“Ho filtrato la materia senza riconoscerla,” mormorò fra sé Eichmann dopo l’arresto.
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agorà senza l'assillo delle correnti
“Ho filtrato la materia senza riconoscerla,” mormorò fra sé Eichmann dopo l’arresto.
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Per Adolf Eichmann
Corre libero il vento per le nostre pianure
eterno pulsa il mare vivo alle nostre spiagge.
L’uomo feconda la terra, la terra gli dà fiori e frutti:
vive in travaglio e in gioia, spera e teme, procrea dolci figli.
… E tu sei giunto, nostro prezioso nemico,
tu creatura deserta, uomo cerchiato di morte.
Che saprai dire ora, davanti al nostro consesso?
Giurerai per un dio? Quale dio?
Salterai nel sepolcro allegramente?
O ti dorrai come in ultimo l’uomo operoso si duole,
cui fu la vita breve per l’arte sua troppo lunga,
dell’opera tua trista non compiuta,
dei tredici milioni ancora vivi?
O figlio della morte, non ti auguriamo la morte.
Possa tu vivere a lungo quanto nessuno mai visse:
possa tu vivere insonne cinque milioni di notti,
e visitarti ogni notte la doglia di ognuno che vide
rinserrarsi la porta che tolse la via del ritorno,
intorno a sé farsi buio, l’aria gremirsi di morte.
(20 luglio 1960)
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GLICINE
Il glicine mi chiede spesso
quando sarà la fine
ho smesso di guardarlo
osservo le rose che perdono
i petali
quando si stufano
e non chiedono niente
al vento
poi guardo alcune rane
che non smettono mai
di saltare
infine osservo l’aria
fino a perdere il respiro.
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Abele Longo ha avuto don Tonino come insegnante al liceo e ne ha ricevuto l’orma indimenticabile. È sua l’idea di questa raccolta poetica in memoria del maestro di vita. Quando ho avuto il nostro libretto fra le mani subito mi è venuto il pensiero che adesso si ripete: chissà se un giorno, tra i miei ex allievi, ci sarà qualcuno che si ricorderà anche di me. Reputo tragica e un po’ infantile questa voglia di essere ricordati eppure non posso sottrarmi.
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te-a
a te, che porti i miei porti senza navi
e i miei fondali mettono gradini
ché rendi all’anima affondata
la risposta del mare
a te, che mi accarezzi appena
ma appena lo fai mi scioglie le paure
ché le mie gambe
hanno vissuto di spine uguali
a te, che lasci i segni nel mio cuore
e le emozioni trovano il passaggio
come se le strade
fossero la benedizione d’un paggio
a te, che mi firmi con la croce
ché conosci la mia ignoranza
e sorridi,
come se vedessi nei miei occhi
la purezza e il suo velo da sposa
§
Anna Maria Curci – Con lievi mani, senza rete

Con lievi mani e cuore colmo
teso l’orecchio e sguardo attento,
fa’ che io non mi specchi a vuoto,
che riconosca, nell’altro te,
volto, voce e storia, suoi e tuoi.
Dona ali al mio passo, quando
chiama il bisogno, grida aiuto;
sappi frenarlo, dilegua la
mia fretta e pigrizia di ascolto.
Lievi mani sentirò allora
sul capo, lievi mani darò,
senza rete: la rete sei tu.

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Da Augusto Benemeglio, A spasso con Bobino (2005)
“Il mondo è di chi non sente. La condizione essenziale per un uomo pratico è la mancanza di sensibilità.”
Pessoa
XX
sto con la brezza marina sul viso
sugli occhi insonni
ruvida carezza di nulla
una leccata di mano
e una bevuta nella tazza
(ma non è vero,
è solo ricordo)
un giorno ti portai
a fare il bagno dai marinai
dove stanno morti e vivi
ti lasciai sullo scoglio all’ombra
e mi tuffai
onda su onda (tremavo)
mi schiaccerà
e non tornerò più a riva
quel pezzo di mare
mi sembrò di una lunghezza
sconfinata
ma tornai a riva
fra i ricci i gridi gli spruzzi gli specchi
e te che mi facevi le feste
ero come risorto
Da “Neon ‘80” edito da Zona (2008) nota introduttiva di Edoardo Sanguineti
I
Erano tempeste prima che fuochi d’artificio
erano tempeste
quelle che si abbatterono sulle nostre ragioni.
Negli anni del neon mancava ovunque il sole mio,
nascondevamo il falso d’autore dentro i dischi
perché non amavamo da secoli e
si occultavano beni come plastica e raso,

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16 – Alfred, il prestitigiatore
Resta ora – e ce lo godiamo a parte – forse il mago più grosso, Alfred Hitchcock, prestitigiatore di Cinema quant’altri mai, stazza sigaro e aplomb da Maestro artista della regia commerciale; e potremmo far seguitare la gran saga fino ad un suo conscio o inconscio allievo, nipotino attuale, mingherlino d’immenso fiuto e talento, il quale negli anni ambisce a crescere e a raggiungerlo: stiamo parlando, per l’esattezza, di tal Mr. Spielberg Steven, da Cincinnati, Ohio, 1947…

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Sono pochi, anche perché a vivere in un postaccio del genere ci vuole fegato. Per dire, l’acqua sgorga dai lavandini smaltati come una slavina fangosa. Acqua marrone dal sapore terrigno, però i bambini ci si sono abituati. Ad alcuni stanno spuntando degli arbusti sotto le ascelle, ma si tratta di episodi minori: l’amministratore condominiale ha detto che la cosa non ha la minima importanza. “La minima. I problemi nella vita sono ben altri”. Ai bambini dell’interno 5 sono spuntati degli ananas sotto la pianta dei piedi. La madre, che aveva ravvisato in loro una certa difficoltà nel camminare, ha scoperto i frutti tropicali sfilando i calzini del più piccolo. Lui, sentendosi in qualche modo in colpa, si è messo a piangere.
A chi sarà venuta l’idea di costruire un condominio in una radura della foresta? La signorina Piotti raccoglie la biancheria stesa sul tetto. Ruba le lenzuola dalle grinfie di lumache e aracnidi screziati. Sbatte gli insetti giù dal palazzo, facendoli schiantare sui cofani delle auto parcheggiate di sotto.
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Mad Pride sogna pazzi orgogliosi di essere tali, e persone normali che comprendano che siamo tutti “un pò pazzi”, e che chiedere aiuto per vivere meglio la propria diversità non significa necessariamente ”etichettarsi” per tutta la vita. La follia da sempre è stata la porta d’entrata di ogni risveglio.
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TMP (Torino Mad Pride) presenta:
12 gennaio 2012 – Caffè Basaglia – via Mantova 34 – ore 21:00
CONVOCAZIONE ARTISTI VISIVI, PERFORMATIVI E SONORI
INCONTRO CON LE PARTI SOCIALI COINVOLTE (ASL TORINO, RETE TOSCANA UTENTI, ASSOCIAZIONI DI GENITORI E VOLONTARI, MATTI)
PRESENTAZIONE DELLE RASSEGNE
BRAINSTORMING SUL PROGETTO DI LAVORO “MATTI A COTTIMO”
PER CONOSCERE TMP CLICCA QUI http://madpridesito.jimdo.com/chi-siamo/

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certo ostico è farsi convesso
arco e freccia acuminata
e al tempo stesso – o appena a ridosso
culla germinante
pozza immota
antro dove risuona il fragore
della vita, lo stupefacente suo vigore
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Per partecipare a Poesia Condivisa:
http://www.poesia2punto0.com/2011/01/16/poesia-condivisa-il-regolamento/

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PASOLINI L’IMPLACABILE
DI AUGUSTO BENEMEGLIO
1. La voce malata
Pasolini ha una voce malata , la voce fievole di chi veglia da tempo, la voce di chi protrae un lavoro al di là della sopportazione. A vederlo come lo vedo io non è il Pasolini cupo, corrosivo, violento, denunciatore , polemista ; anzi appare mite, umile. E in lui mitezza e umiltà sembrano quasi il presagio di una sconfitta. M’avevano detto che era definito-indefinito, come il suo nodo di passione e di visceralità , la sua ideologia di profeta del seicento, tutto libidine e santità, servilismo e rifiuto radicale , il suo essere “barocco che ridiscende a dare irrealtà agli uomini, e la sola realtà è la solitudine”. Quel nodo di sofferenza voluta, implacabile, e di esasperazione inutile , di ribellione, di accettazione, di consolazione, di forza continua a leggere »
Da ragazzo ebbi modo di conoscere Pier Paolo Pasolini in occasione di vicende legate alla Tristezza dei tempi. Lui, il Poeta, l’Artista, l’Uomo di Cinema fu incriminato per (presunte) oscenità a causa di alcuni frammenti filmici contenuti in una pellicola (non importa dire quale!), scene in cui corpi nudi tra il Maschile e il Femminile costituivano, molto semplicemente, inno gioioso ai sensi e al sensorio sentire altamente poetico del Nostro. Questa accusa di oscenità ebbe luogo nella mia città di residenza ma avrebbe potuto avere, quale teatro, un qualsiasi altro luogo della sterminata provincia italiana, lasciando sensazione di immensa malinconia nei pochi strati più avanzati del bel paese. Faceva parte del Collegio difensivo un mio congiunto, all’epoca noto Avvocato Penalista e, peraltro, convinto democristiano conservatore, sebbene assolutamente non miope sotto il profilo intellettuale, assieme ad altri Legali (mi sembra ricordare importantissimi Giureconsulti di Napoli e Roma) e gli incontri tra le parti avvenivano presso lo Studio Legale di zio L. V. che, coincidenza fortuita, aveva sede ove la mia famiglia aveva residenza. Poiché ero molto legato al mio congiunto e spesso trascorrevo ore in piacevole conversazione con Lui inventando, anche, notizie poco veritiere per la pagina locale di un quotidiano di Napoli, potevo non carpire, un pomeriggio, una certa aria nervosa, desueta??: stava giungendo il Maestro di cui già conoscevo tanto e che tanto tendeva ad entrare negli strati intimi di una coscienza in formazione. Giunse e: gentilezza, signorilità, acume, raffinatezza intellelligente ci conquistarono tutti ed io che mi lasciavo andare al Suo fare da grande intellettuale cosmopolita, immaginifico, mi lasciai sedurre da tanta immanenza umana e coltissima. Mi chiese di dargli del “tu”, ma, educazione borghese e senso di rispetto, a fronte dall’essere un seguace del Movimento Studentesco (’68 e dintorni), proprio lo impedivano provocando un sorriso ironico ben segnato sul bel volto scavato di Pasolini… ….poi il Processo, assoluzione, e di Lui resta un ricordo sensibile che resterà sedimentato nei meandri della mia coscienza. Ciao, Pierpaolo, solo ora riesco, dandoti del tu, a salutarti con senso di grande rispetto, nell’amarezza.
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Presentare un poeta significa sempre uscire da se stessi per andare verso l’altro il più oggettivamente possibile. Si chiama critica, anche se non mi sembra il termine giusto perché contiene in sè un non so che cosa di negativo, come se si volesse trovare il pelo nell’uovo, il punto debole o tallone d’Achille allo scrittore caduto come un topolino nelle grinfie del gatto arrabbiato, affamato e magari invidioso. Un buon critico non parte mai dal proprio gusto perché non capirebbe niente dell’altro, ma parte dall’altro senza giungere a se stesso.
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http://www.lafeltrinelli.it/products/9788891004604/TransRebis/Montagna_Antonella.html#
TRANSREBIS
Poesie in NudaLuce
“I rent the Veil where the Dead dwell:
When weary Man enters his Cave
He meets his Savior in the Grave.
Some find a Female Garment there,
And some a Male, woven with care”.
William Blake
Il concetto “transitare nel Rebis” si basa sull’antica simbologia alchemica degli opposti essenziali e sull’attualissimo paradigma di unità che comporta la totalità. L’essenza di questo nuovo paradigma è: “tutti hanno ragione”, assunto che supera di fatto il vecchio paradigma esclusivo dell’o-o, dando vita al più naturale ed inclusivo paradigma e-e.
La speranza come strumento assoluto
Edo Notarloberti e Viviana Scarinci su Sigur Rós
Versione su Issuu:
http://issuu.com/vivianascarinci/docs/la_speranza_come_strumento_assoluto
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L’assoluto nel caso del gruppo islandese dei Sigur Rós, dà senso a tutto un album. Il lavoro che è il più significativo dell’intera produzione a oggi non ha titolo, anzi si intitola “()” ossia due parentesi che chiudono un cerchio o che aprono un foro. Basterebbe già questo a definire l’impossibilità di contestualizzare la cosa, come se l’assoluto, svuotato dall’essere un concetto e elaborato vocalmente, non trovasse miglior modo di spiegare la sua enormità che attraverso un pertugio che apre su un piccolo varco. O attraversando un simbolo minuto che contraria la sua estensione indicibile. Jònsi, il cantante e chitarrista del gruppo è omosessuale e cieco da un occhio, usa l’archetto di un violoncello per continua a leggere »
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2011 Veolia Environnement Wildlife Photographer of the Year – Winner
Daniel Beltrá (Spain)
Still life in oil
Crude oil trickles off the feathers of the rescued brown pelicans, turning the white lining sheets into a sticky, stinking mess. The pelicans are going through the first stage of cleaning at a temporary bird-rescue facility in Fort Jackson, Louisiana. They’ve already been sprayed with a light oil to break up the heavy crude trapped in their feathers, which has turned their normally pale heads orange and their brown and grey feathers mahogany.
Canon EOS 5D Mark II + 35mm f1.4 lens at 35mm; 1/30 sec at f4 (-0.7 e/v); ISO 800.

Erica Petroni
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Il reuccio gamberino
Tre giorni ancora e il Reuccio Sansonetto compiva diciott’anni, età che, secondo le leggi del regno, gli permetteva di togliere moglie. Egli stava ad una loggia del palazzo reale, raggiante ed impaziente di sposare Biancabella reginetta di Pameria, con la quale era fidanzato fin dall’infanzia. Ingannava il tempo mangiando ciliege e scagliando i noccioli sui passanti, con una piccola fionda. I beffati alzavano il volto incolleriti, ma l’inchinavano tosto, ossequiosi, appena riconoscevano il reale schernitore. E il Reuccio rideva e i cortigiani ridevano con lui. Passò una vecchina continua a leggere »

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Caffè Arabo e Osservatorio Palestina presentano
Kul sana wa enta tayyeb
Evento in solidarietà con i popoli arabi vittime della repressione del regime
5 gennaio 2012, Caffè Arabo, Piazza Bellini, Napoli
Ore 17,30
Incontro “La transizione araba all’alba del nuovo anno”
La situazione dei paesi arabi investiti dall’ondata rivoluzionaria a distanza di un anno. Ancora tanti spinosi interrogativi e vuoti d’informazione sul processo di cambiamento in atto: Rivoluzioni e contro-rivoluzioni, il grido di giustizia e libertà della piazza e la repressione sanguinosa dei regimi, l’ascesa dei partiti islamici e il ruolo ambiguo della comunità internazionale. Quali i possibili scenari futuri?
Ne discutono:
Aladdin Al-Baradduni, artista e scrittore yemenita
Gennaro Gervasio, British University of Cairo
Anthony Santilli, Osservatorio Iraq
Elena Coccia – vice presidente del consiglio comunale di Napoli
Omar Suleiman, Osservatorio Palestina
Modera: Simone Sibilio, Università Luiss Guido Carli Roma
Durante l’incontro verrà presentato il libro Le rivoluzioni arabe. La Transizione mediterranea, a cura di F. M. Corrao, Mondadori Università, Milano 2011
Esposizione del pittore Aladdin al-Baradduni
A seguire:
cena araba
Ore 21.30 Musica araba con Gianluca Campanino
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Il Manifesto, 26 Agosto 2010
UN AUTORITRATTO DI ALADDIN HUSSEIN AL-BARADDUNI
INTERVISTA – al-Baradduni, il pittore messo al bando perché dipinge gli «emarginati»
I dipinti di Aladdin Hussein al-Baradduni creavano scandalo in Yemen. Non solo per i nudi femminili, ma anche per le rappresentazioni dei muhammashun, «emarginati», una sorta di sottocasta della società yemenita. Peggio ancora: durante le sue mostre permetteva loro di entrare. Originario di Dhamar, nello Yemen settentrionale, al-Baradduni affronta nei suoi dipinti, nelle sue poesie e nei suoi racconti questioni laceranti nello Yemen contemporaneo: come il sistema di casta, retaggio di tradizioni tribali dure a morire e strumentalizzate dalle istituzioni e dalle gerarchie religiose. La sua storia dice quanto sia difficile rompere i tabù politici, religiosi e sociali: costretto a lasciare il suo paese per sfuggire alla polizia politica, al-Baradduni vive da anni vive a Roma, dove lo incontriamo. E gli chiediamo prima di tutto notizie sul soggetto preferito dei suoi dipinti.
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