Abele Longo: Fondali/Fischiettando in bicicletta

THEATRE EN VOL

Fondali

Eclissi di sagome in fila
vicoli chiusi torri d’avvistamento
e c’è sempre un piccione che ogni volta
che lavo la macchina aspetta
(è il cigno che mi assale in bicicletta)
nel punto in cui converge il sonno di un altro

non il disgraziato che si perde
passa il testimone nel dormiveglia
ma qualcuno che continua a dormire
mentre io trattengo il respiro
un altro me stesso che resta
al di qua della cartapesta.

Fischiettando in bicicletta

Viene fuori un canto insperato
dalle radici dei molari
dal profondo delle budella
dai liquori della cervella,
un canto liquido e sfrenato
che lo fa andare in bicicletta
come se niente fosse se
non fosse che mentre fischietta
i denti si ficcano nella
catena, sono le budella
la camera d’aria e la testa
dinamo che gira e sfavilla.

Annunci

13 pensieri su “Abele Longo: Fondali/Fischiettando in bicicletta

  1. GRAZIE:
    @Roberto – l’io poetante di entrambe non ha molto senso dell’orientamento… quanto dici rassicura se non altro me :)
    @ Natàlia – si’, un po’ come la legge di Murphy, ho comunque una certa avversione per i piccioni e motivi per detestare i cigni :)

  2. puntuali e ironiche
    on the road con le mani nelle tasche, pardon, sul manubrio se no caschi male :).

    -Niente, per dire Abele che questi “fondali” ” nel punto in cui converge il sonno di un altro”
    (bellissimo verso, di un occhio sonnambulo quanto basta)
    ingrana una bellissima marcia, ironica dapprincipio, più riflessiva nella seconda strofa
    con quel “cartapesta” (che forse è la bella o bruta copia di se stessi)
    che resta, o sì, se resta, appiccicata “al di qua”-

    “Fischiettando in bicicletta”
    fra le tue che ho letto, è una delle mie preferite
    la trovo come un vaso comunicante i liquidi vitali e gli umori affini-

    (eppoi frizza, fischietta un sacco mentre va per il verso giusto)

    ciao

  3. Puntuale la tua analisi e il tuo affetto, Margherita. La cartapesta, i fondali, sono anche il set dei nostri sogni, dove si aggirano tante comparse di noi….:)

  4. il tuo modo di far poesia lo sento complementare. credo che ci sia un maschile in ogni poesia femminile e viceversa. la tua poesia è poesia del fuori (saper guardarsi attorno) che parte dall’io più interno, dall’io che è corpo che non si dimentica di sè, dell’appartenersi.

  5. onirici fondali da sondare, sul palcoscenico.
    “fischiettando” me la ricordavo, la prima no.
    mi soffermo quindi sulla prima, dove percepisco echi dickiani: i sogni convergenti, ma soprattutto l’idea che la realtà stessa sia un sogno, nel quale inevitabilmente cerca risposta la domanda “sogniamo o siamo sognati?” E’ la farfalla che sogna di essere un uomo, o è l’uomo che sogna di essere farfalla, come nell’apologo cinese riportato da Borges nella sua antologia della letteratura fantastica? L’aldiqua, specularmente all’aldilà, che linea circoscrive (o circa scrive)?
    domande di cartapesta, come sancisce l’ironia della cacchetta di piccione pronta ad imbrattare la lucidità razionale del parabrezza…
    :)
    l’eco non ritorna, il fondale resta insondabile, anche se con un pugno di parole pestiamo la carta: la realtà è concreta e immutabile come ritengono i filosofi materialisti occidentali, oppure i nostri sensi percepiscono solo un esteriore “velo di parole”?
    :)))
    ecco. nell’assenza di respiro della chiusa percepisco l’intuizione che l’universo non sia composto di materia consistente, ma che sia solo un’intelaiatura di pensieri.
    ebbenesì, l’universo come ripiegamento onirico (*un diverticolo*) lungo l’in te stino di dio: non è un’idea del tutto peregrina, visto che spazio, dimensione e peristalsi potrebbero essere oggettivamente puntiformi, come pure il tempo di transito – anch’esso espressione di distanza – può essere assimilabile a un borborigmo illusorio.
    insomma, non mi stupirei più di tanto se in calce all’universo, un megatelescopio un giorno rilevasse che sta scritto: “dio fecit”
    :)))
    scusa il delirio, abele (ma se mi dai la bicicletta io m’imPantano…)
    :)

  6. Vien da dire, Malos, che le mie sono poesie ai tuoi commenti. Ovvero che i tuoi commenti vengono prima, tanto son belli e fantasiosi nella loro precisione, dei miei “diverticoli”. Il tuo imPantanarti mi ricorda il vecchietto di “Incontri” che corre e cade con la sua nutria. La differenza sta pero’ proprio nel bestiario, che i piccioni siano odiosi si sa, ma la tua nutria e’ un capolavoro: io la immagino come un cagnolino festoso. E se non sbaglio anche li’ c’era “calce” (cacchetta di piccione? dio fecit ?…. ;-)))
    Grazie!!!

  7. t’immergi si, amico mio, fino a toccare i fondali…poi risali con copiosa cartapesca…ed è festa di suoni: avvicinando l’orecchio a con/chiglia, s’ode sciabordìo d’onde…donde cui sorge poesia.
    quando vengo a trovarti a casa tua, sempre colma d’amici unici, mi sento a casa mia…sarà che vi trovo grande poesia????
    un abbraccio.

  8. un altro me stesso che resta
    al di qua della cartapesta.
    e per fortuna..-);
    molta ironia e ritmo come sempre nei tuoi testi Abele, e una amareza sottilissima, una crepa che s’apre sul reale
    un abbraccio, V.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...