Augusto Benemeglio, Al di là del cancro, 2010.
Associazione Culturale “L’uomo e il mare”- Gallipoli (Lecce).
Copertina Mimmo Anteri, geometrie esistenziali – 03, acrilico su tavola, cm 90×90.
Creato da Valeria Vezzil
Scritto e vissuto da Augusto Benemeglio
Presentato dal Gruppo Recital 2010
Sarà presente l’ANT- Associazione nazionale tumori- delegazione di Ostia
ROMA – giovedì 29 settembre · 18.00 – 19.00
Biblioteca – Centro di Formazione giovanile Madonna di Loreto – Casa della Pace
Via Macchia Saponara, 106
***
Il dolore derivante dalla malattia diventa comunemente un monito insormontabile, nulla vi può essere accostato, pena il decadimento all’autorizzazione a parlarne. Eppure è proprio questo che andrebbe sovvertito, sempre rimanendo nel rispetto, con attenzione e presenza. Sovvertire l’idea del dolore come – unicamente strazio -. Augusto Benemeglio nel suo libro è riuscito a fornire una via d’uscita “laterale”, ricca di significato, la sua personale sì, ma anche quella che potrebbe essere di molti, non una rimozione, piuttosto un modo di correre vivi parallelamente, a “quanto” vuole sottrarre la vita, affievolendo sempre più. La valenza effettiva del libro, si presenta già dal titolo che dice appunto: “al di là… “, dove l’autore attraverso la sua specificità di poeta e scrittore che “ vi passa attraverso”, riesce a profondere un incanto del senso, derivante da percezione acuminata. Attraverso un colloquio fitto, nella rivisitazione di tempi, luoghi, volti e straordinari riferimenti a pagine letterarie, moltissimi i voli lirici capaci di forte emozione, immersi una scrittura vivida e avvolgente capace di toccare dentro. Un testo che cattura da subito fin dalle primissime battute, con quel suo andare poetico, capace di accedere alla parte del lettore che sceglierebbe sempre di farsi trascinare in un gioco di proiezioni intensissime e incantate, a volte visionarie, dove la bellezza è, diviene, a portata di mano e grazie alla “magia” della parola, salvifica. Proprio qui si verifica la trasgressione più grande, capace di rendere questo libro un bellissimo esempio di libertà d’animo, dove la creatività dà libero svolgimento a quello che potrebbe essere il suo – canto del cigno – (“il puro cigno sospeso tra cielo e onda”), si fa straordinaria testimonianza di un percorso attraverso le terre buie di un dolore complesso, fisico e morale, mai descritto in modo subalterno, sempre “giocato” alla pari, contro l’artiglio pronto a ghermire, dove tutto è trasformato in senso pieno, nulla viene sprecato, verso una dimensione descritta con lucidità straordinaria, capace di sorridere alla lacerazione e di sussistere all’idea di un dono da lasciare come orma di sé, di quel sé spremuto dalla malattia (anche). Una dimensione che porta “oltre”, dove la sofferenza non ha più un nome o una dimensione precisa:
*… ”ci sono dolori che non hanno tempo
immobili, enormi, mille volte più forti
della nostra capacità di soffrire
mille volte più forti
della nostra capacità di sopportarli
dolori che restano lì
inesorabili come pugnali nel cuore,
dolori che non danno tregua
che ogni giorno ci svegliano
quando noi ci svegliamo
e che di notte non ti fanno dormire”…
*“la sofferenza ha un valore/ il dolore ha un suo costo”…
*“Sono come un ricercatore d’inchiostro e della notte illuna, la notte perfetta, pura tenebra, macchia nera, e l’elemosina è il colore, ma non c’erano più colori in quella stanza, neppure di giorno…”
Eppure Augusto Benemeglio ha saputo trovare la strada, ha intuito come muoversi nella partita più volte richiamata nel testo e da questo, regalare una creatura letteraria non collocabile, unica nel suo genere, generosa, preziosa.
Doris Emilia Bragagnini
*“Friedrich Wilhelm Nietzsche ha detto: “Quello che non mi uccide, mi fortifica”.
Al di là del cancro è l’ultima fatica, in ordine di tempo, di Augusto Benemeglio, un esercizio di stile, una denuncia delle ovvietà, ma soprattutto un accorato racconto di chi ha lottato contro il male per antonomasia – il cancro – e ha sofferto per la soccombenza di amici e affetti di fronte a questa malattia, riscoprendo quanto tortuoso possa essere il percorso che il destino riserva a ognuno di noi.”
[Di Agnese Bascià, per “Cultura Salentina” http://culturasalentina.wordpress.com/2010/10/15/oltre-il-cancro-lultima-fatica-di-augusto-benemeglio/]
*“Nell’Avvertenza l’autore scrive che il suo non vuol essere altro che il tentativo, a mio avviso riuscito, di dare significato a ciò che, d’un tratto, gli appare incomprensibile. Dare, cioè, un senso a quello che all’improvviso gli è accaduto, la sua malattia… E per farlo Benemeglio si consegna alla parola, alla scrittura che in questo modo acquista una funzione, direi, terapeutica. A pagina 60 leggiamo: “Vivere eternamente grazie alla parola, vivere nella parola, grazie alla magia della parola”. Questa dichiarazione ci rimanda, come sappiamo, alla natura salvifica della parola, e più precisamente ci ricorda il possibile riscatto, la via d’uscita che offre la narrazione. Narrare vuol dire procrastinare, differire, rinviare l’appuntamento col proprio destino. Fintantoché si racconta una storia la morte può attendere.”
[Di Antonio Imbò, estratto dalla relazione letta nella Sala della Tipografia del “Commercio” di Lecce. Sabato, 16 ottobre 2010 da http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2010/12/06/al-di-la-del-cancro/ per Fabrizio Centofanti a “La poesia e lo spirito”.]












![aldiladelcancro[1]](http://neobar.files.wordpress.com/2011/09/aldiladelcancro1.jpg)