Rosaria Di Donato: Lustrante d’acqua

JP Stamos

solo luce

a Vittorio Gassman
nel giorno del suo funerale

le parole taceranno
in canto muteranno
i gesti cesseranno
solo luce

l’eterno interlocutore
t’accoglie
di candore ti veste
solo luce

non più dolore
solo luce

all’empireo
diversamente intendi
paradiso e mondo
teatro e vita

non più mistero
solo luce

taumaturgo il santo
in tua mano porge ulivo-ramo
muto-adori l’abisso
trapassi silenzii

luce traboccante
di un re
che t’incorona di pace
platee di stelle

solo luce
solo luce

inquieto sentire

costa fatica la poesia
fatica d’essere
fatica d’esistere ogni giorno
rannicchiati alla vita
sospinti dall’inquieto sentire
illuminati da una luce
che altri non vedono
eppure c’è
si mostra
si manifesta
questo filo di parole
questo tessuto di volti
questo tappeto di cose

tracce

stasera le nuvole
han forma di boomerang
il cielo promette bel tempo
annunzia un domani sereno
non v’è traccia
di buio nell’anima

scrittura

come morta benedico
questo campo di grano
ne raccolgo le spighe

come morta cammino nei giorni
ne scopro la finzione

come morta
aspetto
una luce più chiara

ma non so
da dove possa arrivare

gesù resuscita il figlio
della vedova di nain

si portava a seppellire un morto

sordo dolore
silenzio totale

acuta vertigine
l’amato figlio perduto

si portava a seppellire un morto

asciutto pianto di madre vedova

la morte procede in corteo

passa gesù nazareno

sfiora appena il fanciullo

è vita risorta

si portava a seppellire un morto

nain come betlemme
centro del mondo

terra fiorente
irrorrata

dall’eterna sorgente bagnata

gesù- kristòs

all’afflitta il figlio resuscitasti

si portava a seppellire un morto


laccio slegato

andare e andando vedere
incontrare la vita
che dibattendosi insegna
a conoscere il vero
a sprazzi mostrando l’infinito
e l’assurdo
la parola che salva
il veleno annientando
ed il morso di serpente
mutato in laccio slegato

La poesia di Rosaria Di Donato e la “ragione del senso”

“Lustrante d’acqua”, quarta raccolta poetica di Rosaria Di Donato, è un libro pregno di un’intima riflessione sulle cose umane e sulla poesia. Già il titolo, ripreso da un’espressione di Elsa Morante, a cui il libro è dedicato, e che descrive il telo impermeabile sotto il quale si erano rannicchiati per ripararsi dalla pioggia due dei protagonisti del romanzo “La Storia”, viene assunto dalla poetessa come simbolo della poesia che “come un candido velo, madido di rugiada, riveste il mondo di significato. Altre volte come un’onda anomala, sradica dalla superficie della Terra banalità, luoghi comuni, qualunquismi”. E in più “lustrante d’acqua è la poesia perchè essa lava, bagna, rende abbagliante ai nostri occhi tutto ciò su cui posa lo sguardo: tutto ciò che essa evoca all’essere attraverso la parola”. Ed è proprio la fede nella parola, intesa sia in senso laico sia in senso religioso, che permea tutto il libro di Rosaria Di Donato dove diversi testi sono anche una dichiarazione di poetica, come “scrittura”, “inquieto sentire”, “forse le parole”. Parole sentite e vissute sempre come un dono inesauribile che è stato concesso agli uomini e di cui questi non sembrano essere consapevoli, almeno non fino in fondo. La poetessa, fin dall’inizio del suo percorso poetico e umano mossa da uno spirito religioso nel senso più alto e profondo del termine, pare abbia presente, mentre scrive, l’indicazione evangelica secondo cui saremo giudicati per ogni parola inutile, superflua che avremo pronunciato. Così in “Lustrante d’acqua” non ci sono parole inutili, essendo il tutto frutto di una profonda e attenta riflessione personale sul mondo e sulle sue problematiche e contraddizioni. In questo libro, infatti, c’è tutto intero il volto del nostro tempo. La poetessa si confronta e si scontra con la drammatica cronaca quotidiana rintracciandovi il segno del disagio esistenziale di cui è vittima chi non riesce a trovare il significato della propria umanità, della vita stessa e con lo sguardo rivolto anche delle tante vittime innocenti di un destino avverso e crudele che potrebbe essere diverso più umano se tutti si vivesse di altri e più essenziali valori. Vita sentita e vissuta da Rosaria Di Donato come un magnifico e immenso dono che comporta la “fatica” del “procedere” e in cui la poesia si innesta come la capacità di sollevare il velo e rendere più chiara la visione “di un orizzonte incerto e poco chiaro”. La fatica certo resta, il cammino è comunque incerto, l’anima conosce cadute e soste, vede la luce ma più spesso è l’ombra, “labirinto di pensieri impenetrabili”, che distende le sue ali e avvolge l’essere in un abbraccio ottenebrante. Ma non c’è resa, c’è anzi la consapevolezza della propria debolezza, della propria fragilità che diviene punto di foza, cardine su cui far ruotare e aprire il proprio mondo all’altro e nello stesso tempo aprirsi al mondo dell’altro. Ho parlato di fede nella parola ma bisogna precisare che “Lustrante d’acqua” è un libro di cui l’elemento fondamentale e trainante è la fede: nel bene insito nell’essere umano, nella vita e in Dio. Una fede che si avverte vissuta autenticamente e che nutre con la sua luce e con la sua speranza il fare poetico di Rosaria Di Donato. Altro elemento fondamentale e fondante della poetica della Di Donato è il puntare all’essenza, all’essenzialità da questo la scelta di un verso breve, spezzato, che risuona di echi ermetici. Ermetismo di cui la poetessa accoglie suggestioni, fascinazioni che hanno una corrispondenza molto intima con la struttura della sua interiorità. Interiorità la cui qualità principale è la semplicità e torniamo ancora su passi evangelici là dove Gesù esorta gli apostoli di essere semplici come colombe ed è proprio la semplicità che potrebbe far fronte contro il caos imperante e ordinarlo secondo principi improntati a quei valori che sono inscritti nel cuore dell’uomo e che sono elemento su cui si plasma la poesia di Rosaria Di Donato.
Nell’odierno panorama caotico e sconfortante ai poeti spetta, tra l’altro, il compito di “chiedere ragione del senso” contro l’indifferenza o l’assuefazione all’andamento delle cose del mondo. Perchè se più nessuno sembra chiedersi il perchè di tutto ciò che accade, di tutto il male, ci sono i poeti a farlo, come un imperativo morale e deontologico da cui non possono prescindere. Parlare di “ragione del senso” sembra quasi un ossimoro dal momento che i sensi sono sotto il dominio dell’istinto e non della ragione, benchè è proprio attraverso i sensi che conosciamo il mondo, allora bisogna intendere questa espressione, che è l’ultimo verso della poesia “città”, come il fare stesso della poesia che conciliando gli opposti opera una conciliazione tra ragione e istinto. Chiedere “ragione del senso”, infine, è per Rosaria Di Donato, porsi dinanzi al mondo con sguardo puro e accogliente per coglierne l’essenza, la verità. E’ guardare il mondo con un puro sguardo d’amore, privo di giudizio. E la poesia coi suoi pieni e i suoi vuoti, con il suo oscillare tra il silenzio e la parola apre la via a una possibile comprensione del mondo attraverso diversi e complementari piani di lettura.

Lucianna Argentino

DI PAROLE, DI ACQUA , DI DONATO: ROSARIA E LA SUA POESIA

L’espressione letteraria di Rosaria Di Donato è, per così dire, metapoetica: è la poesia che narra se stessa, che trae origine ancor prima di prendere forma, quando è soltanto “un labirinto di pensieri impenetrabili”, per poi materializzarsi attraverso la “fatica d’essere / fatica d’esistere ogni giorno / rannicchiati alla vita / sospinti dall’inquieto sentire”, nell’implorante speranza che “forse le parole potranno…”, fino a raggiungere la vetta disperatamente ambita e quindi “la parola che salva / il veleno annientando”. E’ la funzione salvifica dell’arte, e quindi della parola, a muovere la penna dell’ autrice, a condurla lungo l’impervio sentiero della propria anima. L’acqua è l’elemento che dà il titolo alla raccolta ed è inoltre protagonista della copertina; l’acqua del titolo è lustrante, quella della copertina scorre con decisione e vigoria: è la forza purificatrice e “lustrante d’acqua il mondo / rinato dal diluvio”,è “il sussurro di mare” della Vergine Maria, ma è anche il mare dove “affondano…clandestini”, nonchè un’ imponente presenza frapposta alle aspirazioni della poetessa, quando scrive “veleggerò sicura in ogni dove / se ci sarà tempesta ammainerò le vele / con secchi neri vuoterò la nave / e pregherò il buon Dio… / …che renda quieto il mare”. La poesia di Rosaria Di Donato poggia su due cardini essenziali: la parola e l’acqua, le quali si incontrano proprio nella più remota e sofferta interiorità dell’artista, nell’anelante pensiero in cui “forse le parole potranno / circoscrivere il diluvio / arginare la deriva dell’ io”. In varie composizioni la religiosità è imperante e sapientemente diversificata, traendo spunti sempre differenti: dai versetti evangelici a Giovanni Paolo II, da Maria agli angeli cherubini, dalla rilettura del Padre Nostro all’antitesi fra la città celeste e quella terrena, che è poi la medesima antitesi tematica che si riscontra nella stessa silloge, poichè l’autrice percorre anche il sentiero dell’attualità, espressamente identificata in “epitaffio per l’undici settembre”, dove la circolarità della poesia, con i versi iniziali uguali a quelli finali, pone un interrogativo la cui unica certezza sta proprio nell’ assenza di una risposta certa. Quella di Rosaria Di Donato è poesia che scruta, che indaga, è un esercizio di equilibrismo tra il quotidiano e l’eterno, tra l’odio e l’amore, nella lucida disperazione affidata alla mediazione dell’arte, ossia della parola, che si conferma perciò quale fondamento concettuale dell’intero libro. Pertanto, siamo dinanzi ad un’ opera impegnata, la quale induce il lettore a confrontarsi e a scuotersi con essa, non solo e non tanto per lasciarsi condurre, ma ancor più per concedersi alla riflessione. E’ una versificazione legittimamente ambiziosa nei contenuti e ragionata nell’esposizione stilistica, in quanto priva di ridondanze e talvolta rivestita di suggestive venature ermetiche. Alcune poesie sono espressamente dedicate a personaggi della cultura, del teatro e del cinema, quali Pier Paolo Pasolini, Vittorio Gassman, Anna Magnani; il transito nella loro memoria non è separato dal contesto del libro, ma è anzi ben coordinato ad esso: infatti tali personaggi diventano lo spunto per soffermarsi sul dramma umano dei clandestini lungo le nostre coste (ancora il mare, ancora l’acqua…), oppure per ritornare sul tema della vita oltre la morte, dello spirito che vince sulla materia. Una menzione a parte va però riconosciuta ai versi riguardanti Anna Magnani laddove, con notevole efficacia icastica, viene definita “una che cade gridando / sotto il fuoco nemico / una che inciampa e s’accascia / nel ventre di Roma”. I fotogrammi di quella mirabile sequenza cinematografica, impressi nella nostra memoria, vengono trasportati con successo nella forma scritta, realizzando un ideale connubio tra la macchina da presa e la penna. Le parole richiamano nella nostra mente le immagini della pellicola e ciò avviene con encomiabile naturalezza ed efficacia. La silloge si conclude con una poesia futurista che può apparire sorprendente, considerando la struttura contemporanea delle precedenti composizioni, ma in realtà il lettore più attento può notare come l’ autrice, in precedenza, abbia ricorso a termini quali pianetaspento o salmastrobuio, di chiara ascendenza futurista, data l’assenza dello spazio tra una parola e l’altra. Inoltre il contenuto, inneggiante alla fecondità dell’arte, è ben pertinente a quanto già espresso nel libro. Quest’ ultima poesia irrompe con piacevole vivacità e con il propositivo ottimismo di un “oggi-futuro / ancora domani”, che permette di congedarsi dal lettore placando, almeno in parte, la temperie dei precedenti versi.

Massimo Frattolillo

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14 pensieri su “Rosaria Di Donato: Lustrante d’acqua

  1. La poesia come compagna, mappa e scandaglio dell’esistenza. Poetica che guarda all’essenza, scorre limpida, “trabocca di luce” nel suo porgersi di fronte alla barbarie e misurarsi con il dolore.
    Grazie Rosaria!
    Abele

  2. Devo ammettere che con Rosaria ci frequentiamo solo in queste reti.Se c’è un miracolo anche nella navigazione in queste acque non è cosa che non salti agli occhi. Dal mio punto di vista penso che da qualunque terra si parta per mettersi in viaggio tutto sta nella stessa tessitura, tutto è simultaneo e quindi non c’è, alla fine distacco, tra un credente ed uno che dice di non credere, che chiama con altri sostantivi le forme della vita. Anche la morte è consanguinea, letteralmente, della vita, ed è rinascita, anche senza pensare all’elaborazione cristiana.
    Lo spirito che anima questi scritti è, per questo, un soffio che si accorda anche con una visione diversa dell’evento che tutti ci vede coinvolti:nascere, vivere, cedere,morire e …
    Grazie,ferni

  3. Grazie di cuore ad Abele, Carmine e Ferni! siete molto benevoli e vi ringrazio di leggermi. A Fernanda vorrei dire che è vero, che non ci sono differenze tra le persone perché la vita è la stessa per tutti con le sue difficoltà, i suoi sogni, i suoi successi, i suoi malesseri. Forse il credente ha una speranza in più, un sostegno in più, l’accoglienza… del dono della fede.
    Forse Ferni ha dimenticato di scrivere che la vita, la rete, il “miracolo” consiste anche nell’incontro e, per me, è bellissimo incontrare altri disposti a dialogare, a mettersi in gioco, a confrontarsi. Questo non è scontato! quando avviene tutti noi usciamo un pò dalla nostra solitudine e ci sentiamo più vivi, più ricchi, confortati dalle parole che abbiamo letto e detto: felici di ascoltare di dire, di vedere. Ma, qualcuno non ha scritto che il linguaggio è una sorta di commercio spirituale?!

    un bacio,

    Rosaria

  4. Poesia limpida, meditativa, tenue, che si offre con umiltà al lettore come per cercare, insieme, uno spiraglio di luce, una certezza di serena, innocente condivisione spirituale, uno slancio vitale saldo e accogliente nella parola che aspira, con determinazione, ma “sottovoce”, ad una sua salvifica rotta per l’Assoluto. Grazie per la benefica occasione di lettura. Franco

  5. Ho avuto il privilegio, qualche mese fa, di leggere i testi di LUSTRANTE D’ACQUA, volume di cui Rosaria Di Donato mi ha fatto generoso omaggio, e dunque colgo l’occasione, di seguito, per riferire i miei brevi appunti di lettura. Un plauso a NEOBAR per la proposta e a Rosaria e a tutti il mio cordiale saluto, Marco Scalabrino. C’è spazio in questa silloge di Rosaria Di Donato, appena superatane la gradevole soglia del tatto e della vista, per interrogarsi, a imperitura memoria, sulla infamia di cui si è macchiata l’umanità col genocidio degli <>, per prendere atto, e l’Autrice ci “costringe” a farlo insieme a lei, dei <>, per contare una ad una, quasi le stessimo infliggendo noi, le <> a Hina. Tutto ciò, e beninteso altro, in una solida cornice di fede e di preghiera che culminano nella felice riscrittura del <>. La parola è tesa a <>, ad <> e come l’“acqua”, che sin dal titolo la origina, è fluida, sinuosa, inarrestabile e nulla concede alla punteggiatura, a denotare, in assenza di virgole, di punti interrogativi, di punti fermi … il continuum ininterrotto dell’esistenza, e fila dritto, aggraziata eppure grave di consapevolezza, tutta al minuscolo, perfino nello scrivere dio, a rimarcare, ben oltre la grandeur tecnologico-mediatica, che il <> che regna, che imperversa a scapito della pace, della giustizia sociale, dei diritti civili … non può che connotarsi di profilo basso, definire un mondo “piccolo”, minuscolo appunto. La poesia nondimeno, <>, guizza di <>: <>

  6. RIPROPONGO IL COMMENTO.
    Ho avuto il privilegio, qualche mese fa, di leggere i testi di LUSTRANTE D’ACQUA, volume di cui Rosaria Di Donato mi ha fatto generoso omaggio, e dunque colgo l’occasione, di seguito, per riferire i miei brevi appunti di lettura. Un plauso a NEOBAR per la proposta e a Rosaria e a tutti il mio cordiale saluto, Marco Scalabrino. C’è spazio in questa silloge di Rosaria Di Donato, appena superatane la gradevole soglia del tatto e della vista, per interrogarsi, a imperitura memoria, sulla infamia di cui si è macchiata l’umanità col genocidio degli “ebrei nei campi di sterminio”, per prendere atto, e l’Autrice ci costringe a farlo insieme a lei, dei “clandestini che affondano nel [nostro] mare”, per contare una ad una, quasi le stessimo infliggendo noi, le “ventisette coltellate” a Hina. Tutto ciò, e beninteso altro, in una solida cornice di fede e di preghiera che culminano nella felice riscrittura del “padre nostro”. La parola è tesa a “donare un senso ai giorni”, ad “arginare la deriva dell’io” e come l’acqua, che sin dal titolo la origina, è fluida, sinuosa, inarrestabile e nulla concede alla punteggiatura, a denotare, in assenza di virgole, di punti interrogativi, di punti fermi … il continuum ininterrotto dell’esistenza, e fila dritto, aggraziata eppure grave di consapevolezza, tutta al minuscolo, perfino nello scrivere dio, a rimarcare, ben oltre la grandeur tecnologico-mediatica, che il “caos prolifico” che regna, che imperversa a scapito della pace, della giustizia sociale, dei diritti civili … non può che connotarsi di profilo basso, definire un mondo piccolo, minuscolo appunto. La poesia nondimeno, “tappeto di cose … tessuto di volti … filo di parole”, guizza di “luce … luce traboccante … solo luce”: “quale gioia stamane ha il silenzio / nel profondo torpore del giorno / non vedo contrasti / l’arpa insegue un daino”.

  7. E’ quello di Marco un commento puntuale che coglie nel segno del mio stile e dei miei contenuti: io sono così vivo in questo ribollire di tematiche, esse costituiscono il mio pane quotidiano. Se cercassi solo l’espediente letterario o l’ originalità non sarebbe la mia scrittura, la mia poesia. Amo il verso che sa farsi sintesi e la punteggiatura e le maiuscole non le uso perchè nel vocabolo c’è già tutto: il significato e la musica.

    Grazie!

    Un abbraccio,

    Rosaria

  8. La poesia è un intermediario per parlare con la lingua del sacro che abita nelle cose del mondo.
    Questa immanenza si manifesta come luce.
    La poesia è allora la tessitura di questi fili di luce,
    e alla fine del percorso si troverà “non più mistero / solo luce”.

    Giancarlo

  9. Di questo libro ho amato la tensione etica che ne percorre le pagine, il senso di religiosità che, anche se non mi appartiene, riconosco sincero e dunque condivisibile nei suoi valori. Al di là della bellezza o meno della poesia (e quella di Rosaria è bella) c’è una dignità di fondo che richiama attenzione alla lettura; un lavoro pieno, che ha da dire e nel dirlo reclama il suo diritto e la sua forza.

    Francesco t.

  10. Ciao Rosaria! Arrivo in ultimo e mi fa molto piacere trovare le partecipi testimonianze di tanti amici ma certo non avevo dubbi perchè Rosaria lo merita!
    Un abbraccio a tutti e uno particolare alla poeta… Lucianna Argentino

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