Pasquale Vitagliano: Poemi Gotici

Hieronimus Bosch

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I

Un agnello sgozzato
su una pozza
di sangue
e un rivolo
si allunga.
Io lo seguo
in groppa
a un asinello
di terracotta.
Fino a una
chiesa
in uno spiazzo
con albero snello.
E il rivolo
si arrampica
nero come sangue vero.
E in cima
pende
da un ramo.
E fa dondolare
una testa
mozzata
che ride
e canticchia :
– Venite alla festa !

II

Nel fumo
dell’incenso
una danza
di madonne
stuprate
e martiri
in estasi.
Si rivoltano
in delirio
in un lago
di canfora
che allaga
più di mille
nicchie vuote.
Da cui sale
un odore
che…
confonde
i gialli crisantemi.
Una nicchia nera :
è il sagrestano
con lo spegni-candela.
– A lui mille lire !
Per entrare
nel tendone.

III

Un cerchio
di sterco
e segatura.
Gli animali in festa
al centro
che ballano
e cantano :
l’elefante alienato,
la zebra sbiadita,
la tigre sdentata,
la donna-scimmia
e il nano-senza-mani.
E’ un grido…
Uno soltanto…
Di gioia.
Tra gli applausi
di bambini invasati.
… In fondo,
dietro il sipario
coperto di biada
il presentatore con gli stivali…
squartato e
schiacciato.

Advertisements

13 pensieri su “Pasquale Vitagliano: Poemi Gotici

  1. Questo trittico di Pasquale risale all’estate del 1993, quando, come ricorda Pasquale, “l’assedio di Sarajevo raggiunse punte orribili di violenza sui civili: in giugno 15 persone rimasero uccise e 80 ferite durante una partita di calcio e 12 persone furono uccise mentre facevano la fila per l’acqua.” L’elemento provocatorio della poetica di Pasquale, riconosce ancora alla poesia la capacità di scuotere le coscienze. Compito non facile in questi tempi di grande degrado morale e civile, e proprio per questa ragione necessario.
    Abele

    P.S. “il presentatore con gli stivali…/ squartato e / schiacciato”…
    mi hai demolito una delle “mie” fiabe!

  2. pasquale vitagliano è Aiutore decisamente interessante nel panorama dei miei poeti di riferimento, mi piace come qui il senso “gotico” sembra trasformare atmosfere da medioevo della civiltà tramite visioni alla “bosch” (opportuna e condivido la scelta iconografica tesa a stabilire buon rapporto iconologia-iconografia) senza alcuna forma di linguaggio vetusto ma tutto moderno ed elegante.. colgo occasione per ringraziare il padrone di casa per scelte sempre di livello alto e il poeta per aver aderito alla follia ex libris..

  3. Pasquale qui ha scosso parecchio la mia sensibilità. La mia coscienza è già scossa di suo. Ho faticato a leggere i suoi versi,quasi mi salivano le lacrime. Provocazione? Certo, ma credo ci sia amara constatazione delle atrocità perpetrate a danno di innocenti. Con stima,
    Federica Nightingale

  4. “nero come sangue vero” è il verso che maggiormente mi risuona dentro quasi a sottolineare il realismo di ciò che non è mera descrizione in stile gotico né un gioco artistico, ma rievocazione di eccidi consumati alla luce del sole. Versi brevissimi: il fiato sembra non sostenere la possibilità di esprimere un ampio respiro, un discorso lungo ed articolato. Non trovo retorica, ma schegge di dolore che non si placano.

    Rosaria Di Donato

  5. la forma lunga di queste poesie (la loro onda)
    rivolo di sangue, fil di fumo o di profumo (o meglio odore di incenso o di decomposizione da camposanto), o, ancora, scia, lascito di sterco
    gli umori di una umanità che strepita, ride e scalpita nel cerchio, nella pozza, nello spiazzo, nella “nicchia nera”, già tumefatta in quell “unico grido” dato “di gioia”.
    La morte gira e raccapriccia in questi versi.

    Ciao!

  6. Vi ringrazio tutti (primo fra tutti Abele). Dietro la superficie da gran guignol, si cela una riflessione sulla violenza. Evidenzio alcuni temi: il tentativo di esorcizzare la violenza; rivelarne la seduzione e allo stesso tempo disvelare la forza “mimetica” della distanza (la commozione è inversamente proporzionale alla distanza, per questo abbiamo accettato nell’indifferenza quello che è accaduto nel cuore dell’Europa, mentre abbiamo manifestato contro stragi “lontanissime”); l’impotenza degli strumenti della civiltà a prevenirla e ad evitarla.
    Il testo, infine, è un palinsesto di richiami e rimandi: filastrocche, canzoni religiose, temi onirici, pittorici e cinematografici (Browning, Bunuel). Infine, segnalo che le poesie hanno anche ispirato dei quadri, su legno e pergamena. Uno di questi quadri fu allora “censurato” nel corso di una mostra pittorica, dove vietarono di esporlo per il riferimento alle “madonne stuprate”, espressione, ovviamente, non blasfema, bensì capovolta, di denuncia non retorica.
    Insomma, il vostro gradimento è una piccola (ma inutile) rivincita in questi giorni di “terremoto” civile, che rendono ancora “sanguinanti” questi versi.
    Grazie veramente.
    PVita

  7. Niente e’ inutile, Pasquale. Ho appena finito di vedere un documentario, “Operation Lysistrata”, che parla di come nel 2003 la rappresentazione, o la semplice lettura, della commedia di Aristofane sia stata usata come forma di protesta contro la guerra all’Iraq da milioni di persone. Naturalmente la guerra c’e’ stata, il teatro poco ha potuto di fronte agli interessi di Bush e soci. L’iniziativa ha tuttavia permesso a tanti di prendere consapevolezza e dare un senso al proprio esistere (L’arte non puo’ cambiare il mondo ma aiuta a vivere meglio, ad orientarsi nel buio). Sono anch’io molto pessimista nei confronti di quanto sta succedendo al momento e non solo in Italia. Mi rendo conto, ad esempio, come anche qui in Inghilterra, prevalga sempre piu’ un cinismo spietato e mirato a salvaguardare gli interessi dei pochi, di quella casta che guadagna cifre spaventose. I poveri mai sono stati cosi’ poveri, dovunque. Un fatto mi ha scosso nei giorni scorsi, e secondo me dà la misura della barbarie dei tempi: delle volpi hanno scavato in una fossa comune di un cimitero di Londra e portato via il cadavere di un bambino. Assurdo, surreale, siamo a Londra nel 2010. Dettaglio agghiacciante, la bara era di cartone.
    Se il pittore che ha dipinto la Madonna ispirata alla tua poesia e’ d’accordo potremmo proporla su neobar. Non una rivincita ma semplicente un riapproppiarci di quanto hanno provato a toglierci.
    un grande grazie a te e a chi ha commentato.
    Abele

  8. La prima è come un filo d’Arianna sanguinoso mobile e vivo,
    sorride e annuncia ridendo l’arrivo dei minotari della violenza
    che iniziano la festa.
    La seconda per me ha la doppia natura dell’antro bestiale
    e del raccogliersi in una chiesa, prima del martirio
    spettacolo in altri colossei.

    che il presentatore con gli stivali sia il re Ubu squartato e schiacciato.

  9. il verso corto crea l’effetto rivolo-di-sangue e l’impressione è che lo stesso inchiostro, nel rievocare la violenza, viri in sangue nero/raffermo.
    lascia il segno, nella parte finale, la trasfigurazione orrorifica del circo, con il presentatore (che ho immagino rappresentare allegoricamente la razionalità/intelligenza) squartato e messo da parte, mentre esseri umani ridotti a “bambini invasati” e/o a una parata di istinti animaleschi psico-sociopatici (è incredibile come a governare i popoli finiscano spessissimo individui dalle personalità psichiatricamente disturbate) officiano e festeggiano l’orrore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...