Lysistrata: Amman 27 marzo

“forse resta da pensare il riso come resto, appunto. cosa vuol dire ridere? che cosa vuol ridere?
si, si, è proprio questo che fa ridere. e non si ride mai da soli, dice bene Freud, non si ride mai senza condividere un pò la stessa rimozione”
Jacques Derrida, UlyssesGramophone

Advertisements

4 pensieri su “Lysistrata: Amman 27 marzo

  1. Nell’autunno del 2004 ci recammo a Limassol.
    Saremmo tornati a Cipro altre volte, in particolare a Nicosia.
    Nell’estate precedente avevamo preparato “Antigone, anatomia della resistenza dell’amore” da Sofocle, da Maria Zambrano e da tanti altri.
    Dovevamo realizzare un laboratorio con attori e con giovani ciprioti finalizzato ad un allestimento di Antigone nel porto abbandonato di Limassol, con attori italiani e ciprioti, in italiano, greco, cipriota, inglese. Quello che avremmo poi sviluppato negli anni a venire fino ad ora, un teatro nomade e multilinguistico.
    Nella presentazione di quel lavoro si diceva che “ La disobbedienza civile di Antigone non è negoziabile, che ella non viene propriamente sconfitta poiché non ha mai preteso il potere, che Antigone si colloca su una linea in cui si incrociano e dialogano due orizzonti: da un lato è la matrice sulla quale sembra modellarsi ancora (e oggi più che mai) qualsiasi conflitto tra persona, individuo e società, stato; all’altro, è pensiero poetante sull’essere e sui destini cui siamo via via epocalmente rimessi”.
    Due fratelli in lotta, uno viene ucciso, l’amore di Antigone.
    E ci trovammo quindi a Cipro, diviso in due, stato dell’Unione Europea militarmente occupato da un altro stato candidato a farne parte, con una fetta di territorio ( quasi il 5%) che è una base militare inglese.
    Gli uomini e le donne che partecipavano al laboratorio portavano con sé segni profondi della guerra, del conflitto, di quella divisione.
    Chi aveva ancora con sé un fucile per essere pronto ad una nuova invasione, chi conservava le chiavi della propria casa che un tempo sorgeva in quella che oggi chiamano “la parte occupata”, chi aveva perso la maggior parte dei propri affetti. E’ chiaro che ci trovammo di fronte a qualcosa che andava oltre il laboratorio, lo spettacolo, il progetto. E Antigone diceva di tutto questo.
    Da quel momento si è avviato un percorso che ci porterà tra qualche giorno in Palestina, nei villaggi vicino Nablus, attraverso il lavoro di questi anni in Giordania, in Siria, a Cipro, in Albania, in Kossovo, in Grecia, a Malta, in Turchia, in Libano, in Francia, in Spagna.
    Eravamo sulle tracce di Dioniso nel mediterraneo, alla ricerca di un filo rosso che legasse questi popoli e da quel momento ci interroghiamo sulle dinamiche del conflitto e del dialogo, dapprima attraverso la tragedia ed oggi attraverso la commedia.
    Nello stesso anno ospitammo a Lecce, come ogni anno in quel periodo, due nostri amici fraterni, ritenuti da tutti, giustamente, due maestri del teatro mondiale.
    Lavoravamo con loro in un gruppo misto, noi ed altre persone esterne alla compagnia. Da loro veniva forte la richiesta di lavorare solo con noi, in quanto era chiaramente differente il livello.
    In quel momento quella richiesta ci sembrava una chiusura, una strada verso nuovi cliché, ci sembrava interessante lavorare con le incertezze, i passi falsi, le imprecisioni delle persone che incontravamo praticamente.
    Nacque così Teatri di guerra, pratiche di pace, il lavoro nei luoghi del conflitto con giovani e giovani attori che di questo conflitto avevano avuto esperienza. Lontani dai teatri ufficiali, dalle prassi canoniche, dal teatro stabile. Un teatro in viaggio.

    Cosa è successo in tutte queste tappe, in tutti questi viaggi? Cosa è il teatro il viaggio?
    Il teatro in viaggio si svincola dalla meta e dall’istituzione.
    Si libera da ogni prospettiva imposta da un senso anticipato, che non deve stare al gioco della stabilità o della definitività, e perciò deve vivere ciò che accade come continua novità.
    Il rischio della stabilità, della progettualità è quello di trattare i luoghi come luoghi di transito, tappe che avvicinano ad un obiettivo prefissato. Per cui i luoghi diventano stazioni in attesa di quel luogo che è la meta, la finalità, l’obiettivo.
    Il teatro in viaggio dovrebbe con la sua pratica eludere la prospettiva della meta che cancella l’andare, il percorso, il processo.
    Itaca rende sordi alle voci dei luoghi; il nostos, la meta cancellano ogni stupore, ogni meraviglia, ogni dolore anche. Rende ciechi ai doni che il paesaggio offre durante il cammino.
    Il teatro stesso non è la casa del teatro in viaggio.
    Che succede quindi tra l’inizio e la fine? Che ne è del viaggio?
    Il teatro in viaggio non aderisce ad un senso anticipato che cancella tutti ciò che, non percepito, passa senza lasciar traccia, nello spreco più assoluto.
    Il teatro in viaggio non è in anarchica erranza, ma è dove è ciò che accade.
    Il teatro in viaggio fa esperienza, non si appella al consolidato, il teatro stabile ha la sua certezza nel riconoscimento, nei suo recinto, il teatro in viaggio, invece, non può esistere senza elaborare la diversità dell’esperienza.
    Ma quando il teatro stabile sarà obbligato a fare i conti con la differenza, il teatro in viaggio sarà ancor più difficile da collocare, perché in movimento inarrestabile, in uno spazio che non è garantito da niente.

  2. Serata di festa. Mansaf preparato da Nader. Songs. try to find something that can join. Tonight reflections on censorship. We must keep on focusing on essential matters, on the awareness of any gesture and word. This is what we can do, a sharp vision, caressing all the threads. Vision cut in pieces, the difficulty to grasp is inevitable. Walking in the suk. All the lives and colours, skin, eyes. A huge universe. What can it convey and what we can convey? The oath, the translation of the oath. Reading Abele’s translation. Being capable of saying something simple. Caressing a woman, while the tongue is locked. I have started to see The garden of delights of Bosch for an action. Strange coincidence with the images of the blog.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...