Alda Merini/Poesia

La scomparsa di Alda Merini

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“In un giorno già triste altro dolore per la scomparsa di Alda Merini…”

Riprendo il commento di Carmine all’omaggio a Pasolini per ricordare Alda Merini e invitare anche voi a farlo (mandatemi qualsiasi cosa, una sua o una vostra poesia, un commento….).

Ho tra le mani un cofanetto di quattro libri, Le poesie di Alda Merini, pubblicato da Edizioni La Vita Felice.  Ne scelgo una tra le tante:

I SANDALI

Hai dimenticato i sandali amore
i tuoi sandali di desiderio
li ha trovati sotto il mio letto
il mio portiere
scopando notte tempo
ha ritrovato i tuoi sandali;
vieni a prendere i tuoi sandali amore
i sandali di legno di sandalo
i sandali di legno biblico
buttali in testa al Signore
che ci ha diviso il cuore.

***

Rosaria Di Donato: “I poeti sono sempre vicini a Dio”.

Portami via, rapiscimi

E’ così che nascono i libri
nell’amore,
e così nascono i libri che nessuno
legge mai,
e così il libro prima di nascere
Dio lo deposita in te
come una manciata di fango che
diventa luce.
Domandano tutti come si fa a
scrivere un libro,
Si va vicino a Dio e gli si dice:
feconda la mia mente, mettiti nel
mio cuore
e portami via dagli
altri, rapiscimi.
Così nascono
i libri, così
nascono i poeti.

Alda Merini

da “Corpo d’amore”

***

Donatella Quattrone:

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

[Alda Merini, da Vuoto d’amore, 1991]

***

Annamaria Ferramosca:

“Io ero un uccello
dal bianco ventregentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.”
Alda Merini

da Fiore di poesia, Einaudi, 1998

***

Poesia di Patricia Panebianco scritta per un laboratorio su Alda Merini e ispirata a “Sono nata il ventuno a primavera”

Disguidi

Voleva la mia mamma
un cencio polifeste
e sono nata io multicolore
macchiata a cioccolato per natale
chiacchiere a mille in epoca di pasqua
e noci ed uva in testa a carnevale.
Assorbo tutto storto e tutto l’anno.

Patricia Panebianco

***

Doris Emilia Bragagnini:

Io come voi sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d’amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto,
ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato cosa sia il Signore,
poi dall’idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
volarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l’amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell’uomo, che è la scienza mia.

Alda Merini da “Ballate non pagate”

***

Poesia di Maria Teresa Sampietro:

Mo’ che sei morta, quasi me te piango
-eppuro a verseggia’ nun me piacevi-
ché li poeti de successo e rango
nun so’ sempre simpatici. Ciavevi

‘na luce drent’a ‘ll’occhi celestini,
‘n’avidità de vita e de parole,
la cicca sempre accesa tra le dita
drent’ e fori dar buio, verso er sole.

E ‘na vocetta a trillo che ‘ntonavi
accompagnannote cor pianoforte
la stessa voce che quanno leggevi
le cose tue, m’emozzionava a morte.

“L’aggenda mia sta a casa” risponnevi
a chi te richiedeva quarche cosa.
Sì, perché tu scrivevi sulli muri
nummeri, versi, liste della spesa…

E adesso chi le legge le pareti
adesso che sei annata chissà dove…
tu che volevi bbene a papa e preti
chissà si ce ‘ll’hai un posto ‘ndo nun piove,

indove sei felice e contornata
de bei regazzi e risa e luce e vita…
Pe’ quanto me riguarda io t’ho capita
e adesso ce lo so perché me piaci:

pe’ quella vojia giovane de baci
pe’ quella cicca stretta tra le dita.

Maria Teresa Sampietro

***

V. Mastropirro per Alda Merini
02 novembre 2009

In ricordo di Alda Merini

Era il lontano 4 settembre 1996 e sul pianoforte avevo poggiato il libro “Ballate non pagate” di Alda Merini. Avevo comprato quasi tutti i libri pubblicati dalla poetessa e conoscevo la sua poetica intrisa con il sapore forte della sua vita. Mi siedo e cominciai a suonare e di getto le parole che erano stampate sulla copertina della collana di poesia detta “bianca” della casa editrice Einaudi, prendevano corpo in un canto etereo. “Apro la sigaretta” fu la prima poesia che diventò canto. L’appuntai sul pentagramma e cominciò a balenarmi l’idea di scrivere un progetto basato su quel libro. Lo leggevo e rileggevo decine di volte al giorno e sceglievo il suono che le stesse poesie mi sussurravano facendo diventare il mio corpo un grande orecchio sensibile al suono di quelle parole. Lentamente la parola scritta diventava sempre più canto. Un giorno trovo sull’elenco telefonico di Milano l’indirizzo di Alda Merini e le spedii una cassetta dove avevo registrato cinque brani con un registratore di bassa fedeltà. Passa una settimana e squilla il telefono. “Pronto, sono Alda Merini parlo con Vincenzo?” Dopo un attimo di apnea, col cuore in gola mi venne il fiato per dire “si”. Non ebbi il tempo di realizzare ma lei mi diceva che quello che aveva ascoltato le piaceva molto e m’incoraggiava a scrivere ancora. Mi parlò di Taranto e della sua disavventura manicomiale in quella città, del poeta Pierri e di un altro sacco di cose. Disse di tenerla aggiornata e mi salutò. Quasi non ci credevo ma era tutto vero.

Verso la fine dell’aprile 1997 avevo scritto undici brani che arrangiai per soprano e un ensemble di sette strumenti. Proposi il progetto al direttore artistico del Festival Internazionale Time Zones, Gianluigi Trevisi, che con coraggio accettò di programmarlo per il Festival di quell’anno. Telefonai ad Alda e le dissi che per ottobre si faceva il concerto in un teatro storico, il Kismet di Bari. Era tutto organizzato Alda in scena con me e il gruppo per la Prima di BALLATE, fu questo il titolo che diedi al progetto, semplicemente Ballate. Provammo tutto a puntino ma l’imponderabile, due giorni prima Alda mi telefona e dice che la sua salute non va bene e che non poteva affrontare quel viaggio, che la Puglia le ricordava Taranto e la brutta esperienza del manicomio. Mi crollò il mondo addosso. Cercammo di spostare il concerto ma non ci fu verso. Suonammo senza la sua presenza. Fu un concerto indimenticabile, suonammo da dio, come si suol dire e fu registrato tutto.

Quel concerto volevo farlo diventare un CD. Ci pensavo spesso ma non era facile. Con Alda mi sentivo per telefono, la salutavo ogni tanto senza essere appiccicaticcio. La sua notorietà cresceva per via delle presenze al Maurizio Costanzo Show. Un giorno le chiesi se avesse voluto registrare alcune poesie che avevo musicato per inserirle nel CD che volevo pubblicare. Aveva avuto alcune disavventure con la salute ma un giorno di luglio di quell’anno mi diede un appuntamento. Presi il treno e andai a Milano a casa sua ai Navigli. Suonai alla porta ma non rispondeva nessuno. Dopo un po’ vidi venire con passo lento da lontano una donna che sembrava Alda Merini. Era Alda Merini: la poesia avvolta in una nuvola di fumo. Siamo vicini e mi dice:” Vincenzo?!? Bel ragazzo!!” Rimango sconcertato, quasi ammutolito. Saliamo nella sua casa, posa la stecca di sigarette che aveva appena comprato e mi chiede di accomodarmi, ma le sedie erano tutte occupate da una infinità di cose . Sul tavolo e su tutti i ripiani dei mobili non c’era spazio per poggiare niente. L’unico posto libero era lo sgabello del pianoforte messo sotto al piano verticale che sembrava il solo oggetto distinguibile. Al muro c’erano articoli di giornali, foto che la ritraevano in tante pose tra cui una foto, ma grande, in cui era distesa sul letto col seno nudo e l’immancabile sigaretta. Mi sembrava di stare in un film di Federico Fellini. Straordinario ed eccitante. L’istinto fu quello di sedermi al piano e cominciare a suonare.

Cosi feci suonai e cantai “Apro la sigaretta”…… bella – disse – continua e cantai “Cavernicola come sono”….. e poi “Ti prego lasciami andare”…..tre delle poesie tratte da “Ballate non pagate”. Dopo la musica cominciammo a parlare e facemmo una lunga chiacchierata. Volle sapere del CD e le feci sentire un brano del concerto di Bari. Parlava parlava, praticamente mi racconto’ della sua vita. Aveva una umanità straordinaria, non mi conosceva ma raccontava di tutto. Era leale, appassionata, vera. Poi si decise e mi regalò quattro poesie che lesse come solo lei sa fare. Registrai tutto sul mini cd anche parte della conversazione che custodisco gelosamente. La giornata scorreva e l’invitai a pranzo ma non volle uscire di casa. Prima di lasciarmi mi regalò la foto che c’era sul muro, quella di cui ho raccontato, era del fotografo Grittini che le aveva dedicato una personale. Mi scrisse una dedica sul retro e insistette affinchè la portassi con me. Non nego che l’emozione era a mille. La salutai e uscii di casa felice. Uno dei giorni più belli della mia vita? Si. Portai quella foto, grande come un quadro, in un sacchetto di plastica nero che mi diede lei stessa da Milano a Bari. Quella notte in treno non dormii quasi per niente. Avevo la Merini con me, ma per davvero, dovevo proteggerla. Nelle settimane successive, contattai alcune case discografiche indipendenti e la Phoenix Classics di Montebelluna del patron Giovanni Bettin rispose positivamente. A Natale 1999 usci il CD “BALLATE”- versinmusica- poesie di Alda Merini, musica di Vincenzo Mastropirro.

Negli anni successivi, lei era spesso in TV trattata da prima donna meritandosi tutta quell’attenzione dopo gli anni bui del manicomio. La sua arte riconosciuta da tutti fu sottolineata da importanti premi e fu spesso segnalata per il Nobel. Una voce importante della poesia del ‘900. Si pubblicavano libri suoi ad un ritmo elevato e avevo sentito di altri progetti poetico-musicali fatti da gente nota e meno nota e non volli insistere più di tanto nel telefonare. Mi disse che moltissimi bussavano a casa sua per tanti motivi diversi ed ecco che per evitare di essere invadente e anche perché la vita ti porta a voltare pagina, ci siamo sentiti sempre più di rado. Comunque il mio lavoro sulla sua lirica oltre che sul CD è scolpito nel mio cuore con la passione che mi contraddistingue. Oggi primo novembre 2009 la morte di Alda Merini nata il 21 marzo del 1931 coincide col mio pianto.

Ciao Alda sarai sempre con me, sempre.

Vincenzo Mastropirro

pubblicato anche su
http://www.lietocolle.info/it/v_mastropirro_per_alda_merini.html

***

Giovanni Catalano:

“Si va in manicomio per imparare a morire.”

Un poetessa unica per intensità che ha fatto della Follia (che è del mondo, prima che degli uomini) l’essenza stessa della Poesia e della Poesia la sua Vita.

***

ciao Alda. Margherita

 

***

Aurelia Tieghi:

A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Alda Merini

 

***

Malos Mannaja:

ecco il rompiballe.
dal punto di vista umano non si poteva non volerle bene, specie alla luce del suo vissuto personale.
dal punto di vista letterario, invece, noto un palese e triste sovra-dimensionamento poetico di Alda Merini, costruito negli ultimi decenni in cui l’immagine della poetessa è stata largamente *(ab)usata* dai media.
tanto per fare un esempio, rapportiamola a Pasolini. la poesia della Marini è altra cosa: volge ma non sconvolge, finisce per addomesticarsi al canto d’amore e alla preghiera.
in altre parole, una volta *normalizzata* dall’anti-arte medica (mass-medica?), la Merini smarrisce la sua forza, finendo costretta ad esibirsi entro lo scaffale del vendibile: poco più d’una bambina cui far declamare le poesie alla recita di fine anno.
non so, certamente mi sbaglio, ma l’impressione che ho tratto in questi giorni è che la confezione del personaggio straripi sulla sostanza delle parole.
(chiedo scusa a tutti se il mio dire dovesse apparire irrispettoso, ma esprime sinceramente la pochezza del mio pensiero nano)

***

Caro Malos, non rompi affatto. Questo post intende essere solo un omaggio, una risposta, anche emotiva, come e’ giusto che sia, alla scomparsa di una figura che comunque ha lasciato il segno in molti di noi. Per mia fortuna, non vivendo in Italia ormai da anni, poco sono stato influenzato dal fenomeno “Merini”, mi sono soprattutto basato sulle mie letture solitarie. Non conosco tutta l’opera della Merini, ma la sua poesia mi prende, tocca delle corde.
Non sei affatto irrispettoso, non posso che apprezzare la tua onestà.
Abele

18 thoughts on “La scomparsa di Alda Merini

  1. Sono nata il ventuno a primavera
    ma non sapevo che nascere folle,
    aprire le zolle
    potesse scatenar tempesta.
    Così Proserpina lieve
    vede piovere sulle erbe,
    sui grossi frumenti gentili
    e piange sempre la sera.
    Forse è la sua preghiera.

    [Alda Merini, da Vuoto d’amore, 1991]

  2. “Io ero un uccello
    dal bianco ventregentile,
    qualcuno mi ha tagliato la gola
    per riderci sopra,
    non so.
    Io ero un albatro grande
    e volteggiavo sui mari.
    Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
    senza nessuna carità di suono.
    Ma anche distesa per terra
    io canto ora per te
    le mie canzoni d’amore.”
    Alda Merini

    da Fiore di poesia, Einaudi, 1998

  3. Io come voi sono stata sorpresa
    mentre rubavo la vita,
    buttata fuori dal mio desiderio d’amore.
    Io come voi non sono stata ascoltata
    e ho visto le sbarre del silenzio
    crescermi intorno e strapparmi i capelli.
    Io come voi ho pianto,
    ho riso e ho sperato.
    Io come voi mi sono sentita togliere
    i vestiti di dosso
    e quando mi hanno dato in mano
    la mia vergogna
    ho mangiato vergogna ogni giorno.
    Io come voi ho soccorso il nemico
    ho avuto fede nei miei poveri panni
    e ho domandato cosa sia il Signore,
    poi dall’idea della sua esistenza
    ho tratto forza per sentire il martirio
    volarmi intorno come colomba viva.
    Io come voi ho consumato l’amore da sola
    lontana persino dal Cristo risorto.
    Ma io come voi sono tornata alla scienza
    del dolore dell’uomo, che è la scienza mia.

    Alda Merini da “Ballate non pagate”

  4. “Si va in manicomio per imparare a morire.”

    Un poetessa unica per intensità che ha fatto della Follia (che è del mondo, prima che degli uomini) l’essenza stessa della Poesia e della Poesia la sua Vita.

    Grazie.

  5. A tutte le donne

    Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
    sei un granello di colpa
    anche agli occhi di Dio
    malgrado le tue sante guerre
    per l’emancipazione.
    Spaccarono la tua bellezza
    e rimane uno scheletro d’amore
    che però grida ancora vendetta
    e soltanto tu riesci
    ancora a piangere,
    poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
    poi ti volti e non sai ancora dire
    e taci meravigliata
    e allora diventi grande come la terra
    e innalzi il tuo canto d’amore.

    Alda Merini

  6. ecco il rompiballe.
    dal punto di vista umano non si poteva non volerle bene, specie alla luce del suo vissuto personale.
    dal punto di vista letterario, invece, noto un palese e triste sovra-dimensionamento poetico di Alda Merini, costruito negli ultimi decenni in cui l’immagine della poetessa è stata largamente *(ab)usata* dai media.
    tanto per fare un esempio, rapportiamola a Pasolini. la poesia della Marini è altra cosa: volge ma non sconvolge, finisce per addomesticarsi al canto d’amore e alla preghiera.
    in altre parole, una volta *normalizzata* dall’anti-arte medica (mass-medica?), la Merini smarrisce la sua forza, finendo costretta ad esibirsi entro lo scaffale del vendibile: poco più d’una bambina cui far declamare le poesie alla recita di fine anno.
    non so, certamente mi sbaglio, ma l’impressione che ho tratto in questi giorni è che la confezione del personaggio straripi sulla sostanza delle parole.
    (chiedo scusa a tutti se il mio dire dovesse apparire irrispettoso, ma esprime sinceramente la pochezza del mio pensiero nano)

  7. Caro Malos, non rompi affatto. Questo post intende essere solo un omaggio, una risposta, anche emotiva, come e’ giusto che sia, alla scomparsa di una figura che comunque ha lasciato il segno in molti di noi. Per mia fortuna, non vivendo in Italia ormai da anni, poco sono stato influenzato dal fenomeno “Merini”, mi sono soprattutto basato sulle mie letture solitarie. Non conosco tutta l’opera della Merini, ma la sua poesia mi prende, tocca delle corde.
    Non sei affatto irrispettoso, non posso che apprezzare la tua onestà.
    Abele

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