Annamaria Ferramosca/Poesia

Annamaria Ferramosca: Planisferi

Bruegel

Bruegel

Mi sta stretta la planitudine
la contentezza dell’orizzonte
la sua sazia piega
di racconto finito
erosione compiuta
Preferisco i versanti inquieti
il moto ondulante
dei desideri delle profezie
la statua barcollante
portata a spalla in processione

La superficie piatta dell’oceano
può solo incresparsi, inebetita
dalla misura. Ma sotto
i fondali covano
voglia ribelle di corrugarsi
ergersi, unirsi
tanto, da farsi male
(forse solo dall’insensatezza
è fatale rinascere)

Così l’occhio del dolore
è l’occhio delle guglie
l’occhio della città
l’invito al respiro
lo spigolo che taglia la verità
soffia via la sabbia
sospende le leggi di gravità

da Curve di livello, Marsilo (2006)

http://oboe.altervista.org/blog/?cat=11

8 thoughts on “Annamaria Ferramosca: Planisferi

  1. Poesia che scompone, in un moto continuo, sensazioni soggettive e verità di sempre. Parte dalla propria esistenza per farsi corale, respiro che investe la natura stessa. A me cara perché vi trovo parte di un mio vissuto (siamo nati entrambi nel Salento a un paio di chilometri di distanza).
    Abele

  2. Si innalza come una cattedrale gotica, partendo da un ritmo piano, in cui l’increspatura è data soltanto da quello “stretta”, che sembra arricciare già la “planitudine”, dimostrandone l’inconsistenza geometrica. Da lì, in un accelerarsi di moti ondosi, la frequenza aumenta: dalla statua portata in braccio durante la processione fino alle guglie, agli spigoli, alla dolorosa, estrema spinta verso l’alto, verso la verità.
    Genera la tensione emotiva con una perfetta fusione di geometria e musica.

  3. grazie all’ospitale Abele, amico e conterraneo, che così bene comprende il fondo antico da cui nasce questa scrittura. così è anche per Francesca, che sento sorella e che abbraccio per questo identico sentire.
    e davvero qui la meraviglia mi piove addosso con la tua lettura, Patricia, sono io a dirti grazie per la tua musica da me solo innescata.
    vi abbraccio felice d’essere qui, dove insieme – insensatamente si rinasce –
    annamaria

  4. come la luce ha bisogno dell’ombra per mettersi in evidenza, così la profondità e l’altezza verticalizzano il piatto.
    che poi con gli spigoli non si possa far quadrare ill cerchio, beh, è solo un approccio da c.v.d. che lo può dimostrare.
    evviva le onde slabbrature!

    poesia molto bella, molto piaciuta.

  5. Sono tornata a rileggerla e ciò mi accade soltanto con le poesie che lasciano multipli segni, come se mi chiamassero ancora per dirmi “l’altro che non ho visto”.
    C’è un altro moto sotto l’ascesa, in questa poesia, si muove vibrando in orizzontale, ma ben lontano dalla “planitudine”, quasi una nostalgia del momento in cui ci si sta innalzando, il momento prima del volo verso la verità, verso il dolore, il momento in cui l’ascesa è a(v)venire e ha il ritmo della terra, delle danze in processione, dell’esaltazione per ciò che sarà.
    Ancora i miei complimenti per questa lirica potentissima.

  6. a Patricia. un fuoco di verità nelle tue parole. e tu traduci non solo quel che io ho sentito scrivendo, sebbene s-velato ma non del tutto, come sempre accade in poesia, ma anche – quel che ogni scrivente si augura-
    continui il tuo volo nel tuo denso immaginario sulla mia piccola scia… è questa la magia del corto circuito scrittura-lettura, un evento che mi emoziona ogni volta e fa essere me in debito di gratitudine verso chi
    legge e rispondendo a un misterioso richiamo, torna a leggere.

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