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Gaetano Fidanza: amman passages

gaetano fidanza Dice:
aprile 4, 2010 alle 6:24 pm |

questo link e’ un lavoro sonoro che nasce dal lavoro di Lysistata, ad Amman, un segno di questo passaggio…

http://www.astragali.org/audio!23

R. Matarazzo Visione metropolitana

17 thoughts on “Gaetano Fidanza: amman passages

  1. Wow, what an amazing photo! Almost looks a bit like lots of little Towers of Babel growing and merging into one gray giant Metropolis tower. Amman copying Fritz Lang?

  2. questa visione tra testo (lo si suppone), imago e musica mi fa tornare alla mente una imago che feci l’anno scorso: VISIONE METROPOLITANA che inserisco ora sulla pagina di abele su fbooke… ottimo lavoro!

  3. e se quella non è una “b-abele”? se quello non è il pozzo della fossa capovolta, a cielo aperto un con-clave di preistorie.
    Angoscia e terrore, questa spremitura di vite, una rappresa all’altra,una sull’altra, pesi morti, gravità dei segni. L’audio riporta quasi in eden in cui le voci,scarnificate dal corpo dei gesti che accennano appena, promuovono una pena particolare, la voglia di covare un sogno,di crescerlo, nella foresta delle vite.f

  4. Provare a viaggiare senza cartoline, senza chiudere l’altro nel quadro della ‘prise de vue’ o nell’illuminazione controllata dell’immagine di pensiero. Far affiorare a coscienza cio’ che costantemente ci sfiora o ci percuote, lateralmente, senza essere visto.
    Provare ad aggrumare in forma quanto percepito quasi contro voglia, l’apparentemente insignificante, cio’ che insensibilmente varca la breccia stereofonica dell’udito. Raccogliere nel suono qualcosa come una trama latente dell’esperienza, il fondo che rende possibile la figura, e, al tempo stesso, cova il dischiudersi di una logica diversa dell’osservare.
    Provare ad afferrare l’acqua di suono in cui il nostro corpo si muove. Ripercorrere a tentoni la geografia sonora del corpo disperso che e’ il paesaggio che ci abbraccia. Spina dorsale di un tormentone musicale, capelli in trecce di nenie antiche. I polmoni delle risate in fuga e le mani dei suoni del lavoro. Pelle nelle parole dei bambini.
    Provare a interrogare da auruspice i rumori, l’eco di voci ad altri indirizzate, i timbri sconosciuti di una lingua che diversamente articola la gola.
    Provare a tradurne l’impatto nel montaggio, doppiandone l’orizzonte in linea di tempo, nel fiorire di ritmi da interrogare. Ridisegnare vita di noi nella scrittura del suono, nel soffio che e’.
    Contemplare il volto del luogo nell’odore dei suoi suoni.

    • grazie abele.

      credo sia molto importante poter nutrire una interlocuzione sulle questioni musicali-sonore che sappia superare le facili fascinazioni dell’ascolto. spero che questa discussione possa serrarsi in dibattiti sempre meno generici. c’è bisogno di liberarsi dalla fruizione troppo spenzieratramente ludica della musica e questo è possibile con una forte interrogazione sul senso delle cose che si fanno e sulla coerenza dei materiali utilizzati.
      mi auguro che stiamo aprendo uno spazio dell’ ascolto e del confronto

  5. trillii, risolini,fischi, voci gravi, intervalli musicali, il suono di un’umanità in incantamento e incatenamento.
    trasmette però la sensazione di un levare.

    Molto belle anche le immagini associate, davvero visioni integrate.

    grazie molte di questi “passaggi” (paesaggi, anche d’interni)!
    ciao

  6. grazie infinite abele per aver inserito in questo post uma mia imago, le contiguità tra espressività diverse mi intrigano moltissimo…
    roberto

  7. Una passegiatta sonore nel centro di Amman downtown fil souk at the market in the streets of the center of the city quiet peaceful tranquila qualche passi a few steps sweet as a juice of canne a sucre dolce come un suco di cana a zucchero e l’oud che ti porta lontano passages passegiatta passaril tempo qui il tempo non si conta ma si raconta le temps a tout le temps pour lui

  8. Grazie per i vostri commenti. E’ molto bello questo nostro interagire partendo dai suoni raccolti da Gaetano, dall’affresco descritto da Francis:”Provare ad afferrare l’acqua di suono in cui il nostro corpo si muove” (Benedetta) . Perfetta la sinergia della visione di Roberto per questa nostra città “babelica” (Ferni) e “aperta” (Benedetta)… una città della mente, “paesaggio di interni” (Margherita), che a Edgar ricorda Fritz Lang e a me la Maurilia di Calvino:

    A Maurilia , il viaggiatore è invitato a visitare la città e nello stesso tempo a osservare certe vecchie cartoline illustrate che la rappresentano com’era prima: la stessa identica piazza con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto del cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi. Per non deludere gli abitanti occorre che il viaggiatore lodi la città nelle cartoline e la preferisca a quella presente, avendo però cura di contenere il suo rammarico per i cambiamenti entro le regole precise: riconoscendo che la magnificenza e prosperità di Maurilia diventata metropoli, se confrontate con la vecchia Maurilia provinciale, non ripagano d’una certa grazia perduta, la quale può tuttavia essere goduta soltanto adesso nelle vecchie cartoline mentre prima, con la Maurilia provinciale sotto gli occhi, di grazioso non ci si vedeva proprio nulla, e men che meno ce lo si vedrebbe oggi, se Maurilia fosse rimasta tale e quale, e che comunque la metropoli ha questa attrattiva in più, che attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a quella che era. Guardatevi dal dir loro che talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome , nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l’accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei. E’ vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori degli antichi, dato che non esiste tra loro alcun rapporto, così come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com’era, ma un’altra città che per caso si chiamava Maurilia come questa.

    da: Le Città Invisibili di Italo Calvino

    Maurilia

    In Maurilia, the traveler is invited to visit the city and, at the same time, to examine some old postcards that show it as it used to be: the same identical square with a hen in the place of the bus station, a bandstand in the place of the overpass, two young ladies with white parasols in the place of the munitions factory. If the traveler does not wish to disappoint the inhabitants, he must praise the postcard city and prefer it to the present one, though he must be careful to contain his regret at the changes within definite limits; admitting that the magnificence and prosperity of the metropolis Maurilia, when compared to the old, provincial Maurilia, cannot compensate for a certain lost grace, which, however, can be appreciated only now in the old postcards, whereas before, when that provincial Maurilia was before one’s eyes, one saw absolutely nothing graceful and would see it even less today, if Maurilia had remained unchanged; and in any case the metropolis has the added attraction that, through what it has become, one can look back with nostalgia at what it was.
    Beware of saying to them that sometimes different cities follow one another on the same site and under the same name, born and dying without knowing one another, without communication among themselves. At time even the names of the inhabitants remain the same, and their voices’ accent, and also the features of the faces; but the gods who live beneath names and above places have gone off without a word and outsiders have settled in their place. It is pointless to ask whether the new ones are better or worse than the old, since there is no connection between them, just as the old post cards do not depict Maurilia as it was, but a different city which, by chance, was called Maurilia, like this one.

  9. Quello che incontriamo qui, lungi dall’essere ciò che la nostra società avrebbe perso o infranto ( sappiamo poi che qui non e’ un qui qualsiasi), è ciò che ci accade qui, questione, attesa, evento, urgenza, desiderio, a partire da qui .
    Perché probabilmente potrebbe essere un altro nostro punto di partenza. Tantissime immagini, tantissima aspettativa da parte delle persone che stiamo incontrando che ci chiedono di tornare, tantissimi pezzi di vita che gli uomini e le donne portano.
    Poi, per me, Sofia che passa tutto il giorno a giocare con i bambini per le strade di Sabastia, che mi appare come mi appariva il mio paese, nel basso salento, nei racconti di mia madre sulla sua infanzia. Questo tempo senza tempo, in anarchia, che perderà tra qualche giorno, a casa.
    Essere venuti qui a portare il nostro lavoro, e non in un’altra capitale, dopo Atene, Parigi, Nicosia, Amman, Tirana, Istanbul, Barcellona, Damasco ( ed anche Ramallah, tra qualche giorno, sarà un’altra capitale), non è una nostra invenzione, un Eureka improvviso di fronte alla scoperta imprevista. Se un’ invenzione è, non proviene da noi, ma da loro, dagli altri qui; un evento inatteso che accade come un inatteso dono dell’altro, facendo cadere nel ridicolo ogni progettualità. L’incontro è anche sempre iniziativa dell’altro, e noi dobbiamo sapere preparare lo spazio perché accada, anche se incalcolabile e imprevedibile
    Anche se qui oscilliamo l’estrema rassomiglianza e la totale irriconoscibilità, per esempio la condizione delle donne. Forse è anche il solo modo possibile per un incontro, non fare del prossimo il proprio prossimo
    Noi faremo di tutto per tornare, ma domani ci sottrarremo, lasciando una traccia, non una presenza. Ed anche le persone che abbiamo incontrato qua lasceranno una traccia in noi, non una presenza.
    “Presagisco la mia assenza nella lacerazione, nel sentimento penoso di un vuoto. La presenza altrui si rivela attraverso questo sentimento. Ma essa è pienamente rivelata soltanto se l’altro, da parte sua, si china egli pure sull’orlo del suo nulla, o se vi cade”

  10. 31 mars Amman en perpétuelle construction

    Une ville en batir en construction importants travaux ici et là un peu partout aucun grate-ciel ici on a de l’espace pour l’instant peu de maisons anciennes de nombreux terrains vagues aèrent les different quartiers espaces de libertés souvenirs d’enfance le “tas de terre” derrière la maison où l’on jouait aux indiens témoin de nos facheries pichrocolines qu’une partie de billes achevait de consommer Gégé les jumeaux Marcel Craie Stanislas qui avalait les orvets grappes humaines aspettando il bus le long des trottoirs aux carrefours chapelets d’usagers en attente sortie d’Amman le ministère des Affaires Etrangères en avant-poste on devine sur la route de la Mer Morte la marmotte du désert la nouvelle extension de la capitale les habitations s’espacent de plus en plus paysage méditerrannéen mes garrigues adolescentes l’herbier de monsieur Loze oliviers raisonnables en regard des géants des Pouilles mes revisions enflammées du bac dans la pinède qui surplombe l’entrée de l’autoroute à Vedène vié d’ane vié d’ase me revient à l’esprit ma detestation de ce bled imbecile retour de flames le paysage s’élargit petites accrochées à la colline où l’on n’y vient pas à pied la montagne étale ses contreforts chauves par endroit une, deux cabanes de tole abrite le soir venu un troupeau de chèvres un berger ici et là une paire d’hommes sous un arbre pour l’informel café d’une matinée bien avancée on attend on attend à l’ombre d’un arbre d’une pergola improvisée au bord de la route plus loin à l’écart quelques femmes un monde les sépare des homes une vie d’attente et régulièrement partout le roi te salue seul en famille en soldat en sportif en civil souriant sévère au poste frontier attentionné avec son épouse aux carrefours dans tous les lieux publics dans les coulisses du theatre meme dieu lare de la machinerie (est-ce bien lui qui tire toutes les ficelles ?) le père bienveillant foettard à l’occasion son père aussi est present finalement on n’aura pas dit :”c’est fini !” au petit roi de Jordanie Hussein a quitté la scène è intrato il figlio depuis quelques tours de pistes et déjà on prépare le dauphin paysages d’Algérie à perte de vue aperti meme présence militaire aussi plus discrete aux points stratégiques only on s’approche du premier check point le jordanien changement de bus navette entre les deux (les trios) frontières l’étroit goulot plutot tranquille de ce coté-là la région est si chaude que par endroits meme les rochers ont bronze prémices du desert falaises claires et nues une sablière à la frontier ? premiers panneaux en hébreux nous sommes le grain de sable de ce sablier qui s’écoule lentamente tu non scendi più la china non l’abbiamo salito neanche una storia sbagliata Allenby bridge poste de douane in the middle of nowhere l’entrée dans Israel par un énorme terrain vague en forme de camp retranché jeunes gens jouant aux soldats rayban et mitraillettes “nice place to live ! good life ! nice place to live !” s’obstine à me convaincre mon voisin dans ma 3ème ou 4ème file d’attente à la douane plusieurs heures ci vuol una santa pazienza beaucoup de flics en civil aussi l’arrivée à Jericho dans les cris des taxis ballet de minibus jaunes un joli bazaar ! Jericho traverse dans une ambiance totalement différente de celle d’Amman un coté Afrique du Nord rues, routes pas très larges magasins sans devanture en route pour Nablous et Sabastia la nature l’emporte complètement maintenant la montagne écarte ses pattes d’ours vertes un habitat clairsemé quelquefois de fortune petites fermes basses des troupeaux de fermes quelques moutons je pense en les voyants à la vie des bergers au milieu de ces pierres et de leurs bêtes sur leur ane, immobile, comment occupant-ils leur temps ? pensent-ils revent-ils toute la journée ? leur regard se perd-t-il dans le vide ? est-ce-qu’ils s’ennuient ? savent-ils ce qu’est l’ennui ? philosophe sans aucun doute l’ane ici est encore un auxiliaire actif du paysan du berger longue route zigzagant dans la montagne toute de roches et rochers maintenant pierres dessinant dans la lumière vespérale un graphisme contrasté la Mer Morte dans le lointain bientot cachée des villages apparait sur certaines cretes des champs d’oliviers leur sol ocre ratissé certains sillons ondulent plus larges entre les arbres comme une signature (une technique d’irrigation ?) jeunes pousses à l’abri de bidons recycles de temps en temps une implantation israèlienne point d’observation station gaz ou settlement colon le pays est divisé en 3 zones A sous controle palestinien B israèlo-palestinien C israèlien Sabastia appartient à la 3ème zone c’est vous dire si les demarches administrative sont simples arrivèe à Sabastia alle 6 pm une petite attraction nostramico Omar est d’un village voisin Sabastia gros village rural peccore tracteurs thousands kids in the streets la lune pleine luna piena piena luna levi la mia penna prendi mia pena la lune pleine watching over son troupiau de loupiotes all over the hills in front of the house in the valley bellow a silent car is sliding away Jerusalem 55,54 km El Qods.

  11. 1er avril And Palestinans invented goat cheese

    Prima mattina a Sabastia tutto il sole è mio è nostro uno sveglio a la campania breakfast a casa local great cheese

    Un pied de vigne avec le temps a grandi pour couvrir une pergola un pied de vigne qui poussait à l’extérieur du jardin quando la gente a construit le mur ils y ont laissé une ouverture un passage un buco pour la vigne torsade traversante puissante et tranquille (comme un ane, pocapoco ,un pied devant l’autre, un pas à la fois) ambivalence équivoque speranza pazienza patience et longueur de temps font plus que force et que rage dans les fissures d’une chape de beton sempre l’erba cresce la mousse s’accroche aux pierres obstination de plantes opiniatres et solitaires en équilibre tranquille sur un mur abandonné ou peu entretenu équivoque ambivalence se nourrir de ce qui vient de l’extérieur de l’autre coté du mur dépouiller l’autre le voisin e qui penso e parlo de la zone C dove when there’s une découverte archéologique in Sabastia israeliani la récupère pour leur(s) propre(s) musée(s)

    La nostra rondina rondinella è tornata fare la primavera a Lecce lasciandoci ancora un po’ in inverno, lo sai la Sai ?

  12. 3 avril Sans titre

    Tre giorni a Sabastia già villagio della mediterrannea come siamo vissuto dalla popolazione ? Helo what’s your name ? keep asking us the kids first english words sentences they’re learning at school our landlord is taking any opportunity to walk in our flat to see the girls’room I suppose how many people are living here ? we keep answering five khamsa cinque several times a day what’s the matter ? the shop keepers are certainly cheating on us with the price they charge us comment leur en vouloir ? There are some faces really friendly and some just indifferent no hostility at all “welcome to our country !”

    Third day of the workshop too how many people will come today ? ponctualité midèlorientale …

  13. Pingback: Roads and Desires: Sebastia, 7 aprile « Neobar

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