Thomas Bernhard: HELDENPLATZ

 

Thomas Bernhard, HELDENPLATZ  (Piazza degli eroi)

Arcola Theatre, London

L’ultimo testo teatrale di Bernhard è un atto d’accusa nei confronti del suo Paese. Il dramma è ambientato a Vienna nel marzo del 1988, cinquantesimo anniversario dell’annessione dell’Austria da parte di Hitler, in un appartamento affacciato su Heldenplatz, la Piazza degli Eroi del titolo. Lì abitava  Josef Schuster, eminente intellettuale ebreo spinto al suicidio dalla constatazione che niente sembra essere cambiato rispetto a cinquant’anni prima.

ANNA

Sposarsi è uccidersi a vicenda

Essere sterminato per primo

è alla base  del matrimonio

Gli attacchi di nostra madre sono il modo con cui sottolinea la sua forza

Il modo con cui ha manipolato nostro padre negli ultimi venti anni

forse all’inizio non era un recitare

forse non lo è neanche ora

e comunque non fa che recitare

malattie come le sue

sono malattie reali ma anche una recita infinita

[…]

(verso Olga, la sorella)

È la fine anche per lo zio

ma lo zio non è il tipo che si suicida

Persone come lo zio

non si lanciano dalla finestra

non vengono perseguitate dai nazisti

ignorano per la maggior parte del tempo cosa succede intorno

Sono le persone come nostro padre ad essere pericolose

che costantemente vedono e sentono qualsiasi cosa

e perciò hanno sempre paura

Zio Robert non ha sempre paura

Zio Robert sa come godersi la vita

Nostro padre non ha mai saputo godersi la vita

Zio Robert è un edonista nato

Lo zio non crede che tutti a Vienna

siano nazisti

Accetta un certo stato di cose perché non ci crede

per questo sopporta Neuhaus

e alla Musikverein non lo disturbava

che fossero tutti nazisti quelli che andavano ai concerti

Zio Robert riesce ad ascolare Beethoven

senza pensare al Reichsparteitag di Norimberga

nostro   padre non ci riusciva

Noi abbiamo sempre preferito essere con lo zio

che con nostro padre

anche da bambini preferivamo correre dallo zio

nostro padre era troppo pericoloso per noi

Quelli che pensano sono sempre pericolosi

gli insospettabili che riescono ad ascoltare Beethoven indisturbati

vanno d’accordo con la gente

Grazie allo zio Robert

abbiamo avuto un’infanzia meravigliosa

Traduzione Abele Longo

8 pensieri su “Thomas Bernhard: HELDENPLATZ

  1. Grazie per avermi fatto conoscere questo autore, ho letto la tua traduzione con grande interesse.
    Mi ha molto colpita il dialogo, che mi è apparso nella sua crudezza emblematico: la gente non vuol sentir parlare di sofferenze, pregresse o attuali che siano.
    Un uomo che non riesce a relazionarsi con gli aspetti gradevoli della vita, che non riesce a dimenticare le atrocità del proprio passato e del suo popolo, è un uomo tagliato fuori anche dagli affetti. Sarà doppiamente condannato.
    Credo che la devastazione psicologica anche di un solo sopravvissuto a una tragedia immane quale uno sterminio, in qualsiasi parte della terra sia avvenuto o avvenga, sia una ragione sufficiente per combattere ogni logica razzista, ogni motivazione bellica.
    Le conseguenze incideranno a lungo anche sulle generazioni future, ma saranno vissute soltanto come ingiusti coinvolgimenti, impedimenti a una sana esistenza.
    Ci vuole coraggio a dirne e a porne in scena. Anche a scriverne.

  2. testo avvincente e che resta nella memoria, ma è pubblicato in volume in traduzione italiana? per il resto mi èiace come ne ha scritto la nostra comune amica cristina…

  3. Grazie Cristina e Roberto. Esiste una traduzione in italiano, e se ne parla nel video che ho qui proposto. Non so se e’ ancora disponibile. Io ho visto il dramma qui a Londra e ne sono rimasto molto colpito. Un autore molto interessante, penso di tornare a parlarne…
    un caro saluto, Abele

  4. quando si dice che il caso ha trame più lunghe dei nostri occhi…si dice ciò che accade spesso.
    Accanto alla casa in cui abitavo da ragazza, viveva una famiglia composta da tre figli, una femmina e due maschi, il padre e la madre. Dimenticavo di dire che erano ebrei, non perchè per me facesse allora o faccia oggi differenza, erano delle persone con un grande senso dell’ospitalità, molto gentili, molto rispettose e amabili. La madre,non usciva spesso di casa e, d’estate, quando ci si doveva vestire leggeri, raramente esponeva le braccia nude.C’era ancora il segno del lager e lei non voleva esporlo, non voleva mai parlarne,mai. A volte, quando qualcuno dei ragazzi esagerava, nel lanciare il pallone dentro il giardino di casa loro, lei diventava irascibile, sembrava cambiare radicalmente. Fu il marito a raccontare che quel gioco le ricordava il campo di concentramento dove aveva perso altri due figli. La ricordo sempre con affetto, ricordo la sua gentilezza nel dirmi di entrare in casa, ogni tanto sua figlia mi invitava e c’era, in quelle stanze, qualcosa che sembrava portarsi dietro e dentro, un tempo fatto di tantissimo silenzio.
    Grazie, per questa presentazione, cercherò questo libro e anche un’altro che, a tua insabuta, è venuto a mostarsi alla fine del video e mi ha attratto. Treno di notte per Lisbona.ferni

  5. Grazie Ferni. Vissuti del genere, della cosiddetta microstoria, hanno la capacità di ricostruire parte della tragedia; mettere insieme tasselli indispensabili per comprendere quella che Cristina chiama “devastazione psicologica”, l’incapacità di relazionarsi alla vita e agli altri.
    un caro saluto
    Abele

  6. mi dà da pensare soprattutto il fatto che tutto il mondo è paese.
    ergo, fossi in Bernhard non mi lamenterei troppo
    della triste realtà austriaca: per il peggio c’è sempre posto.
    prendi l’italia, ad esempio.
    : ((

  7. Ridurre Bernhard ad uno scrittore di protesta è “grottesco”, tanto per usare un aggettivo caro a TB. Il teatro, e su tutte le opere, Heldenplatz, non si avvicina nemmeno un pò all’immenso scrittore di Antichi Maestri, Cemento, Estinzione, etc. etc. Uno dei più grandi scrittori del secolo e del millennio scorso, uno dei più grandi di sempre. Tirato per la giacca a destra e a sinistra dall’intellettuale di turno, scontentando ovviamente tutti, è quasi caduto nel dimenticatoio. Spero, per quanto lo amo, che possa avere la stessa riscossa di Mahler. E ci vorranno gli stessi anni, temo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...