Astràgali Teatro/ROADS AND DESIRES/Teatro

ROADS AND DESIRES (Astràgali Teatro)

 

 

ROADS AND DESIRES – theatre overcomes frontiers

within the framework of the European Union “Culture Programme 2007-2013”

Frontiers are places of division and conflict, places of men facing each other, watching over each other. The frontier floods towards the front, in the construction of an enemy otherness, taking the difference as distance and danger. The drift of frontier to the front can become dramatically prominent: walls, trenches, barbed wire, buffer zones, electrified fencings, watch towers, roadblocks, checkpoints are scars that disfigure a land, that separate populations, that produce an insurmountable, impassable conflict .

The possibility of a multicultural, multi-language theatre, that comes out of the encounter of different languages and cultures, stands against frontiers and separation, as principles of conflict. An itinerant theatre that deals with the possibility of dialogue through concrete artistic practices, in order to remove frontiers to dialogue, and create a fluid and crossable cultural space.

The project, promoted by Astragàli Teatro, aims to improve mutual knowledge, recognition, respect of cultures as a way to overcome frontiers and separations. To do that collaboration between Italian, Palestinian, Jordanian, Greek, Cypriot, French, English artists and cultural operators, mobility and circulation of cultural products and joint productions will be promoted. Freedom of movement and of expression for artists living under occupation is a significant challenge to break a seemingly endless cycle of violence and oppression. It is thus important to implement artistic actions between Palestine, Jordan, Italy and other countries, involving artists, cultural operators, civil society, youth.

Three international artistic residencies will be realised:

-residency in Amman (Jordan) in March 2010

 -residency in Sebastiya, Nasfjibil and Ramallah (Palestine) in April 2010

– final residency in Lecce (Italy) in July 2010 

In each residency several activities (workshops, performances, meetings) will be carried out and artists will work at the creation of a joint performance.

 

ROADS AND DESIRES – theatre overcomes frontiers

con il supporto del “Programma Cultura 2007-2013” dell’Unione Europea

 Le frontiere sono luoghi di divisione e di conflitto, luoghi di uomini che si fronteggiano, che si sorvegliano. La frontiera deriva verso il fronte, nella costruzione di un’alterità nemica, che considera la differenza come distanza e pericolo. La deriva della frontiera verso il fronte può diventare drammaticamente evidente: muri, trincee, filo spinato, zone cuscinetto, barriere elettrificate, torri di controllo, blocchi stradali, posti di blocco sono cicatrici che sfigurano una terra e separano le persone, che producono un conflitto insormontabile, insuperabile.

La possibilità di un teatro multiculturale e multilinguistico, frutto dell’incontro di differenti lingue e culture, si pone contro le frontiere e le separazioni, come principi di conflitto. Un teatro itinerante che si confronta con la possibilità del dialogo attraverso pratiche artistiche concrete, per rimuovere le frontiere al dialogo, e creare uno spazio culturale fluido e attraversabile.

Il progetto, promosso da Astràgali Teatro, intende favorire la conoscenza reciproca, il riconoscimento, il rispetto delle culture come modo per superare le frontiere e le separazioni. A tal fine saranno attivate collaborazioni tra artisti e operatori culturali italiani, palestinesi, giordani, greci, ciprioti, francesi, inglesi, e sarà favorita la mobilità e la circolazione di produzioni e iniziative culturali. La libertà di movimento e di espressione tra artisti sotto occupazione è una sfida fondamentale per rompere un ciclo di violenza e di oppressione apparentemente senza fine.  E’, pertanto, importante realizzare azioni artistiche tra Palestina, Giordania, Italia, coinvolgendo artisti, operatori culturali, società civile, giovani.  

Saranno realizzate tre residenze internazionali:

-residenza ad Amman (Giordania) a marzo 2010

 -residenza a Sebastiya, Nasfjibil e Ramallah (Palestina) ad aprile 2010

  – residenza finale a Lecce (Italia) a luglio 2010  

 In ciascuna residenza si svolgeranno diverse attività (workshop, spettacoli, meeting) e gli artisti lavoreranno alla creazione di uno spettacolo comune.

8 thoughts on “ROADS AND DESIRES (Astràgali Teatro)

  1. All the people involved or interested in the project are welcomed to take part in the discussion on this blog as well as to report on their personal experience and opininons. More to follow, with the wish that Lysistrata becomes for us food for thought and a way to get to know each other better.
    all the best
    Abele

  2. Prende il via un grande progetto, fortemente voluto da Fabio Tolledi e Astràgali Teatro, che mi vede impegnato in Giordania a fine mese insieme al mio collega Edgar Schröder. Vi terro’ aggiornati sull’iniziativa sperando di riuscire a coinvolgervi. Lysistrata e’ un capolavoro del teatro greco; una commedia sulla pace e sui rapporti uomo-donna che continua a ispirare e ad essere fonte di riflessioni. Un teatro impegnato quello di Tolledi e dei suoi collaboratori che vede: “il riconoscimento, il rispetto delle culture come modo per superare le frontiere e le separazioni,” e promuove la libertà di movimento e di espressione tra artisti sotto occupazione come ” una sfida fondamentale per rompere un ciclo di violenza e di oppressione apparentemente senza fine”.

    Dopo la Giordania e la Palestina il progetto approda a Lecce, a fine luglio.
    Abele

  3. Complimenti per questa interessante iniziativa. La scelta di Lysistrata mi pare molto azzeccata. Sono sicuro che, come al solito nel tuo caso, sarà un successo per l’empatia e la condivisione che riuscirai a costruire.

  4. abele con tutti i miei limiti resterei a disposizione per iniziativa civile e interessante… LYSISTRATA, che fascino antico che sembra attualissimo…

  5. quando una compagnia di teatro parte…

    è usuale per una compagnia di teatro caricare e partire. le compagnie si chiamano di giro, partire è il momento ordinario dell’avventura straordinaria del fare teatro.
    ma questa volta è diverso, è sicuramente diverso.
    in questi anni abbiamo conosciuto luoghi che ci hanno profondamente cambiato, che hanno aperto il nostro orizzonte e hanno cambiato il baricentro del nostro mondo.
    negli anni ’80, quando ho iniziato a fare teatro, che ho iniziato a studiare teatro in quella che fu la nostra università, il terzo teatro, l’antropologia teatrale che qui aveva un punto di riferimento ci insegnava che questo Salento era un luogo delle perdute origini del fare teatro, luogo da cui passare, che non si poteva incrociare di passaggio, luogo verso cui un poco andare per trovare quelle tracce tra oriente e occidente, periferia infinita o botola della storia (per dirla ancora una volta con Bodini), la nostra signora dei turchi era una madonna del migrante (Bene) o il corpus domini celato dal drappo viola (Barba). Ecco, il teatro della fine del secolo scorso era la memoria ferita e tradita del migrante che in sé, nel proprio corpo segna la ferita dell’abbandono della propria terra, non il segno della resistenza.
    A partire dalla metà degli anni ’90 abbiamo capito che il pensiero meridiano ci imponeva di pensare a partire da noi, dalla nostra condizione concreta, di una terra concreta e violata. E abbiamo fatto di questa Salento il luogo molteplice di un teatro possibile. È il mediterraneo, questa terra.
    e allora abbiamo cominciato a girare tra pari nella terra crosta sorella. La Grecia prima di tutto. Non la Grecia antica, ma la Grecia contemporanea e antica nel contempo, nel tempo condiviso proprio del teatro dell’ora e qui. Tra queste MINNE VAGANTI che l’industria dello spettacolo ci dona, tra questi grandi eventi che inaridiscono questa terra, tra i musicisti divorati dallo star system che tutto rende uguale e consumabile, tra un DE-MARTINI di questo Salento da bere, che senso ha cercare di scovare il senso del teatro, il senso di una comunità impossibile, inconfessabile, impraticabile?
    Che senso ha dunque, ancora, oggi, partire, da qui, con il proprio teatro?
    “Fatevi dare un teatro” esortava l’Antonio Verri in Fate fogli di poesia. E allora alla Grecia, vera e senza vesti o vestali abbiamo aggiunto l’Albania, il Kosovo, Cipro, la Siria, il Libano, la Giordania, la Francia, il Marocco, la Spagna. e dovunque abbiamo trovato gente che chiedeva, che domandava al teatro quello che mai avrebbe potuto trovare dentro un televisore, al cinema, in una sede di partito, anche in una università.
    Perché quello che accade in un teatro vivente è l’incontro tra donne uomini. Perché quello che accade in un teatro è la vita.
    Questo strano percorso ci porta oggi ad incontrare la Palestina. la terra da cui viene Gesù Cristo, il luogo dove una ingiustizia assoluta ha luogo da più di sessant’anni.
    un luogo dove la buona coscienza dell’Europa ha pagato il proprio debito con la Shoah. Vi pare strano il termine shoah in arabo si dice nakba: la catastrofe. Lo stesso termine indica il progetto di genocidio nazista e la perdita della terra e il progetto di genocidio nelle terre sante.
    migliaia di profughi, migliaia di morti.
    E noi con il nostro teatro, andiamo a raccontare le nostre storie lì. Lì dove la storia soffre. Lì dove il Mediterraneo sanguina. Lì dove il povero Cristo si è sacrificato. Dove i poveri cristi, a Gaza, vivono in condizioni disumane, dopo una aggressione militare che ha massacrato centinaia di donne e uomini e bambini. Lì dove un muro di 480 chilometri viene costruito, dopo il muro di Berlino, contro il muro di Berlino, contro la falsa coscienza del democratico occidente, del nostro caro near-west.
    E lì porteremo Perse. dopo averlo fatto sul mare del CPT Regina Pacis di San Foca, dopo averlo fatto vicino al muro che divide Nicosia tra parte Greca e Turca, parleremo con parole incomprensibili, con le parole di Jean Genet che parla di Sabra e Chatila, campo profughi di palestinesi, dove miglia di donne, bambini e anziani furono massacrati. E Genet ci diceva parole della bellezza, della resistenza della bellezza, del cuore che batte e riesce a cogliere la bellezza anche dentro la distruzione. Bella come una ragazza palestinese che ride. questo è il viaggio di un piccolo teatro, che viaggia da solo. Un piccolo teatro che come dice Testori, a noi scarrozzanti, scopre continuamente che la funzione del teatro sta alle radici dell’indicibilità

  6. mi piace l’idea delle radici dell’indicibile.
    il cui sviluppo arboreo, irrigo dopo irrigo, foglio per foglia, spesso ci pianta in asso.
    : )
    in bocca al luppolo!

  7. Credo che per chi si occupa di traduzione quello di André Lefevere sia un nome noto. Ugualmente lo ripropongo in questo spazio di discussione comune, in particolare vorrei citare il suo “Translation, rewriting, the manipulation of the litterary fame” (Routledge, 1992).
    Ho visto con piacere che Abele ha proposto qui una versione in italiano e una in inglese di una parte del testo di Aristofane, pretesto di questa riflessione e del lavoro teatrale di Astragali. Ebbene, nel suo libro Lefevere dedica un’intera parte all’analisi della storia della traduzione di questa commedia. Il capitolo si intitola “Translation: the categories – Lifelines, noses, legs, handles: the Lysistrata of Aritophanes”.
    Sono convinta che sarà molto curioso per chi vorrà andare a vederlo su questo link scoprire il perché di questo titolo.
    http://books.google.com/books?id=4YsOAAAAQAAJ&printsec=frontcover&dq=translation+and+rewriting+lefevere&hl=it&cd=1#v=onepage&q=&f=false
    Spero che possa essere uno dei punti di partenza per uno scambio di opinione sulla complessa questione della traduzione per il teatro.

  8. Cara Fatima, grazie mille per la segnalazione! Di Lefevere conosco soprattutto “Translating Literature”, vedro’ domani se abbiamo nella nostra biblioteca “Translation, rewriting, the manipulation of the literary fame” . Il link purtroppo mostra solo alcune pagine, spero di riuscere a procurarmi il libro prima del 30 (partiamo venerdi) sara’ senz’altro molto utile per me ed Edgar.
    Grazie e a presto!
    Abele

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