grandiosa terra viva
Grandiosa terra viva, terra
emersa dalla gola.
Sei d’ombra e taglio, terrificante incontro
nero di fiumi sotterranei, che lanci
nell’immenso come un pianto
agorà senza l'assillo delle correnti
grandiosa terra viva
Grandiosa terra viva, terra
emersa dalla gola.
Sei d’ombra e taglio, terrificante incontro
nero di fiumi sotterranei, che lanci
nell’immenso come un pianto
il mio contributo a questa iniziativa, molto bella, di Ferni:
per chi volesse partecipare:
http://fernirosso.wordpress.com/2010/11/25/lidea-e-che-natale-sia-natale/
Zugunruhe è un termine tedesco che indica, letteralmente, un’ansia di movimento, un’irrequietudine che coglie gli animali migratori e soprattutto gli uccelli quando la stagione li chiama a partire e qualcosa lo impedisce. Di fronte a questa raccolta d’esordio di Marco Aragno verrebbe subito da chiedersi che cosa imprigiona e che cosa muove l’autore, e verso quale luogo. Iniziamo cercando i confini entro i quali sono riuniti questi testi composti tra il 2007 e il 2010. La dedica che apre la raccolta rinvia da subito al centro degli affetti, ad un’origine. Se poi guardiamo la struttura del libro, ci accorgiamo che le cinque sezioni che lo compongono disegnano un cammino: da un «chiarore di cellula», da una luce «appena velata dall’ombra», fino al buio di Ipocentri, di un punto profondo da cui s’avverte nascere una scossa, un tremore che distrugge la trama sottile su cui si reggeva lo sguardo. In un continuo inseguimento dell’assenza, di ciò che la vita e il suo ricordo depositano in zone d’ombra, Marco Aragno ci conduce attraverso immagini colte in movimento, sfocate, nella scossa di un risveglio, tra le sagome del sonno e i contorni del reale. Un fermo immagine che si sgrana, che si apre al silenzio, tra bagliori e apparizioni. È come se il tempo si dilatasse per mostrarsi nel suo scorrere, con i gesti del presente, uniti e confusi con quelli del ricordo, del desiderio, nei contrasti di luce e ombra della giornata, delle stagioni. C’è un tu impalpabile a cui aggrapparsi: un amore tenace
FORTUNA DELLA PORTA
LA SONNOLENZA DELLE COSE
LietoColle 2010
A pieni voti superati gli esami di facciata (seducente, in copertina, l’immagine del mitico Endimione in drappo rosso che, addormentato, attende la visita della Luna), penetriamo senza indugi la sostanza del volume, che consta di circa centodieci pagine e di sedici testi.
Lucio Zinna, con l’acutezza che gli riconosciamo, in prefazione scrive che LA SONNOLENZA DELLE COSE appare intesa a misurarsi con i grandi temi della poesia di ogni epoca e latitudine. E soggiunge: “Delle cose la poetessa mira a percepire le essenze. E mira soprattutto a cogliere il
Da dove viene la tua poesia.
Da tante cose. Non sempre i motivi che ci inducono a scrivere sono esaurientemente elencabili e chiaramente consapevoli. Potrei dire, per tentare di rispondere in qualche modo alla domanda, che il filo conduttore della mia scrittura nasce innanzitutto dall’incontro con la Lucania, cioè con quella “terra” del sud affascinante e magica e al tempo stessa terribile e arcaica, dove dalla Svizzera sono ritornata bambina all’età di circa sette anni.
Dodicesimo piano. Ascensore di destra in velluto sporco, fuori uso. Tromba delle scale per l’undicesimo piano. Vista del Museo Ars Contemporanea Gopple. Stop. Fila di finestre plexiglasses. Cattivissima vista. Tu inforchi gli occhiali, consulti la mappa delle tubature, la skyline simil/berlinese pseudo/neukoln. Ripartire il modernariato. Dodicesimo, undicesimo, quindicesimo piano ocra. Lei apre la porta. Stop.
E’ una porta pesante, scricchiola sui cardini. Potrebbero essere tre giorni almeno dal principio. Una forma di estetica non riconosciuta dal magistero di un teatro off coi topi. Ma ora cosa importa? Niente è sufficientemente nitido da un’altezza del genere. Comprare vaso per fiori sul divano.
Una dilatazione eccessiva nello stradario del marmo. Poco costoso, vomito opacizzato. Ci si chiede se lo sviluppo urbanistico sia passibile di ulteriori expansioni, ulteriori deroghe. Ulteriori. Sentimentalmente vuoti, forse tardo rococò. Sarà questo il punto? Stop.
Siamo la planimetria di un tuo edificio. Non ricordo la via, sebbene pppoco fa, ffforse. F-f-f-orse.
Non molto è cambiato da allora. La città si sveglia fissando il tuo brand esclusivo da quindici annate fiscali. Annoto un pensiero sul frigorifero, a matita. Apolide. Non per vantarti. E stavolta sembra davvero che sia così. Materia particolarmente solida, senza dubbio.
(Prospectus 3-118-L, lato ovest)
Gorizia, 18 – 21 novembre 2010
La Quinta edizione della Festa della Cultura, con la direzione artistica di Alberto Princis e intitolata O_PERSUASIONI, quest’anno sarà anche in sinergia con gli eventi che Gorizia dedica a Carlo Michelstaedter, di cui ricorre il Centenario dalla morte.
I diversi appuntamenti, riguarderanno i seguenti temi: le modalità di persuasione, convinzione, consiglio, induzione, esortazione, imbonimento, ma anche la malleabilità, la certezza e i loro corollari contrari quali la dissuasione, lo sviamento, la cocciutaggine, l’irremovibilità. In senso michelstaedteriano la persuasione tuttavia può anche essere considerata come quello stato interiore, quasi mistico, di fermezza e quiete, di controllo della propria personalità, di etica individuale in un possibile contrasto con la logica e i comportamenti sociali, o di gioia nell’appartenenza e nella fedeltà a sé stessi. Si parlerà inoltre della persuasione del testo e della trasformazione del lettore.
Inoltre, sia quest’anno che il prossimo, all’interno delle edizioni della Festa della Cultura, alcuni appuntamenti sono dedicati a un progetto di cooperazione culturale, realizzato con il sostegno finanziario del Programma
cliccare sul titolo qui in basso:
http://neobar.wordpress.com/2011/12/10/giorgio-brunelli-de-sprofondis/
Da dove viene la tua poesia?
La mia poesia viene dall’ interno, dal provare un’emozione e trasfonderla in un ritmo, in parole. Penso di essere una poetessa lirica. A volte, scrivo anche poesie d’occasione oppure legate al sociale, ma è sempre l’emozione che dà origine alla mia scrittura. Scrivo per comunicare il mio mondo interiore, la mia particolare visione delle cose, i miei sentimenti. La poesia, per me, è un modo per trovare se stessi: un approdo nel fondo del mare che noi siamo! La poesia è gioia! Gioia di esprimersi; possibilità di andare incontro alla gente e dire una cosa vera, una cosa “sentita” da chi la scrive. La poesia è autenticità: quando leggo gli altri poeti penso di incontrare la loro anima. So bene che Pessoa non sarebbe d’accordo con me; lui sostiene che “ il poeta è un fingitore”! Certo può essere anche così, ma io non la penso in questo modo.
Giacomo Leopardi
In questo secolo presente, sia per l’incremento dello scambievole commercio e dell’uso de’ viaggi, sia per quello della letteratura, e per l’enciclopedico che ora è d’uso, sicchè ciascuna nazione vuol conoscere più a fondo che può le lingue, letterature e costumi degli altri popoli, sia per la scambievole comunione di sventure che è stata fra’ popoli civili, sia perché la Francia abbassata dalle sue perdite, e l’altre nazioni
Qui a scuola puntiamo una matita ottica su una tavola digitale, loro lì fuori puntano le grandi proboscidi delle betoniere che gettano cemento su tonnellate e tonnellate di balle di rifiuti che compongono gli scheletri delle unità abitative. Un’ idea, questa del riciclo-impiego dei rifiuti, che produce benefici immediati: nascondiamo e riutilizziamo tonnellate di rifiuti a gran velocità.
La formula con cui il nostro Presidente apre ogni cantiere di lavori è: “I nostri uomini, abili artigiani dell’edilizia, danno vita alla creazione urbana, usando le idee che nascono nelle ore di ricreazione dei nostri figli”.
Nollytour – Torino: Cinema Massimo, via Verdi n°18, Lunedì 18/11/2010
Un viaggio, un giro esplorativo o un tour, sono per definizione l’esplorazione di un ambiente diverso da quello dell’abitudine di chi lo compie. Fra il tour organizzato con la guida che in dieci giorni ti porta a visitare tutte le meraviglie di una paese con una cultura che data millenni e il prendere un tram per andare a cena da una famiglia africana che abita a pochi isolati da noi, esistono infinite sfumature, cionondimeno nessuna di esse sta fuori dalla sovracitata definizione di
Da dove viene la tua poesia?
Dall’adolescenza, in quel tempo decisi di tenere una sorta di diario, nel quale segnare però solo i sogni, i pensieri strani e le fantasie impalpabili, che altrimenti sarebbero stati persi e dimenticati. Anche oggi, senza nessuna regola, continuo in questa attività, e mi annoto anche cose fatti o fantasie di altri, quando me le raccontano e mi sembrano interessanti. Da questo calderone, che è un’adolescenza persistente di memorie e infantilismi, e dal suo intrecciarsi alla vita quotidiana, penso che sgorghi lo spunto per la maggior parte delle mie poesie.
http://cartesensibili.wordpress.com/2010/11/02/pugliamondo-un-viaggio-in-versi/
grande grande, ferni…