Neobar – eBook n.8

Ronald Bijlsma
Desistenza
Oggi mi son svegliato
ad occhi aperti
e non ho visto nulla
oltre il mio sogno
(d’esistenza)
a Ester
malos mannaja – Gettarsi Amare
agorà senza l'assillo delle correnti
Sotto lo stesso tetto
Non m’importa che tu vada a puttane
in fondo chiami puttana anche me
sotto lo stesso tetto ogni giorno
strappandomi di mano le camicie
allora c’era un’ora in cui tutti si riunivano alla cena. era, l’incontro dei familiari, e dei racconti di tutte quelle ore fuori, a lavorare. e si portava in casa l’esperienza, e le parole erano pietanze. ora solo silenzi, e sedie senza posti a sedere, ché tutti rincorrono la fretta, per non vedere.
…
e si cambia vita, nel generare ciò che vorremmo, lasciando alla balìa dell’incoerenza il pane e la pazienza.
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Napoli-museomosaico.jpg
Ogn’anno,il due novembre,c’é l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn’anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.
St’anno m’é capitato ‘navventura…
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po’ facette un’anema e curaggio.
da Hamlet Suite (Shakespeare – Laforgue) di Carmelo Bene.

Felicità Felicità maniaca,
che ne faremo io della mia anima,
Lei della gioventù sua cagionevole?
Lei ch’è tutto il mio cuore e la mia vita
Dove sarà a quest’ora – forse piange…
Oh, se è fuori con questo tempaccio
da che storie – troppo umane – rincasa?
E se è dentro
e non dorme per questo ventaccio,
Si figura felice a tutti i costi?
Si dice:
Tutto, fuor che il mio cuore
resti così incompreso?
Oh riguardati, te ne scongiuro,
poveraccio d’un cuore alle strette
oh languori fra i pianti Tu miseria
Questa miseria di volere essere
la nostra donna
Strapaese Famiglia
Case nere di notte
Vento freddo
In convento in convento…
***
La felicità è nel differirla, non nell’averla.
Nell’averla c’è la noia di averla avuta.
L’infelicità non è infelice, così come la felicità non può esser felice.
c.b.
Quanto ai tenaci scritti in cartapesta: “meta-teatro nel teatro”, “tragedia della parola” (delle parole), “dramma della paternità” (mai così frustrata e negletta), il “rifiuto (ottuso) dell’amore”, “l’attenzione morbosa” (incongrua) del non-eroe riservata alla fragilità incestuosa di sua madre, la criminalità gratuita e disinvolta (disintegrare stupide comparse e un vecchio incauto, senza profitto alcuno, fuoritema), sono soltanto sintomi allarmanti d’una patologia che, non a torto, ha interessato la psicoanalisi (che il bardo inglese ne sia il fondatore?)
c.b.
Kate, aspettami qui un momento. E’ per la tomba di mio padre che è stato assassinato, sai?, pover’uomo! Poi ti racconto… Un attimo: il tempo di cogliere un fiore… chissà… servirà da segnalibro quando rileggeremo il mio drama e saremo costretti a interromperlo per baciarci
da Hamlet Suite

“Ognuno di noi dovrebbe essere in grado di esprimere se stesso, portar fuori quanto accumula vivendo. Non esiste il talento, ma la maggior parte di noi non lo sa e rimane prigioniera di un blocco. Tutti i bambini sono capaci di disegnare ma solo pochi continuano a farlo anche da adulti.”
Jan Švankmajer
MAURIZIO MANZO
THOMAS ENRICO CARRIERO
SAVERIO ROCCA
ENZA ARGENTA
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FRONTE ARMATO PER LE IMMAGINI 3
puntate precedenti:
http://neobar.wordpress.com/category/cinema/fronte-armato-per-le-immagini/
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21 – Pulp fiction e pulp generation
… La Los Angeles vera di Altman e Carver? O quella finta e futuribile, ma non così improbabile, che Ridley Scott, A.D. 1982, divinò in Blade runner?… Per non parlare dell’ultima L.A. che schermo in fondo frughi e conosca: quella degli splatters di Quentin Tarantino!
“Ci sono mille e una Los Angeles e ci vorrebbe Sheherazade per raccontarle tutte.” – c’intriga e ci diverte, tra storia e aneddoti, Pulp Quentin (“Storia e storie di Tarantino, l’uomo che sconvolse Hollywood”), briosa monografia fra Pulp fiction (1994) e pulp generation… a cura di Marco Giovannini – “Quella di Chandler, quella di John Fante, quella di Bukowski… Malgrado tanti film (Viale del tramonto, Gioventù bruciata, Shampoo, Chinatown, L.A. Confidential) nessun regista meglio di Tarantino l’ha trasfornata quasi in personaggio come fosse la Monument Valley di Ford o la Manhattan di Allen. Ed è diversa da tutte le altre perché il regista bazzica le periferie, cioè la cosiddetta Grande Los Angeles. Lui è cresciuto in quell’area chiamata South Bay, a est dell’aeroporto, dove oggi va in pellegrinaggio la ‘Ikea generation’ perché c’è il più fornito magazzino della catena, e i ‘beach boys’ che fanno di Manhattan Beach la capitale del surf della California del sud (c’è anche una capitale del surf della California del nord: Santa Cruz).
Proprio a Manhattan Beach c’era il tempio al tarantinismo, il negozio Video Archives, la sua scuola cinematografica dell’obbligo. Non c’è più.”…
Ancora: Le mille luci di New York di Jay McInerney, o le sue scorie, i rifiuti (Trash, 1970) filmati da Paul Morissey e prodotti da Andy Warhol? O le sue radici antropologiche, e vicissitudini etnografiche, insomma le Gangs of New York (2002) ricostruite dalla magia di Scorsese e dalle scenografie noir e in costume di Dante Ferretti…
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© Plinio Perilli, casa editrice Mancosu (Roma), 2009
® Vietata ogni riproduzione e/o uso del testo se non previa autorizzazione dell’autore.
puntate precedenti:

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Ho cercato soprattutto di proteggere me stesso. Nel momento in cui qualcosa diventa di successo s’innesca l’istinto a fare sempre la stessa cosa. Si scopre che tutto un sistema si trova ad operare intorno a te, in cui tutti si aspettano la stessa cosa. Ti pagano bene solo se fai la stessa cosa, come ho poi scoperto non appena ho lascito i Pythons.
John Cleese
Pythons significava ore di ufficio, dalle nove alle cinque. Lo abbiamo fatto anche per i film, non abbiamo mai scritto niente a tarda notte.
Eric Idle

Modern Times di Nick Cudworth, olio su tela, 1992-1993
La fase di preparazione ha visto oltre cento persone fotografate in posizioni diverse nel giardino dell’artista, a Straud. Una metafora sulle frustrazioni della vita moderna, secondo l’artista. Simbolica, secondo me, del cinismo dei tempi, della lotta a farsi largo. Se prendiamo la distanza giusta da noi stessi, vedremo come tendono ad ammassarci e come, con naturalezza agghiacciante, impariamo a sgomitare. Troveranno sempre qualcuno che lavora per due, si fa pagare di meno e non fa domande.

La seconda parte del romanzo a puntate Fronte armato per le immagini ha generato una serie di commenti molto interessanti sulla questione della proprietà intellettuale nei tempi di internet. I commenti sono in gran parte opera di Maurizio Manzo e Malos Mannaja. Sarebbe semplicistico vedere il primo come difensore del copyright e il secondo del copyleft, i distinguo che fanno sono infatti tanti e la problematica attraversa tutta una zona grigia che ci si chiede se alla fine non abbiano ragione tutti e due.
Qualche utile chiarimento: Prima dell’avvento di internet, un’opera come un film e un libro non veniva separata dal suo supporto fisico. Grazie alla tecnologia digitale, un libro e un film si trovano ad essere indipendenti dalla “fisicità”. Conseguenza di ciò è l’inadeguatezza di tutto un ordine giuridico e di convenzioni secolari. Una risposta a questo stato di cose viene da un “modello alternativo di gestione dei diritti d’autore” chiamato “copyleft”, “grazie al quale il detentore dei diritti, attraverso l’applicazione di specifiche licenze, concede una serie di libertà agli utenti dell’opera. Questo modello alternativo è nato e si è sviluppato principalmente nell’ambito informatico (con i movimenti Software libero e Open Source), ma negli ultimi anni si è esteso a tutto il mondo delle opere dell’ingegno (con i movimenti Creative Commons, OpenAccess, Opencontent etc.).”
http://it.wikipedia.org/wiki/Propriet%C3%A0_intellettuale
http://www.youtube.com/watch?v=O8_kxaWJlR8
http://www.gnu.org/home.it.html
http://www.creativecommons.it/
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Questo racconto invece, è ad uso di TUTTI. Per comprendere l’altro, ci vuole fatica ed impegno, e c’è sempre un prezzo da pagare per questo.
Caro Antonio, noi ti lasciamo scaricare così come tu ci lasci morire,
ma non toglierci anche la possibilità di far finta di recriminare,
vale a dire di sognare.
Avresti fatto meglio a chiedere direttamente: fa male? – Solo quando rido!
L’uso personale e non per lucro che intendi è questo?
http://www.clustermagazine.it/?p=4356
Questione controversa quella del copyright vs copyleft. Di certo la situazione e’ drammatica e va affrontata, il link di Maurizio e’ utile per capire cosa si puo’ nascondere dietro presunti robin hood del copyleft. Visto che qualcuno metteva in dubbio l’articolo nei commenti al blog linkato, ho fatto una ricerca su google per rendermi conto che il tipo esiste: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jan/27/kim-dotcom-model-yacht-fat-bloke
ho atteso la parte due per farmi un’idea complessiva più complessa e articolata di ciò che mi lasciava perplesso in questo stimolante amplesso di menti per le immagini, acciocché la mia comprensione delle problematicità vissute dal coraggioso manipolo di autori e dai loro alter ego narrativi non restasse troppo superficiale.
ecco, l’impressione è che, un po’ come scritto a corpo testo, il senso guardi “solo le immagini peggiori, pescando nei vari porcili, finendo per ragionare come fa il bambino col panino con la nutella, che lecca la nutella e
getta via il pane”.
allora se “l’antidoto per sfuggire allo scanner è pensare”, proviamo a farlo. un conto è la *condivisione* di materiale artistico (immagini, parole, musica o altro), ovvero il dare gratuitamente la possibilità a chiunque di condividere l’arte (senza scopo di lucro), un conto è lo *sfruttamento* di tale materiale, mettendolo a disposizione per ricavarne un profitto (diretto o indiretto, i.e. sfruttando inserzioni pubblicitarie e/o canoni d’iscrizione).
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partoriscono acqua
dirompe
germoglio dell’Insperato
linfa dell’Inatteso
acqua sporca
di calcare compatto
argilla
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20 – Il labirinto di Kafka sognato da Welles…
Il labirinto ci aspetta – e non è, non sarà mai più un’altra multisala… A Cnosso, 5000 anni fa, o oggi, cosa cambia? La Storia è un Kolossal che mangia i suoi figli e i suoi secoli, come Urano o Saturno… Fuori dal Tempo, che non esiste, nemmeno lui… Non si può più essere contemporanei – that’s the question – eppure siamo ormai tutti, nel tutto contemporaneo…
La Storia è un mostro, un Minotauro vero (non costruito da Carlo Rambaldi a Hollywood o azionato a Cinecittà), che ama, seduce o sbrana le sue Arianne, i suoi Giasoni… Il Fato è un vello d’oro. Ma anche il filo aureo con cui l’amore ci guida, l’anima esce e si salva. Sussurri e grida.
… Il labirinto che Kafka visse, prima ancora di scrivere, come un supplizio e un Processo, un sogno/incubo anzi un film (1962) che poi solo Orson Welles – forse – sarebbe stato degno di girare e complice di capire:
“È un sogno.” – conferma Welles a Bogdanovich che va intervistandolo.
“E i sogni non hanno punti di riferimento precisi.”
“Be’, qualcuno li ha e qualcuno no; questo non li ha, perché è proprio l’assenza di forma che produce l’orrore della storia. La storia vorrebbe produrre una sensazione di angoscia informe, e l’angoscia è un tipo di sogno che ci fa svegliare di soprassalto, coperti di sudore, con un gemito sulle labbra. Vuole fare questo, e basta. È un’esperienza.”
Una realtà che ancora adesso si sta decifrando – come scriveva Flaiano a Fellini nel ’69, ormai dieci anni dopo La dolce vita… Una città, un mondo, che in verità è ormai uscito dai binari, ed ha incredibilmente raggiunto, diremmo superato, fagocitato perfino il suo massimo momento di disperazione…
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© Plinio Perilli, casa editrice Mancosu (Roma), 2009
® Vietata ogni riproduzione e/o uso del testo se non previa autorizzazione dell’autore.
puntate precedenti:
Per Fabrizio Centofanti l’impulso alla ricerca della verità non ammette frontiere di fatica. Ogni rivo del proprio sangue, ogni energia, ogni atomo chiuso nel suo corpo e nella sua mente che vive in lui è come una porta aperta in cui entra ogni storia, ogni angoscia, ogni ferita, ogni dramma che si fa ora canto, preghiera o disperata allucinazione d’amore, sacro o profano che sia:


Mariano Vargas
appena la luce si fece
eccepire rumoreggiando zigzagando
scariche ci fu un lento
contuso distorto percepire
ire e sconforto
che a lungo avremmo atteso
tesoro risorto.
memoria sia tanta che poca
costante dolorosa
erosa si aggomitolava
di luce sventrata
trattata senza guanti
antistaminico avariato
iato scadente
se credi nel fondo del mare
che dorme e piglia pesci
esci senza scuoterti l’alghe
dalle spalle canta sirena
serena sulla rena
fino alla sera
serafica
schiarita dal troppo rumore t’appare ridente
cosparsa di drop out
si fa toccare
parte del viso e dei capelli
indovini il colore degli occhi
che si consumano
dentro il ricordo.
BANDO DI SELEZIONE
RESIDENZA TEATRALE GRATUITA
scadenza domande 30 giugno 2012 ore 12
HESTIA
Il Ventre dei Luoghi

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SIAMO AL TERZO ANNO A CORSANO (LE) E AL SESTO IN ASSOLUTO DI QUESTA ESPERIENZA DI RESIDENZA TEATRALE CHE CONDUCO INSIEME A TANTE PERSONE CHE REGALANO VITA A QUESTO PROGETTO. E’ UNA DELLE TANTE TAPPE DEL MIO PERCORSO ALL’INTERNO DI UN LAVORO DURO E QUOTIDIANO PER RIDARE VIGORE ALL’ARTE COME STRUMENTO DI TRASFORMAZIONE DELLA COMUNITA’. UN PROGETTO CHE E’ DIVENTATO UNO DEI MOMENTI PIU’ IMPORTANTI DEL MIO LAVORO E DELLA MIA RICERCA. IL DESIDERIO DI TRASFORMARE UN PAESE IN UN GRANDE TEATRO A CIELO APERTO DOVE IL PROCESSO TEATRALE E’ PARTECIPATO E NON COME “EVENTO”, MA SOPRATTUTTO COME PERCORSO. UN TEMPO DOVE POTER PENSARE E NON PER FORZA PRODURRE. (Ippolito Chiarello)
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IPPOLITO CHIARELLO direttore artistico
MARCELLA BUTTAZZO cura della produzione
MARILIANA BERGAMO training fisico – assistente produzione
NASCA teatri di terra
Via San Nicola, 47 – 73100 LECCE
tel/fax 0832.520532
cel. 347.47.41.759 – 3277357690
nasca@ippolitochiarello.it
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Abele Longo, Reversibilità, Edizioni Accademia di Terra d’Otranto – Neobar
per richiedere il libro: etdo@libero.it

Sono lieto di annunciare la nascita, spesso e volentieri rimandata, di Reversibilità, libriccino di 100 pagine curato da Doriano Longo e Nadia Esposito, stampato dalla Pubbligraf di Alessano (Lecce), introduzione di Annamaria Ferramosca e immagini di Sophia Longo, Nadia Esposito, Giorgio Brunelli e Roberto Matarazzo. Un libro “fatto in casa” che molto deve a questo blog, alle anime belle che lo frequentano e che ringrazio di cuore.
E nel buio plumbeo troverò
me stesso curvo in avanti
su di una bicicletta senza luci,
con stormo d’anatre che si allontana.
Abele

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Augusto Benemeglio -VINCENZO CARDARELLI
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aprile 5, 2012 alle 12:49 am (Modifica)
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