C’era una volta un cane…
Philip Larkin: “Finestre in alto” nella traduzione di Viola Amarelli e Abele Longo
Finestre in alto
Quando vedo una coppia di ragazzi
e immagino lui che scopa lei e lei che
prende la pillola o usa il diaframma,
so, questo è il paradiso
Pugliamondo: Pietre e Tarantole
Abele Longo
Vincenzo Mastropirro
Francesca Pellegrino
Pasquale Vitagliano
Foto di Elio Scarciglia
«Mi chiederai», scrive Tommaso Fiore a Gobetti, «come ha fatto questa gente a scavare ed allineare tanta pietra. Io penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti. Questa è la Murgia più aspra e più sassosa; per ridurla a coltivazione facendo le terrazze (…) non ci voleva meno della laboriosità di un popolo di formiche».
Uno l’ho visto io
camminare col capo in giù
sul soffitto,
altri bevevano a un pozzo
di scorpioni e di serpi,
non senza gridi,
nel viola acido e sporco
d’una cappella
Vittorio Bodini
Rosaria Di Donato: La poesia di Peter Russell
Ad apertura di libro la poesia di Peter Russell si propone immediatamente come sinfonia, come poema del quale i singoli componimenti costituiscono le arie ed i motivi ricorrenti, intercalanti, ma mai, definitivamente, conclusi: che sempre si aprono a ventaglio in un susseguirsi di immagini, di rimandi, di suoni che spaziano dall’antichità al futuro riconfluendo, poi, palpitanti, lapidari, ironici nella contemporaneità. Elementi che fondano il presente esistenziale e storico, individuale e collettivo nella Mnemosyne di stampo heideggerriano:
Il cieco Omero
Il cieco Omero, schernito dalla truppa ignorante
Sorretto tra i muli, inventò l’ Olimpo,
E l’ Ellade esplose in fiamme d’ oro, e l’ Europa
Lenta lenta crebbe dai suoi lunghi esametri[1]
Carmine Vitale: KZ
Non conosco
Né posso ricordare i racconti
Che non ho vissuto
Benvenuti
Comunque
In questi campi d’erba rossa
Primo Levi: L’approdo
Felice l’uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro di sé mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati,
E siede a bere all’osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l’uomo come una fiamma spenta,
Felice l’uomo come sabbia d’estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte,
E riposa al margine del cammino.
Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.
Calendario 2010: CASA S. ANNA ONLUS – ONLUS ACQUAVIVA
CASA S. ANNA ONLUS/ONLUS ACQUAVIVA
La quarta edizione del calendario associativo doppio è dedicato a tutti i volontari e sostenitori di queste due organizzazioni non lucrative di utilità sociale.
donvittorio@casarifugiosantanna.it
cell. 3386811630
Per volontà di Don Vittorio Bernardi il calendario, realizzato da Bruno, Cristina e Rosaria, promuove la poesia di autori contemporanei. Quest’ anno propone due testi poetici per ogni mese affidando alle piante la suggestione delle stagioni e del tempo che passa. Sfogliandolo potrai leggere: Francesco Tomada, Lucianna Argentino, Maria Gisella Catuogno, Rosaria Di Donato, Maria Monaco, Jorge Luis Borges, Fernanda Ferraresso, Attilio Bertolucci, Elisabetta Robert, Marco Scalabrino, Abele Longo.
Malos Mannaja: il PUROMANZO (4)
(appendice)
Di seguito, altri di-versi sparsi (la maggior parte dei quali ancora senza titolo), rinvenuti dall’autore nell’appartamento abbandonato di Carla, un attimo prima che Felice si svegliasse per sempre dal sogno infognato.
Passano le ore, sotto i ponti
carni che non colgono l’istante in cui
*hanno iniziato a ridere*
Guardo l’encefalo da polso: ticchetta col quadrante che non quadra
rintocca il mio ritardo
mentale
Pasquale Vitagliano: Poesie Civili (2)
PERCUSSIO ARMORUM
Ascolta le voci in distorsione
e i ronzii sintetizzati
martellare
gli incubi
che questo nostro deserto
incarna
in folle di occhi accecati
Vincenzo Mastropirro: Tretìppe e Martìdde
Me vaite ind’a nu fiàure de carte
forte e coloròte.
Stoche chiandòte ind’a la tìerre
‘nanze a la tòmbe d’attaneme
ca se sté a pisciò sòtte da re resòte.
L’addemanne: “peccè stè a réire?”
ed idde la spicce subete.
Senza parlò vogghje sdradecamme e scappò
ma m’arrecùorde ca nan’ pùozze.
U terrene me mange a picche a picche
la paghiure me pigghje ma
pe fertìune m’arrecùorde d’esse nu fiàure de carte
e nan’ pozze meréje.
Mò capisce re resòte d’attàneme.
[Mi ritrovo in un fiore di carta / forte e colorato. // Sono piantato nella terra / davanti alla tomba di mio padre / che si sta scompisciando dalle risate. // Gli domando: ”perché ridi?” / e lui smette immediatamente. // Senza parlare vorrei sradicarmi e scappare / ma mi accorgo che non posso. // Il terreno mi ingoia a poco a poco / il terrore mi assale ma / per fortuna ricordo di essere un fiore di carta / e non posso morire. // Ora capisco le risate di mio padre.]
Romeo Romei: Un volo immenso
Mentre vive una trasgressione, cui non è abituato, lontano dal suo abituale percorso ambientale, l’avvocato Filippo Santini, difensore di processi penali, riceve la telefonata della sua assistente, Rossella, che lo mette al corrente di un delitto occorso a Roma nella notte precedente, e per il quale è stato arrestato un ragazzo, la cui famiglia lo ha nominato difensore di fiducia. E’ una routine, pensò, senza scomporsi dallo stato di benessere nel quale si trovava accanto alla sua amata Paola. La moglie ? no, un’amante. Ma è una storia lunga e che viene da lontano. Ma quando afferra i capi della matassa capisce che non è routine. C’è un mistero sotto una apparente banalità che non lo convince, ed è il motivo per cui egli decide di avventurarsi, contrariamente alle sue abitudini, in campi acquitrinosi la cui pericolosità si manifesterà quando ormai Filippo Santini è preso fino al collo. Mentre indaga, e subito dopo il ritorno dal week end romantico, si rompe qualcosa del meccanismo della complicità amorosa con Paola. I ripensamenti e le circostanze di contrasto, fanno emergere la verità di un rapporto solo malizioso, che ha accontentato le curiosità di entrambi, ma che finisce nel vuoto sentimentale. Rossella è la sua fedele assistente, ed un giorno, quando lo vede frastornato per le incertezze che turbano il suo rapporto con Paola, gli va incontro con decisione. L’indagine ombra, intanto, porta ad una scoperta sensazionale, che Filippo decide di portare avanti da solo.
Romeo Romei, Un volo immenso, Aletti Editore
http://www.facebook.com/l/dda2a;IBS.it.
Abele Longo: Fondali/Fischiettando in bicicletta
Fondali
Eclissi di sagome in fila
vicoli chiusi torri d’avvistamento
e c’è sempre un piccione che ogni volta
che lavo la macchina aspetta
Francesca Pellegrino: Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni
All’urgenza non si comanda, come per la fame e per la sete. Ero piccola, sui dodici anni e ricordo di aver iniziato ad avere due diari differenti: uno per le cose di tutti i giorni e l’altro per la poesia. Le conservo tutte – disordinata con le carte come sono – ma le ho tutte. Io non so per gli altri, io scrivo perché non so neanche immaginare come sarebbe stare senza. E mi sono chiesta mille volte – perché …Tra le mille risposte che mi sono data da sempre, l’unica che mi ha convinto fin dentro ogni significato è che la Poesia è la più bella e grande consolazione del mondo. L’unico modo in cui io sono i miei occhi, la mia bocca ed il mio tutto – compreso la voce contralta che sa di scirocco e di sud.
F.P.
Old
Alle tredici
il mercato della frutta
puzza di cosa vecchia e
inacidita.
Antonella Foderaro: Il monaco e il pesce
La follia è un tema musicale di origine portoghese tra i più antichi della musica europea e nasce tra il XVI ed il XVII secolo come una danza popolare ballata da pastori e contadini. Introdotta nel ‘600 nella musica “colta” (nella variante detta “tarda follia”), essa è stata usata da innumerevoli compositori, non ultimo, nel 1700 da Arcangelo Corelli nella Sonata per Violino op. 5 n. 12
Omaggio a Salvatore Toma
Le poesie qui proposte di Salvatore Toma, poeta salentino morto a 35 anni nel 1987, sono raccolte in Canzoniere della morte (Einaudi). Scrive Maria Corti nell’introduzione: “Salvatore Toma scoprí nella ingenuità misteriosa e magica degli animali qualcosa di definitivo, una purezza e moralità naturale estranea all’uomo. Con estro indiavolato egli trasforma la morte di un capodoglio in una beffa per i suoi uccisori; o descrive l’accoltellamento di un maiale in macelleria con tutte le sfumature enigmatiche dell’innocente condotto a morte. Toma sa parlare con fervore di nidi, spia i voli degli uccelli, ascolta il vento.”
*
*
Testamento
Quando sarò morto
che non vi venga in mente
di mettere manifesti:
è morto serenamente
o dopo lunga sofferenza
o peggio ancora in grazia di dio.
Io sono morto
per la vostra presenza.
Giacomo Sferlazzo: Il figlio di Abele (concerto a Londra)
Giacomo Sferlazzo songwriter -London debut 07 January 2010 – HOPE & ANCHOR
207 Upper Street, Islington, London, N1.
Nearest Tube: Highbury and Islington (Victoria Line and BR)
Vinicio Capossela e Marc Ribot: Signora Luna
Persa nel cielo
lungo la notte del mio cammino
sono due luci
che mi accompagnan
Il ritorno di Cagliostro (Il Barone Cammarata)
Secondo Ciprì e Maresco, Il ritorno di Cagliostro si caratterizza per una comicità pirandelliana che nasce da un profondo senso del tragico, con la sua sicilianità, l’ossessione, un’idea perseguita fino alla rovina come in certi personaggi pirandelliani. L’ossessione quindi, pur restando una componente specifica dell’idioletto pirandelliano, viene vista da Ciprì e Maresco come un tratto tipicamente siciliano. Il film, aggiungono i due registi, è sull’ossessione, l’ossessione per il cinema dei fratelli La Marca. Ossessioni distruttive, frutto di ragionamenti portati agli estremi, del “sofisma vissuto come passione”, come dice Gesualdo Bufalino che individua in ciò, non senza ironia e dopo aver ammonito sul pericolo delle generalizzazioni, uno degli aspetti del cosiddetto “Identikit del Siciliano Assoluto”.[1]
Simone Sandretti e Vincent Omoigui: Blinded Devil
Prodotto dall’associazione interculturale G.V.K.-Given Vividly with Kindness
Che cosa riesca a convincere un giovane artista e regista torinese, che ha studiato Herzog e Pasolini, produce video-happening post-situazionisti e ha una laurea in filosofia e una in scultura, ed un ex-barbiere nigeriano che vive a Torino, ha studiato cinema al Drama Club di Lagos e sogna di portare Nollywood in Italia a incrociare i loro destini professionali in un progetto di co-produzione cinematografica low-cost, si può spiegare forse soltanto facendo riferimento alla mitologia afro-occidentale del destino, quella del “puoi svegliarti anche molto presto all’alba, ma il tuo destino si è svegliato mezz’ora prima di te”.
Angelica Cante: Spalle al lupo
È in questa fusione, contaminazione sinestesica di –uggiolante- drammatica rappresentazione che si incontra, si percepisce, si respira la tensione dominante dall’ innegabile potenza espressiva con cui l’ autrice scandaglia se stessa affidandosi al mezzo della Poesia, in un cercarsi, rincorrersi tra i versi in proiezioni che, come gioco di specchi, rifrangono quanto sotto la spinta di una forte pulsione emotiva viene convogliato in –forma- grazie alla sua straordinaria sensibilità artistica.
[...]
Sapere se nell’ intenzione di Angelica Cante, “Spalle al lupo”, sia inteso come rappresentazione di un invito a essere catturata dal morso di quel -qualcosa- impossibile d’ ammansire al quale non opporre resistenza, pena la separazione da se stessa o se venga inteso come atto riassuntivo di rinascita (pronta a emergere nuova da una condizione lacerante, con lo sguardo posto avanti), non è fondamentale, in un contesto poetico in cui tenerle la mano attraverso sentieri che portano alla scoperta dei suoi luoghi segreti diviene sguardo al suo immaginario, palcoscenico di forti emozioni dove ognuno sicuramente troverà qualcosa di sé.
Doris Emilia Bragagnini (dalla prefazione).
CASA DA MASSARO
mi dicono sia rosso il temporale
che sbatte imposte e tuona
alle finestre gialle come le vene












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