Abele Longo: Settime

Stephanie Cox

Successioni di accordi
di dissonanze, flutti
che s’infrangono contro
come nidi di corde
e sassi nelle tasche.
Un tempo pedalava
l’organo alle funzioni.

Solo quel tempo quiete
dalle tasche bucate
provoca la scintilla,
martelletti di fuoco
di note che improvviso
divampa sulla coda
nera del pianoforte.

a Salvatore Bonafede

http://www.salvatorebonafede.com/

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20 pensieri su “Abele Longo: Settime

  1. gracias por esta hermosa melodia, me transporta en estos momentos de dolor y temores, para mi y mi pais,me tranquiliza ya que no quiero que llegue nuevamente la noche , tengo miedo y la musica me calma, muy lindos acordes, gracias de verdad

  2. ottima iterazione tra testo, suggestivo, musica e colori, il mio essere che mi piace ritrovare in Autori sensibili come s. bonafede… grazie abel..e

  3. Con immenso piacere mi sono perso in questo paesaggio musicale, complimenti Abele, i suoni rincorrono i suoni in un panorama da perder la voce

    Un tempo pedalava
    l’organo alle funzioni.

    già solo questi versi aprono come uno squarcio sul tempo trascorso.
    Grazie.

  4. ma che bella Abele! soprattutto nella parte centrale, quei martelletti di fuoco, quel “pedalare l’organo alle funzioni”
    e talmente bene hai scelto l’immagine (con quelle linee nere tastiera sulle colline tasti, o croci di resti) integrandola con questa tua poesia vivida, così come avviene per il video

    che il post è capace di riprodurre quella che potrebbe essere un’alba e anche un tramonto,
    nel senso che le immagini iniziali della poesia mi fanno pensare ad un ragazzo che va per nidi o tira i sassi nei torrenti,
    la parte finale proprio il colpo di coda dell’esistenza, quasi una bara nera

    cioè la parte di mezzo, quella di cui ho detto all’inizio, funziona da organetto.

    ciao Abele e tutti.

  5. Un grazie con tutto il cuore e l’invito ad ascoltare la musica di Salvatore, pianista e compositore raffinato con una sua cifra stilistica molto originale.
    Abele

  6. La musica e la poesia mi sembrano esprimere il difficile lavoro di conquista della classicità. La formazione di un ragazzino sensibile ai nidi
    e coi sassi nelle tasche e anche chierichetto organista.
    Una volta raggiunta, questa sicurezza classica, lascia però trasparire l’inquietudine dei “martelletti di fuoco” segno di ulteriori percorsi, anche nella musica ad un certo punto si sentono questi accordi inquieti che il bel quadro sintetizza.

    Giancarlo

  7. bella. me la ricordavo (possibile?).
    sai cosa? i “sassi nelle tasche” mi si legano – nella strofa successiva – a “tasche bucate”. e allora immagino che cadano in acqua emettendo sonori *plinf-plònf*, da cui divampano flutti concentrici. insomma, si potrebbe sviluppare ulteriormente il legame zampilla-scintilla.

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