18/10/’10
a E.
Terribile, non hai brughiere a portata di mano,
non hai erba selvatica, fiori randagi, foglie-
dovrà bastare la tua pietra assorta,
verde tradito se l’acqua ferma-
agorà senza l'assillo delle correnti
18/10/’10
a E.
Terribile, non hai brughiere a portata di mano,
non hai erba selvatica, fiori randagi, foglie-
dovrà bastare la tua pietra assorta,
verde tradito se l’acqua ferma-
In che modo ti sei avvicinato all’arte figurativa?
Nel ’72, all’età di dieci anni, mio padre mi portò a visitare l’antologica di Henry Moore al Forte Belvedere di Firenze. Per me fu una folgorazione. Il giorno dopo abbandonai il meccano per coniugarmi al pongo.
Io non so di cosa fosse fatta la terra prima del nostro arrivo lì, non so se davvero ci fossero dei fili d’erba a sorvegliare il sole o soltanto il niente ad aggrapparsi al tempo facendo scivolare le ore. Non ho mai chiesto risposte, ma di domande ne ho fatte molte.
Il freddo, quando apre le porte, si dimentica delle altre stagioni e lascia scivolare il tempo a marcire; ed è sottile, come le foglie sotto le suole delle scarpe.
Non ho mai saputo se il giorno si vergognasse ad arrivare subito dopo ogni notte, o se le stelle; le stelle, quando le vedevo; cosa pensassero di noi. Non ho mai cercato di inseguire una nuvola, la stanchezza era grande, e il sogno bruciava troppe energie.
Da dove viene la tua poesia?
Difficile rispondere a questa domanda, tanto difficile quanto sarebbe rispondere alla domanda “cosa è la poesia?”. Penso che la mia poesia venga (quando giunge) dal nucleo stesso della materia di cui è fatta la poesia, ma non mi chiedete quale sia questa materia, non saprei rispondervi. Borges, parafrasando Whistler, diceva che la poesia accade, sposo questa definizione.
“Albergare, materia, il cuore dei vivi”
I nomi sono tutti
irreversibili, anche i nomi dei cani nel sole
dell’estate che salda
mondo e visione
in un nodo di lacca: il cane infatti
leggendo fernirosso
ma stendere la mano e accogliere un riso un trillo
il canto di un bambino uccello prediletto passerotto
un pettirosso che al petto porta un dono
fatto di bricioline e foglie
di un ramo il suo ricordo e la ricchezza delle fronde
In che modo ti sei avvicinata alla pittura?
In collegio, a undici anni, l’insegnante di disegno mi vide copiare con precisione il viso di Giuseppe Verdi, a matita. E decise di insegnarmi a dipingere, ad olio, fiori e foglie su portavasi, e poi i primi rudimenti di prospettiva.
Cono d’ombra
Guardami, adesso puoi.
Guarda il mio petto
appannato dal tuo respiro.
La luna ci cerca invano.
Trema la stella stanca
LA VITA IN PROSA
Concorso Nazionale di Narrativa
Seconda edizione, 2011
- scadenza 31 marzo 2011 -
In che modo ti sei avvicinato alla pittura?
Complicato, direi, il cercare di ricordare il come io mi sia trovato a sfiorare il mondo della pittura atteso che, da ragazzino, non mi piaceva più di tanto né disegnare, né cimentarmi con “attrezzi pittorici” e/o grafici, semmai un approccio più intellettuale, istintivo verso le figure e i libri illustrati; in altri termini ero affascinato dalle illustrazioni e dalle correlazioni che si potevano più o meno intuire tra testo e imago; poi un tema in classe di disegno (credo II°/III° media) assegnato da un docente, poi divenuto pittore abbastanza celebre, sul Natale (ero a scuola dai Salesiani e la tematica religiosa era preponderante) e mi lasciai andare a mille suggestioni rendendo il foglio particolarmente articolato tanto che presi un encomio contro i punteggi scarsi precedenti! Insomma mi ero distaccato da regole, imposizioni e quanto altro per liberamente darmi al comporre! Con la maturità ho poi compreso il valore della disciplina ma è discorso altro.
Pugliamondo Un viaggio in versi
Edizioni Accademia di Terra d’Otranto Neobar, 2010
Sulla rotta di un comune viaggio, a vela di poesia, con gli autori di questa preziosa antologia.
Un grande libro di piccole dimensioni, gradevole agli occhi e al tatto, un gioiello.
Le voci sono tutte straordinarie, sirene che svegliano e sorprendono il marinaio-lettore, lo trasportano sulle onde di versi indimenticabili verso l’isola che tutti cerchiamo, da qualunque porto si salpi, l’isola dell’Ineffabile.
Ho provato a mettere insieme queste voci come se un intercalare di echi le unisse in unico canto, un fil rouge di emozioni:
La forma delle città e l’anima della civiltà. La poesia civile in Italia
Può esserci poesia civile senza terra di appartenenza? Senza un legame intimo, materiale ed etico, con il territorio sul quale si è nati; senza senso e sentimento di appartenenza alla storia di quel luogo, così come si è dipanata nel tempo, ed alla volontà di perpetuarla nel futuro? Può esserci poesia civile, dunque, senza cittadinanza?
Da dove viene la tua poesia?
“Dalle scritte sui muri, dall’arietta di un mattino, da una mappa immaginaria, dai dettagli e dal loro piccolo indisturbato regno, dai draghi, da un sogno dimenticato, dai poeti che ho amato più d’ogni cosa, dall’imparare a leggere, da tutto quello che non so che è infinitamente molto di più di quel che sento di conoscere.”