segnare un confine
    WITH CENSURA splendere
    WITH CENSURA perdere, perdersi e morire

    WITH CENSURA verso ramallah per strade sterrate e campi d’ulivo
    WITH CENSURA sognare il confine WITH CENSURA polvere polvere da sparo e rossa
    WITH CENSURA oltre il pendio corre corre un bambino, l’orizzonte lo insegue, l’orizzonte in ritardo sul mondo, l’orizzonte del grido
    WITH CENSURA crescere crescere bandito crescere un grido
    WITH CENSURA muoversi muoversi strappare al giorno il suo vestito
    WITH CENSURA denudare il mondo

    WITH CENSURA sul dorso di un asino d’oro
    WITH CENSURA con te nel volo che si confonde agli altri e alle voci e agli spari
    WITH CENSURA scorrere le guance scorrere il muro
    WITH CENSURA mordersi le mani aspettando un grido WITH CENSURA ridere ridere del soldato armato, ridere al confino
    WITH CENSURA averti toccato averti perso e sotterrato

    WITH CENSURA città tremenda, unreal city,
    under this bloodysun, under this light of death oltre la sete
    WITH CENSURA
    oltre la siepe di cemento e morte WITH CENSURA e oltre il vostro dio oltremura oltreporta oltreparola WITH CENSURA WITH CENSURA
    WITH CENSURA

  3. si colmano gli occhi, come dice Cristina. La domanda che sorge spontanea, Roberto, e’ quanto si possa fare contro le “Maledizioni”. Sono sempre piu’ consapevole dell’importanza di un progetto come Roads and Desires. Suscitare discussione, emozioni, non puo’ che essere un passo avanti. Rimane la rabbia, le ferite laceranti, l’assurdità di un “orizzonte in ritardo sul mondo”, come dice Antonio nel suo testo molto incisivo.
    Abele

  4. Amaro questo componimento che sembra non trovare una soluzione al dolore che annienta, che perde ogni speranza di fronte alla dura realta’ dei fatti. Ultima sera in terra, pero, e’ anche la testimonianza di un amore senza fine, quell’ amore insopprimibile del poeta in cui la Palestina continua ad esistere e re-sistere.

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

  5. إن وجود مثل هذه اللعنات على ارض فلسطين المتمثلة بالأحتلال,لهي كفيلة أن يتمخض عنه هذا الطفل المذكور في هذه القصيدة,إن أي طفل يخرج من رحم أمه يجد أمامه ناطحات سحاب من الاسمنت تمنعه من الذهاب للمكان المنشود ألا وهو الحديقة,
    إن الطفل الذي تلجم فمه فوهات البنادق لكفيلة أن تجعله يطلق صرخات من الشعر تدوي وتصعق كل الفوهات..

    شكرا لكم كثيرا
    Un saluto,
    عمر-فلسطين

  6. Ho letto, lo leggo da un po’ questo autore e lo sento vivo, lo sento vivere anche qui, in questa nostra terra dove la guerra è giornaliera, con l’abuso, con il falso, con il soppruso, con l’indifferenza, con la miseria, con il lavoro che non c’è…Niente è lontano ormai è solo una terra continua il mondo.ferni

  7. ma soprattutto

    “D’ un tratto siamo incapaci di fare ironia
    poichè il luogo è pronto ad accogliere il nulla.”

    versi che lasciano il segno, scalfendo via qualcosa (al nulla)

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