Troviamo forma e canto come nasce il mattino,
senza voce, senza alcuna espressione, senza peso
ma potete capire se d’adulto o bambino
da un tremolio capire se siamo d’un indifeso
Mario Verdone (Alessandria 1917 – Roma 2009), lungo tutta la sua vita, ha preso note e appunti di viaggio, schizzando e descrivendo paesaggi, persone, personaggi, opere d’arte, film. L’idea di redarre un diario di viaggio gli venne all’età di 13 anni (era l’agosto del 1930) quando, con un gruppo di amici, fece un viaggio estivo in bicicletta, sacchi in spalla, attraverso la Toscana sino a Livorno, per poi imbarcarsi per l’Elba. In tasca “portavo un taccuino nel quale scrivevo tutto quello che vedevo e ciò che mi passava per la mente” (intervista rilasciatami nel 1998, in casa sua – Roma, via Lungotevere Vallati, 2). Durante la permanenza a Portoferraio “conoscemmo alcune ragazze, figlie di marinai – Clara, Plava– con le quali poi rimasi in corrispondenza”(da Il Giramondo, inedito). Quel primo diario in seguito si perse, ma per Mario Verdone quello scritto fu “il battesimo di chi intendeva formarsi anche come scrittore” (da Il Giramondo).
Presentiamo su Neobar, in anteprima, due brevi brani di viaggio e un “pensiero” tratti da Il Giramondo. Il primo è dedicato al ponte di Lucerna, letto con il linguaggio del cinema e chiuso da uno dei “temi” teorici sui quali Verdone si è più d’una volta soffermato: il cinema è sempre esistito; ossia, l’uomo ha praticato la visione filmica prima del cinema, attraverso forme di arte e artigianato. Questo “cinema” prima della macchina da presa Verdone lo faceva rientrare nel “pre-cinema”. Il secondo racconto di viaggio è, involontariamente, una metafora del cinema come specchio, alterazione, pedinamento zavattiniano: insomma diario.
Chiude questo piccolo “ricordo” di Mario Verdone, come anticipato, un “pensiero” incluso nella stessa pagina inedita che ospita Come un fiore. Non pensai di chiedere all’autore come mai avesse deciso di scriverlo lì. Ma il rimando al film sur-reale ed incompleto di Nier, mi pare evidente e al contempo segreto (se si pone l’equazione pensiero = immaginecinematografica).
Ai nostri lettori e colleghi (che ringrazio per aver offerto i loro contributi per Mario Verdone) l’interpretazione.
La casa editrice ARGO e Brizio Montinaro sono lieti di presentare il volume
BRIZIO MONTINARO, Il tesoro delle parole morte morte: La poesia greca del Salento, Casa Editrice Argo
Con l’autore intervengono:
Raffaele Simone, linguista – Roma Tre
Paola Pitagora, attrice e scrittrice
Maurizio Agamennone, etnomusicologo – Università Firenze
Letture di Paola Pitagora e Brizio Montinaro
Giovedì 4 febbraio, ore 18.00
Libreria Melbookstore
via Nazionale, 252/255 – Roma
Bello quel riccio ricurvo
passato di sotto all’orecchio
e intrecciato con filo di seta.
E’ più bello dell’intera matassa.
Ah, se quel riccio mi capitasse in mano!
Per la gioia volerei fino in cielo.
I don’t even know what I was running for – I guess I just felt like it.
*
I’m the most terrific liar you ever saw in your life. It’s awful. If I’m on my way to the store to buy a magazine, even, and somebody asks me where I’m going, I’m liable to say I’m going to the opera. It’s terrible.
*
It was that kind of a crazy afternoon, terrifically cold, and no sun out or anything, and you felt like you were disappearing every time you crossed a road.
Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.
“OMAGGIO A MARIO VERDONE”
La città di Roma rende omaggio ad un suo illustre concittadino a pochi mesi dalla scomparsa. L’occasione è la presentazione dell’ultimo libro di Mario Verdone dedicato – dopo importanti saggi e studi sul cinema e sul Futurismo – ad un argomento più intimo e poetico: la terra Sabina che da oltre quarant’anni ospitò i suoi riposi estivi.
Il libro “A Cantalupo in Sabina, versi e memorie” (Ed. Sabinae) sarà presentato dai figli Luca e Carlo Verdone e da autorevoli rappresentanti del mondo della cultura.
GIULIANO COMPAGNO
Comune di Roma
GIORDANO BRUNO GUERRI
Scrittore e presidente della Fondazione “Il Vittoriale”
ELIO PECORA
Poeta e scrittore
GIAN LUIGI RONDI
Presidente del Festival internazionale del Film di Roma
CARLO VERDONE
Attore e regista cinematografico
LUCA VERDONE
Regista
Interventi:
Lunedì 8 febbraio 2010 ore 18,00
Sala della Protomoteca – Palazzo Senatorio
Piazza del Campidoglio – Roma http://www.edizionisabinae.com info: 0765/513007 392/8634584 press@edizionisabinae.com
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Solo la direzione è una realtà, la meta è sempre una finzione, anche quella raggiunta – e questa spesso in modo particolare.
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Un pio giovanotto fa una gita in bicicletta. Passando davanti a una chiesa toglie una mano dal manubrio per farsi il segno della croce. In quel momento perde l’equilibrio, cade e si rompe un braccio.
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La prima domanda del critico dovrebbe essere: Cosa hai da dirmi, opera?… Ma in genere questa domanda importa poco al critico. Il suo primo impulso è piuttosto: Allora, opera, fai attenzione a quello che ho da dirti!
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Due specchi uno di fronte all’altro: per il miope significa confusione, per il presbite immensità.