Carmine Vitale: KZ

Non conosco

Né posso ricordare i racconti

Che non ho vissuto

Benvenuti

Comunque

In questi campi d’erba rossa

Fin dove l’occhio può vedere

Gli alberi sono immemori

I legni intrisi di speranza

Le noci nascondono rubini

Una riunione interrotta

Quale parte d’isola accettare

Con un’espressiva libertà

Posso non lasciare aperto

Il cancello della memoria?

Ogni tessuto

Ha l’odore del fiume

E della brace ammuffita

Qualcuno ha detto che i poeti

Non dormono mai

Altri dicono che salvarsi

Non sempre è opportuno

Vorrei vedere loro

Correre più veloci

Delle urla

Quanti sorrisi mai espressi

Ci sono voluti per farlo

Come coprire il rumore

Dei barattoli di latta

Nessun luogo

Ha il potere di salvare il mondo

Quanti ne hanno scritto

Quanti ne hanno parlato

La pioggia si è fermata

Qui dove s’illudevano

Di pianificare i sogni

Anche quelli che

Con le mani sporche

Hanno scritto

Il lavoro rende liberi

Raccogliendo le ultime lettere

Che stavano cadendo dal cielo

Annunci

14 pensieri su “Carmine Vitale: KZ

  1. ” […] Con le mani sporche

    Hanno scritto

    Il lavoro rende liberi

    Raccogliendo le ultime lettere

    Che stavano cadendo dal cielo”

    Hai fatto bene, Abele, a postarla: Carmine è un poeta molto sensibile che riesce a dipingere la vergogna del male con sconcertante chiarezza, quasi fotografica, e immagini da riflessioni che lasciano col fiato sospeso…
    Davvero due belle persone!

  2. “Carmine e’ poeta della memoria.” scrive Abele, che bella definizione!, mi porta a un dire necessario, all’urgenza propria di testimonianza del poeta, prima ancora della sua espressione lirica.

    così mi prende molto l’ottimo incipit, in u ncerto senso anche disarmante:
    “Non conosco/Né posso ricordare i racconti/Che non ho vissuto”
    che non è solo la dichiarazione sincera di chi per cronologia viene dopo questi avvenimenti, ma è anche (e in questo senso diventa più profonda) proprio la rimozione messa in atto da chi questi avvenimenti li ha vissuti, ma per non morirci, rimuove quanto più possibile (rimuove senza accorgersene, se è vero che la memoria stessa, anche e spesso, “mente”)
    Allora sì diventa necessario chi, esterno, la rivive, la fa propria, la incanala nella narrazione umana, la restituisce nel suo orrore e anche nel suo non senso (se non forse quello del male, ma il discorso sarebbe lungo).
    Si chiede infatti l’autore:
    “Posso non lasciare aperto/Il cancello della memoria?”
    bellissimo, secondo me, questo passaggio, questo spalancare il sé poetico per introiettare un fuori, anche passato, che diventa memoria propria.

    e, in un certo senso, risponde
    “Ogni tessuto /Ha l’odore del fiume”
    (altro bellissimo!)
    Ecco, questo il senso, della condivisione.

    Ottimo
    Grazie davvero!

    ciao

  3. Posso non lasciare aperto
    Il cancello della memoria?

    Grazie a Carmine per i suoi versi. Ci si sente spesso impotenti di fronte al male, ricordare significa proteggere il presente e il futuro. E’ necessario farlo: tanti, troppi sono gli attacchi che mirano a cancellare la memoria collettiva.
    Grazie ad Abele per la proposta (non solo, grazie anche per il post precedente, i versi mi si sono presentati nella testa più volte, nelle ultime ore).
    Un caro saluto a tutti
    Stefania

  4. La prova che Dio non esiste è data dal fatto che qualsiasi lavoro viene fatto con zelo e che Adolf Eichmann, pianificatore delle entrate e delle uscite dai campi di concentramento, sia finito in seguito capomeccanico alla Mercedes di Buenos Aires.
    Grazie a tutti voi

  5. *Adolf Eichmann:

    Nacque a Solingen (Austria) il 19 marzo 1906. Dal 10 ottobre 1934 svolse la sua attività presso l’Ufficio centrale dell’SD a Berlino, istituzione che svolgeva azioni investigative e “preventive” nella lotta contro gli avversari del regime.

    Da subito, Eichmann venne incaricato di occuparsi della “questione ebraica”, operando il censimento delle comunità ebraiche nel paese ed organizzandone l’emigrazione forzata dalla Germania.

    Nel 1937, Eichmann si recò personalmente in Egitto per studiare un possibile espatrio degli ebrei alla volta della Palestina.

    Nel 1938, si occupò dell’emigrazione forzata degli ebrei viennesi, dopo aver sottratto loro ogni bene materiale.
    Nell’aprile 1939 venne inviato a Praga perché coordinasse l’espatrio degli ebrei cecoslovacchi da Boemia e Moravia.
    Nella seconda metà del 1939 fece ritorno a Berlino, dove fu incaricato della Direzione Generale per la Sicurezza del Reich, RSHA, con particolare attenzione all’ufficio speciale “Questioni ebraiche ed evacuazione”, che si occupava di mettere in atto l’espulsione dei polacchi e degli ebrei ed il loro successivo trasferimento all’interno del Governatorato generale.

    L’ufficio di Eichmann svolgeva tutte le pratiche per la privazione della cittadinanza degli ebrei deportati ed il sequestro dei loro averi, poi materialmente svolto dalla Direzione generale delle Finanze.

    Eichmann era incaricato inoltre di attuare il trasporto di migliaia di ebrei nella più totale indifferenza per il loro futuro, pur essendo ben informato sul destino di questi uomini, il cui viaggio si sarebbe concluso nei campi di sterminio di massa che egli periodicamente “visitava” rassicurandosi del corretto funzionamento delle stanze per lo sterminio, ovvero le “camere a gas”.

    Nel 1944 si trasferì a Budapest, dove gli venne affidato il comando di un corpo speciale che, cooperando con i fascisti ungheresi, organizzava la deportazione degli ebrei dall’Ungheria ad Auschwitz.

    Nel maggio 1945, travestito da soldato dell’aviazione tentò di fuggire attraverso la Baviera ma catturato, venne riconosciuto grazie al tatuaggio con il simbolo delle SS che aveva “inciso a fuoco” sotto l’ascella.

    Nel 1946 riuscì a fuggire nascondendosi a Luneburg (Germania), dove lavorò fino al 1950 come taglialegna ma, successivamente, dopo aver appreso che diversi amici (criminali) nazisti ed alcuni ricercati fascisti si erano rifugiati in Argentina, raggiunse l’Italia dove si imbarcò con passaporto falso da Genova alla volta di Buenos Aires.

    Nel 1960 fu scoperto dai servizi segreti israeliani che attuarono il suo “rapimento”, conducendolo – senza chiedere l’autorizzazione all’espatrio – in Israele.

    Ad assumere la difesa di Eichmann fu un avvocato straniero, Robert Servatius di Colonia, che aveva già difeso altri ufficiali nazisti al processo di Norimberga.

    Il 31 maggio 1962, Eichmann venne impiccato.

    “All’occorrenza salterò nella fossa ridendo perché la consapevolezza di avere cinque milioni di ebrei sulla coscienza mi dà un senso di grande soddisfazione”.

    Adolf Eichmann
    ___

    – dalla riflessione n. 31 sempre su Filosofi per caso, in cui, peraltro, si trova una splendida riflessione su H. Ardent (che seguì tutto il processo di Norimberga) a cura di A. Foderaro.

    Con Carmine si lavorò molto per custodire la memoria, anche queste cose che non si dimenticano.

    n.c.

  6. Grazie, Natalia, per la biografia di Eichmann e per il riferimento alla riflessione su Hannah Arendt. Senz’altro molto interessante il lavoro svolto da “Filosofi per caso” sull’argomento.
    Abele

  7. vi ringrazio tutti per le parole e il sostegno della memoria
    milosz si chiedeva che cos’è la poesia che non salva i popoli nè le persone?
    memoria solo memoria
    per avere almeno la speranza di costruire la vita ancora una volta
    grazie ad abele per aver riportato qui questo lavoro
    e per riprendere il lavoro che Natalia ha riocrdato vi invito senza nessuna presunzione a leggere qui:http://filosofipercaso.splinder.com/tag/carmine+vitale

    grazie davvero a tutti
    un caro saluto
    c.

  8. sì!
    e per non mettere linka miei blog ricopio qui un’altra poesia di Carmine, di cui mi fece dono poco dopo che lo conobbi e che ha una potenza sconquassante.
    perché non si fermò tutto ad Auschwitz l’orrore, ma continua ancora
    a volte pertetrato da chi ne fu vittima… questo è l’uomo.

    p.s.: adesso svitano e rubano come cimelio anche i simboli del male, c’è molto da riflettere.

    n.c.

    ***

    Sabra e Shatila

    In un giorno qualunque penso
    Al sole di mezzanotte
    Al cambio dei connotati tra dare e avere
    Al primo bacio

    “Bang bang”
    Al primo bacio di una madre
    Al primo bacio di un figlio
    Al primo bacio di un padre
    Dall’altra parte della strada
    La montagna è incantata

    Altrove altrove non qui
    Nasce la stella mattutina
    Si innaffiano le piante
    E crescono le rose in maniera esemplare
    Non sequitur
    “se non mi telefoni penserò che non mi ami”

    “Bang bang”
    Matematica pura per aprire quei crepacci
    Folgore schianto
    Rantolo ossido di carbonio
    Estasi crollo
    Anno domini 1982

    Dove ti senti solo figlio
    Dove ti senti solo madre
    Resta qui non andartene
    Con il corteo dei morti

    In un giorno qualunque penso
    All’innocenza del pollice e dell’indice
    Al buio rischiarato
    A quando c’è la luna
    Al tormento e alla sorte
    Alla logica della morte

    ***

    Carmine Vitale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...