Philip Larkin: “Finestre in alto” nella traduzione di Viola Amarelli e Abele Longo

Philip Larkin

Finestre in alto

Quando vedo una coppia di ragazzi
e immagino lui che scopa lei e lei che
prende la pillola o usa il diaframma,
so, questo è il paradiso

che ogni vecchio ha sognato tutta la vita –
gesti e legami messi da parte come
una sorpassata trebbiatrice,
e ogni ragazzo giù lungo lo scivolo

alla felicità, all’infinito. Mi domando
se qualcuno guardandomi quarant’anni fa
abbia pensato: ecco, quella è la vita;
più nessun Dio, o tremore la notte

per il buio e l’inferno, o dover nascondere
quel che pensi del prete. Lui e il suo destino
andranno giù, lungo lo scivolo
come rossi, liberi uccelli.
E subito

più che parole vengono in mente le finestre in alto:
il sole che il vetro ricomprende,
e, oltre, l’aria azzurra fonda che mostra
niente, ed è in nessun luogo, ed è infinita.

High Windows

When I see a couple of kids
And guess he’s fucking her and she’s
Taking pills or wearing a diaphragm,
I know this is paradise

Everyone old has dreamed of all their lives –
Bonds and gestures pushed to one side
Like an outdated combine harvester,
And everyone young going down the long slide

To happiness, endlessly. I wonder if
Anyone looked at me, forty years back,
And thought, That’ll be the life;
No God any more, or sweating in the dark

About hell and that, or having to hide
What you think of the priest. He
And his lot will all go down the long slide
Like free bloody birds.
And immediately

Rather than words comes the thought of high windows:
The sun-comprehending glass,
And beyond it, the deep blue air, that shows
Nothing, and is nowhere, and is endless.

Traduzione di Viola Amarelli e Abele Longo

in contemporanea con Viomarelli

e su http://www.vicoacitillo.it/pg/archivio/25122009.pdf

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11 pensieri su “Philip Larkin: “Finestre in alto” nella traduzione di Viola Amarelli e Abele Longo

  1. che meraviglia questa “più nessun dio, o tremore la notte, per il buio o l’inferno” frase- graffito, contro ogni oppressione . grazie a Larkin. grazie a Viola e ad Abele per questa ricreazione.
    annamaria

  2. da parte mia invece credo che la giostra del sesso, lo scivolo infantile da cui non ci si evolve, e tutto resta spesso un gioco, e spesso pericoloso e violento, non sia che un nuovo dio, in cui l’io di ciascuno non trova l’altra e tutto si risolve in un andare e …venire in cui non s’incontra altro che vuoto.f

  3. Grazie Carmine, Annamaria e Ferni.
    La “provocazione” e’ una delle componenti principali della poesia di Larkin, che in una sua mandava a quel paese i genitori e il concetto stesso di famiglia (per poi scoprire in una biografia che era un figliolo fin troppo giudizioso e rispettoso). Non credo vedesse nel sesso un “nuovo dio”, cosi’ come in un’altra sua non si augurava certamente che la figlia appena nata di un suo amico non fosse bella. Rimane una grande carica liberatoria, una voglia di viivere la vita nella sua pienezza consapevoli di quell’oltre, al di la’ delle finestre.
    un caro saluto, Abele

  4. ringrazio Abele per questo regalo..Questa di Larkin l’ho *letta* come una poesia mistica, dove l’eros non è altro che l’incomprensibile, misterioso elan vital che sostanzia il nostro esserci e oltre, dietro, c’è l’ignoto splendido del *vuoto* ma azzurro, ma fondo. Un saluto a tutti, V.

  5. Un grazie immenso a te, Viola, e’ stata una gran bella esperienza. Sono proprio i diversi livelli di interpretazione che rendono preziosa la poesia di Larkin, un romanticismo (misticismo) il suo imbevuto di sano Cinismo (realismo). Contrasti in fine che vanno insieme ed e’ giusto non risolvere.
    Abele

  6. quanto ho detto non è riferito alla poesia, ma alla consuetudine contemporanea di risolvere con la relazione corpo a corpo (ma sarà poi vero?) ciò che ha una pienezza ben più profonda della natura anatomica dei sessi.Se mettiamo canoni e coefficienti (che alla fine sono sempre di riduzione) diventiamo tutti deficitari di qualcosa, penso. Grazie a voi,ferni

  7. bella davvero.
    anche se avrei *insanguinato* (bloody) dli uccelli: mi comunica di più l’idea d’una deflorazione della vita, con le parole che *vengono* fino a godere libere da schemi e pre(concet)ti.
    : )

  8. Salve e complimenti e grazie per aver tradotto il ‘nostro’ grande Larkin. Dice quello che molti proviamo ma non siamo capace di dire. Che ne dite di ‘maledetti’ per gli uccelli?

  9. Benvenuto, Douglas. Pensavo proprio in questi giorni di proporre qualche altra traduzione di Larkin…
    Per quanto riguarda gli uccelli, “maledetti” va senz’altro bene; avremmo potuto anche “insanguinarli”, come suggerisce Malos nel commento precedente. Tutto sta su in quanto “metafisico” si vuoole rendere il finale, e la nostra e’ solo una delle scelte possibili.
    abele

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