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Giacomo Sferlazzo: Il figlio di Abele

 

Lampedusa innanzitutto. Un’isola di fermenti che si prepara ad ospitare un festival di cinema indipendente.
Lampedusa ha un ruolo centrale nella mia esistenza, è un luogo magico. Si dice che Shakespeare scelse Lampedusa come luogo per “La tempesta”, e con certezza l’Ariosto la volle come scenario per l’epica battaglia dei tre contro tre. Storicamente e geograficamente è sempre stata luogo di passaggi e di accoglienza, voglio ricordare il santuario della Madonna di Porto Salvo, dove anticamente pregavano insieme cristiani e musulmani. Da queste e da altre considerazioni nasce il Lampedusainfestival, festival di cinema sul tema dell’immigrazione che quest’anno avrà altri tre temi, le migrazioni animali, dato che da qui passano molte specie che vanno dall’Africa all’Europa, L’informazione e la storia di Lampedusa, quest’ultimo tema è molto importante perché sarà dedicato agli studenti di Lampedusa e Linosa che riprenderanno i loro anziani parenti mentre raccontano la vita , le tradizioni e i vecchi ricordi che sono il patrimonio, insieme al mare, più grande che possediamo.

Chi organizza il festival?
Il festival è organizzato da Askavusa il circolo dell’Arci che abbiamo costituito insieme ad altri amici a Lampedusa, la recosol, (rete dei comuni solidali) che è stata fondamentale per la nascita del festival e in particolare voglio sottolineare il lavoro di Chiara Sasso senza la quale non saremmo qui a parlare del festival, e l’ASGI (associazione studi giuridici sull’ immigrazione).

Ma anche un’isola con dei problemi che vi accompagnano da sempre.
Per quanto riguarda gli enormi problemi che ci trasciniamo da molti anni, ci vorrebbe un intervista a parte, ma voglio almeno dire dell’enorme carenza delle strutture scolastiche e della precarietà degli insegnanti, che vengono spesso da fuori per mettersi in malattia e lasciare in balia di supplenze e sostituzioni gli alunni che così si vedono negare una continuità didattica necessaria per la loro formazione. Avevamo avanzato alcune proposte a varie istituzioni, tra cui quella di mettere primi in graduatoria gli insegnanti del posto. Ma non abbiamo avuto riscontri. Un’altra importante iniziativa che Askavusa insieme a Legambiente e a LIMEN (trentini oltre i confini) sta portando avanti è il “Museo delle Migrazioni” umane e naturali, il progetto sta riscuotendo molta attenzione ma ancora la burocrazia frena dei processi che in realtà dovrebbero essere molto semplici, come ad esempio l’acquisizione delle barche degli immigrati che attualmente si trovano nella discarica di Lampedusa e che sono destinate al macero. Siamo convinti che riusciremo a realizzare questo museo-laboratorio per non perdere la memoria di quello che sta succedendo a Lampedusa e nel mondo e per cercare di trovare soluzioni più umane alle questioni legate all’immigrazione.

Com’è la situazione al momento?
Lampedusa sta cambiando, in positivo. La cosa necessaria oggi è fare dei progetti a lunga scadenza e portarli avanti con decisione. Il mio sogno è che Lampedusa diventi un grande laboratorio e un centro d’arte del Mediterraneo, e soprattutto un luogo dove discutere di diritti umani.

Come è nato “Il Figlio di Abele”?
Il “Figlio di Abele” è un album che ha molti strati, sono canzoni che ho scritto nell’arco di un decennio e che ho rivisto e arrangiato più volte, a un certo punto ho sentito il bisogno di fissare alcune cose, di chiudere il cerchio, e anche se l’album ha alcune carenze credo sia un buon album.

Che tipo di pubblico segue i tuoi concerti?
Un pubblico che ascolta.

C’è ancora posto per un cantautore “impegnato”?
Questo non lo so , quanto io sia impegnato e quanto posto possa avere nella scena italiana lo vedremo, sinceramente non mi pongo il problema, suono per una mia esigenza personale. Certo in questo momento l’Italia sta attraversando un periodo di crisi culturale e i cantautori fanno un po’ fatica…

Pittore, cantautore, attore, attivista…
Sto cercando di capire e queste attività mi aiutano ad esplorare il mondo a più livelli, ma se dovessero perdere il loro valore ludico diventerebbero solo dei pesi da cui liberarsi.

CD Il figlio di Abele -Giacomo Sferlazzo su eBay.it Musica italiana

http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&item=300357655617&ssPageName=STRK:MESELX:IT

http://www.lampedusainfestival.com/

5 thoughts on “Giacomo Sferlazzo: Il figlio di Abele

  1. Pingback: Giacomo Sferlazzo: Una conclusione non c’è « Neobar

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