Malos Mannaja: il PUROMANZO (4)

by malos mannaja

 

 

 

(appendice)

Di seguito, altri di-versi sparsi (la maggior parte dei quali ancora senza titolo), rinvenuti dall’autore nell’appartamento abbandonato di Carla, un attimo prima che Felice si svegliasse per sempre dal sogno infognato.

 

Passano le ore, sotto i ponti
carni che non colgono l’istante in cui
*hanno iniziato a ridere*
Guardo l’encefalo da polso: ticchetta col quadrante che non quadra
rintocca il mio ritardo
mentale

**

Un tempo assassinavo i sogni
con la Colt giocattolo
Era perfettamente a norma:
aveva il suo tappino rosso
capace di turare le scoregge dell’incanto
Vivevo greve, dentro a una parola
mi distillavo nel cemento d’una dose dietro al bar
poi dipanavo il filo vago delle vene
dicendo pan al pane e vino albino
Flauto stuprato, pizzo marmoreo il volto
nocche viola
le dita arrotolate gonfie in un cartoccio
sto
scoliosi d’un abbraccio sghembo
carta vetrata nell’eccesso
(lacrime e piscio)
La polizia mi cerca, qualche volta
studia le intercapedini tra le mie dita
cerca una prova dei mie passi, delle carezze
ma posso travestirmi d’eleganza fissa
*ecco*
se esco dalla frase
posso sferzarmi all’aria della strada
inginocchiarmi sotto un grattacielo spoglio, flesso al vento
ed implorare:
“Ridammi un’altra vita per buttarla a mare
ridammi ancora l’esca
d’una vita”

il freddo era già ispirato
sottotitolo esplicativo: affetti persi e primogemiti

**

Pornografia d’un’anca di dolore
inciampo la catena appesa al mio collare
e sono solo polpa che s’accascia
Rollè d’anima lessa
la pentola a pressione vuota e il brodo in frigo
pian piano mi rapprendo

gelatina di dio

**

Cristo cerca spesso di parlarmi
quasi che mi credesse
*esistente*

**

E’ poco che un dottore manovale
m’ha messo un lucernario all’ombelico:
adoro il sottotetto dell’addome, rimango lì per ore…
Ordino al corpo
di stendersi sull’erba e guardo fuori
Anelli di silenzio appesi a un tuono
panchine e cielo umidi di pioggia
nubi appoggiate a un altro
cedimento
Sei tu che passeggiando inciampi il corpo in terra
così mi riconosci e dici:
“lieto di ritrovarti qui!”
Risponde senza indugio, la mia voce:
già a inizio frase
*cerca*
l’intonazione giusta
per un arrivederci
privo d’eco

**

Annuso le mie scarpe il giorno dopo
cercando una conferma delle tracce
a rammendare i passi
Guardo il mio corpo, lo seguo dentro al bar senza scoprirmi
nel battito del cuore o delle ali
lo slancio d’un calore
la cacca d’un piccione
E’ allora che mi sono intrusa

**tramuto il tradire in suono

ti ho detto cose
che non sapevo immaginare
rùfuli, vilgàrti, droglimbòni,
e poi sterdésse

fissavi le mie labbra buccinare l’aria e
risputare
un soffio divento

**
“Perpetuamente starnutisco un urlo di dolore
al mondo
Ma tu, se puoi
non esserlo gridata alle altre cose”
Così si decantava, ma intanto già arrossiva di parole
sulle guance…
Allora gli ho assaggiato gli occhi:
sapevano d’immagini… *manipolate al photoshop*

**

Argini tesi
Spezzoni di respiri nelle foto
capelli mossi fissi al vento
e mille scatti
(bruciati in controtempo)
Mi strozza l’istantanea del dolore
Io cerco
il punto più preciso all’infinito
spesso additato dal-
la rotta
d’un sorriso

**

correvo a perdifiato
quando bruciai di slancio
ogni chiunque
a pochi metri dal traguardo

arrivai priva

sull’incavo del volto in cui
sedette una carezza

**

Chiedere scusa, usanza che non s’usa
(legnate a barre, sul groppone)
Eppur si piscia fuori in buona fede, a volte!
Si sbaglia nel leccare il proprio
codicefiscalediferite
(stampato addosso a un altro)
Mmmm…
Stanotte, a letto, mi son pisciata sotto le parole
Forse volevo
unicamente
>> essere fatta male
ossia che mi faceste
>> male

**

ad memoriam resplendescat

mi sono scritta un bigliettino:
l’ho messo nella tasca della giaccone
con cui esco ogni mattina.
speravo di riuscire a ricordarmi
e invece
mi ho dimenticato.

eh,
curioso come tutte le parole
si spertichino al dirsi “ecco dov’ero!”
finito ogni miraggio di persone
sole

 da
Il PUROMANZO ( tre etti di )
sottotitolo esplicativo:
Dio soffre di prostata e s’è pisciato sulle scarpe
pagg. 427-431

PUROMANZO 1-2-3

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6 pensieri su “Malos Mannaja: il PUROMANZO (4)

  1. ti ho detto cose
    che non sapevo immaginare
    rùfuli, vilgàrti, droglimbòni,
    e poi sterdésse

    Ultimo estratto, tutto poetico, dal Puromanzo. Sì, ci sono anche i versi del Malos, sparsi in diverse parti per poi trovarli nell’appendice, qui riportata, che fa da “solaio” al libro. Il libro infatti è un po’ come tante stanze ben delimitate da capitoletti esplicativi. Tutto si svolge in interni, anche quando si va per strada si rimane dentro. Dentro a un castello sfatato che ha un pronto soccorso all’entrata, passa un bel po’ di tempo in cucina, nel bagno, e si avventura in sale di registrazione, schermi di computer e televisori. Tutto è nella testa, al di fuori non esiste. E per questo il solaio ha un suo fascino, è il punto più vicino al cielo, raccoglie le cose che non “sapevamo immaginare”.

    Abele

  2. “ultimo estratto”, dado poetico come quel “tappino rosso” della “pistola giocattolo”-
    e proprio come un dado capace di fare uscire, ricombinando le parole, l’aleatorietà del reale che supera le fantasie (o ci gioca a dadi :)).
    Ottima la tua introduzione Abele, con quell’affresco della “soffitta”, dove “tutto è nella testa”, oppure, se non lo è ancora, si forma
    perché i bauli di malos trasportano oro (cioè io li leggo-frugo come oro colato :))

    anche quando picchiano duro, anche quando parlano di “pane albino”, di “nocchie viola”, di cartoccio d’umano passato al tritacarne (appunto “puromanzo”)
    anche quando raccontano il pornografico diretto d’io e di prese in diretta che *manipolate al photoshop* mettono in risalto e non certo confondono, l’artificio (faticoso)d’essere (poco più di nulla, al più carne che si frolla).

    Eppure anche quando il mondo è poco più che “stampato addosso a un altro”,o “si piscia fuori in buona fede”, o il male stesso sembra una buona ragione d’essere: “Forse volevo/unicamente essere fatta male/ossia che mi faceste/>> male”

    anche in queste condizioni (addirittura di ingranaggio: “E’ poco che un dottore manovale/m’ha messo un lucernario all’ombelico oppure di infinito sperdimento esistenziale, come nel superlativo: Cristo cerca spesso di parlarmi/quasi che mi credesse/*esistente*)

    eppure anche, dicevo, ecco la grande capacità (epica) di malos: “guardo fuori”
    capacità di di riconoscere, di assorbire: di restituire, in modo mai scontato, usando il “nome”, quello che dice o suggerisce (in una continua combinazione alchemica di sillaba e di significato),
    con una capacità bellissima di trasmutare appunto.
    ecco perché dell’oro.

    Posso perciò sembrare di parte quando leggo malos (perché lo adoro), ma lo adoro perché d’imago leggerlo, non per altro :).

    Ciao!
    Grazie a malos e ad abele. Così a braccio.

  3. ..e non so perché ma quella ragazza mi sembrava la gamba dell’Italia, poco accorta e ben infilzata,dove non batte il sol per …parasole. Una visione del puro, in formato romanza, la lingua della fidanzata, che si suole adombrare per poco, poco più di uno schizzo di genio. Grazie, come al solito una ilarità acuta, un congegno ad oro-lingerie.ferni

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