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Marco Scalabrino: La casa viola

 

Immagine di copertina di Ester Scalabrino

 

cliccare sul titolo qui in basso:

LaCasaViola Marco Scalabrino

Immagine di quarta di copertina di Roberto Matarazzo

Mi sembra, ad una prima lettura, che l’ultima fatica di Scalabrino proponga in modo giocoso ed amaro la riflessione su alcuni aspetti del vivere quotidiano. Il dialetto siciliano impreziosisce la sua scrittura poetica, ma le traduzioni, presenti nel testo, la rendono accessibile a tutti. Qualcuno potrebbe rinvenire ne “La Casa Viola” uno stile minimalista, ma ciò nulla toglie alla poetica dell’autore, che si pone immediatamente come anti-eroica ed essenziale: direi “parca”. E’ come se il verso risplendesse di una luce propria a cui non servono decori né artifici, ma solo trasparenza.

Questi testi sembrano essere paragonabili a delle preghiere laiche: componimenti in cui le parole affiorano direttamente dall’ anima di chi le pronuncia, non in cerca di un consenso, ma piuttosto di un varco, di un’ apertura in cui manifestar-si. Certamente anche l’ arguzia, l’ ironia segnano i confini di questi componimenti varchi/finestre da cui l’ io del poeta si affaccia.

E’ bello entrare nella “Casa Viola” ed essere accolti dal senso di concretezza e realismo che la pervade. Questa è, a mio giudizio, la misura metrica di Scalabrino, la cifra dominante del suo dire poetico non disgiunta dalla solarità della sua persona che rischiara ogni singola parola che l’ autore usa.

Anche le immagini di copertina e di quarta di copertina, rispettivamente di Ester Scalabrino e di Roberto Matarazzo, sembrano incarnare l’ una “l’uomo che osserva”, l’ altra, “la luce dei suoi pensieri”.

 Con affetto,

Rosaria Di Donato

32 thoughts on “Marco Scalabrino: La casa viola

  1. Grazie a Rosaria per questa splendida proposta e a Marco, autore che ho già avuto modo di apprezzare e che con questa raccolta conferma quel che penso da tempo, che i poeti che utilizzano le nostre altre lingue hanno un sentire così profondo e ironico allo stesso tempo. Concretezza, arguzia, ironia, come dice Rosaria, ma anche musicalità e grande forza evocativa; la chiave per accedere a un mondo (il primo, quello dell’infanzia per molti di noi) che detto in italiano non ci ha mai convinto.
    Abele

  2. reali e oniriche, e di quest’ultima specie soprattutto mi è parso vi appartenga “Palpebra” l’ultimo pezzo di questa raccolta qui presentato, o un invito a visitare certe dimensioni o comunque a me è piaciuto così etc. etc.

  3. Ringrazio sentitamente Abele Longo per la generosa ospitalità, Rosaria Di Donato per la gradita attenzione al mio lavoro e Cristina Bove – alla quale, se mi comunicherà il suo indirizzo, avrò il piacere di inviare il mio libro – per il suo intervento. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  4. Grazie Abele per averci proposto le bellissime poesie di Marco Scalabrino.
    La sua poesia nasce dal cuore e si esprime nella Lingua dell’anima.
    Grazie di cuore

  5. Ho già letto Scalabrino. Bello il titolo. Bella l’immagine di Roberto Matarazzo. Vado a leggere queste ultime… E torno.
    PVita

  6. Ancora ringraziamenti per i loro interventi a Wordinprogress, a Franco Corlianò e a Pasquale Vitagliano, ai quali, se mi comunicheranno il loro indirizzo, sarò lieto di inviare il mio libro. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino. marco.scalabrino@alice.it

  7. il testo dell’amico marco scalabrino non solo è un piccolo gioiello letterario ma resta un esperiment o linguistico di rara efficacia: sebbene non conosca la lingua siciliana (ma è poi del tutto vero che il nostro italiano sia solo toscano ma non dannatamente più complesso e articolato?) ho cercato di fruirlo con il cuore e credo di esserci riuscito più o meno bene.. e sono a lui riconoscente per aver inserito in IV° di copertina la imago che feci per lui.. un abbraccio a Voi tutte e tutti
    roberto

  8. violare il senso della casa, intesa come intimità sicura, ma anche viola inteso come fiore a buon mercato (da cogliere al volo): in entrambi i casi, le parole zitte zitte e “spasso spasso” finiscono per ingobbire il senso, trasformando il lampo d’un sorriso nella sofferenza dello scasso. in sintesi, si gode e si pena… ecco l’essenza della cosa (che non è rosa).
    :)
    sarà che le parole (come i piedi) a guardarle troppo, inciampano sopra i pensieri scritti (di nuovo “passo passo”) mentre se ne vanno per i fatti loro, mostrando un’indipendenza pari soltanto a quella della palpebra, che ammicca divertita senza che il cuore del cervello se ne avveda.
    inzomma, con l’ec-c’è-zione di c’è (l’anafora costruita attorno a una retorica quasinvettiva non riesce, nonostante qualche buono spunto ironico, a deragliare dal pre-vedibile), questa casa viola m’è parsa abitata da un insieme di poesie eccellenti e d’intuizioni brucianti. come l’insostenibile dolore dell’essere, riassunto in sé dal frastuono di “battaria” (forse un *frastuomo*), che visto dall’esterno (oltre i confini del soggetto) diventa – non preoccupatevi – soltanto l’insignificante ronzio di fondo d’un pensiero che collassa nelle viscere dell’incomunicabilità.
    controlcì controlvù. compliments.

  9. E’ nota la sperimentazione di scrittura poetica a quattro mani, nella quale due poeti si intersecano o si avvicendano scrivendo versi più o meno collegati a quelli dell’autore precedente, in un gioco di parole che può apparire forzato, ma che stimola doppiamente la creatività poetica di ciascuno. Oppure, è anche noto il fenomeno dei cantori a braccio delle terre marsicane, ad esempio, che si esibivano nelle feste paesane e nelle taverne, declamando versi improvvisati attinenti al vino o ad altri argomenti del folclore locale.
    In questo scenario sembra collocarsi la poesia di Marco Scalabrino, divenuta ormai universale, in quanto espressa, per l’appunto, a più voci. In questo caso le voci non sono quelle di altri poeti che continuano il canto precedente, ma sono voci di bravi ed esperti traduttori – poeti anche loro – che interpretano i versi originali in vernacolo siciliano di Marco Scalabrino in altre lingue: italiano, brasiliano, inglese, francese, spagnolo, scozzese e perfino còrso. Non è nuovo, il nostro valente poeta siciliano, a questo suo moltiplicarsi in altre lingue, come se volesse, e giustamente!, prolungare il suo dire poetico calandolo nelle realtà sociali ed umane di altre culture e situazioni storiche. Ricordiamo infatti un suo precedente lavoro, “Canzuna di vita, di morti, d’amuri”, in cui il poeta trapanese affida le sue liriche anche ad altre espressività linguistiche.
    Non a torto potremo quindi dire che Marco Scalabrino scrive, e scriverà, le sue poesie, in un contesto allargato e, oserei dire, globalizzato, volendo utilizzare un termine che ormai fa parte del nostro patrimonio socio-linguistico; è evidente infatti che se, da una parte, il nostro bravo autore non può fare a meno di esprimersi così “coralmente” in un plurilinguaggio che accentua, sottolinea e rimarca quanto ha da dire, come una figura riflessa da tanti specchi, è anche vero che egli attua un’operazione assai nobile e valida umanamente e socialmente, perché tende all’unificazione del sentimento poetico, nel senso che il sentire e il frequentare poesia, in tutti i popoli, è analogo e rende consapevolmente, o inconsapevolmente, “fratelli” nell’arte. E poi, con questa sua “pluripoesia”, che in quest’ultimo libro appare ancora più ricca ed estesa, grazie come dicevamo all’ottima traduzione di co-autori di rilievo nel panorama letterario siciliano e nazionale, come ad esempio Enzo Bonventre e Flora Restivo (che è anche l’autrice della prefazione), Marco Scalabrino vivifica e internazionalizza, se vogliamo, la lingua siciliana, ed è ancora questa un’altra operazione degna di encomio! E cioè, la poesia siciliana non resta relegata in un cassetto regionale, non è incasellata in un mero fenomeno linguistico locale e storico del momento, bensì varca la soglia di casa e si libra, come è giusto, nei cieli internazionali!
    Venendo ora al contenuto, si osserva, nelle poesie di Marco Scalabrino di questa sua ultima raccolta, un progressivo liberarsi di appesantimenti e di scorie ridondanti. La sua poesia è divenuta ancora più fluida ed immediata, basandosi su flashes di situazioni e di vita quotidiana che sorpendono il lettore, inducendolo ad ulteriori e più approfondite riflessioni. Il magico e sapiente uso del termine e il verso quanto mai breve – uno sparo, o un tiro di pallone! – rendono il messaggio intrinseco più immediato, che poi dilaga nel cuore e nella mente del lettore per una fruizione più ricca. Originale, ad esempio, la poesia “Palluni”: “Ha’ cafuddari pidati nta un palluni (Debbo tirare calci ad un pallone)”, in cui lo stesso verso si ripete uguale per sette volte, come per indicare l’insistenza, la rabbia, la risolutezza nell’affrontare la vita, con una metafora di grande effetto.
    Ma dobbiamo dire che Marco Scalabrino non è chiuso nella sua calda Sicilia e la sua poesia non si è certo fermata qui. Il suo valore di poeta, traduttore egli stesso di pregevoli scrittori d’oltreoceano, come l’Hoffmann, legato alla sua terra ma anche, e molto, alle linee di pensiero poetico internazionali, si evidenzia continuamente e vieppiù rilevante, prezioso. Un poeta di grande spessore, che la Sicilia, e l’Italia letteraria, deve tenere in grande considerazione.

    Giuseppe Vetromile

  10. Condivido il giudizio di Malos che è molto articolato, ma anche quello di tutti coloro che sono intervenuti: è come se l’ insieme dei punti di vista particolari proiettasse l’ immagine d’ insieme di questa dimora poetica, dentro e fuori, nell’ intimità e nell’ esteriorità, nell’ immaginario di ciascuno di noi affinchè POTESSIMO, CON L’ AUTORE, ABITARLA.
    Ringrazio tutti per l’ attenzione! in particolare Abele e Marco.

    Un saluto,

    Rosatia Di Donato

  11. Marco Scalabrino vivifica e internazionalizza, se vogliamo, la lingua siciliana, ed è ancora questa un’altra operazione degna di encomio! E cioè, la poesia siciliana non resta relegata in un cassetto regionale, non è incasellata in un mero fenomeno linguistico locale e storico del momento, bensì varca la soglia di casa e si libra, come è giusto, nei cieli internazionali!

    Leggo il puntuale giudizio di Giuseppe Vetromile e ringrazio anche lui per la sentita partecipazione!

    Rosaria

  12. Sto leggendo la raccolta, gustandomi ogni lirica con calma. Molto bello il gioco di specchi linguistici in cui i versi si riflettono acquistando suoni, suggestioni e sfumature diversi nel passaggio da un codice all’altro. Di solito le liriche sono brevi ma si stagliano sulla pagina con forza lapidaria, come se fossero l’estremo frutto di una lunga meditazione interiore.
    Per ora posso dire solo questo, a metà circa del bel volumetto, molto curato e originale anche nella veste grafica.
    Gisella

  13. Nuovi ringraziamenti per i loro graditi interventi a Roberto Matarazzo – che mi ha omaggiato della sua opera riprodotta in quarta di copertina –, a Malosmannaja, a Giuseppe Vetromile e ancora a Rosaria Di Donato. A tutti il mio cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  14. Questo nuovo volume di poesie di Marco Scalabrino, “La casa viola” (bel titolo – e bella copertina e quarta di copertina, per quel che riguarda un “oggetto libro” davvero ben fatto), mi ha attratto in modo particolare, non solo per la ritrovata polifonia relativa alla presenza di traduzioni in più lingue, ma anche per la notevole ricerca – riuscitissima – di spazi ancor più vasti. Una ulteriore conferma d’una poesia di alta qualità, quella di Marco Scalabrino, al quale vanno tutti i miei complimenti.
    I versi de “La casa viola” mutano forma, tematiche, timbri, ampliandosi, con fortunata voluttà poetica, dal lirismo alla prosa quotidiana, all’invettiva, tra episodi onirici o versi che esprimono terrestri carnalità, attraverso felici funambolismi, fino a giungere anche al verso sapienziale, con spostamenti insomma in territori multiformi – dallo spazio dell’incorrotta dimora intima, personale, fino all’àmbito collettivo, profondamente degradato.
    Ed è inoltre di grande impatto, per gli occhi e per il cuore, la ricerca di sperimentalismi grafici e linguistici, che fluttuano dal linguaggio informatico alla parola che diviene “cosa” (“Ma quei quattro gradini”, per esempio, che diventano graficamente “gradini” di parole, oppure “.Punto. .nero./.a. .centro./.di. .pagina.”), sino alla parola che si legge solo se censurata, come nei versi di “Impalcatura” (una poesia che mi ha molto emozionato) dove ogni parola (compreso il titolo, che per mia incapacità con la tastiera non so “cancellare”…) è “cancellata” da una riga censoria – denuncia feroce d’una zona oscura della nostra vita nazionale, le cosiddette “morti bianche”.
    Nomino alcune poesie, tra le tante, che mi sono rimaste più nel cuore (una sensazione immediata: probabilmente ad una ulteriore lettura citerei altri titoli): Sei tornata, La casa viola, Ladro, Scarpe, Frastuono, Imbattermi nel silenzio, Nell’aldilà.
    P. S. Ho fatto riferimento a titoli e versi nella traduzione in italiano, dall’originale in siciliano.

  15. Lo specchio la circolarità e l’altezza del cuore, qui cosmopolita nella apertura alle lingue:un pò il contrario del monolinguismo contemporaneo dettato, più che da certovillaggio globale del pensiero, anche poetico,, dal manierismo dell’indifferenza, a volte vacuo a volte agghiacciante, che ci circonda, forse senza persuaderci del tutto, ma lo si prova ogni dì, coem tentazione; questa ampia propsettiva del cuore, consola. Mi consola e apre infiniti mondi dal siculo dolce lingua dove ha avuto battito e battesimo la nsotra lingua, pre volgare e post, cioé culla madre, ma per farsi qui un curioso esperanto rovesciato e dettato da quell’umiltà del cuore, che è dei grandi di spirito. Grazie, Marco Scalabrino, grazie davvero, da Maria Pia Quintavalla

  16. Carissimi tutti, non è che io abbia esaurito con la mia prefazioncina (?) tutto quello che ci sarebbe da dire sulla poesia di Marco, solo che adesso voglio leggere i riscontri di tante qualificatissime personalità e rallegrarmene.
    A Marco e a tutti voi un caro saluto.

  17. Di nuovo grazie a Marco e a Rosaria, e a chi è intervenuto fino ad ora (il mio benvenuto a chi commenta per la prima volta su neobar). Confermo le mie impressioni dopo la prima lettura, si tratta di un lavoro di grande spessore, che ha il dono della “leggerezza”, di quell’ironia sagace che fa parte della nostra tradizione, di quella cultura “contadina” come veniva chiamata una volta. Lo spessore, la “raffinatezza”, è dovuta, come sottolineato nei commenti, da questa interessante operazione linguistica di farsi tradurre, anche in italiano. Un modo e soprattutto un “gesto” da parte di Marco per sottolineare lo statuto di “lingua” del siciliano e per aprirsi a quel dialogo (Giuseppe) o “circolarità” (Maria Pia) che rende la lingua ancora più viva (ottime le traduzioni). Molta acuta, come sempre, l’analisi di Malos che coglie quell’ossimoro fondamentale della saudade meridiana, quella sensuale e “penosa” gioia di vivere. Non sembra Malos molto colpito da “C’è” che probabilmente cade nelle insidie della poesia civile, quella di apparire prevedibile. Sarà perché il mio salentino molto assomiglia al siciliano (qualcuno mi diceva che Miccoli a Palermo parla salentino oramai:-) ma alcuni passaggi di “C’è” li ho trovati molto esilaranti, questo ad esempio: C’è culi ariani beddi e prufumati/chi strunzianu fora di li cessi/ (divertente ma che fa pensare come dice sempre Malos, vista anche la magnitudine di questo “strunziari fora”, di questa Europa/cloaca)

    Un caro saluto, Abele

  18. Volevo inoltre ricordarvi che domani sarà la volta di un altro poeta, Franco Corliano’, speciale anche lui come Marco , visto che scrive in griko, la lingua di origine greca parlata in alcuni paesi del Salento.
    un abbraccio a tutti e un caro saluto anche a Flora Restivo, il cui commento vedo solo ora. Complimenti per l’intro e la tra-duzione.
    Abele

  19. Ho letto con piacere e interesse grande le particolari vedute della casa. Addentrarvisi poi, non è detto che accada se non per uno strano pertugio, meno di una fines-tra …una lingua e l’altra, in cui vuoti in cui sta di casa il cuore e la mente non interviene a censurare l’accoglienza. Anch’io ho letto il libro, ne è uscita una breve passeggiata, tra le voci e le lingue. gli orti e le piane, le scorze dei segni che sempre, da una nazione ad un’altra germinano vesti che velano l’artefice della creazione. Grazie a Marco e grazie anche a tutti gli altri lettori che hanno dato altre voci ai suoini di quelle terre, sparse tra le pagine dell’esserre comunque in-violato.ferni

  20. La caratteristica fondamentale che osservo in questa poesia è l’estensione degli argomenti, come occhiate lanciate dallo stesso osservatorio che è la casa.
    Quello che vi passa davanti si trasforma in temi civili come in ‘c’è’, nella sintesi del “grande oggettivo” di Battaria, nell’intimismo di ‘colti al volo’.
    A proposito di questa, che è quella che preferisco, mi colpisce in particolare il suono come spezzato in tanti colpi dalle u che conferiscono un ritmo arcaico. Questo mi ricorda le u del mio dialetto nordico (che non è il milanese, ma quello meno dolce e più ticinese del varesotto) che hanno una cadenza diversa,più francese, ma condividono il tratto arcaico di scansione.

  21. Nuovi sentiti ringraziamenti: a Gaetano Failla, a Fernirosso, ad Abele Longo e a Giancarlo Locarno (al quale, se mi comunicherà il suo indirizzo, sarò lieto di inviare il mio libro: marco.scalabrino@alice.it). A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  22. Poesia multiforme, plurale, plurilingua come un esperanto. Antica come un dialetto scomparso, modernissima come una neolingua. Eppure, immobile, eterna come un verso riuscito.
    Rubare una ciotola di tempo
    e rimanere…
    POETA
    per l’eternità.
    Grazie.
    PVita

  23. molto affascinata dai suoni e dal movimento puntuto di molti di questi versi, come granelli. colpi d’occhi, appunto, appunti “colti al volo”, rimasti fra le ciglia, e anche o proprio per questa leggerezza di un velo maya appena rivelato, anche su una realtà amara ottimamente espressa
    (velo che in “ctrl alt canc” produce, dopo diversi tentativi, una cancellazione in toto, in diretta, non prima però di consentire,forse augurare, una navigazione)
    esprimo tutto il mio piacere ad averli conosciuti!

    ciao

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