Lysistrata – Amman 23 marzo

roberta quarta Dice:
marzo 23, 2010 alle 10:55 am |

DIARIO DI LAVORO DA AMMAN

Alla ricerca dell’animale.
New key words. Extra effort, tonight nothing appears. L’idea di una scrittura pubblica mi frena.
Quello che diceva Fabio rispetto alla questione femminile e alla comprensione profonda dell’autonomia da una produzione di pensiero maschile è cruciale.
A volte si dimentica l’orizzonte di Lysistrata, o meglio la sua azione.
Nient’altro, un’azione che vede chiaro nelle cose, che possa anche essere una cesura, un’inversione, l’impensabile.
Cosa facciamo qui con Lysistrata, con tutte le complicazioni che comporta, con questa ostinazione che a volte si schianta?
Che cosa è ridere? Che cosa può produrre una risata? Una esplosione di vita.

  • Iula Marzulli Dice:
    marzo 23, 2010 alle 10:56 am | DIARIO DI LAVORO DA AMMAN(…) Concetto di epimeleisthai, “prendersi cura di se stessi”. I problemi posti sono due, a) che cosa sia il sé di cui si deve prendere cura, e b) in che cosa consista questa cura. In primo luogo, dunque, che cos’è il sé?
    “Sé” è n pronome riflessivo, e ha due significati: Auto, significa infatti “il medesimo” ma veicola anche la nozione di identità. Questo secondo significato fa sì che la domanda si sposti da: “che cosa è il sé” a “su quale piano troverò la mia identità?” da Michel Foucault “tecnologie del sé”
  •  

  • Eleonice Mastria Dice:
    marzo 23, 2010 alle 10:57 am | DIARIO DI LAVORO DA AMMAN
  • Un senso che si rinnova per questa nostra Lysistrata araba. Tutto è rimesso in discussione. Si trasforma. Lysistrata indosserà abiti nuovi.
    Lavoro sui canti come priorità, come necessità di arrivare a chi ci guarda nonostante le eventuali difficoltà linguistiche. E’ molto interessante farsi accompagnare in questo viaggio con persone di cui non possiamo vedere il volto, ma possiamo leggerne le parole.
    Siamo in attesa di scoprire e definire questo gruppo di lavoro.
    E continuiamo ad interrogarci intanto sul femminile, sulla comicità, sull’oscenità del potere e su cosa significhino in questi luoghi queste parole.
    Ritorna l’imperativo di far ridere ed è questo che dobbiamo continuamente tener presente.

  • Serena Stifani Dice:
    marzo 23, 2010 alle 10:58 am | DIARIO DI LAVORO DA AMMAN
  • Avvertire l’essere doppio di questo lavoro, che l’essere doppio è proprio la sostanza stessa di questa Lysistrata.
    E il doppio entra en tutta le parti del lavoro, si costituisce quasi come “metodo”.
    Proprio ieri dicevamo le nostre parole-chiave. Due. La prima, la parola-chiave del nostro sentire in quel momento, del nostro intimo anche.
    La seconda, su richiesta di Fabio, che ci chiamava a uno sguardo più complesso e comprensivo di tutto, diceva invece di un’apertura verso il mondo, il senso di fare Lysistrata qui.
    E le parole-chiave potevano ancora sdoppiarsi in un movimento infinito, nell’atto mancato che ogni parola porta con sé, la disseminazione di ogni parola o invece nel nuovo sguardo che traccia altro senso.
    Ma doppia è questa Lysistrata. Doppia è la comicità. Doppia è l’oscenità.
    Come fare che questo doppio non diventi contraddizione impraticabile?
    Doppia è la comicità, come dice Agamben riferendosi alla Commedia di Dante: “la distanza antitragica tra attore e ‘persona? Diventa qui scissione ‘comica’ tra natura umana (innocente) e persona ( colpevole)… per questo, mentre la commedia – che rifiutava l’identificazione col prosopon, tanto più che essa aveva al suo centro la figura del servo, cioè dell’ apròsosòs per eccellenza – ha conservato nella cultura moderna la maschera, la tragedia ha dovuto necessariamente sbarazzarsene. Chi compie il viaggio nella Commedia non è un soggetto, un Io in senso moderno della parola, ma insieme una “persona” e la “natura umana”.
    E qui sarebbe importante capire la funzione della comicità per la critica, sarebbe importante perché all’attore comico, al folle, al giullare di corte è delegata la funzione del dire la verità ( Re Lear di Shakespeare) e come noi ci poniamo ora, con questa consapevolezza, in questo contesto.
    E’ doppia l’oscenità: oscenità del potere ( e anche in questo si schiude un doppio) oscenità della bellezza.
    Da le mille e una notte , la verità è in molti sogni, non in uno solo, la verità è nei sogni di molti, non nel sogno di uno solo.

  • Antonio Palumbo Dice:
    marzo 23, 2010 alle 11:12 am | DIARIO DI LAVORO DA AMMAN
  • “ La mia vita continua.
    Il vento volge i miei giorni sul duro
    Sentiero, me e la mia gente,
    ci accolgono ai bordi
    roccia, spine e croce,
    la mia vita con la mia gente continua.
    dietro il fiume boschi di brune lance
    si scuotono e crescono
    e la furia della tempesta
    svela il mistero e dona al mondo drago
    il segreto delle parole
    strepiti e burrasche
    fiamme e scintille
    bruciano i passanti sul duro sentiero
    e a gruppi le vittime
    in un solo abbraccio cadono
    in una morte fraterna
    e la notte, per lunga che sia,
    genera ancora astri che seguono i passi del sentiero.
    L’oscurità è stelle
    La mia terra è melagrana, zampilla sangue
    Mormora
    E la mia vita continua,
    la mia vita continua.”
    Fadwa Tuqan
    A coloro che sfiorammo
    A color che sfioreremo
    Al loro dolore, per amare della bruciatura

  • Manuela Mastria Dice:
    marzo 23, 2010 alle 11:13 am | DIARIO DI LAVORODA AMMAN
  • Dalla luna mi è caduto
    un biglietto d’amore
    e, incanto per gli occhi,
    ha offerto la sua luce.
    Bello a vedersi
    La sua bellezza raddoppia
    quando ne leggi le parole
    che sono altrettanti fiori.
    Signor mio tieni pronto l’elogio funebre di un uomo il cui cuore si è fermato fra le tappe della commozione e quella della diffidenza.Aprire fino al punto in cui non c’è più confino tra te e me, non c’è più confine. Essere un canto piccolo e feroce. Un rimprovero necessario per richiamare le nostre mancanze. Per farla uscire questa vita che sanguina dagli occhi. La parola chiave è cazzuto, che è penetrare, essere uomo e donna, accettare il gigantismo della procreazione, l’eccesso che ci abita. Priapo e il suo fallo enorme, le falloforie e l’abisso. Non ritirarsi verso il proprio segreto. Verso la propria ambiguità.

  • Francis Leonesi Dice:
    marzo 23, 2010 alle 11:14 am | DIARIO DI LAVORO DA AMMAN
  • Primavera
    Eccò, ci siamo here we are JordAmman it’s Jordan man to me Aman looks like a long no ending highway ( to heaven ?) with a hord of houses ( ten thousands beneath the trees) and huge buildings on each side you do need a car here no romantic passeggiata in the good ole historical hysterical city la nostalgie n’est plus ce qu’elle était ! yesterday we started the training back to the collective exercices for me damned good ! primavera chi prima verra riderà vero ?

  • Lenia Gadaleta Dice:
    marzo 23, 2010 alle 11:15 am | DIARIO DI LAVORO DA AMMAN
  • Questo luogo che non conosciamo,
    che non guardiamo se non per brevi passeggiate o sbirciando fuori dal finestrino del pulmino…
    hotel teatro
    teatro hotel
    l’incontro è coi volti
    e con i racconti di chi ha scelto di percorrere con noi giorni strani dal tempo dilatato
    la nostra storia in una sola parola
    intrecciata contemporaneamente a Lysistrata
    qui abbiamo scoperto che anche gli animali parlano lingue diverse
    miao, miau, miu
    bau bau, au au, huf huf
    chicchirichì e cocoricò

  • Gaetano Fidanza Dice:
    marzo 23, 2010 alle 11:15 am | DIARIO DI LAVORO DA AMMAN
  • Siamo chiamati ad un lavoro molto difficile in questi giorni.
    Viene a mancare la comunanza linguistica tra noi e i nostri interlocutori e così il lavoro comico non può non essere che lavoro di corpo, di suono, di ritomo.
    -lavoro sull’immagine anche-.
    Relazione con chi guarda e capacità di variazione.

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    7 pensieri su “Lysistrata – Amman 23 marzo

    1. 22 mars Like a bird

      This morning on the way to the theatre we go there by pullmino (a little bus just for us) I saw a man hanging a birdcage at the entrance of his shop son canari accueille les clients salue les passants and life’s just a little more pleasant

    2. “A perdita d’occhio, la terra,
      tutta nuda
      e piatta
      e amara come il peperone rosso.
      All’ovest, solitario e lunghissimo,
      un pioppo.”
      Nazim Hikmet

      un posto stretto, comprato
      a-caro prezzo, venduto
      come i sogni del più stanco di noi-
      morire per le strade, anticipando
      l’agguato

      questa stretto lembo di terra che non ci vuole
      chiede di aspettare, non chiedere, riuscire a guardare

    3. Lost between a land and another, a vacuum and its brother!
      I cannot smell the sand nor the earth, even the possession of mine I cannot do that! I have confronted a bizarre reality today, but I cannot define.
      From the passed two times I have worked with Astragali different emotions and feeling arise!
      The confrontation of feelings like love, care, hatred, desire, confidence, unconfidence, indifference, loneliness, fear, safety!
      Today in workshops/ rehearsals, was sitting on the audience’s part, I was looking at each one of them, I was thinking … what is this beauty that each person has living in, thus forming Astragali… and how could it be true, is there something like this in the universe… living, breathing and talking?
      What part of the world are we? what makes the world round? what makes the world in parts? These questions made me re-open previous emails from Iula, I have seen my way of living in the passed 3 years, and how I am now, I must say, Astragali changed a lot in me!
      It helped me to cling more to my culture, respect it and cherish it. It so amazing how much kindness astragali posses, and the kindness in each person. Its beautiful how I can easily look into their eyes, without feeling threatened or naked; I feel so comfortable looking into each person’s eyes. Thank you Astragali.
      For today this is what I can afford to say… looking forward for tomorrow’s workshop. I am thankful for the positive energy we produce during warm up circles, and I believe everyone who has ever been in the circle feels the same.
      Bounna notte.

    4. “Viene a mancare la comunanza linguistica tra noi e i nostri interlocutori e così il lavoro comico non può non essere che lavoro di corpo, di suono, di ritmo”.
      comicità ancestrale, dunque (penso al leggendario buster keaton).
      circa “la risata”, partire dalla “tecnologia del sé”, è spesso assai utile (id est, *allenarsi* a ridere di sé consente di non restare senza fiato a metà del gesto altletico-mentale)
      poi, con l’occasione, m’è venuto in mente quest’aforismalos
      : )
      “la vita è una barzelletta e chi non ride non l’ha capita”

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