Arthur Schnitzler/Cinema/Narrativa/Riflessioni

Omaggio a Arthur Schnitzler

E nessun sogno è mai interamente un sogno.

*
Solo la direzione è una realtà, la meta è sempre una finzione, anche quella raggiunta – e questa spesso in modo particolare.

*
Un pio giovanotto fa una gita in bicicletta. Passando davanti a una chiesa toglie una mano dal manubrio per farsi il segno della croce. In quel momento perde l’equilibrio, cade e si rompe un braccio.

*
La prima domanda del critico dovrebbe essere: Cosa hai da dirmi, opera?… Ma in genere questa domanda importa poco al critico. Il suo primo impulso è piuttosto: Allora, opera, fai attenzione a quello che ho da dirti!

*
Due specchi uno di fronte all’altro: per il miope significa confusione, per il presbite immensità.

*
Mentre sogniamo non siamo forse degli spettri nei sogni degli altri?

*
Il fatto che sentiamo la presenza di Dio è solo una prova inadeguata della sua esistenza. Una prova più decisa è invece la nostra capacità di dubitare di lui.

*
La spirale delle parole

Mai fino in fondo svolgerai
delle parole la spirale,
quand’anche essa s’avvolga
su di un rocchetto d’oro,
o attorno ad un capello,
o attorno al nulla,
prima che tu l’accerti
ti cadran le braccia.

Da Arthur Schnitzler, Pensieri sulla vita e sull’arte, Mondadori

Arthur Schnitzler (1862-1931), sperimenta nella sua produzione letteraria una zona in parte trascurata dalla psicanalisi, quella del medioconscio o semiconscio, che costituisce il tema centrale dei suoi romanzi, in particolare La signorina Else (Fraúlein Else, 1929). Di grande importanza è l’influenza del cinema in Schnitzler (nel suo diario aveva annotato tutti i film visti) che emerge nelle stesse tecniche di scrittura e spiega la fortuna cinematografica di molti dei suoi testi . Suo il romanzo breve Doppio sogno (Traumnovelle, 1926), da cui Stanley Kubrick ha tratto Eyes Wide Shut (1999).

9 thoughts on “Omaggio a Arthur Schnitzler

  1. Anche io lessi Doppio sogno tempo fa.
    Ne fui attratta, come sempre mi attraggono i giochi degli specchi.
    Alice è sempre al di qua dello specchio, ma chi c’è al di là?
    Di che cosa consiste lo spazio riflesso?…
    Belle domande e un occhio a Escher per le risposte, se ci sono…

  2. Un libro avvincente, Federica, che e’ inevitabilmente diventato altro nelle mani di Kubrik. Vienna diventa simbolo della società del tempo: uomini che avevano vergogna se non tradivano e donne che tradivono senza vergogna. Come diceva Cioran “La felicità in Europa finisce a Vienna”, e forse voleva proprio sottolineare quel senso quasi di funereo a cui la sensualità era stata ridotta.

  3. Si’, belle domande, Cristina. Alice continua a restare intrappolata, ad essere narrata… del resto Schnitzler, per quanto impietoso nel rilevare la decadenza dei suoi tempi, non era poi diverso da molti suoi contemporanei (sprazzi di misoginia si trovano anche negli aforismi…). Va pero’ detto, se non altro, che gli uomini non ne vengono fuori bene (Il ritorno di Casanova).
    Grazie, Abele

  4. Uno dei miei padri, caro Abele.
    Vorrei ricordarlo non soltanto per “Doppio sogno”, ma per opere come “La signorina Else”, “Beate e suo figlio”, “Fuga nelle tenebre”… Uno scrittore immenso, perché Arthur arrivava nel territorio della psicanalisi in modo istintuale, laddove Freud si applicava lungamente per confermare ipotesi e teorie su determinati argomenti.
    Avversario temibile – Schnitzler – sotto questo punto di vista.

    Sognarsi doppio sogno equivale forse alla resa del reale? Davvero si tratta di restituzione in termini di ‘specchio’, ‘riflesso’ o ‘doppio’?
    A mio parere in questo romanzo, che sradica l’immaginifico portandolo alla sua radice comune – ovvero: sappiamo ben poco di noi stessi, poveri esserini che rischiamo di perderci in fantasie mai realizzate, prostrandoci fra ‘ragionamenti’ nell’ambito dell’inconscio, presentimenti, ossessioni… e infine invocando qualsiasi scappatoia pur di sottrarci da strane logiche metafisiche -, non possiamo parlare solo di decadenza, anche se presente come sottofondo…

    E’ tra un’incoerenza e l’altra che l’essere umano sperimenta l’infelicità.
    Come affrontare, dunque, il “desiderio” rivelatorio che rifulge nella nostra fragile natura? E l’abisso, quello vero, e spesso senza ritorno, cos’è?
    Te e l’altro te stesso che non conoscerai mai?

    “Mentre sogniamo non siamo forse degli spettri nei sogni degli altri?” afferma lo scrittore.
    Non sono io quello spettro! Sono un’ombra in mezzo ad altre ombre.
    Smetto di appartenermi. Smetto di appartenermi.
    Sostiene Hillman: “Nei sogni tutte le persone sono morte alla propria vita, sono ombre di quello che sono altrove… “.

    Grazie di cuore per questo bellissimo post, Abele.
    Un abbraccio a te e a tutti i presenti,
    Nina

  5. Grazie Antonio, Stefano, Malos e Nina. Contento del vostro aprezzamento. Per quanto rigurda il rapporto con Freud, Nina, sono d’accordo con te. Intrigante perche’ pur professandosi entrambi il rispettivo doppio erano in realtà diversi. Schnitzler era senz’altro piu’ controcorrente, seguiva un percorso tutto suo e meno si preoccupava del consenso degli altri, di essere accettato dalla cultura ufficiale. Laddove Freud finisce per assumere posizioni rigide, Schnitzler si preoccupa soprattutto di andare fino in fondo senza pregiudizi di sorta.

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