Da dove viene la tua poesia?
“Dalle scritte sui muri, dall’arietta di un mattino, da una mappa immaginaria, dai dettagli e dal loro piccolo indisturbato regno, dai draghi, da un sogno dimenticato, dai poeti che ho amato più d’ogni cosa, dall’imparare a leggere, da tutto quello che non so che è infinitamente molto di più di quel che sento di conoscere.”
Per chi scrivi, come immagini il tuo lettore?
Scrivo tenendo sempre bene in mente il credo poetico del Milosz di Ars Poetica, aspirando a una forma più capace che non sia né troppo poesia , né troppo prosa e permetta di comprendersi senza esporre nessuno né l’autore, né il lettore a sofferenze insigni.
Come vivi, con te stesso e con gli altri, il tuo essere poeta?
Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova, te lo dico dal mio cuore sconosciuto, è un potentissima immagine che sembra essere sempre allo specchio pronta ad interrogarmi incessantemente. In realtà e poi quale, ho sempre coltivato la poesia in segreto quasi fosse una cosa da non poter capire. Ho scritto per anni clandestinamente e poi ad un tratto mi è parso di sentire dentro di me un richiamo che mi permetteva di uscire poco a poco allo scoperto e di lì in poi mi sono state chiare alcune piccole cose sull’essere poeti. E cito:
Ricomincio continuamente da capo/perché ciò che dispongo in racconto si rivela una finzione/comprensibile per gli altri/non per me, e il desiderio di verità mi rende disonesto. Allora penso ai precetti dello stile alto e alle persone che non sono mai state necessarie. Come pure al fatto che da una vita intera mi inganna la speranza.
Come hai iniziato?
Non ho un momento nitido. Forse alla festa degli alberi che si teneva nel giardino della scuola elementare o la prima volta che ho visto una tigre. E in effetti la poesia è una cosa che neanche sappiamo di aver dentro, proprio come se fosse saltata fuori una tigre e si fosse fermata al sole, sferzando la coda.
Come ti veniva insegnata a scuola la poesia, che ricordi hai?
L’età lirica dovrebbe essere quella dell’innamoramento verso un poeta, una scrittura.
Ma in questo non dovrebbero esserci né frontiere, né tanto meno province, sbarramenti, barricate. E invece in molti insegnamenti si è sottoposti allo studio verso l’arte poetica partendo da concezioni assolutistiche, nazionalistiche e fortemente necessarie, quasi obbligatorie.
Nulla di più ostile alla poesia
Che è libertà, sospensione dell’io, senso di appartenenza al noi, darsi in qualunque modo in pasto al mondo.
In questo mi sento davvero poco italiano nel senso poetico delle parole.
I ricordi sono legati alle mie letture che mi sono scelto seguendo l’istinto. E all’insegnamento di mia madre che mi parlava di poeti sconosciuti, quasi proibiti con poesie che iniziavano cosi: confido in me fin dall’inizio.
A chi fai leggere per primo i tuoi versi?
Quasi mai a nessuno. Poi capita che in circostanze particolari senta la necessità, il bisogno di comunicare in quel preciso momento cosa mi sta attraversando e allora scelgo chi mi sta di fronte: un caro amico, mia moglie, uno sconosciuto sul treno, la mia piccola bambina. Ma accade di rado
Usi la penna e/o il computer?
La penna il computer il dolore le voci
Qualunque cosa mi serve nel momento in cui sento di dover scrivere diventa oggetto indispensabile una matita, la tastiera di un cellulare, il registrare un pensiero.
E così si riempiono taccuini neri a metà, fazzolettini che si muovono al vento, la carta del pane, una scatola di medicinali, un piccolo spazio bianco sull’etichetta di una bottiglia.
Quanto viene di getto o è frutto di lunghe elaborazioni?
Credo che molto sia di getto allo stato puro, come una montagna incantata, il dolce confondersi degli atomi con lo spazio, la stella Assenzio, il caffè, lo spirito delle leggi, le scadenze, i ritorni, e che tanto sia invece dentro me a sedimentare come in fondo ad un grande depuratore e poi torni lentamente in superficie trasparente e oramai pronto per la scrittura.
A parte le tue, quante poesie di altri pensi di ricordare a memoria?
Tante e dei poeti che amo, tantissime.
e tante parti in sospensione che credo a volte di non saper più distinguerle tra loro
Anche in queste risposte ci sono molteplici citazioni, pezzi di un discorso interrotto, frasi mandate a memoria, paure che mi hanno aiutato a costruire l’ emozione , il ricordo , la speranza le salvezze.
Un consiglio prezioso da passare agli altri.
Leggere, per non dimenticare. Mai.
Un poeta su tutti.
Sono stato ostinato e deciso nella mia vita per cercare di conoscere chi mi ha regalato l’amore per comprendere la poesia o almeno tentare di farlo e cosi ho potuto incontare Bohumil Hrabal in una sera di Praga dopo un appostamento durato giorni tra il Liben e la Tigre d’Oro o inseguire per venti lunghissimi anni Wislawa Szymborska per poi stringerle la mano a Bologna in un marzo di qualche anno fa e ancora passare un giorno intero con il grande Jack Hirschman a parlare di Pasolini, della poesia Un giorno,di qualcosa che più non ritorna.
Solo Czeslaw Milosz tra i miei amori non mi è mai capitato di poter toccare, vedere, ascoltare Anche per questo lo cito qui. Per ricordare un poeta che ha scritto tra le più belle pagine di tutti i tempi
***
Piccola nota vitale
carmine vitale è nato a salerno nel 1965
nel 1999 ha vinto il premio internazionale Emily Dickinson
selezionato al primo Festa Reading Collettivo di Poesia tenutosi a Milano nell’ ottobre 2008
la sua poesia è apparsa su samizdat clandestini a Praga, Dusseldorf, San Pietroburgo e Parigi
ha pubblicato:
Un giorno strano – Antologia del Premio Internazionale Emily Dickinson, Maggio 2000
Quello che possediamo – plaquette – Infinite Soluzioni editore – a cura di studio Oblique , Maggio 2010( ed. Fuori commercio)
Alcune Cose (e una lettera di Francesco Forlani )– Poesie – L’Arcolaio editore , Agosto 2010
In fase di preparazione Pariscope, Parigi –Petit Cahier di Viaggio- Historica editore nella collana diretta da Francesca Mazzucato e ” Litoranea” la sua prima raccolta di racconti .
Sue poesie e alcuni racconti sono stati pubblicati da diverse riviste, siti, blog di poesia e letteratura, tra i quali: La Poesia e lo Spirito, Nazione Indiana Sud – Romboid (in lingua ceca), Rebstein , Falso d’autore, Books and others sorrow , Microcenturie ,,π pi greco Conversazioni Poetiche, Montparnasse Revue Cahiers( in lingua francese)
È tra i redattori del litblog “La poesia e lo spirito”
***
In luogo di Prefazione
Lettera a Carmine sulla poesia
All’amico di Auden che chiedeva come mai la poesia non riuscisse a fare soldi, il poeta, rispose in modo semplice, esaustivo: perché i soldi non fanno poesia. E pertanto incontrare un poeta – i veri poeti si incontrano soprattutto attraverso le loro poesie – vale molto. Può costare un viaggio fino a Praga, una lunga attesa al pub dove era solito rin-tanarsi Bohumil Hrabal,soltanto per scambiarci poche pa-role o una notte all’addiaccio solamente per poter guardare negli occhi Wisława Szymborska, assistere alla sua lectio magistralis di Bologna. E mentre tu le fissavi lo sguardo, quasi annegando nelle sue pupille, lei ti osservava le labbra, impercettibilmente – eppure i poeti percepiscono ancor pri-ma di sentire – intente a recitare uno dopo l’altro i versi che venivano letti in suo onore. Seduto in prima fila quasi an-ticipavi la lettrice, però in silenzio, perché le poesie non fanno rumore. Se n’erano accorti tutti e così aveva voluto conoscere. Incontrare da vicino colui che ormai era memoria viva della sua poesia, il corpo poetico, come si dice. E così era venuta a sapere che eri una sorta di libro ambulante, un corpo di lettere, che senza importunare i passanti conservas-se ogni cosa per renderla ogni volta, e senza pagare nulla, viva. Sai Carmine credo che la poesia abbia cominciato il suo declino nel momento in cui si è impedito ai ragazzi di man-darle a memoria, ritenendo che fosse molto meglio farne dei poeti, che tanto tutti potevano scrivere poesie, perché, tanto, una poesia non vale niente. Figuriamoci poi la fatica di un pomeriggio intero passato a ripetere ad alta voce con il com-pagno di banco, da una stanza all’altra i versi di un poeta ma-ledetto o di regime. Valeva la pena allora, ti dico e penso, trascorrere non una vita soltanto, ma cento vite di questi giorni e notti, a sgranare i versi di Czesław Miłosz, di Attila József o di Jack Hirschman, come un rosario. Perché le poesie, Carmine questo lo sai, di questo ne sono certo, sono preghiere, e le preghiere non hanno un codice a barre, non rilasciano scontrini, ma vanno esaudite. La tua parola, grazie agli editori, è stata esaudita. E allora prego che in un tempo che va dal momento esatto in cui questo libro vedrà la luce, magari con un gemito come della piccola Gabriella, al fu-turo, ti imbatterai in un ragazzo, qualcuno, che ti sembrerà incontrato per caso, che ti reciterà a memoria, trattenendo il fiato, guardando per terra o tenendo alto lo sguardo, uno dei tuoi versi. Abbracciami Francesca e il mare di lì.
tuo
effeffe
*
Anche la felicità deve fare il suo dovere
sotto forma di altre apparizioni
residui di stelle
voci di cui ci si dimenticherà
Conoscere l’inglese mi avrebbe evitato una brutta figura
volevo sapere il significato della parola Meadowlands
-Terreni prativi o forse prati-
Si scatenerà una ridda di voci
già lo so che ognuno vorrà dire la sua
ma non volevo questo:
era della felicità che tentavo di parlare
(una di quelle cose semplici
elementari
tipo: sentire una figlia spingere per entrare
cosi forte tra la luce del giorno
senza paura di sapere cosa l’aspetta.)
Mi ricordo di un tempo forse troppo lontano
dove non era necessario consultare le Effemeridi
e ricordo anche quella domanda “a cosa serve la poesia”?
come se fosse arrivata la fine di un film
Il catalogo di Messier fu pubblicato nel 1774
era il diario di un cacciatore di comete,
una professione ben presto scomparsa.
Ho letto che Sadachbia dista da noi 158 anni\luce
come se si potesse misurare la felicità in base alle costellazioni
però il nome di fortunata tra le cose nascoste è bello,
devo ammetterlo
C’è l’immondizia da buttare;
a volte anche una frase come questa
ti fa sentire più felice a casa
(tra la vita da preparare
le foglie da calpestare
le scale da contare)
In fondo mi sto preparando,
ti sento arrivare
-volevo che tu lo sapessi
piccola mia-
*
Chi l’avrebbe detto
La vita mi è sembrata un panorama
che passava dietro i finestrini della macchina
(quando ero piccolo segnavo i punti della parigina
o del quarantotto con le carte, nel retro di una stanza di quel bar)
Le storie di quei ladri di polli mi sembravano fiabe,
poi ognuno è andato per la sua strada.
una volta guidando per la statale
mi è venuta voglia di passare di là.
Sarà stata l’ora tarda o la nostalgia:
certe cose, valle a capire
Il vecchio locale era chiuso
le mazze scomparse e l’unica cosa verde era l’insegna.
Ci hanno messo un negozio di quelli che adesso si aprono in franchising/ una catena/
Tutta la nostra vita finita come le voci
dentro quelle borse vuote,
anonime e in cerca d’acquirenti.












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